Ralph DTE

Bringing art into engineering.

Protesi polimeriche bio-compatibili stampate in 3D

Scritto da Ralph DTE il 27 Novembre 2014

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Ricambi bio-compatibili su misura per il corpo umano

Fonte: Servizio tv nazionale cinese su YouTube

In attesa del successo dei ricercatori nella stampa 3D di tessuti cellulari e, in seguito, di interi organi di ricambio per il corpo umano, un team di medici cinesi ha realizzato una protesi polimerica bio-compatibile stampata in 3D.

Nello specifico si tratta di una protesi ossea, esattamente una vertebra cervicale (C2) che è stata impiantata in un paziente colpito da un brutto male. Lo stimolo ad effettuare questo particolare intervento è nato dall’impossibilità di trovare e, in ogni caso di adattare, la vertebra proveniente da un donatore.

L’intervento è stato effettuato presso il Peking University Third Hospital ed il team di medici era condotto dal dottor Liiu Zhongjun.

Tra i vantaggi, oltre all’affidabilità dimostrata dai materiali polimerici impiegati, troviamo la possibilità di replicare con estrema precisione l’organo originale da sostituire con precisione nell’ordine dei centesimi di millimetro.

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La formula 1 e il preludio della crisi economica globale

Scritto da Ralph DTE il 24 Novembre 2014

Il patron della formula uno, l’inglese Bernard Charles Ecclestone, più conosciuto come Bernie Ecclestone, è il padre dell’organizzazione imprenditoriale a cavallo tra la vecchia formula uno grezza e lo sport motoristico ai massimi livelli, anche economici, che conosciamo oggi. Questo mese egli ha rilasciato una dichiarazione alla stampa che, con ogni probabilità, resterà scritta nella storia sportiva (a mio avviso anche economica) mondiale di tutti i tempi. Per intenderci stiamo parlando di uno sport dove una sola stagione, per ognuno dei top team, con riferimento all’ultimo decennio,  può arrivare a costare cifre che si avvicinano al mezzo miliardo di dollari.

Risulta noto, non solo agli appassionati di motori ma anche a coloro che si interessano dell’andamento dei mercati, che “anche” la formula uno stia attraversando una crisi economica nera. Scrivo “anche” ma in realtà desidero sottolineare in qualche modo come la crisi della formula uno non sia altro che figlia diretta della crisi economica globale, figlia dei medesimi meccanismi e figlia dei medesimi fautori. Ho scritto tempo addietro come certi meccanismi economici partano dal basso per poi guardare con occhio goloso anche le realtà più grandi che non sono affatto escluse dalle leggi dei mercati (vedi link correlati).

Ho scritto, inoltre, diversi articoli circa la crisi globale e tutti, spero, semplici da comprendere cosicché ogni lettore possa adottarli come strumenti efficaci per capire e non sia escluso da paroloni difficili e teorie astruse e astratte che non sono di alcuna utilità per comprendere e risolvere certi problemi (vedi link correlati). Al di là delle conferme e degli apprezzamenti, più che graditi, che ho avuto dai lettori (dall’artigiano, l’imprenditore, fino al professore universitario e “uomini di scienza”) quello che mi mancava era almeno un pallido accenno di conferma anche da parte di chi gestisce “annualmente” cifre dell’ordine dei miliardi di dollari.

Ad inizio Novembre (2014) il top manager della formula uno, Ecclestone, ha lasciato un’intervista “insolita” figlia probabilmente di un disagio ormai impossibile da nascondere (specie dopo il forfait di alcuni team che non si sono iscritti alla stagione 2015); quel tipo di intervista che i guru della comunicazione, poco prima di entrare in sala stampa, ti sconsigliano vivamente di tenere per non far trapelare debolezze, incertezze e non far sorgere conseguenti reazioni di instabilità. La dichiarazione rilasciata alla stampa mondiale:

“Il problema sta nel fatto che troppo denaro è spartito in maniera non ottimale. Probabilmente per colpa mia. Sembrava un buon accordo quando lo abbiamo sottoscritto, come spesso accade in queste situazioni. Rimpianti? Se le scuderie fossero di mia proprietà avrei sicuramente agito in maniera differente, perché quello sarebbe stato il mio denaro. Ma io lavoro con persone che sono nel circus per guadagnare soldi. La soluzione al problema è strettamente legata al contributo dei team principali. Gli ho detto che vorrei prendere una quota dei premi che ricevono sulla base dei risultati. Sto pensando di spartire quella somma fra le 3-4 squadre più in difficoltà, a cui aggiungerei una cifra analoga. Dobbiamo decidere qual è la soluzione migliore per risolvere i problemi. Onestamente so cosa non funziona, ma non so come aggiustarlo. Nessuno è in grado di fare qualcosa. Non è possibile agire perché le regole ci bloccano”.

