Ralph DTE

Bringing art into engineering.

Cittadini passivi ad energia quasi zero

Scritto da Ralph DTE il 19 Settembre 2014

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Quando si studia tanto perchè ci si rende conto di non sapere nulla e poi si scopre che là fuori è pure peggio…

Se l’espressione del titolo si riferisse ad abitazioni anziché a persone, probabilmente, ci troveremmo davanti a case risparmiose, efficienti e con bollette inesistenti. Nel caso dei cittadini il significato è opposto. Cittadini passivi, cioè subiscono tutti gli eventi e le altrui decisioni inermi e privi di ogni capacità di capire, elaborare, valutare, scegliere e proporre. Ad energia quasi zero, sono stanchi morti (come avrebbe detto Totò “per ora sono stanchi… più in là saranno morti) e non ne vogliono più saper di nulla che comporti una qualche forma di impegno mentale.

In questa tipologia di persone, quelli che incontro o con cui ho una qualche forma di dialogo o di scambio, portano alla mia attenzione domande/affermazioni stucchevoli del tipo: “Hai tolto il contatore del gas a casa, è come cucini? Come ti scaldi?”, “Usi l’energia del fotovoltaico la notte? A me il negoziante ha detto che è impossibile!”, “Prima ti ho visto fare in bici quella salita in montagna fortissimo, saranno stati almeno 40-50 km/h, come diamine facevi? … E’ elettrica? Ma non sembra! E dove sono i pezzi, i fili, le batterie e tutto il resto?”, “Come sarebbe che non hai dovuto cambiare il contratto dell’energia per utilizzare il piano di cottura a induzione? Non ti scatta il contatore con 3KW? Consumano tantissimo!”, “Come posso risolvere il mio problema se gli organi preposti a tale compito non se ne occupano?”, e così via.

Io resto interdetto davanti a questo. Come è possibile che la gente mi parli continuamente di aggeggi elettronici conoscendone ogni caratteristica e le sigle di interi cataloghi a memoria (quest’ultimo dato, tra l’altro, assolutamente inutile per la memoria del cervello umano… ma occupa spazio…) e poi non sappia nulla di ciò che può realmente fare oggi per cambiare la propria vita?
Ho un robot in laboratorio che quando ha il pacco batterie scarico, non riceve più i segnali corretti dai sensori ad ultrasuoni ed inizia ad urtare ogni ostacolo come se fosse rintontito; ecco certe persone (molte a dire il vero) oggi mi sembrano così… sfiniti, incosapevoli, passivi. Ci vorrebbe una bella ricarica.

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Voci del controllo di qualità in ambito meccanico

Scritto da Ralph DTE il 19 Settembre 2014

Rubrica: Qualità (il concetto di)

Titolo o argomento: Aspetti e definizioni della qualità in ambito meccanico

Cosa si può intedere per qualità? Come abbiamo introdotto nell’articolo “Che cos’è la qualità?” può essere percepita nel liguaggio comune come una caratteristica, un valore. Nell’ambito industriale, invece, la qualità è tutt’altro che un concetto soggettivo, essa rispecchia la conformità a precise specifiche (caratteristiche misurabili e realizzabili) e l’adeguatezza all’uso (valore percepito dal cliente). Il termine “qualità” non viene usato per esprimere un livello di merito in senso comparativo, né è utilizzato in senso quantitativo per valutazioni tecniche. In tali casi infatti devono essere aggiunti altri termini qualificativi quali “qualità relativa” (i prodotti/servizi sono classificati secondo una graduatoria di merito o comparativa) e “livello di qualità” o “misura della qualità” (quando vengono effettuate precise valutazioni tecniche in senso quantitativo). La qualità di un prodotto o di un servizio è influenzata da numerose attività interagenti fra loro come ad esempio: progettazione, produzione, assistenza, manutenzione.

Controllo qualità (QC)

Sistema per produrre economicamente beni o servizi con un livello di qualità che incontri le richieste del cliente.

Controllo di qualità del processo

Attività tese a ridurre e mantenere minima la variabilità dei risultati di un processo di produzione. Il miglioramento del processo, la sua standardizzazione e lo sviluppo delle tecnologie sono favorite da queste attività.

Controllo statistico del processo (SPC)

Controllo di qualità del processo attraverso metodi statistici.

Popolazione

Un insieme di tutti gli elementi aventi caratteristiche da considerare per il controllo e il miglioramento del processo e la qualità del prodotto. Un gruppo che viene trattato sulla base di campioni è normalmente la popolazione rappresentata dai campioni stessi.

Lotto

Insieme di beni prodotti nelle stesse condizioni.

Campione

Un elemento (o elementi) di un prodotto prelevato dalla popolazione al fine di analizzarne caratteristiche.

Dimensioni del campione

Numero degli elementi del prodotto nel campione.

Bias

Valore calcolato sottraendo il valore vero dalla media dei valori misurati quando vengono eseguite misurazioni multiple.

Dispersione

Variazione in valore di una caratteristica di interesse in relazione al suo valor medio. La deviazione standard normalmente viene utilizzata per rappresentare la dispersione di valori nell’ intorno della media. Riferimento immagine 1.

Istrogramma

Un diagramma che divide l’intervallo tra il valore massimo e il valore minimo di misura in diverse colonne e ne mostra la frequenza relativa in ciascuna di esse, nella forma di un grafico a barre. Ciò rende più facile stimarne la media o la dispersione. Una distribuzione simmetrica a forma di campana è detta distribuzione normale ed è molto usata negli esempi teorici, poichè le sue caratteristiche sono facili da calcolare. Tuttavia, occorre cautela perché molti processi reali non seguono una distribuzione normale e presupporlo porterebbe a conclusioni errate.

Capacità (capability) del processo

Prestazione specifica del processo, dimostrata quando è sufficientemente standardizzato (il prodotto in uscita risulta omogeneo, nelle sue caratteristiche di qualità) ogni causa di malfunzionamento è eliminata, ed esso si trova in uno stato di controllo statistico. La capacità del processo è pari a ±3σ o 6σ quando la caratteristica in uscita dal processo mostra una distribuzione normale. σ (sigma) indica la deviazione standard.

Indice della capacità di processo (PCI o Cp)

Indice che misura la possibilità che un processo possiede di realizzare un risultato coerente con determinate prescrizioni. Dovrebbe essere sempre maggiore di 1σ. E’ calcolato dividendo la tolleranza di una caratteristica per la capacità del processo (6σ). Il valore calcolato dividendo dividendo per 3σ la differenza tra la media (X segnato) e un limite di tolleranza, può essere assunto come valore dell’ indice in caso di tolleranza unilaterale. L’indice di capacità di processo assume che una caratteristica segua la distribuzione normale. Riferimento immagini 2 e 3.

Carte di controllo

Usata per controllare il processo, separa le variazioni casuali da quelle dovute ad un cattivo funzionamento. La carta di controllo consiste in una linea centrale (CL) e linee di controllo razionalmente disposte sopra e sotto di essa (UCL e LCL). Si può affermare che il processo sia sotto controllo statistico quando tutti i punti rilevati, relativi alle sue caratteristiche, si trovano all’ interno delle due linee di controllo senza tendenze marcate. La carta di controllo è un utile strumento per verificare il processo di produzione e quindi la qualità del prodotto. Riferimento immagine 4.

