Ralph DTE

Bringing art into engineering.

Matematica dei Frattali (introduzione alla)

Scritto da Ralph DTE il 16 Luglio 2014

Rubrica: Matematicamente

Titolo o argomento: Quando una parte del “tutto” assomiglia al “tutto” stesso

Cosa lega le bolle di sapone, l’architettura, la biomimetica, gli alberi, la matematica, la roccia vulcanica, i cristalli di ghiaccio, le montagne, i cavolfiori, i molluschi, gli alveari, la computer grafica e moltissime altre cose, costruite dalla natura di questo pianeta e, in seguito, imitate dall’uomo? Apparentemente nulla e, anche sforzandosi di trovare un legame, un nesso logico, una similitudine, un comportamento ricorrente, l’impresa sembra davvero ardua ma… senza dubbio assai curiosa. C’è infatti una particolare logica che si cela dietro oggetti e discipline menzionati nella domanda iniziale, questa logica si chiama: matematica dei frattali. Gli scienziati hanno osservato che dietro a molte cose che ci stupiscono in natura si nascondono precise ricorrenze matematiche. Un po’ come se per tutto ciò che esiste vi fosse un preciso input matematico che definisce come ogni cosa dovrà esser fatta per funzionare al meglio, per ottimizzare le proprie strutture, per massimizzare ed allo stesso tempo semplificare le sue proprietà e le sue funzioni (ad es. risparmiare materiale, necessitare di minore energia, lavorare nel modo più redditizio riducendo ogni minimo spreco e così via).

Benoit Mandelbrot, il padre dei frattali

Come la meccanica quantistica permette di esplorare fenomeni che la meccanica classica non è in grado di spiegare, così la matematica (o, se volete, la geometria) dei frattali consente di esplorare fenomeni a cui la geometria euclidea non riesce a dare risposte. Il matematico Benoit Mandelbrot è il padre fondatore di questa recente branca della scienza che ha aperto nuovi interessanti capitoli matematici solo poche decine di anni fa (siamo negli anni ‘70 dello scorso secolo). In realtà i primi oggetti frattali vennero introdotti nel contesto scientifico già tra il 1800 ed il 1900 da importanti matematici quali Giuseppe Peano, Helge Von Koch e Waclaw Sierpinsky. Tuttavia la mancanza di un rigore matematico creò inizialmente qualche scetticismo. Benoit Mandelbrot riuscì invece a dare una struttura al tema e, tra le altre cose, introdusse il termine “frattale” per la prima volta nella sua opera dal titolo “The fractal geometry of nature” che pubblicò nel 1982.

Continua…

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Matematica dei frattali (introduzione alla)
Matematica dei frattali: Proprietà - IN PREPARAZIONE
Matematica dei frattali: Curiosi esempi - IN PREPARAZIONE

bolle di sapone

Nel terzo articolo sui frattali introdurremo alcuni esempi tanto curiosi quanto sbalorditivi.
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L’illusione di una nuova vita all’estero

Scritto da Ralph DTE il 11 Luglio 2014

Se andate all’estero per opportunità di ricerca, di accrescimento professionale, per fare esperienza, per cambiare aria per un po’, o perchè avete trovato un lavoro dignitoso ma è viva in voi l’idea di tornare in patria per fornire il vostro contributo partecipativo, ben venga. Se andate all’estero perchè non ne potete più dell’Italia e non vi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di tornare, vi capisco. Se andate all’estero perchè pensate di aver risolto i vostri problemi per sempre allora non sono d’accordo con voi.

Mi turba l’idea che il messaggio sempre più frequentemente trasmesso ai giovani, attraverso vari mezzi di comunicazione, sia quello contenente una spinta ad andar via perchè là fuori tutto è meglio purché non si chiami Italia. Sono stati messi in mostra stipendi fissi, serenità, scatti di carriera e belle piazze di paesi stranieri piene di giovani, studenti dell’Erasmus, turisti e vita in movimento, senza però spiegare come ciò sia possibile e come funzioni il meccanismo.