Premesso che con l’ultima frase “le regole ci bloccano” non si intende le regole dei mercati ma della formula uno e scongiurando quindi l’ipotesi che “ulteriori” maggiori libertà dei mercati, già oltremodo deregolamentati, possano essere la soluzione di una crisi economica nata proprio dalla “deregolamentazione furiosa”, possiamo mettere in risalto i due perni attorno ai quali ruota il discorso. Il primo: “Il problema sta nel fatto che troppo denaro è spartito in maniera non ottimale”, ed il secondo: “Onestamente so cosa non funziona ma non so come aggiustarlo”.

La crisi della formula uno nasce quindi dal fatto che troppo denaro è spartito in maniera non ottimale… il divario tra i top team ed i team che ci provano, che tentano di stare in gioco, è abissale, insormontabile, incolmabile… esattamente ciò che è accaduto anche in Italia (ed in tutta una serie di altri stati) dove negli ultimi anni si è operato insanamente (e a mio avviso consapevolmente) affinché aumentassero le “differenze” e venisse gambizzato in particolar modo il ceto medio nonché le piccole e medie imprese offrendo come tornaconto un potere immenso a vantaggio di poche e grandi realtà che ora si trovano sole al comando. Il problema è che finché si tratta di sport, se non si considera per un attimo l’immensa filiera che c’è dietro, il massimo che può accadere è di annoiare il pubblico, ridurre lo spettacolo, deludere chi stava provando a fare un buon lavoro anche come team minore e rovinare nuove opportunità di investimento. Se invece ci spostiamo all’interno di uno stato le cose cambiano drasticamente dimensione e conseguenze ma il succo rimane il medesimo… i cittadini perdono motivazione, si riduce la partecipazione, si deludono le aspettative anche di chi si dava da fare per esserci e si rovinano le opportunità di investimento che coinvolgono numerose realtà a favore invece di pochi che potrebbero non rivelarsi particolarmente meritevoli, competenti e idonei.

Si sa quindi cosa non funziona ma non si sa come aggiustarlo perchè se in uno sport come la formula uno fa paura il solo pensiero di andare avanti anche senza i grandi nomi che non ci stanno a “rinnovare” un mondo ottimizzato, sicuro ed estremamente orientato ormai da anni solo sulle loro esigenze, all’interno di uno stato le cose non sono poi così diverse e si teme terribilmente l’idea di andare avanti senza i soliti impegnandosi vivamente a ricostruire, sul serio, lo spazio vuoto che è stato lasciato tra il “minimo” ed il massimo. Compreso questo non è poi così inverosimile porre rimedio alla situazione, è sufficiente saper fare le opportune rinunce.

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Impianti da capogiro del circus della formula uno

La formula uno si adorna di strutture favolose, oggetti e ricchezze fuori dalla concezione umana
ma con il tempo ha lasciato che questo surclassasse l’aspetto più importante, l’agonismo.
La crisi non ha tardato ad arrivare. Oggi più che mai però la formula uno è diventata l’esempio
lampante dei meccanismi della crisi economica globale che sta distruggendo la “normalità”
di ciò che è intermedio e di ciò che è semplice.
Image’s copyright: www.abduzeedo.com

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development

Scritto da Ralph DTE il 23 Novembre 2014

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La terza fase si compone del “Concept Verification Milestone” e del “Concept Approval Gateway”. Gli obiettivi chiave del Concept Verification Milestone, o CV Milestone, sono quelli di rivedere lo stato del prodotto e lo sviluppo di:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
approvazione del modello realizzato in argilla per iniziare la modellazione (A-Class) delle superfici.