Variazioni casuali

Queste variazioni hanno una importanza relativamente bassa. Qualora identificate, esse sarebbero tecnologicamente e/o economicamente impossibili da eliminare.

Carta di controllo X(segnato)-R

Carta utilizzata per il controllo di processo, in grado di fornire il maggior numero di informazioni sul processo stesso. La carta X(segnato)-R consiste nella carta di controllo X(segnato), che usa la media di ogni sottogruppo per monitorare Bias anomali della media del processo, e la carta di controllo R, che usa il range per valutare variazioni anormali. Normalmente le due carte vengono utilizzate insieme.

Come leggere la carta di controllo

Le tendenze (trend) illustrate di seguito sono quelle tipicamente considerate indesiderabili su una carta di controllo e stanno a significare che il processo è affetto da un effetto sistematico al quale si deve porre rimedio. Questi esempi rappresentano solo regole indicative. Nella definizione di regole reali, si prenda in cosiderazione la specifica variazione del processo. Per applicare tali regole, assumendo che le linee di controllo inferiore e superiore siano distanti dalla linea centrale di 3σ, si divida la carta di controllo in sei aree ad intervalli di 1σ. Lo stesso principio può essere applicato alla carta di controllo X e alla carta X(segnato). Si ipotizza una distribuzione normale. E’ possibile formulare altre regole in base ad ogni tipo di distribuzione.

Per gentile cortesia di Mitutoyo Italiana s.r.l.
Approfondimenti tratti dagli appunti universitari dell’autore

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Che cos’è la Qualità?
Voci del controllo di qualità in ambito meccanico

Controllo qualità - Dispersione Controllo qualità - Indice della capacità di processo Controllo qualità - Indice della capacità di processo (note) Controllo qualità - Carte di controllo

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eBike: scheda tecnica prototipo Ralph DTE EBK SuperLight

Scritto da Ralph DTE il 12 Settembre 2014

Ralph DTE EBK SuperLight è una variante naturalmente concepita e sviluppata di EBK Endurance. Durante gli sviluppi della versione a lunga autonomia (parliamo di circa 580 km, record mondiale per una bicicletta elettrica… per noi motivo di grande soddisfazione e di incoraggiamento anche verso i prototipi di auto/moto a cui stiamo lavorando) si è sentita automaticamente la necessità di rendersi conto delle potenzialità di una bicicletta elettrica ottimizzata fino all’estremo. Era vivo il desiderio di orientarsi verso una maneggevolezza che fosse più che mai vicina a quella di una moto da gran premio senza però rinunciare ad un’autonomia di tutto rispetto. Detto fatto… e dalla montagna ci siamo spostati verso i kartdromi. Per entrambe le versioni vi è allo studio un telaio molto simile (interamente progettato e costruito da noi) che differisce per minimi accorgimenti tecnici; al momento viene quindi testata esclusivamente la componentistica del powertrain, la gestione elettronica (realizzata sulle nostre specifiche grazie a fruttuose collaborazioni), gli impianti e le parti maggiormente sollecitate.

Grazie ad una chimica delle celle decisamente riuscita ed idonea per scariche continue ad elevati amperaggi, siamo riusciti a ridurre il peso del pacco batterie di quasi il 50%, a parità di capacità, rispetto a quello adottato su Ralph DTE EBK Endurance. E’ opportuno però sottolineare come il precedente pacco sia studiato per una vita utile notevolmente lunga (8 anni di vita previsti e circa 3000 cicli di utilizzo con le scariche adottate nei cicli dei nostri test) e come risulti pertanto perfettamente adatto per il tipo di utilizzo che se ne intende fare su EBK Endurance. Considerando infine che si è scelto di disporre di una capacità del pacco batterie inferiore di oltre il 50% rispetto a quello della versione Endurance, siamo quindi riusciti a ridurre la massa del pacco di ben 4 volte ottenendo comunque un’autonomia compresa tra i 150 ed i 200 km in modalità a pedalata assistita (al primo livello di assistenza) e tra i 45 ed i 60 km in puro elettrico a potenza piena (con picchi di 3kW) a seconda dell’utilizzo su percorsi ricchi di dislivelli o tendenzialmente pianeggianti.

*Leggi i paragrafi “Prestazioni”, “Note sulle prestazioni” e “Note sull’autonomia”.

Scopo del progetto

Non si tratta di un prodotto destinato alla vendita anche se, tramite “www.Berardi-Store.eu” (partner ufficiale di questo Blog), vengono vendute tutte le componenti necessarie per realizzare autonomamente biciclette elettriche da strada a norma di legge e biciclette da competizione o per esigenze speciali. Ci serviamo di questi prototipi al fine di studiarne ogni minimo dettaglio e poter sfruttare il bagaglio di conoscenze maturato di volta in volta per dedicarci ad applicazioni più particolari di cui avremo modo di parlare meglio in seguito. Siamo in grado di trarre da questi progetti centinaia di dati da studiare e soluzioni a numerose problematiche tecniche dei veicoli puramente elettrici ed ibridi non necessariamente solo a due ruote (biciclette, trike, tandem, citybike, mountainbike, moto da enduro, moto da corsa, ecc.) ma anche a quattro ruote (kart, FSAE, Formulini, ecc.). Ralph DTE EBK SuperLight nasce per divertire alla guida e far provare qualche brivido pistaiolo con prestazioni intermedie tra la versione Endurance e la versione Performance.

Motore

Elettrico di tipo brushless;
installazione nel mozzo ruota;
trasmissione diretta;
efficienza 86%;
alimentabile da 24V a 72V;
potenza erogabile impostabile elettronicamente nel range tra 250Watt e 2000Watt (3kWp);
coppia massima sviluppata 80Nm;
3 hall sensors (temperatura motore °C, velocità motore giri/min, coppia motore Nm).

Gestione elettronica

Display per la visualizzazione di tutti i parametri del powertrain (velocità media, velocità istantanea, velocità massima, tensione minima, tensione istantanea e tensione massima, corrente istantanea, corrente massima, Watt erogati, Watt di picco, Wh consumati, Wh/km, Wh rigenerati, Ah consumati, Ah rigenerati, % rigenerazione, km percorsi… ecc.. Impostazione della potenza massima erogabile, impostazione della velocità massima raggiungibile, impostazione della pedalata assistita, ecc..).
Controller 36-72Volt 50A con gestione della rigenerazione dell’energia in frenata/rilascio su vari livelli.
Elettronica di gestione del pacco batterie (funzioni di protezione e controllo).
Un sistema di datalogging.
Un collegamento satellitare.
Un sistema telemetrico per la dinamica del veicolo.

Pacco batterie

36Volt - 18Ah ai litio polimeri (chimica attualmente riservata);
costituito da 90 celle di cui 10 in serie e 9 in parallelo per ogni fila.
Elevatissima ciclabilità grazie a particolari parametri del progetto.
Protezione da corto circuito, sovratensione, sottotensione, sovratemperatura, scariche eccessive.
Bilanciamento passivo delle celle in carica/scarica.
Rilievo di tutti i dati elettrici e delle condizioni di funzionamento.
Sensori di temperatura.
Tracciamento di tutti i dati in relazione al percorso ed alle mappe acquisite dal GPS.

