Ralph DTE

Bringing art into engineering.

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal

Scritto da Ralph DTE il 20 Novembre 2014

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La seconda fase comprende il “Concept Initiation Gateway” ed il “Concept Direction Gateway”. Il Concept Initiation Gateway, o CI Gateway, ha l’obiettivo di riesaminare il prodotto e le esigenze del mercato tra cui:

revisione delle esigenze del cliente, del prodotto e del mercato;

revisione del Business Case;

definizione di ruoli e responsabilità;

revisione della tempistica del progetto proposto e del piano delle risorse richieste;

profili del finanziamento fino a compimento del programma.

Il Concept Direction Gateway, o CD Gateway, ha come obiettivo chiave quello di esaminare le opzioni che offrono una soluzione alle esigenze del prodotto e del cliente, tra cui:

business case;

progetto di tempi e risorse;

distinta base (ovvero l’insieme di tutti i componenti, sottocomponenti e materie prime necessarie);

budget di investimento per il progetto, le attrezzature e gli utensili necessari;

fattibilità tecnica di finanziamento relativa ad ogni opzione;

selezione di eventuali partners strategici (Strategic Engineering Partners - SEP’s) che sono necessari per sostenere lo sviluppo tecnologico.

Nell’immagine in basso un esempio semplificato di Bill of Material (in italiano Distinta base) del favoloso LEGO Mindstorms. Su un piano sono riportati tutti i componenti necessari a realizzare il prodotto. Questo permette di avere una panoramica di tutto il materiale che sarà necessario per arrivare al prodotto finito. In realtà tutti i componenti vengono catalogati in una distinta compilando la quale si descrivono tutte le caratteristiche intrinseche di ogni singola parte e/o materia prima.

Link correlati

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Strutture del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Esempio semplificato di Distinta base - Bill of Material

Nell’immagine un esempio semplificato di Bill of Material
(in italiano Distinta base) del favoloso LEGO Mindstorms.
Image’s copyright: LEGO Group

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 1: Inizio | Start

Scritto da Ralph DTE il 15 Novembre 2014

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

Hanno inizio i processi (si vedano i link correlati in basso) di Styling (si eseguono Sketches e Rendering), Vehicle Integration (si esamina il Product Profile), Supply Chain (si effettua il BoM Targets and Request for Quotations), Manufacturing (CDVR), Test and Development (si avvia il Benchmarking). Mentre il processo di Engineering partirà solo in un secondo momento, non appena stabilite le linee generali di ciò che si intende fare realmente, perché, come e per chi.

In una prima analisi, negli articoli di questa rubrica che seguiranno, osserveremo le fasi essenziali (1-7) e successivamente i processi che evolvono lungo le fasi essenziali (1-6). L’immagine riportata nel primo articolo “Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)” sarà fondamentale per comprendere visivamente come si incrociano fasi essenziali e processi. Una sorta di tabella a doppia entrata dove i vari step sono segmentati da linee temporali racchiude uno dei segreti fondamentali per ingegnerizzare un prodotto ed ottimizzare il suo processo produttivo evitando inutili sprechi e disagi da scarsa coordinazione.

Sketches: schizzi su carta o mediante tavoletta grafica a cura dei designers.
Rendering: generazione di un’immagine da un modello mediante software dedicati.
Product profile: mezzo di comunicazione tra reparto vendite, marketing e ingegneri.
BoM Targets: elenco di componenti, sottoassiemi, semilavorati e materie prime necessarie.
Request for quotations: si avanza una richiesta di offerta a fornitori per prodotti e servizi specifici.
CDVR: targets nominali e gamma di forma e finiture dell’interno e l’esterno del veicolo.
Benchmarking: analisi comparativa.

Link correlati

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Strutture del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Sketch AUDI

Image’s copyright: AUDI AG

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Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Scritto da Ralph DTE il 14 Novembre 2014

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Questo articolo segue da:
Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione

La matematica dimostra che se si chiede ad un campione di persone quante caramelle ci sono in un capiente barattolo di vetro a loro mostrato, solo pochissimi forniranno un numero prossimo alla realtà (in un esperimento condotto dal matematico Marcus du Satoy, solo 4 persone su 160 si sono avvicinate al reale numero di caramelle contenute nel barattolo, le altre hanno fornito cifre completamente strampalate, chi troppo basse, chi troppo alte) ma, inaspettatamente, andando a calcolare la media dei numeri ipotizzati dai partecipanti al test, si otterrà un numero decisamente molto vicino a quello reale (nell’esperimento citato, su un campione di 160 persone, la media restituiva il numero 4514,8 mentre il valore reale di caramelle contenute nel grande barattolo di vetro era 4510). Questo come a dimostrare che la folla “conosce la realtà” ma non il singolo individuo (the wisdom of the crowd, la saggezza della folla).