Ad esempio ho sentito dei ragazzi sostenere, in un’intervista di uno speciale sul tema, che ora che sono andati all’estero finalmente prendono uno stipendio fisso. Sicuramente una bella cosa, non c’è dubbio, però sarebbe opportuno sottolineare più volte come, per esempio in certi paesi dell’est Europa, gli stipendi siano piuttosto bassi ma permettano comunque di vivere dignitosamente perchè il costo della vita è moderato rispetto al nostro. Non appena i cicli economici “carichi di attriti” porteranno un aumento del costo della vita, quelle poche centinaia d’Euro al mese a nulla serviranno anche lì. Quello che più di valore rimarrà sarà senza dubbio il mestiere imparato e l’esperienza maturata.

Altra cosa che non viene debitamente sottolineata è che in diversi paesi considerati vantaggiosi per i giovani Italiani, gli scatti di carriera non comportano alcun aumento di stipendio (o aumenti dell’ordine di pochi Euro). I giovani Italiani sono disposti ad accettarlo all’estero, quando qui non lo farebbero (o quantomeno assolutamente non volentieri), solo perchè comunque lo stipendio è fisso.

Breve digressione. Fisso o considerato tale, la crisi degli ultimi anni dovrebbe averci fatto capire che nulla è per sempre, nulla cresce per sempre e davvero tutto può succedere. Inutile citare coloro i quali nonostante il contratto a tempo indeterminato hanno perso il lavoro di cui erano certi e, avendo un mutuo, hanno perso la casa subendo una batosta anche maggiore di chi il mutuo non lo aveva ottenuto. Massimo rispetto ovviamente, però questo sottolinea come anche il posto considerato sicuro non fosse in realtà tale (forse era solo un po’ più sicuro). Noi giovani però non lo potevamo sapere anche per via di un’istruzione servita con le pinzette; quanti onestamente nel 2008, una volta ottenuto il contratto a tempo indeterminato, hanno pensato: “Adesso posso ottenere un mutuo, sì ma se l’azienda chiude?”. Diciamoci la verità si tendeva a credere che fosse impossibile per un’azienda chiudere, tantomeno per aziende con nomi di un certo rilievo, e invece… sono stati i primi (a volte le apparenze e le suggestioni…).

Senza dubbio in certi tali paesi dell’est Europa le differenze sociali sono minori e sicuramente questo contribuisce a tenere le persone più unite tra loro e maggiormente in grado di influire sulle direzioni prese da chi gestisce il paese. Ma se sei italiano, se le tue radici sono qui, a quale causa potrai unirti, e con quali legami, in un paese che a stento sa chi sei? Quindi minori differenze sociali, sì, uno stipendio fisso, è molto probabile, scatti di carriera, ben vengano, ma di cosa sarà importante tener conto sull’altro piatto della bilancia?

Se non guardiamo solo l’est Europa, bensì l’intero mondo, si può fare un’osservazione piuttosto interessante. Ho costantemente contatti in gran parte del mondo e sto volentieri a sentire quello che queste persone (studenti, professori, professionisti, tecnici, lavoratori di vario genere) mi raccontano. Alcune di queste persone sono anche italiani emigrati. Ebbene sento costantemente di persone che dall’Italia partono e vanno in Germania perchè lì hanno trovato una soluzione migliore per loro (ed è vero, non ci sono dubbi, ma sono le condizioni al contorno che vanno osservate, tra un momento ci arriviamo). Per questioni di lavoro tratto poi con diversi professionisti in Germania che mi dicono che la situazione è brutta anche da loro e stanno pensando di andarsene più su… in Inghilterra (la maggior parte di questi mi parla di Londra come potrete immaginare). Quando parlo con clienti o professionisti di Londra indovinate cosa mi dicono? Del resto il mondo è una sfera e teoricamente si può andare “su” all’infinito.

Così parlandoci un po’ meglio si scopre che l’italiano che era abituato ai 1000 Euro al mese, e che con la mastodontica crisi globale rischia a stento di prenderne la metà, è ben lieto di prenderne 1000 - 1200 al mese in Germania al posto del lavoratore tedesco che prima era abituato a prenderne 2000, 2500 o addirittura oltre 3000 e che ora sta cercando a sua volta una soluzione altrove per contenere le sue perdite. Andando più su magari il lavoratore londinese audace tenta la svolta andandosene in Scandinavia, in Canada, in Cina o addirittura in Australia per sviluppare i suoi progetti. E così via.