L’obiettivo del Concept Approval Gateway, o CA Gateway, è quello di rivedere lo stato del prodotto e costruire la fiducia con il cliente fornendogli la prova che il prodotto soddisfa i suoi obiettivi:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
completamento della progettazione dell’ esterno/interno del veicolo,
raggiungimento di superfici ad elevata qualità ed efficienza (A-Class surface).

Il CA Gateway segna anche il punto di inizio di tutte le versioni di un prototipo e consente di richiedere ai fornitori il corretto approvigionamento di componenti e attrezzature utili a realizzare il prototipo stesso.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Strutture del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Modello d'argilla della Porsche 918

Image’s copyright: Porsche AG

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal

Scritto da Ralph DTE il 20 Novembre 2014

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La seconda fase comprende il “Concept Initiation Gateway” ed il “Concept Direction Gateway”. Il Concept Initiation Gateway, o CI Gateway, ha l’obiettivo di riesaminare il prodotto e le esigenze del mercato tra cui:

revisione delle esigenze del cliente, del prodotto e del mercato;
revisione del Business Case;
definizione di ruoli e responsabilità;
revisione della tempistica del progetto proposto e del piano delle risorse richieste;
profili del finanziamento fino a compimento del programma.

Il Concept Direction Gateway, o CD Gateway, ha come obiettivo chiave quello di esaminare le opzioni che offrono una soluzione alle esigenze del prodotto e del cliente, tra cui:

business case;
progetto di tempi e risorse;
distinta base (ovvero l’insieme di tutti i componenti, sottocomponenti e materie prime necessarie);
budget di investimento per il progetto, le attrezzature e gli utensili necessari;
fattibilità tecnica di finanziamento relativa ad ogni opzione;
selezione di eventuali partners strategici (Strategic Engineering Partners - SEP’s) che sono necessari per sostenere lo sviluppo tecnologico.

Nell’immagine in basso un esempio semplificato di Bill of Material (in italiano Distinta base) del favoloso LEGO Mindstorms. Su un piano sono riportati tutti i componenti necessari a realizzare il prodotto. Questo permette di avere una panoramica di tutto il materiale che sarà necessario per arrivare al prodotto finito. In realtà tutti i componenti vengono catalogati in una distinta compilando la quale si descrivono tutte le caratteristiche intrinseche di ogni singola parte e/o materia prima.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Strutture del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Esempio semplificato di Distinta base - Bill of Material

Nell’immagine un esempio semplificato di Bill of Material
(in italiano Distinta base) del favoloso LEGO Mindstorms.
Image’s copyright: LEGO Group

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 1: Inizio | Start

Scritto da Ralph DTE il 15 Novembre 2014

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

Hanno inizio i processi (si vedano i link correlati in basso) di Styling (si eseguono Sketches e Rendering), Vehicle Integration (si esamina il Product Profile), Supply Chain (si effettua il BoM Targets and Request for Quotations), Manufacturing (CDVR), Test and Development (si avvia il Benchmarking). Mentre il processo di Engineering partirà solo in un secondo momento, non appena stabilite le linee generali di ciò che si intende fare realmente, perché, come e per chi.

In una prima analisi, negli articoli di questa rubrica che seguiranno, osserveremo le fasi essenziali (1-7) e successivamente i processi che evolvono lungo le fasi essenziali (1-6). L’immagine riportata nel primo articolo “Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)” sarà fondamentale per comprendere visivamente come si incrociano fasi essenziali e processi. Una sorta di tabella a doppia entrata dove i vari step sono segmentati da linee temporali racchiude uno dei segreti fondamentali per ingegnerizzare un prodotto ed ottimizzare il suo processo produttivo evitando inutili sprechi e disagi da scarsa coordinazione.