Controlli

Acceleratore mediante potenziometro lineare 0-5Volt.
Sensore di coppia nella guarnitura dei pedali.
Possibilità di switching da PAS a eBike.
Connessione del powertrain al computer mediante cavo seriale RS232 o USB.
Possibilità di connettere al computer in maniera indipendente i vari dispositivi elettronici del powertrain (è possibile lavorare sull’elettronica di un dispositivo durante interventi di manutenzione sugli altri dispositivi, come nelle massime categorie motosportive).
Cruise control con possibilità di variazione dei valori +/-.
Cut-off/eBrake.

Ciclistica

Telaio monoammortizzato o biammortizzato.
Cerchione posteriore rinforzato 28″ (700C) per i carichi apportati dal powertrain.
Raggi “estremamente rinforzati” e tagliati a misura per ospitare il motore elettrico.
Pneumatici con corpo “estremamente rinforzato” e basso numero di tele per pollice.
Pneumatico posteriore 29″ - Pneumatico anteriore 28″.
Ciclistica ottimizzata per l’inserimento in curva e la stabilità alle andature sostenute.
Camere d’aria rinforzate.

Implementazioni a breve termine

Sistema frenante a disco anteriore da 230mm.
Sistema frenante a disco posteriore da 180mm.
Sistemi di raffreddamento interamente progettati e costruiti da noi.
Nuovi strumenti di analisi del percorso effettuato.
Nuovo cablaggio cavi con relativi sistemi di connessione derivati dalla F1.

Prestazioni

Velocità massima in puro elettrico: 68.1 km/h
Velocità massima in pedalata assistita: 25 km/h
Potenza massima in puro elettrico: 2000 Watt costanti - 3000 Watt di picco
Potenza massima in pedalata assistita: 250 Watt
Coppia massima: 80Nm
Corrente massima: 50A costanti - 80A di picco
Pendenza massima superabile: dato disponibile a breve
Accelerazione da 0 a 25 km/h: dato disponibile a breve
Accelerazione da 0 a 50 km/h: dato disponibile a breve
Autonomia in puro elettrico: c.a. 40-60 km (con una coppia di 80Nm e una potenza di 2kW)
Autonomia in pedalata assistita: c.a. 100 km (con una coppia di 80Nm e una potenza di 2kW)
Autonomia in pedalata assistita: c.a. 150-200 km (con una coppia di 27Nm, intervento di assistenza alla pedalata su livello 1, una potenza di picco di 250Watt e una velocità massima di 25 km/h).

Note sulle prestazioni

L’autonomia e la velocità massima raggiungibile nelle varie configurazioni dipendono dal tipo di percorso effettuato (pendenza delle salite, frequenza delle salite, intervallo tra le salite e le discese, tratti pianeggianti, grado di rigenerazione in discesa/rilascio, ecc.), dalla massa del ciclista, dall’aerodinamica (l’abbigliamento può costituire un freno aerodinamico ad esempio nel caso di giacconi invernali), dalle condizioni ambientali (in caso di vento i consumi aumentano come per tutte le tipologie di veicoli), dalla qualità delle celle impiegate nel progetto, dal livello di sofisticazione dell’elettronica a corredo, dal tipo di motore elettrico scelto (il progetto del rotore, dello statore, degli avvolgimenti, ecc. influenza notevolmente le capacità del motore di esprimere coppia e potenza, nonché di consumare più o meno energia ai diversi regimi di rotazione) e dalla massa della bicicletta sommata a quella del powertrain.

Note sull’autonomia

Attenzione, i valori forniti circa le percorrenze chilometriche “non” sono stati ottenuti affidando l’eBike ad un ciclista minuto, molto leggero, su un percorso di sola pianura, in assenza di vento, ostacoli, sconnessioni e ponderando la richiesta di prestazioni. I valori sono stati ottenuti “andando costantemente al massimo” delle prestazioni erogabili nelle varie configurazioni, con un ciclista di 74 kg, in presenza di “numerose salite”, sconnessioni del fondo, intemperie, considerata la massa delle strumentazioni installate a bordo per il test, ecc. Questo significa che i circa 40-60 km coperti in modalità “puro elettrico” sono stati effettuati con il gas quasi sempre aperto al massimo. Per il termine “quasi” non ci sono asterischi, il quasi simboleggia il fatto che è naturale che esistano tratti dove si debba chiudere il gas, frenare, decelerare o fermarsi. Non è poco…

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Ralph DTE EBK SuperLight

Non è affatto facile risolvere le innumerevoli problematiche tecniche che si celano
dietro la realizzazione di una buona bicicletta elettrica DIY, ma quando si parte e si
va ogni sforzo è ripagato e la sensazione di libertà che si prova è indescrivibile.

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Stile di guida e longevità del motore

Scritto da Ralph DTE il 24 Agosto 2014

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: Influisce uno stile di guida vivace sulla longevità del motore?

Risponendo a: Mattia

Mattia scrive: Possiedo una Smart diesel del 2001 che ha percorso attualmente 175000 km, con nessuna sostituzione importante (solo l’alternatore che si è bruciato a 120000 km e la valvola egr rimossa dopo che questa si è bloccata a 112000 km). Ultimamente, utilizzo nel gasolio l’additivo per pulire gli iniettori e ogni accelerazione la faccio premendo a manetta l’acceleratore, ma non arrivando al limite dei giri (cambio a 3000 giri/min), da quando faccio questo sento il motore più pronto. Ora, una guida di questo tipo usurerà precocemente il motore? Perchè se è vero che accelerando a manetta si sfrutta tutta la potenza e quindi l’usura sarà maggiore, è anche vero che si raggiunge prima la velocità di crociera, che poi naturalmente mantengo con un filo di gas, inoltre dovrei mantenere più pulito il sistema di alimentazione.  Quindi qual è il suo parere? Grazie.