La matematica permette inoltre di fare cose pazzesche come ad esempio prevedere l’andamento dei mercati azionari applicandola debitamente ai commenti che la gente pubblica sui social network, oppure conoscere in anticipo quante persone verranno colpite dall’influenza semplicemente operando delle statistiche sulle parole prevalentemente ricercate da loro sui motori di ricerca. Si sostiene persino di riuscire a sapere in anticipo, sempre applicando opportunamente la matematica, quale automobile compreremo in futuro… prima ancora che noi la scegliamo.

Così legittimamente mi chiedo: “Siamo sicuri che è la folla che messa insieme conosce la realtà delle cose, oppure vale il contrario e si tratta invece di fenomeni perturbatori che convincono la massa a seguire determinate strade?”. Chi di voi ha visto il film “Australia” si sarà accorto come, in una scena, la mandria di bestiame, spaventata da un incendio doloso (fenomeno perturbatore) parta impazzita di corsa in direzione del burrone. Ebbene in effetti la mandria resta unita ed ogni capo di bestiame, nel panico, sceglie di seguire tutti gli altri invece di fare valutazioni proprie. Proprio come se sentisse che la scelta migliore sia quella di dover seguire la folla perchè la folla ha ragione, non il singolo.

Lo stesso del resto accade anche con le mode quando si cerca disperatamente di essere attuali “come gli altri” invece di valutare cosa ci sta bene indosso o meno. Sembra quasi un’operazione automatica, esce il nuovo giubbetto, il nuovo dispositivo digitale o lo speciale in tv sui tatuaggi ed ecco che di conseguenza molti…
A volte sembra che le nostre menti lascino larghi spazi vuoti in attesa di un segnale esterno da seguire. E’ la folla quindi che messa insieme conosce la realtà delle cose oppure vale il contrario ed un fenomeno perturbatore influenza la massa nel prendere una strada al termine della quale potrebbe non vedere la presenza di un burrone? Quale sistema di “supercomunicazione” può suggerire ai più di seguire la massa? Paure e timori? La realtà quotidianamente raccontata dai media? La realtà come la percepisce ognuno di noi? -E qui ritorna in loop la domanda: “La realtà come la percepiamo noi è frutto di influenze?”- L’ignoranza? -Non intesa come propria di un individuo non scolarizzato, bensì anche del laureato che a fatica analizza prospettive differenti da quelle che gli sono state insegnate- Messaggi camuffati? La memoria di un certo polimero organico detto DNA?*

*La cui reale presenza nell’acido desossiribonucleico è, al momento in cui scrivo, ancora da dimostrare scientificamente.

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Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione
Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Saggezza della folla

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Scritto da Ralph DTE il 14 Novembre 2014

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Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione

Scritto da Ralph DTE il 13 Novembre 2014

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: L’arte penetrante della comunicazione

I materiali superconduttori permettono il passaggio privo di resistenza delle cariche elettriche in determinate condizioni fisiche. Esistono materiali con capacità più o meno conduttive in base a come sono strutturati a livello molecolare. Nella comunicazione avviene la stessa cosa, ci sono persone più o meno comunicative ovvero più o meno capaci di trasportare un concetto da un cervello ad un altro. Tuttavia anche i cervelli, come i materiali, non sono tutti uguali. Esistono infatti cervelli permeabili, cervelli filtranti o completamente impermeabili così come esistono materiali superconduttori, conduttori o isolanti.

L’arte della comunicazione non è propria di tutti, ognuno riesce a far passare solo un certo tipo di informazioni e solo in un certo modo verso ben precisi destinatari. Quello che è certo è che un buon comunicatore conosce la strada più semplice, e preferita dall’interlocutore, per trasferirgli un messaggio. Che il messaggio sia utile o meno, sincero o meno, non importa; egli sa come farlo arrivare incontrando la minore resistenza possibile nella ragione dell’altro. Ci riesce perchè conosce il metodo per evitare le barriere mentali ed essere piacevole, esattamente come le basse temperature permettono ai superconduttori di assumere resistenza nulla ed espellere al loro esterno i propri campi magnetici agevolando notevolmente il passaggio delle cariche elettriche.