Sketches: schizzi su carta o mediante tavoletta grafica a cura dei designers.
Rendering: generazione di un’immagine da un modello mediante software dedicati.
Product profile: mezzo di comunicazione tra reparto vendite, marketing e ingegneri.
BoM Targets: elenco di componenti, sottoassiemi, semilavorati e materie prime necessarie.
Request for quotations: si avanza una richiesta di offerta a fornitori per prodotti e servizi specifici.
CDVR: targets nominali e gamma di forma e finiture dell’interno e l’esterno del veicolo.
Benchmarking: analisi comparativa.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Strutture del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Sketch AUDI

Image’s copyright: AUDI AG

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Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Scritto da Ralph DTE il 14 Novembre 2014

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Questo articolo segue da:
Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione

La matematica dimostra che se si chiede ad un campione di persone quante caramelle ci sono in un capiente barattolo di vetro a loro mostrato, solo pochissimi forniranno un numero prossimo alla realtà (in un esperimento condotto dal matematico Marcus du Satoy, solo 4 persone su 160 si sono avvicinate al reale numero di caramelle contenute nel barattolo, le altre hanno fornito cifre completamente strampalate, chi troppo basse, chi troppo alte) ma, inaspettatamente, andando a calcolare la media dei numeri ipotizzati dai partecipanti al test, si otterrà un numero decisamente molto vicino a quello reale (nell’esperimento citato, su un campione di 160 persone, la media restituiva il numero 4514,8 mentre il valore reale di caramelle contenute nel grande barattolo di vetro era 4510). Questo come a dimostrare che la folla “conosce la realtà” ma non il singolo individuo (the wisdom of the crowd, la saggezza della folla).

La matematica permette inoltre di fare cose pazzesche come ad esempio prevedere l’andamento dei mercati azionari applicandola debitamente ai commenti che la gente pubblica sui social network, oppure conoscere in anticipo quante persone verranno colpite dall’influenza semplicemente operando delle statistiche sulle parole prevalentemente ricercate da loro sui motori di ricerca. Si sostiene persino di riuscire a sapere in anticipo, sempre applicando opportunamente la matematica, quale automobile compreremo in futuro… prima ancora che noi la scegliamo.

Così legittimamente mi chiedo: “Siamo sicuri che è la folla che messa insieme conosce la realtà delle cose, oppure vale il contrario e si tratta invece di fenomeni perturbatori che convincono la massa a seguire determinate strade?”. Chi di voi ha visto il film “Australia” si sarà accorto come, in una scena, la mandria di bestiame, spaventata da un incendio doloso (fenomeno perturbatore) parta impazzita di corsa in direzione del burrone. Ebbene in effetti la mandria resta unita ed ogni capo di bestiame, nel panico, sceglie di seguire tutti gli altri invece di fare valutazioni proprie. Proprio come se sentisse che la scelta migliore sia quella di dover seguire la folla perchè la folla ha ragione, non il singolo.

Lo stesso del resto accade anche con le mode quando si cerca disperatamente di essere attuali “come gli altri” invece di valutare cosa ci sta bene indosso o meno. Sembra quasi un’operazione automatica, esce il nuovo giubbetto, il nuovo dispositivo digitale o lo speciale in tv sui tatuaggi ed ecco che di conseguenza molti…
A volte sembra che le nostre menti lascino larghi spazi vuoti in attesa di un segnale esterno da seguire. E’ la folla quindi che messa insieme conosce la realtà delle cose oppure vale il contrario ed un fenomeno perturbatore influenza la massa nel prendere una strada al termine della quale potrebbe non vedere la presenza di un burrone? Quale sistema di “supercomunicazione” può suggerire ai più di seguire la massa? Paure e timori? La realtà quotidianamente raccontata dai media? La realtà come la percepisce ognuno di noi? -E qui ritorna in loop la domanda: “La realtà come la percepiamo noi è frutto di influenze?”- L’ignoranza? -Non intesa come propria di un individuo non scolarizzato, bensì anche del laureato che a fatica analizza prospettive differenti da quelle che gli sono state insegnate- Messaggi camuffati? La memoria di un certo polimero organico detto DNA?*

*La cui reale presenza nell’acido desossiribonucleico è, al momento in cui scrivo, ancora da dimostrare scientificamente.

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Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione
Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Saggezza della folla

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Scritto da Ralph DTE il 14 Novembre 2014

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Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione

Scritto da Ralph DTE il 13 Novembre 2014

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: L’arte penetrante della comunicazione

I materiali superconduttori permettono il passaggio privo di resistenza delle cariche elettriche in determinate condizioni fisiche. Esistono materiali con capacità più o meno conduttive in base a come sono strutturati a livello molecolare. Nella comunicazione avviene la stessa cosa, ci sono persone più o meno comunicative ovvero più o meno capaci di trasportare un concetto da un cervello ad un altro. Tuttavia anche i cervelli, come i materiali, non sono tutti uguali. Esistono infatti cervelli permeabili, cervelli filtranti o completamente impermeabili così come esistono materiali superconduttori, conduttori o isolanti.