Quando acceleri a fondo in realtà non sfrutti tutta la potenza, infatti se guardi le curve caratteristiche di potenza e coppia del tuo motore ti accorgerai che ad un dato numero di giri corrisponderà una data potenza ed una data coppia (ad esempio a 3.000 giri potrebbe trattarsi di un valore prossimo al 50% della potenza massima erogabile). Il parametro che invece va al massimo è il carico ossia l’azione sull’acceleratore e quindi la completa apertura della farfalla. La centralina elettronica elaborerà la curva (nelle tre dimensioni) più idonea di mappatura considerando quindi il carico al 100%. Non è detto che in queste condizioni si ottenga sempre una risposta pronta, potrai accorgerti infatti che in determinate condizioni (sia di utilizzo del motore che atmosferiche) la risposta del motore migliorerà alleggerendo l’azione sul gas piuttosto che lasciandola costante o aumentandola. Quando si guida in questa modalità, ovvero con un carico elevato ed un ridotto numero di giri, le temperature degli organi di manovellismo e distribuzione aumentano per molteplici motivi. La portata e la pressione dell’olio non risultano ottimali e non permettono di “asportare” correttamente calore dagli organi sollecitati, stesso dicasi per l’impianto di refrigerazione che non estrae sufficiente calore dalle pareti dei cilindri e non ne scambia a dovere con l’esterno tramite il radiatore. In particolar modo i pistoni aumentano di temperatura e non riescono a trasferire una buona quantità di calore alle pareti dei cilindri. Le conseguenze possono pregiudicare l’affidabilità e la longevità del motore. A lungo andare infatti si possono verificare deformazioni degli organi e trafilaggi di olio con le conseguenze che ne derivano. Certo nel tuo caso si tratta di piccoli frangenti, inoltre diverse case automobilistiche consigliano questo tipo di guida motivandola come un aiuto alla riduzione dei consumi di carburante (e quindi delle emissioni). Ad ogni automobilista la propria scelta quindi. Per quanto concerce invece l’impianto di alimentazione, io personalmente per tenerlo in ordine, preferisco più che altro cambiare qualche volta di più il filtro del carburante. Se questo è sempre efficiente è molto difficile che gli iniettori soffrano di qualche patologia a meno che non si tratti di un difetto caratteristico. Aver percorso 175.000 km con un motore di piccola cilindrata senza che vi sia stata la necessità di effettuare particolari riparazioni non è affatto male, il traguardo dei 200.000 km è oramai vicino.

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Motore Smart 3 cilindri Motore Smart 3 cilindri Motore Smart 3 cilindri Motore Smart 3 cilindri

Scatti di un frangente del montaggio di un motore 3 cilindri (che equipaggia la piccola Smart)
in seguito alle operazioni di rettifica necessarie al ripristino dello stesso.
Per cortesia dei miei amici e colleghi Giorgio e Peppe.

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50esimo Tesla Supercharger aperto in Europa per viaggiare gratis per sempre

Scritto da Ralph DTE il 18 Agosto 2014

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Notizie di rapida lettura da fonti professionali nel mondo

Fonte: Tesla Motors

Aperto in queste ore il cinquantesimo Tesla Supercharger d’Europa. Si tratta delle stazioni di ricarica superveloci che Tesla Motors sta installando in giro per l’intero mondo.

Le stazioni di ricarica super rapide Tesla Supercharger permettono ai clienti Tesla Motors di ricaricare rapidamente le loro vetture “gratuitamente” per sempre. In parole povere i clienti Tesla Motors viaggeranno gratis per sempre.

Grazie alle stazioni di ricarica attualmente presenti in Europa i clienti Tesla Motors possono viaggiare gratis da Stoccolma fino alla Costa Azzurra.

Entro la fine dell’anno i clienti Tesla Motors potranno viaggiare gratuitamente praticamente in quasi tutto il territorio europeo.

Gli itinerari comprendono Oslo-Stoccolma-Copenhagen, Amburgo-Ginevra e Berlino-Francoforte. In Francia, la “Route du Soleil” collega Parigi alla Costa Azzurra.

Sono inoltre in arrivo nuove stazioni nel nord del paese per permettere di viaggiare fino ad Amsterdam e fino in Germania. Nel Regno Unito, saranno presto aperte nuove stazioni Supercharger a Londra e a Birmingham.

E’ stato da poco inaugurato il 156° Supercharger nel mondo. La rete Supercharger è diventata così la rete di ricarica rapida più vasta del mondo, nonché quella sviluppatasi più velocemente.

Nel mese di luglio, la rete europea Supercharger da sola ha alimentato le vetture Model S con più di 600 MWh di energia. In questo modo sono stati percorsi un totale di 3,6 milioni di chilometri, la distanza equivalente a guidare fino alla Luna e tornare per quattro volte e mezzo. Nello stesso mese, i Supercharger in Europa hanno fatto risparmiare oltre 380 000 litri di benzina e impedito la dispersione di oltre 1100 tonnellate di anidride carbonica.

Per ulteriori informazioni digita la voce “Tesla Supercharger” nella casella cerca in alto a destra del Blog.

Per visitare la mappa delle stazioni Tesla Supercharger copia e incolla sul tuo browser il seguente link: http://www.teslamotors.com/it_IT/supercharger

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Curiosità sul cervello, l’elaboratore più avanzato al mondo: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - Parte 3

Scritto da Ralph DTE il 11 Agosto 2014

Rubrica: Neuroscienze

Titolo o argomento: Curiosità sul cervello, l’elaboratore più avanzato al mondo

Fonte: John Medina - Molecular biologist

Questo articolo segue da:
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 2

Quindi, come introdotto nel precedente articolo, se non si fa attività fisica gli elettroni tossici, derivanti dal processo di assorbimento del glucosio da parte delle cellule, si accumulano in eccesso nell’organismo perchè non entra abbastanza ossigeno utile ad assorbirne la maggior parte. Persino se si dispone di un cervello sano c’è modo di migliorare il sistema di rifornimento del sangue, e quindi dell’ossigeno, ai vari tessuti mediante l’attività fisica. Quello che spesso non viene compreso è che l’esercizio non fornisce ossigeno e nutrimento al corpo ma lo munisce  di un accesso migliore per l’ossigeno e per il nutrimento. L’esercizio fisico crea letteralmente nuovi vasi sanguigni nei tessuti organici dando così modo all’ossigeno di raggiungere maggiori aree dove si annidano gli elettroni tossici ed abbattere drasticamente la tossicità che comportano.

L’esercizio fisico incrementa il flusso sanguigno attraverso i tessuti dell’organismo perchè i vasi sanguigni vengono stimolati a creare una particolare molecola. Tale molecola prende il nome di ossido nitrico ed è in grado di regolare il flusso sanguigno. Quando il flusso viene incrementato automaticamente l’organismo genera nuovi vasi sanguigni in grado di penetrare sempre più in profondità nei suoi tessuti. Questo straordinario processo migliora sia la distribuzione del nutrimento che la rimozione delle sostanze di scarto nocive ed ha luogo in modo efficiente solo con l’esercizio fisico regolare.

Quanto espresso vale per l’intero corpo umano, quindi anche per il cervello. Grazie a studi di Neuroimaging è stato possibile dimostrare che l’esercizio fisico incrementa il volume sanguigno in una zona cerebrale denominata “giro dentato”. Il giro dentato è una parte vitale dell’ippocampo, profondamente responsabile della nostra memoria. Un volume superiore di sangue, in grado di raggiungere il cervello attraverso nuovi capillari stimolati dall’esercizio fisico, permette di nutrire e ripulire una quantità superiore di cellule nervose. Ma non solo, oltre al miglioramento dell’accesso ai tessuti si è provata la stimolazione di uno dei più potenti fattori di crescita cerebrali, si tratta del “Brain Derived Neurotrophic Factor” (fattore neurotrofico di derivazione cerebrale) il quale si comporta come un fertilizzante agevolando lo sviluppo di tessuto sano, stimolando la neurogenesi e rendendo desiderosi i neuroni di connettersi maggiormente gli uni con gli altri.