Non importa se con il passaggio delle cariche verrà alimentato un dispositivo utile o nocivo, in quelle determinate condizioni esse passeranno liberamente e con le migliori prestazioni. Lo stesso nella comunicazione. Una volta scoperta la “combinazione”, il “setup” migliore per l’accesso libero e agevolato ad un cervello, ecco che questo non si opporrà al passaggio di concetti anche distorti o, persino, inutili e inconcludenti. Tutto sta nel trovare le condizioni idonee affinché vi sia un passaggio veloce e privo di resistenza o con una resistenza ridotta ai minimi termini.

Fino a prova contraria però gli esseri umani sono sì fatti anche loro di molecole, atomi, elettroni, ma hanno quel qualcosa in più che li dovrebbe spingere a dire: “Sì con queste condizioni puoi effettivamente attraversarmi facilmente, tuttavia io lo sto impedendo perchè il fine non è da me condiviso”. Il pulsante che attiva un ordigno nucleare è fatto di molecole, atomi, elettroni, proprio come noi, ma questo non può valutare il fine ed opporsi. Così lascia che alla sua pressione le cariche attraversino i suoi contatti al fine di trasmettere un segnale di attivazione. Noi invece abbiamo dei sensi, una coscienza, un pensiero, un intuito, una logica che ci possono far “ragionare” e che, a fronte di un impegno mentale, dovrebbero evitare che ogni quisquilia ci attraversi generando le più disparate conseguenze. Ma la realtà è che messi nelle giuste condizioni, lasciamo che ogni concetto ci attraversi pur avendo noi i mezzi per impedirlo (che puntualmente non usiamo o non abbiam voglia di usare). Molto spesso non sappiamo filtrare le comunicazioni nocive e crediamo a tutto ciò che ci attraversa. Sovente veniamo persino suggestionati senza accorgercene e produciamo come risultato un pensiero che riteniamo nostro ma che è figlio di timori indotti.

A questo punto mi chiedo: “Siamo dei semplici conduttori noi?”. Trattasi ovviamente di una tipica domanda retorica e provocatoria la cui risposta, personalmente, orbita sempre attorno al medesimo concetto: se non siamo correttamente istruiti, formati, preparati fin da piccoli nei vari livelli di istruzione, non avremo mai (o quasi mai) gli strumenti per utilizzare al meglio le nostre capacità e difenderci quando ci viene propinata l’insensatezza. Qualunque cosa, nell’inconsapevolezza, potrà facilmente attraversarci. Ecco, nel paragone, l’ignorare permette il passaggio facilitato di concetti nel cervello così come le basse temperature permettono il passaggio libero delle cariche nei superconduttori.

Continua…

Superconduttività
Necessita di: materiale superconduttore, temperature prossime allo zero assoluto (0 Kelvin)
Va da: un estremo all’altro di un materiale superconduttore
Il fenomeno presenta: espulsione del campo magnetico all’esterno, resistenza nulla
(passaggio libero delle cariche elettriche)

Supercomunicazione
Necessita di: persona supercomunicatrice, menti permeabili
Va da: cervello 1 a cervello 2
Il fenomeno presenta: espulsione della ragione, resistenza nulla
(passaggio libero dei concetti)

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Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione
Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Superconduttori e supercomunicatori

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Che cos’è il Rocker Boss?

Scritto da Ralph DTE il 13 Novembre 2014

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: Dall’inglese all’italiano, passando per il motorismo

Risponendo a: Laura C.

Laura C. scrive: Egregio Raffaele Berardi, sono una traduttrice, lavoro per alcune società di doppiaggio. Mi permetto di contattarLa per chiedere un’informazione relativa al mio lavoro. Sto infatti traducendo un episodio di una serie televisiva canadese ambientata in una piccola compagnia aerea, e vorrei conoscere il Suo parere su una battuta forse banalissima ma che per me, non esperta di motori, può essere difficile tradurre correttamente.