Quello che mi colpisce è che c’è sempre uno che si accontenta del lavoro che l’altro non è più disposto a fare per una cifra sempre più bassa. Ognuno tende a mantenere le sue vecchie abitudini. Questo il mercato lo sa, impone le sue condizioni e qualcuno le accetta sempre. Il costo del lavoro ciclicamente si abbassa per dar vita ad una nuova era di ripresa (o pseudo tale). Un po’ come il meccanismo dell’Italia del dopoguerra in cui la gente povera ridotta alla miseria e reduce da un conflitto drammatico accettava la bassa retribuzione del lavoro, chinava la testa e giù a produrre offrendo alle nostre aziende una competitività spaventosa a livello mondiale.

In definitiva non credo ci sia una soluzione che sistemi tutti e metta a posto i giovani per sempre (del tipo posto fisso, mutuo sicuro, prospettiva di vita senza pensieri), come invece i nostri nonni ci hanno abitutato a credere venendo da un’Italia dove, fino ad alcuni decenni fa, questo era stato possibile a spese di un estremo futuro indebitamento (all’epoca sconosciuto ai più). Un indebitamento che oggi influisce pesantemente assieme a tutta un’altra serie di gravosi debiti che teoricamente dovremmo pagare noi. Quindi più che desiderare una soluzione che ci possa far adagiare sugli allori, dovremmo esser in grado di cercare di volta in volta ciò che è meglio per noi pur restando sempre vigili e coscienti su ciò che ci accade intorno.

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Il modello della crescita costante e continua non esiste
La nazione come il Monopoly
I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA

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E’ il nuovo arrivato, è bellissimo, pieno di prospettive ma non è per sempre, non è perfetto e non sarà
privo di problemi. Egli infatti crescerà, invecchierà, subirà gli urti della vita, non sappiamo come ne
uscirà ma non sarà facile, riserberà sorprese tra alti e bassi e, forse, ci stupirà.
Image’s copyright: www.thenewbornbaby.net

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Qualche mito da sfatare sui motori elettrici

Scritto da Ralph DTE il 9 Luglio 2014

Rubrica: Automotive alternativo

Titolo o argomento: Piccola parentesi sui powertrain elettrici per le piccole barche

Mi contattano spesso amici e conoscenti per sapere se è vero o meno quanto è stato detto loro circa l’acquisto di alcuni prodotti. Di recente uno di questi mi ha informato del fatto che sta montando su un piccolo gommone un motore elettrico al fine di potersi muovere comodamente nei laghi senza far rumore mentre pesca. Ottima idea senza dubbio, peccato però per quel simpaticone del rivenditore di motori elettrici per barche che nella sua esposizione ha inserito dei mastodontici orrori fisici spacciando tali affermazioni per finezze tecnologiche.

Nello specifico ha affermato che i motori da 1000 Watt che vende erogano in realtà la stessa potenza di un motore a combustione interna da 3000 Watt. Più precisamente il venditore sosteneva che quando il suo motore eroga all’albero 1000 Watt, offre le stesse prestazioni di un motore a combustione interna da 3000 Watt. Questo mi ricorda un po’ quel gioco mentale che ci proponevano da bambini quando ci dicevano: “Pesa più un chilo d’aria o un chilo di piombo?”. E tutti i bambini: “Un chilo di piomboooo!”. Però eravamo bambini e ci poteva stare. Quello che la logica nelle nostre menti ci proponeva era in realtà “E’ maggiore la densità del piombo!” ragione per cui rispondevamo a favore del piombo.

In realtà un motore elettrico mentre eroga 1000 Watt eroga la stessa identica potenza di un motore a combustione interna che sta erogando 1000 Watt. Le prestazioni all’albero sono esattamente le medesime. E, fidatevi, non ci sono santi. Se qualcuno è scettico può aprire i libri di fisica 1 e fisica 2 della scuola media superiore e verificare da sé.