Continua…

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Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 1
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 2
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Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 4

migliorare_la_circolazione.jpg

Migliorare la distribuzione del nutrimento ai tessuti e la rimozione delle sostanze
tossiche di scarto richiede un minimo di impegno giornaliero nel compiere attività
fisica aerobica con la volontà ed il desiderio di volerlo fare realmente.
Immagine tratta da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore dell’immagine,
potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
on the web. If you own the copyright of the image, you can request its removal or indicate the
copyright to be specified.

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Caricabatterie DEFA MultiCharger per camion, veicoli industriali e mezzi speciali - Berardi Store

Scritto da Ralph DTE il 11 Agosto 2014

Berardi Store

BerardiStore

Vendita e assistenza autorizzata Electrolux Dometic Waeco DEFA

Elettrodomestici, elettronica e utility Hi Tech per la Casa, il Camper, la Nautica e Professional per i settori indicati di seguito:

Settore alberghiero, ristorazione e catering
Settore automotive
Settore automotive alternativo
Settore A/C per autoveicoli, bus, veicoli su rotaia, elicotteri…
Settore grandi impianti
Settore elettronica ed energie rinnovabili
Settore biomedicale
Settore pulizie professionali
Settore tempo libero e avventura
Settore trasporti via terra
Settore trasporti via mare
Settore trasporti speciali
Settore residenziale

Servizio Assistenza e Ricambi caravan motorhome camper barche

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di eBike su misura per il cliente

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Aperti soprattutto durante le ferie :D

Sito web: www.berardi-store.eu Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile: tra Università e incubatori. Parte 3 - La mia esperienza con gli incubatori

Scritto da Ralph DTE il 6 Agosto 2014

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: L’esperienza è il segno…

Questo articolo segue da:
Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 2 - Problema endemico

Introdotta la differenza tra innovazione e variante di una tecnologia matura, introdotta la rilevanza di una relazione biunivoca tra studenti e Università al fine di personalizzare i percorsi di studi, desidero andare ancora più sul pratico riportando tre inclassificabili esempi concreti di esperienze poco ortodosse che ho vissuto negli ultimi anni. Ci tengo a precisare che se io ho vissuto delle esperienze negative con gli incubatori non vuol dire che tutti siano così, non si può fare di tutta l’erba un fascio o passare sempre da un estremo all’altro (l’equilibrio rimane sempre e comunque la soluzione ideale in assenza di stabilità), tuttavia ci si dovrebbe semplicemente limitare a sfruttare queste testimonianze per essere più preparati nel caso si incontrino persone poco affidabili.

Abbonati ai nostri servizi, avrai di meno…

Una società di incubatori alimentava un nutrito interesse nei miei confronti o, meglio, nei confronti delle mie idee. Sostenevano di potermi aiutare a metterle in pratica con disarmante facilità presentandomi tutta una serie di aziende che non avrebbero esitato ad acquistarle o ad usufruirne in qualche modo. Io dovevo semplicemente fornire le mie idee e pagare un abbonamento mensile in cambio di una serie di promesse e servizi, successivamente si sarebbero presi ulteriori accordi economici sulle occasioni di collaborazione professionale eventualmente intraprese. Sarei poi stato chiamato, come passo successivo in caso di esito positivo di eventuali accordi di collaborazione, a richiedere un finanziamento ipotecando la casa come garanzia (deviando quindi da tutta una serie di premesse iniziali che invece vaneggiavano circa fondi perduti, prestiti basati sull’onore e aiuti vari per i giovani imprenditori senza necessità di garanzie).

Promesse

A fronte di tutto quello che sto per raccontarvi vi erano in cambio delle promesse che avrebbero dovuto conquistare la mia fiducia, promesse nelle quali, quando si è alle prime armi, si crede (o forse, più che altro, si spera) tantissimo ma che, quando ne avete viste di tutti i colori non vi fanno assolutamente né caldo né freddo. Le sciocchezze si commettono sovente in seguito a scatti di euforia privi di controllo, moderazione, maturità, esperienza, ragione e pacatezza, quando si crede nel “colpaccio” insomma. Premesso ciò con estrema freddezza (mi rendo conto, del resto quando vi lanciate da un aereo non desiderate che il vostro paracadute vi racconti favole o barzellette, desiderate semplicemente che si apra e faccia il suo dovere), l’analisi delle promesse è piuttosto semplice ed intuitiva:

Tanto per cominciare vi era ovviamente la promessa di realizzare le idee ed i progetti che avrei esposto, di fornire contatti validi per poter commercializzare prodotti e/o servizi nel breve periodo, di accedere a vari finanziamenti dotati, ognuno nel suo genere, di variegati vantaggi.
Se si hanno davanti dei ragazzi ingenui facili prede prima di tutto dei loro stessi sogni, non è poi così difficile iniziare un discorso proponendo loro tutto ciò che li fa enfatizzare e poi, una volta raggiunto l’orgasmo di onnipotenza, inserire tra le righe cavilli di una pericolosità immane come l’ipoteca sulla casa. Ma non eravamo partiti dai prestiti basati sull’onore? Ma no dai in fondo cosa importa, tanto questo progetto è praticamente fatto! No, affatto. Niente è fatto finché non è veramente concluso, terminato, completato. Acquistate mai qualcosa su internet? Avete visto come funziona? Voi pagate anticipatamente la merce e, solo a pagamento eseguito, si procede al passo successivo: la spedizione. Dubito che troverete qualcuno che consideri la vendita conclusa sulla base di parole.

Si propinava una possibilità di “crescita” annua anche del 200 - 300%.
E’ facile incrementare i guadagni del 200% - 300% nei primi anni specie nei primi due anni in cui il tuo obiettivo è di chiudere i conti in pari o con perdite minime previste. Se ad esempio il primo anno il tuo bilancio è in positivo di soli 1000 Euro (ed in tal caso potresti ritenerti un giovane imprenditore estremamente fortunato) perchè ad esempio hai acquistato due macchinari, hai pagato affitto e bollette, hai arredato almeno in parte il locale, hai pagato la professionalità di collaboratori, tasse, spese extra e quant’altro, ebbene in un simile caso (ripeto considerabile assolutamente positivo) il guadagno anche di soli 3000 Euro netti l’anno successivo rappresenterebbe una crescita del 200%. Ma queste crescite non contano nulla perchè altro non si tratta che di una fase di avvio prima che l’azienda vada a regime (ad esempio 30.000 Euro di utili all’anno). La crescita fino ad arrivare al valore di regime non è considerabile come crescita bensì come avvio o come accelerazione dell’azienda. Se poi invece, una volta raggiunto l’utile che si ipotizza sia quello specifico del settore, siete in grado di andare oltre per la specialità di un vostro prodotto o servizio o per un particolare valore aggiunto, allora potrete affermare di stare crescendo. Questo significa che ci vorranno anni prima di capire il vostro vero potenziale o se invece si tratta di un fuoco di paglia.