Il meccanico della compagnia, per dire a una persona che è un’incompetente in fatto di motori di aereo, le dice: “You don’t know a poppet valve from a rocker boss!”. Cioè: Tu non sai distinguere una valvola a fungo da…”. Cosa? Credo che il rocker sia il bilanciere, ma quale parte del bilanciere può essere definita “boss”, e potrebbe essere confusa con una valvola a fungo?

Spero Lei possa essermi d’aiuto. Grazie.

Gentile Laura, La ringrazio per avermi contattato, mi fa ovviamente piacere. Gli organi indicati nel dialogo in realtà non si assomigliano ma si trovano semplicemente allocati in posizioni una prossima all’altra. Ad ogni modo la risposta alla sua domanda è:

Poppet valve, ovvero, come già mi ha scritto, valvola a fungo. Nel gergo motoristico la chiamiamo semplicemente valvola (avrà sentito dire ad esempio delle vetture stradali “La tale vettura è dotata di motore 16 valvole”, difficilmente sentirà dire “La tale vettura è dotata di motore 16 valvole a fungo”. Vengono chiamate “valvole a fungo” quando sono comparate a dispositivi meccanici alternativi che svolgono la stessa funzione basandosi però su altri principi; ad esempio “le valvole a fungo (poppet valve) lavorano con moto rettilineo alternato mentre le valvole rotative (rotary valve) lavorano seguendo un moto circolare”. Se la conversazione si svolge tra tecnici, come mi ha accennato, la dicitura “valvola a fungo” ci può stare senza problemi. Ovviamente la scelta tra il termine valvola e valvola a fungo la valuterete voi in base al labiale, immagino.

Rocker boss, ovvero il supporto che vincola il perno attorno al quale si muovono i bilanceri delle valvole a fungo. I bilanceri possono oscillare come un dondolo, il perno che permette questa oscillazione è fermato all’interno del rocker boss. Il rocker boss non è altro che una sede ricavata nella parte superiore della fusione di alluminio della testata. Una testata può avere uno o più rocker boss a seconda del numero del numero dei cilindri del motore, delle valvole di cui è questo è dotato e dello schema della distribuzione scelto e quindi dei bilanceri necessari. Tradurlo in italiano con un termine breve, sovrapponibile, è cosa ardua. Se la frase è fine a sé stessa si può generalizzare (mantenendo comunque professionalità e rigore tecnico) e dire:

“Tu non sai distinguere una valvola a fungo da una testata!”

oppure

“Tu non sai distinguere una valvola da una testata!”

oppure

“Tu non sai distinguere una valvola a fungo dalla sede di un bilancere!”

oppure

“Tu non sai distinguere una valvola a fungo da un porta bilancere!”

Onestamente credo che persino un Ingegnere di Formula 1 italiano si chiederebbe “E cos’è adesso un porta bilancere?”. Questo per dire che si possono cercare tanti modi per far stare la traduzione italiana all’interno di quella americana, però…
La parola “testata” credo sia quella che meglio può assolvere i suoi compiti. Ad ogni modo le ho allegato un’immagine con l’indicazione delle voci per ulteriore chiarezza.

Rocker Boss - Supporto perno bilancere punterie

Il Rocker Boss non ha una traduzione in italiano diretta, si tratta
comunque del supporto che sostiene il perno del bilancere delle punterie.

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Cresce il mercato dei semiconduttori e cresce il mercato delle apparecchiature per la loro produzione

Scritto da Ralph DTE il 3 Novembre 2014

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Crescono i produttori di semiconduttori, un mercato florido di cui non si parla mai abbastanza

Fonte: Associazioni di categoria Semi, Seaj

Nel secondo trimestre 2014 le vendite di apparecchiature utili alla produzione di semiconduttori si sono incrementate nel mondo del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Da notare che il secondo trimestre del 2013 rappresentava di per sé il massimo assoluto degli ultimi anni… ora nuovamente battuto.

Nonostante il periodo più che positivo di questo mercato emergente, nel primo trimestre 2014 si è verificata una lieve, ma non trascurabile, flessione del 5%.

Tra gli incrementi che hanno portato ad un globale +28% nella vendita di apparecchiature per la produzione di semiconduttori sono da considerare di particolare rilievo il forte aumento raggiunto nelle Amerciche con un +101%, quello europeo pari al +58%, nonché la Corea del Sud con un +42% ed il Giappone con un +35%.