L’arte della comunicazione non è propria di tutti, ognuno riesce a far passare solo un certo tipo di informazioni e solo in un certo modo verso ben precisi destinatari. Quello che è certo è che un buon comunicatore conosce la strada più semplice, e preferita dall’interlocutore, per trasferirgli un messaggio. Che il messaggio sia utile o meno, sincero o meno, non importa; egli sa come farlo arrivare incontrando la minore resistenza possibile nella ragione dell’altro. Ci riesce perchè conosce il metodo per evitare le barriere mentali ed essere piacevole, esattamente come le basse temperature permettono ai superconduttori di assumere resistenza nulla ed espellere al loro esterno i propri campi magnetici agevolando notevolmente il passaggio delle cariche elettriche.

Non importa se con il passaggio delle cariche verrà alimentato un dispositivo utile o nocivo, in quelle determinate condizioni esse passeranno liberamente e con le migliori prestazioni. Lo stesso nella comunicazione. Una volta scoperta la “combinazione”, il “setup” migliore per l’accesso libero e agevolato ad un cervello, ecco che questo non si opporrà al passaggio di concetti anche distorti o, persino, inutili e inconcludenti. Tutto sta nel trovare le condizioni idonee affinché vi sia un passaggio veloce e privo di resistenza o con una resistenza ridotta ai minimi termini.

Fino a prova contraria però gli esseri umani sono sì fatti anche loro di molecole, atomi, elettroni, ma hanno quel qualcosa in più che li dovrebbe spingere a dire: “Sì con queste condizioni puoi effettivamente attraversarmi facilmente, tuttavia io lo sto impedendo perchè il fine non è da me condiviso”. Il pulsante che attiva un ordigno nucleare è fatto di molecole, atomi, elettroni, proprio come noi, ma questo non può valutare il fine ed opporsi. Così lascia che alla sua pressione le cariche attraversino i suoi contatti al fine di trasmettere un segnale di attivazione. Noi invece abbiamo dei sensi, una coscienza, un pensiero, un intuito, una logica che ci possono far “ragionare” e che, a fronte di un impegno mentale, dovrebbero evitare che ogni quisquilia ci attraversi generando le più disparate conseguenze. Ma la realtà è che messi nelle giuste condizioni, lasciamo che ogni concetto ci attraversi pur avendo noi i mezzi per impedirlo (che puntualmente non usiamo o non abbiam voglia di usare). Molto spesso non sappiamo filtrare le comunicazioni nocive e crediamo a tutto ciò che ci attraversa. Sovente veniamo persino suggestionati senza accorgercene e produciamo come risultato un pensiero che riteniamo nostro ma che è figlio di timori indotti.

A questo punto mi chiedo: “Siamo dei semplici conduttori noi?”. Trattasi ovviamente di una tipica domanda retorica e provocatoria la cui risposta, personalmente, orbita sempre attorno al medesimo concetto: se non siamo correttamente istruiti, formati, preparati fin da piccoli nei vari livelli di istruzione, non avremo mai (o quasi mai) gli strumenti per utilizzare al meglio le nostre capacità e difenderci quando ci viene propinata l’insensatezza. Qualunque cosa, nell’inconsapevolezza, potrà facilmente attraversarci. Ecco, nel paragone, l’ignorare permette il passaggio facilitato di concetti nel cervello così come le basse temperature permettono il passaggio libero delle cariche nei superconduttori.

Continua…

Superconduttività
Necessita di: materiale superconduttore, temperature prossime allo zero assoluto (0 Kelvin)
Va da: un estremo all’altro di un materiale superconduttore
Il fenomeno presenta: espulsione del campo magnetico all’esterno, resistenza nulla
(passaggio libero delle cariche elettriche)

Supercomunicazione
Necessita di: persona supercomunicatrice, menti permeabili
Va da: cervello 1 a cervello 2
Il fenomeno presenta: espulsione della ragione, resistenza nulla
(passaggio libero dei concetti)

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Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

Superconduttori e supercomunicatori

Image’s copyright: www.bbc.com

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Che cos’è il Rocker Boss?