Si ostentava la stipulazione di contratti per la fornitura di un numero elevato dei miei prodotti alle aziende X, Y e Z. Si sosteneva che esse avrebbero accettato termini e accordi che le impegnavano ad acquistare un numero minimo (piuttosto alto) di prodotti con cadenza temporale costante per un tot di anni.
In casi come questo è estremamente consigliata la presenza di un vostro legale, affidabile, preciso, pignolo, preparato ed in rapporti di amicizia con voi e la vostra famiglia da diverso tempo (meglio se si tratta di una di quelle persone che ci tengono a far vedere come sono brave e dotate di talento). Come è spiegato più avanti al paragrafo “Come è andata a finire” se io mi fossi buttato a capofitto in una simile attività si sarebbe navigato in acque decisamente pericolose dato che nessuno aveva la benché minima intenzione di mantenere quanto promesso, dato che è sempre bene impostare delle penali per chi si tira indietro, dato che è opportuno tener conto di quale tipo di società abbia costituito il vostro cliente e molto altro…

Servizi

Una delle prime cose che non mi torna è la questione dell’abbonamento mensile. Se realmente riesci a piazzare alcune mie idee e se riesci ad aiutarmi a farle fruttare prendendo così una percentuale su quanto realizzato, per quale ragione ti assicuri un’entrata tramite un abbonamento mensile? Passerà molto tempo prima che si concluda realmente qualcosa? Non verrà mai concluso qualcosa? Vi è necessità di credito immediato fornito da tutti gli aderenti sulla base della matematica delle scommesse? Ovvero si considera sin dal principio che poche saranno le idee realmente piazzabili sulle quali investire e tutti gli altri avranno funzione di piccoli creditori che mantengono attiva l’attività? Onestamente non ne ho idea. In ogni caso l’abbonamento mensile mi avrebbe dato diritto a:

L’utilizzo di una sala conferenze di circa 14 mq con pagamento ad ore in aggiunta all’abbonamento mensile.
Io personalmente dispongo di una sala conferenze riservata di 70 mq, libera 24h su 24, qualsiasi giorno e largamente attrezzata. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

La possibilità di utilizzare una piccola stampante 3d di tipo consumer ancora non disponibile presso il laboratorio dello stabile.
Per passione ho acquisito le conoscenze tecniche per costruire autonomamente stampanti 3d sia di piccole che di medie dimensioni a prezzi tutto sommato interessanti. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

Colazione omaggio tutte le mattine a base di schifezze confezionate.
Preferisco preparare una colazione sana da consumare a casa con i miei cari mentre chiacchieriamo e ci raccontiamo le nostre giornate, invece di danneggiare l’organismo a pagamento extra.

Una postazione computer con connessione ad internet.
Dispongo di circa 7 postazioni computer (salvo imprevisti), 4 connessioni ad internet, 2 linee telefoniche. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

Aria condizionata all’interno dei locali.
Chi non ha oggi in un particolare laboratorio attrezzato l’aria condizionata o, persino, le pompe di calore o impianti fotovoltaici per rinfrescare a pieno regime specie quando c’è il sole forte? Immaginate un tecnico che studia queste cose, ci fa delle ricerche sopra e poi non le ha a disposizione? Ed in ogni caso l’aria condizionata è oramai ovunque, non mi sembra una peculiarità per cui aderire ad un’iniziativa imprenditoriale. Pensate che intere combriccole di adolescenti si incontrano nei centri commerciali d’estate (magari prima di andare al mare) perchè c’è il wi-fi gratuito, l’aria condizionata gratuita ed il parcheggio gratuito… e  senza vincoli contrattuali :-)

La presenza di alcune hostess assolutamente estranee a qualsiasi tema tecnologico.
Non dispongo di hostess e se ne avessi la necessità, per provocazione, chiamerei tutte signore ultrasettantenni arzille, simpatiche e spiritose. Lo troverei umoristico e virale.

Posto auto (non riservato).
Io non ho un’automobile (la mia forte passione per i motori è tutta per i veicoli da pista, quelli stradali mi interessano marginalmente), uso quella di famiglia per i miei viaggi altrimenti in città mi muovo a bordo dei miei prototipi elettrici o della moto. A cosa mi serve quindi il posto auto? Ma soprattutto… a cosa mi serve spostarmi dal luogo dove faccio le mie ricerche, che raggiungo senza bisogno di automobili (e quindi senza consumi di carburante, bolli, assicurazioni, ecc.), avendo nel tempo ottimizzato quanto più possibile tutto ciò che faccio per poter proseguire il mio percorso formativo/professionale? Perchè quindi dovrei abbonarmi per avere di meno ed aggiungere una serie di spese che ora non ho?

Sì però non vale!

Così potreste obiettare “Sì ma non tutti i giovani studenti dispongono di attrezzature, servizi, luoghi, ecc.!”. E’ vero, da un lato non posso darvi torto, il ragionamento fila ed è corretto, ma se tu incubatore insegui un ragazzo che ha delle idee molto particolari, ha connessioni molto vaste e fa delle cose molto particolari, non puoi pensare che non si sia attrezzato nel tempo in cui le ha maturate. Per fare un esempio pratico prendiamo il caso Blackshape Aircraft. Se due giovani ingegneri talentuosi sono stati in grado di progettare e, una volta ottenuti i finanziamenti, costruire aerei superleggeri monoscocca in carbonio classificati tra i migliori al mondo, tu che fai… per farli entrare nel tuo team gli proponi una connessione ad internet, qualche merendina ed un posto auto? Non sarà più logico pensare che sono già avanti sul loro percorso e che necessitano di ben altro? Quindi, nel massimo rispetto per tutti gli studenti, questa proposta non ha senso (nel mio caso potrei dire che non ha strettamente senso).

Un test improvvisato

Così come non ha senso propormi di fare a pagamento ed in versione light ciò che già faccio da tempo in modo più approfondito ed ottimizzato, non ha senso anche l’esito di un breve test che ho fatto all’incubatore in questione. Costui aveva necessità di alcune stampanti 3d non professionali per l’acquisto delle quali aveva preventivato un limite di spesa. Io personalmente gli ho proposto la costruzione da parte mia di tali stampanti che gli avrei venduto ad una cifra minore di quella da lui preventivata. L’incubatore ha rifiutato la proposta nell’incertezza dimostrando così che non è assolutamente vero che crede in me, che non sa riconoscere un accordo vantaggioso da una bufala, che non è preparato sul tema ed ha timore di commettere errori. Infine ha dimostrato che non sa cogliere vantaggi economici (non è quindi idoneo per proporre a terzi una mia idea o un mio prodotto). Non ho mai visto qualcuno tanto sicuro di sé nel momento in cui ci sono da elargire inglesismi, percentuali e grossi nomi, diventare così tanto insicuro non appena gli si propone di iniziare ad essere concreti.