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L’alternativa che manca dimostra che non c’è democrazia

Scritto da Ralph DTE il 28 Ottobre 2014

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Il legame inscindibile tra democrazia e possibilità di scegliere un’alternativa

Viviamo in un’era in cui si specula sul termine democrazia o lo si deturpa a proprio piacimento assegnandogli, all’occorrenza, significati impropri, inesatti, incompleti del tipo: “Sono libero di far tutto quel che voglio visto che siamo in democrazia!” Poi però ti assumi le responsabilità delle tue azioni? Oppure: “Posso dire quello che voglio, altrimenti non siamo in democrazia!” Hai mai considerato il buon senso delle affermazioni e le ripercussioni che hanno gli sproloqui a vanvera? O, ancora: “Il mercato è libero e va bene tutto perchè siamo in democrazia!” … . Ebbene no, non è questa la democrazia, avevamo spiegato in un articolo correlato (vedi link in basso) come il concetto odierno applicato di democrazia sia così simile al crescere un bambino maleducato e, se vogliamo introdurre un termine a cavallo tra i bambini irrequieti e la situazione socio-economica attuale, sregolato.

Il vero concetto di democrazia

La vera democrazia è la costituzione, generazione, alimentazione di una società dove vi è un’alternativa, possibilità di scelta, libertà di scelta, di decidere, di optare, di seguire la strada che si ritiene migliore per sé senza arrecare danni a terzi. L’essere obbligati a fare quel che dice un gestore del momento investito del tal potere, e che ritiene che il suo paese sia moderno solo perchè c’è l’ultima diavoleria digitale disponibile in ogni negozio, non è altro che una sorta di prepotenza mascherata. Un po’ come quando un cliente si comporta in modo maleducato, tu gliene diresti quattro ma preferisci evitare discussioni e imbastisci un finto sorriso di plastica assumendo al contempo un comportamento ruvido. Sì, sorridi, ma sotto sotto…

Esempi semplici: Sei libero di scaldarti?

Così c’è chi come me abbandona la caldaia a gas a favore di una pompa di calore per non esser dipendente, non solo da un contatore ma anche da un bollino blu annuale, che invece deve ora (più precisamente dal 15 Ottobre 2014) disporre di un libretto di impianto ove annotare i nuovi controlli obbligatori annuali a pagamento. Su una pompa di calore? E dove sarebbe questo allaccio al gas che se mal manutentato potrebbe provocare pericolose esplosioni e danni a cose o persone? Mi dicono infatti gli operatori del settore che il libretto di impianto serve a tener sott’occhio i consumi energetici e quindi l’efficienza dell’impianto. Non basta guardare le bollette oppure conoscere il modello (e quindi i dati di targa) dell’impianto? E’ per forza necessario spendere dai 100 ai 200 Euro all’anno (per ogni unità esterna) per pagare un tecnico che guardi questi dati quando sono già disponibili su tutti i siti web dei produttori? Risulta ovvio che si tratta di una ennesima mossa all’italiana. Questa ad esempio, a mio avviso, non è democrazia. Ma non è tutto.

Esempi semplici: Sei libero di costruire il sistema per scaldarti?

Io che posso costruire da me un intero impianto di climatizzazione con pompa di calore, trattamento dell’aria, ventilazione meccanica con recupero di calore, trattamento dell’acqua calda sanitaria, assemblando scambiatori, evaporatore, compressore, valvole, telai, scocche e quant’altro, potrò quindi installare in casa mia l’impianto fatto da me con componentistica* certificata e di qualità? Uhm ho qualche dubbio. Io che sono capace di manutentarlo, metterlo sotto vuoto, caricarlo, controllare eventuali fughe ecc. potrò farlo da me? Uhm ho qualche dubbio anche qui. Quindi anche in questo caso non ho alternativa. Non ho scelta. Non ho una situazione democratica intorno a me. E per chi mi volesse suggerire di aprire una partita iva da installatore, per procedere da solo, rispondo subito che non posso aprire una partita iva per ogni cosa che imparo a fare. Anche in tal caso non sarei libero di scegliere. Insomma, tutto quello che imparo a fare e che premia il mio impegno con un vantaggio legittimo, “qualcuno” cerca di annullarlo impedendomi di metterlo in pratica. Anche questa non è a mio avviso democrazia.

Esempi semplici: Sei libero di produrre e approvvigionare energia?