Scritto da Ralph DTE il 13 Novembre 2014

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: Dall’inglese all’italiano, passando per il motorismo

Risponendo a: Laura C.

Laura C. scrive: Egregio Raffaele Berardi, sono una traduttrice, lavoro per alcune società di doppiaggio. Mi permetto di contattarLa per chiedere un’informazione relativa al mio lavoro. Sto infatti traducendo un episodio di una serie televisiva canadese ambientata in una piccola compagnia aerea, e vorrei conoscere il Suo parere su una battuta forse banalissima ma che per me, non esperta di motori, può essere difficile tradurre correttamente.

Il meccanico della compagnia, per dire a una persona che è un’incompetente in fatto di motori di aereo, le dice: “You don’t know a poppet valve from a rocker boss!”. Cioè: Tu non sai distinguere una valvola a fungo da…”. Cosa? Credo che il rocker sia il bilanciere, ma quale parte del bilanciere può essere definita “boss”, e potrebbe essere confusa con una valvola a fungo?

Spero Lei possa essermi d’aiuto. Grazie.

Gentile Laura, La ringrazio per avermi contattato, mi fa ovviamente piacere. Gli organi indicati nel dialogo in realtà non si assomigliano ma si trovano semplicemente allocati in posizioni una prossima all’altra. Ad ogni modo la risposta alla sua domanda è:

Poppet valve, ovvero, come già mi ha scritto, valvola a fungo. Nel gergo motoristico la chiamiamo semplicemente valvola (avrà sentito dire ad esempio delle vetture stradali “La tale vettura è dotata di motore 16 valvole”, difficilmente sentirà dire “La tale vettura è dotata di motore 16 valvole a fungo”. Vengono chiamate “valvole a fungo” quando sono comparate a dispositivi meccanici alternativi che svolgono la stessa funzione basandosi però su altri principi; ad esempio “le valvole a fungo (poppet valve) lavorano con moto rettilineo alternato mentre le valvole rotative (rotary valve) lavorano seguendo un moto circolare”. Se la conversazione si svolge tra tecnici, come mi ha accennato, la dicitura “valvola a fungo” ci può stare senza problemi. Ovviamente la scelta tra il termine valvola e valvola a fungo la valuterete voi in base al labiale, immagino.

Rocker boss, ovvero il supporto che vincola il perno attorno al quale si muovono i bilanceri delle valvole a fungo. I bilanceri possono oscillare come un dondolo, il perno che permette questa oscillazione è fermato all’interno del rocker boss. Il rocker boss non è altro che una sede ricavata nella parte superiore della fusione di alluminio della testata. Una testata può avere uno o più rocker boss a seconda del numero del numero dei cilindri del motore, delle valvole di cui è questo è dotato e dello schema della distribuzione scelto e quindi dei bilanceri necessari. Tradurlo in italiano con un termine breve, sovrapponibile, è cosa ardua. Se la frase è fine a sé stessa si può generalizzare (mantenendo comunque professionalità e rigore tecnico) e dire:

“Tu non sai distinguere una valvola a fungo da una testata!”

oppure

“Tu non sai distinguere una valvola da una testata!”

oppure

“Tu non sai distinguere una valvola a fungo dalla sede di un bilancere!”

oppure

“Tu non sai distinguere una valvola a fungo da un porta bilancere!”

Onestamente credo che persino un Ingegnere di Formula 1 italiano si chiederebbe “E cos’è adesso un porta bilancere?”. Questo per dire che si possono cercare tanti modi per far stare la traduzione italiana all’interno di quella americana, però…
La parola “testata” credo sia quella che meglio può assolvere i suoi compiti. Ad ogni modo le ho allegato un’immagine con l’indicazione delle voci per ulteriore chiarezza.

Rocker Boss - Supporto perno bilancere punterie

Il Rocker Boss non ha una traduzione in italiano diretta, si tratta
comunque del supporto che sostiene il perno del bilancere delle punterie.

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