Come è andata a finire

Abbandonata totalmente ogni ipotesi di collaborare con l’incubatore protagonista di questa esperienza, mi sono interessato di seguire da lontano, mediante i miei canali, gli sviluppi dei passi effettuati dalle aziende da lui citate. Quelle che avrebbero dovuto acquistare le mie idee o i miei prodotti per intenderci. Una di queste, di grandi dimensioni, è praticamente in perenne rischio di collasso finanziario e dubito fortemente che sia attualmente in grado di pagare i suoi fornitori. Inoltre si tratta di un’azienda dotata di ingegneri validi e fin troppo bravi che a mio avviso avrebbe acquistato un mio prodotto per un periodo limitato al fine di smontarlo, studiarlo, fare delle valutazioni e rifarlo autonomamente evitando i costi che comporta il dar vita ad un progetto da zero. L’altra azienda, dalle dimensioni molto più contenute, ha attualmente debiti per oltre 100.000,00 Euro a causa di errate strategie sviluppate proprio con metodi analoghi a quelli proposti dal tale incubatore. Ciò significa che non avrebbe potuto onorare alcun accordo né saldare i pagamenti pattuiti. Inoltre, dato che veniva chiesto inizialmente di sostenere delle spese consistenti al fine di iniziare subito con una grossa produzione*, implicando quindi dei finanziamenti iniziali e la messa in gioco di importanti garanzie, con l’inadempienza di questi partner tecnicamente era possibile perdere la casa.

*Potrei discutere per ore su quanto non sono d’accordo con questo metodo.

Raccontaci le tue idee, qui sono al sicuro…

Altro esempio di opportunismo che vedeva delle note iniziali molto simili a quelle del caso precedente, sulle quali ovviamente non mi ripeto, aggiungeva la possibilità di inserirmi in un gruppo di giovani al fine di effettuare uno scambio di idee giustamente considerato prolifico. Presentata così la cosa sembra assai ragionevole, utile, intelligente e fertile tuttavia la questione è diventata torbida quando è emerso che alcuni di questi giovani sono figli di imprenditori che pur disponendo di aziende dotate di costosi macchinari, deficitano per quanto concerne le doti di innovazione. Si è ipotizzato che questi ragazzi fossero lì con l’intenzione fittizia di aprire una startup; la realtà, probabilmente, è che volevano portare qualche idea gratis a casa da mettere in pratica rapidamente. In effetti è molto difficile dimostrare che qualcuno ha preso una tua idea, e l’ha messa a frutto, per il semplice motivo che è realmente plausibile che due persone possano avere avuto la medesima idea anche se in luoghi o tempi diversi nonostante non siano entrate in contatto. Il consiglio è di tutelarsi proteggendo le proprie idee legalmente e richiedendo la possibilità di stipulare accordi di segretezza (in presenza di vostri testimoni e di vostri legali) prima di dire anche solo A. Inoltre evitate di offrire input (caratteristiche, logiche, metodi, funzionalità, ecc.), durante le ore di laboratorio, su quanto da voi protetto e prendete nota di tutti coloro che prendono parte alle ore di laboratorio con voi per poterne dimostrare la presenza qualora si scoprano un domani fatti simili a quelli appena esposti.

Certo che ti finanziamo!

Questo caso è un tipico caso in stile italiano. I fondi che mi avrebbe concesso lo stato o la comunità europea per i miei progetti non si sarebbero potuti destinare all’acquisto di macchinari perchè la responsabile del finanziamento e dell’incubazione per la mia startup insisteva che io li investissi nel pagamento dell’affitto di un capannone. Ella non voleva che eventuali collaboratori fossero chiamati a raggiungere il mio laboratorio personale anziché un luogo neutrale in quanto, perseverava, non era giusto che si dovessero alzare la mattina per raggiungere un luogo dove io già mi trovavo. ???. Ci voleva quindi un luogo neutro dove mi sarei dovuto recare anche io. Mah… io sono decisamente sconcertato da simili affermazioni. Si scoprì poi, a detta della stessa responsabile in seguito alla richiesta di ulteriori chiarimenti da parte mia, che i capannoni che voleva propormi, con tanta insistenza, erano di proprietà della società (o di soci connessi a quest’ultima) che mi faceva da tramite per ricevere i fondi per le mie idee. Pertanto, alla fin fine, il denaro destinato ai giovani imprenditori, sotto forma di affitto, raggiungeva come destinazione ultima le loro casse. In sostanza mi sarei ritrovato senza macchinari, senza produttività, con un’ipoteca e con un volume di debiti tutto da definire per non esser altro che un vettore per il trasferimento del denaro da una cassa all’altra. Ha senso? Se alla fine devo comunque acquistare io i macchinari e le strumentazioni, tanto vale farlo autonomamente a favore del mio laboratorio, senza ulteriori spese e ipoteche e limando via passaggi, sprechi e rischi inutili. Voi non fareste altrettanto? Si rasenta con quest’ultimo caso il limite dell’assurdo.

Continua…

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 1 - Innovazione
Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 2 - Problema endemico
Ancora questionari sull’imprenditoria… Parte 3 - La mia esperienza con gli incubatori
Ancora questionari sull’imprenditoria… Parte 4 - Le domande del questionario

Sì ti finanzio ma preferirei che tu…
I vincoli e i paletti dei finanziamenti alle giovani imprese: il Prestito d’Onore

La percezione della tecnologia
Accordo di segretezza: attenzione ai furbi
Incubare, avviare, startappare… Parte 1 - Coltivando la piantina

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile: tra Università e incubatori. Parte 2 - Problema endemico

Scritto da Ralph DTE il 4 Agosto 2014

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Perchè complicarsi la vita quando basta fare le domande giuste?

Questo articolo segue da:
Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 1 - Innovazione

Quindi, afferrato come sia facile fraintendere in ambito tecnologico puro* il concetto di innovazione con il concetto di variante di una tecnologia matura (magari nata in seguito alla saturazione di un mercato), il lettore potrebbe a questo punto chiedersi: “Cosa hanno a che fare con tutto questo i questionari sull’imprenditoria giovanile citati nel titolo di questa serie di articoli?”.

Potenziale sprecato

In sostanza io trovo disastroso il fatto che per ogni idea valida, che qualunque studente desideroso di applicarsi abbia durante il suo percorso di studi, non sia possibile fornire il minimo supporto realmente utile come ad esempio: l’uso di laboratori e attrezzature, l’avvalersi di competenze, cicli formativi supplementari e complementari, visite guidate presso aziende del settore e quant’altro al fine di agevolare l’azione innovativa di una mente brillante come quella di uno studente.

L’evoluzione dei percorsi di studio

Solo negli ultimi anni si è iniziato a parlare di “spinoff universitari” ma sempre e solo in caso si sia già completato il percorso di studi; durante proprio non se ne vuol sapere di comprendere quanto sia importante il completamento di esami di volta in volta seguito anche da esperienze pratiche formative, stage e qualunque audace proposta venga in mente ad uno studente. Certo non mi riferisco al fatto di aprire una start up mentre si stanno sostenendo gli esami (potrebbe considerarsi ciò persino folle), piuttosto alla possibilità di effettuare una sorta di “simulazione” graduale che “addestri” uno studente a mettere in “pratica concretamente” le sue idee applicando “direttamente” ciò che ha studiato a ciò che gli brulica nella mente avendo così modo anche di capire meglio e prima come “funziona” sia quello che ha studiato (e sta studiando) sia il mondo là fuori. Mi riferisco quindi alla possibilità, per uno studente, di chiedere egli stesso ciò di cui necessita invece di trovare eventuali pacchetti di proposte pronte oppure il nulla.