E se io inoltre volessi generare ed accumulare da me l’energia che alimenta l’impianto di climatizzazione di casa (le cosidette case passive ad energia quasi zero), posso esser libero di costruire il mio impianto fotovoltaico (a partire dalle singole celle) autonomamente senza alcuna messa in rete? Tecnicamente sì, però ci sono già polemiche e contestazioni perchè “qualcuno” non vorrebbe. Il fatto che sia stato inventato il “libretto di impianto” anche per i sistemi con pompa di calore, mi deve far temere che succederà qualcosa di simile per il mio fotovoltaico libero, indipendente e democratico? Ebbene sì, secondo alcune indiscrezioni giuntemi dagli enti certificatori che aggiornano tecnici e professionisti italiani sulle rinnovaibli, si sta pensando di introdurre, nei prossimi anni, una tassa sul fotovoltaico che raggiungerà in primis tutti coloro che sono “in rete” (già schedati) e poi tutti gli altri, quelli indipendenti che invece verranno per così dire censiti mediante sopralluoghi. Questa, ancora una volta, non è a mio avviso democrazia.

Esempi semplici: il tuo

Gli esempi appena riportati sono solo alcuni degli esempi che si cuciono su misura intorno a me, ma ovviamente non sono tutti e non ho la pretesa di dire che questi sono gli esempi che devono avere in qualche modo la precedenza o maggior rilievo su altri. Sono sicuro che se il lettore di buon senso fa mente locale troverà rapidamente situazioni in cui non ha avuto modo di effettuare la sua libera scelta democratica per le sue cause importanti di primaria necessità. Tali esempi starebbero benissimo in questo articolo che diventerebbe però oltremodo lungo e catalogante.

Libero di essere mandato via

Allora io non ho libertà di scelta, non sono libero, non vivo in un ambiente democratico. Non posso “staccarmi da”, “essere libero di”, crescere ed essere autonomo grazie a quello che imparo a fare. Ditelo chiaramente ai cittadini, in particolar modo ai giovani, che l’unica alternativa che viene loro concessa è quella di “acconsentire ad essere mandati via” dall’Italia. Continuano a sorridermi i tutori dietro le scrivanie degli organi interessati ai giovani intraprendenti, suggerendomi, dopo lunghe pratiche e percorsi fittizi che non portano a nulla, di andare via dall’Italia perchè… uno come me che ci sta a fare qui? I giovani in gamba italiani che ci stanno a fare qui? “Ohibò, per bacco!” Avrebbe detto Totò. “Che ci sto a fare qui? Ma scusi lei di dov’è? Italiano? Anche io! Complimenti!! E mi dica, secondo lei… un italiano, in Italia… che ci sta a fare?”.

Il fenomeno che alimenta l’individualismo in Italia

Praticamente le uniche tecnologie esenti da tasse, verifiche, controlli e imposizioni di cui dispongono oggi liberamente gli italiani, sono tutte quelle imparate all’estero, che qui in Italia non sono conosciute e che quindi non si mormorano per evitare che vengano prese come ulteriore spunto tassativo. E’ corretto che colui che è all’avanguardia usufruisca di tecnologie che altri italiani non possono avere e di cui non possono conoscere l’esistenza se non in netto ritardo quando magari non servono più, quando magari sono obsolete? Anche questa, a mio avviso, non è democrazia.

Esempi semplici: tecnologie non pervenute

Vi basti pensare ai sistemi di recupero dell’energia in frenata per i veicoli che sfruttano la compressione del gas in apposite bombole (vedi l’articolo: Sistemi di accumulo aerostatico dell’energia). Molti pensano che si tratti dell’ “invenzione recente” di una nota casa automobilistica europea in accordo con un partner tecnologico di eccellenza. Ma la realtà è ben diversa. Si tratta di una tecnologia che esiste ormai da 30 anni (e forse oltre) che nella versione presentata di recente costituisce in realtà un semplice remake in miniatura. Già da 30 anni poteva essere utilizzata anche in Europa, anche in Italia risparmiando un enorme inquinamento, enormi consumi e tutti i mastodontici problemi conseguenti. Eppure niente. Oggi i meno preparati “credono” si tratti di una novità. Una novità che sta sui libri di fisica da 30 anni, gli stessi libri di cui prima gli studenti cercano di liberarsi nel minor tempo possibile e di cui poi vanno avidamente in cerca (anche se poi non sanno più esattamente dove cercare) per informarsi sul principio che alimenta la presunta nuova tecnologia. Stessa cosa è accaduta con le lampadine ad incandescenza ed i primi neon resi noti con larghissimo ritardo (vicenda ormai svelata da fonti accreditate e agli occhi di tutti dopo decine e decine di anni). Diatribe simili a quella degli impianti di climatizzazione, poi, sono in corso anche con la raccolta dell’acqua piovana per la quale ancora molti non sanno che esiste una tassazione di raccolta, così come avviene per chi ha un semplice pozzo in una casa di campagna e così via…

In cerca di alternative

Le alternative dove sono? Un cittadino normale, cosciente, maturo, preparato, aperto mentalmente dovrebbe ora chiedersi: “Cosa c’è disponibile oggi per migliorare la qualità delle nostre vite che in realtà conosceremo, forse, tra decine di anni quando potrebbe persino non occorrere più?”. Inoltre: “Ciò che c’è disponibile come alternativa che non implica servizi (forniture di vettori energetici) né lussi (beni non di primaria necessità di particolare pregio) perchè deve essere tassato affinché non ci sia quindi un’alternativa libera, nemmeno quando questa comporta una qualità ridotta o comunque una vita più semplice?”. Pare che il livello raggiunto non conti granché, conta il fatto che non deve esserci un’alternativa. Mi aspetto quindi una tassa sul baratto… che infatti c’è (se si è professionisti con la partita iva). Eh già, molti non lo sanno (potete chiedere ai vostri commercialisti), ma il baratto è gratuito solo tra privati altrimenti sono previste regolari tassazioni ad esempio tra lo scambio di competenze tra professionisti senza utilizzo di moneta.
Esiste una teoria per vivere come una “collettività di eremiti” (bello questo ossimoro, non so come mi vengono), tornare alla semplicità, alle basse pretese, alla natura fresca ma portando con sé conoscenze fisiche, matematiche, scientifiche che ne esaltino le prospettive e la modernità?

L’ambizione di una scelta

Quindi in definitiva io penso che chi non ha desiderio di studiare, apprendere cose nuove, talvolta semplici e intuitive e talvolta più complicate, è libero di farlo e di vivere ciò a cui le sue scelte lo condurranno (sempre che queste non siano in realtà dipese da una pessima formazione le cui colpe potrebbero essere attribuibili a terzi), ma se io ho un piacere sfegatato di studiare, ricercare, testare, costruire, rompere, riprovare, essere creativo, prolifico ed entusiasta, devo poter scegliere di fare da me. Dalla casa come dico io, al veicolo come dico io, dagli elettrodomestici come dico io, ai sistemi per l’energia ed il riscaldamento come dico io, dall’interattività e le comunicazioni che preferisco, alle abitudini inconsuete, non omologate che mi balenano per la testa. Altrimenti la democrazia diventa una parola leggera, sventrata, impoverita da tutti coloro che ne hanno abusato senza la giusta sapienza, maturità e coscienza.

*La stessa componentistica (per marca e modello) che le aziende ai vertici delle filiere forniscono ai costruttori di climatizzatori, pompe di calore e di sistemi per il trattamento dell’aria. Quindi nulla di pericoloso, artefatto, arrangiato.

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I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA
L’educazione dei bambini traduce il concetto di democrazia - Articolo in revisione
Superconduttori e supercomunicatori - Articolo in preparazione

Esistono infinite direzioni anche se ne guardiamo sempre e solo una

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Il mercato imminente degli schermi Ultra HD 4K

Scritto da Ralph DTE il 22 Ottobre 2014

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Migliorare le prestazioni dei polimeri attraverso micro correzioni

Fonte: Npd DisplaySearch

L’agenzia di ricerche Npd DisplaySearch ha formulato una previsione secondo la quale nei prossimi tre anni la vendita degli schermi Uhd Ultra HD 4K da 8 megapixels (3840 x 2160p) crescerà ad un tasso annuo medio del 69%.

Gli schermi Ultra HD 4K da 9 megapixels (4096 x 2160p) invece avranno una crescita più modesta pari al solo 8% annuo.

Con la dicitura 4k si intende che lo schermo offre una risoluzione 4 volte più elevata rispetto ad uno schermo Full HD 1K (1920 x 1080p).

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