Raccoglitori inerti di dati e percorsi vincolati

Mi chiedo pertanto a cosa serva l’ennesimo questionario sull’imprenditoria giovanile. Esso può raccogliere una serie di informazioni che nascono da domande spesso troppo vincolate e poco aperte ad ascoltare proposte, oppure può pubblicizzare un’attività di startapper. Ma perchè instradare “schematicamente” lo studente invece di dargli semplicemente ciò che chiede gradualmente durante i suoi studi affinché ne esca con un risultato personalizzato e nuovo? Perchè uno studente non può “allenarsi” durante gli studi mantenendo riservata una sua preziosa idea per poi realizzarla quando sarà sufficientemente ferrato? La mia esperienza con questo tipo di approccio si è rivelata sempre scarsamente utile se non potenzialmente dannosa (ne parlerò nel prossimo articolo di questa serie). I ragazzi veramente in gamba conoscono già le linee guida di base di certi percorsi imprenditoriali dato che se ne interessano costantemente, fanno domande, approfondiscono e vanno ad esplorare da soli. Ad esempio, a suo tempo, il corso “Impara ad Intraprendere” a cui partecipai presso l’Istituto Tecnico Industriale si rivelò una vera manna dal cielo. I ragazzi meno avveduti, invece, si affidano totalmente ad estranei e, diciamocelo, nessuno può averli veramente a cuore, specie dopo 15 minuti di parole, parole, parole, in cui si cerca di farli abbonare a qualcosa (il che può rappresentare un grave errore nel lungo periodo con sorprese che avranno modo di scoprire da soli).

Non sarà l’ennesimo questionario sui giovani e l’impresa ad aiutare realmente i primi in un passo determinante ed a migliorare il processo evolutivo della seconda. Incontri, questionari, parole non servono a nulla se durante il superamento di 30 esami di routine non si sono condotte attività extra sulla base delle esigenze espresse direttamente dai più volenterosi. Le domande di simili questionari, a mio modesto parere, dovrebbero essere pertanto più aperte e non vincolate ad una scelta tra risposte multiple; dovrebbero permettere ai giovani studenti, che ne sentono la necessità, di fare chiare richieste all’Università circa attività personalizzate su misura da integrare ai propri studi sfruttando ciò di cui l’Università stessa già dispone e quindi senza ulteriori costi se non, al limite, un’assicurazione in caso di infortuni in laboratorio.

Un semplice esempio (vissuto)

Come a dire, in poche e semplici parole, che se l’Università non mi ha dato supporto ad esempio quella volta che ho richiesto di usare la saldatrice TIG per un telaio (costringendomi così a pagare un corso esterno, a comprare una mia saldatrice, ad andare a fare lavori temporanei per permettermi il tutto, a saltare degli esami, ad andare fuoricorso e via discorrendo…) a poco servirà che io compili l’ennesimo questionario che concede all’incubatore di contattarmi per tentare di conoscere i miei progetti e spiegarmi quali ipotetici vantaggi dovrei trarre “pagando” (ancora?) una quota mensile alla sua società. Società la quale, tra le altre cose, mi fornirà (forse) 1/10 delle attrezzature e dei servizi di cui già dispongo dato che, come spiegato, me li sono dovuti procurare da solo. Credo sia chiaro l’enorme dislivello metodico.

Un semplice esempio (metodico)

E’ come se doveste muovervi da quota 0 metri ai piedi di un versante di una montagna per raggiungere semplicemente quota 20 metri dell’altro versante della stessa montagna e, invece di utilizzare una galleria oppure girare intorno, foste obbligati a scalare l’intera montagna, salire magari di 2000 metri per poi riscenderne 1980. Sicuramente c’è un grosso lato positivo, sicuramente farete esperienze che altri non faranno, sicuramente imparerete tantissime cose che vi saranno utilissime nella vostra carriera (a meno che non siate studenti che trascinano il loro fardello tanto per fare) ma altrettanto sicuramente vi ritroverete ad aver sostenuto sforzi abnormi, moderati i quali vi ritrovereste più avanti e prima nel vostro percorso professionale con tutta una serie di altri solidi vantaggi che comunque non sono da snobbare. Come in ogni cosa credo che ci voglia sempre un equilibrio, sicuramente essere dei broccoli che non si sanno muovere, perchè hanno avuto tutto facile, non aiuta… ma nemmeno fare sforzi eccessivi pur di vedere un risultato in cui avete sempre creduto. Del resto persino troppa frutta e verdura fa molto male alla salute, o no?

Un ordine logico errato

Il problema è che si tende ad usare un metodo con un percorso logico inefficace, c’è sempre qualcuno che rivolge le sue domande ed in seguito agli esiti organizza iniziative per altri senza che vi siano state relazioni biunivoche, senza che gli studenti possano dire chiaramente, semplicemente, direttamente, cosa occorre loro per saziare il loro desiderio di studiare e fare. Non penso abbia poi molta utilità generare situazioni che dovrebbero offrir l’opportunità di fare, innovare, competere sì ma in modo vincolante ed al di fuori del quale non è possibile praticamente far nulla. In realtà questo non è esattamente sbagliato ma, a mio avviso, incompleto. Più che altro andrebbe cambiato/aggiornato l’ordine dei fattori.

Invece di:

Università propone → Incubatori coadiuvano → Organizzatori generano l’evento → Vediamo quanti studenti aderiscono → Studenti ascoltano.

Potrebbe essere:

Università ascolta → Studenti propongono → Incubatori coadiuvano quando richiesto → Organizzatori generano evento (l’adesione è poi diretta conseguenza).

Conclusioni

Sarebbe opportuno che gli studenti più “particolari” venissero ascoltati ed invitati ad esprimere interamente i loro punti di vista cosicché le proposte partano espressamente dal basso del ciclo d’istruzione ed in modo completamente orientato e dedicato su espresse esigenze. Quindi perchè porre delle precise domande agli studenti quando invece si potrebbe lasciar loro carta bianca per chiedere chiaramente ciò di cui sentono bisogno per finalizzare, concretizzare le loro particolari idee? Il più delle volte gli studenti ingegnosi hanno già tutto chiaro nelle loro menti e, altrettante volte, ciò che occorre loro non rappresenta alcun costo aggiuntivo per l’Università. Si tratta infatti di utilizzare in primis il materiale di cui l’Università stessa già dispone o di cui può disporre agevolmente. Perchè mai continuare a impostare un format quando la maggior parte dei format imprenditoriali di quest’ultimo decennio si sono rivelati completamente inefficienti all’interno del maremoto denominato crisi economica globale?

Continua…

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Ancora questionari sull’imprenditoria… Parte 4 - Le domande del questionario

Sì ti finanzio ma preferirei che tu…
I vincoli e i paletti dei finanziamenti alle giovani imprese: il Prestito d’Onore

*Se lo desideri puoi leggere a tal proposito l’articolo: La percezione della tecnologia

Proiezione termica - Eutalloy

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Attrezzarmi per non rinunciare ai miei progetti ed essere così autonomo ed efficiente mi è costato
in molti sensi, il rovescio della medaglia è che ricevo numerose proposte da parte di aziende che
desiderano avvalersi della mia esperienza e della mia creatività… questo è gratificante e ripaga
piacevolmente della impressionante e snervante mole di sforzi che si è chiamati ad affrontare.

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