A parte il fatto che cambia sicuramente come questa potenza viene espressa e come la coppia venga erogata, quello che su un motore elettrico (ma, come ho già detto in altri articoli, sarebbe più corretto dire “macchina elettrica rotante”) cambia di tre volte è il rendimento. Se su un buon motore a combustione interna siamo mediamente intorno al 28-30% di rendimento complessivo, su un motore elettrico, ad esempio brushless destinato alla trazione, siamo prossimi al 90%. Con un rendimento 3 volte superiore avremo sicuramente un consumo energetico minore per compiere lo stesso tragitto ma… 1000 Watt restano 1000 Watt.

Quindi dovrete sicuramente sfruttare una quantità minore di energia (kWh) per coprire il vostro percorso (a patto che il vostro pacco batterie ve lo consenta, a tal proposito vi consiglio di leggere i nostri articoli sulle batterie per trazione, presenti alla pagina Automotive di questo blog) ma la potenza erogata non cambierà, né sarà tre volte superiore, anzi… nei sistemi di trazione elettrici le prestazioni decadono a mano a mano che il pacco batterie si scarica, la capacità diminuisce e la tensione scende.

Ma non solo! Se sulla targhetta del motore elettrico del vostro gommoncino da pesca c’è scritto 1000 Watt, sappiate che in realtà non verranno mai erogati 1000 Watt di potenza massima se il pacco batterie non sarà realmente in grado di fornire questo livello di prestazione. Nei powertrain elettrici non conta quasi nulla il valore della potenza di picco erogabile dal motore, conta invece la potenza di picco erogabile dal pacco batterie abbinato all’elettronica di potenza necessaria. La potenza di picco del motore elettrico dovrà avere un valore superiore a quella del pacco batterie solo per questioni cautelative di progetto, ovvero per evitare che il pacco batterie possa danneggiare il motore (anche se poi subentra il settaggio dell’elettronica).

E’ molto probabile quindi che il motore elettrico in questione non eroghi nemmeno 1000 Watt ed a mio avviso, considerato l’esiguo pacco batterie, caratterizzato tra l’altro da bassi valori di scarica e bassissima capacità, credo che a stento possa erogare 500-600 Watt. Insomma un’onda o la corrente del lago (senza considerare eventualmente quella del mare), avranno la meglio.

Curiosità

Due remi su un lago non sono una cattiva idea. Un uomo medio eroga circa 250 Watt senza troppi problemi, uno mediamente allenato anche 500 Watt e viene alimentato da pasta, frutta e verdura. Nel bilancio tutto sommato trattasi di una soluzione economica, affidabile e pronta all’uso, inoltre, permettetemi la digressione, le donne gradiranno.

Note

Il venditore di motori elettrici per gommoni ha chiesto a Piero (il ragazzo che mi ha posto la domanda) circa 2000 Euro per il motore completo di centralina, trasmissione ed elica; circa 700 Euro per un pacco batterie da 10Ah (non posso scrivere quanti Volt altrimenti si potrebbe capire di quale marchio sto parlando e non sarebbe professionale a mio avviso) e circa 1500 Euro per un pannello fotovoltaico “speciale” utile a ricaricare il pacco batterie quando il natante è fermo ad esempio mentre si sta pescando. Stiamo parlando di 4200 Euro per avere autonomia sufficiente per un’ora di mare (solo in caso di assenza totale di correnti e onde) viaggiando tra metà ed un terzo della potenza di picco. In caso si tenti di erogare sempre la potenza massima (realmente disponibile) l’autonomia scenderebbe a pochi minuti.
Nonostante ciò Piero, da quanto mi dice, procederà all’acquisto perchè si è innamorato del prodotto. Lo capite perchè scrivo tanti articoli anche sugli aspetti psicologici della società e del mercato e non solo sulla tecnica? :D

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Pensate ad una cosa… sicuramente c’è un’alternativa : )
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Pneumatici specifici per biciclette elettriche (ebike)

Scritto da Ralph DTE il 8 Luglio 2014

Rubrica: Automotive alternativo

Titolo o argomento: Quando pneumatici speciali sono realmente utili

Ecco che con l’ingresso a pieno titolo delle biciclette elettriche nei pensieri degli italiani, iniziano a farsi strada (come al solito) chiacchiere geometricamente indefinite e variegate voci di corridoio. Perfetti estranei del settore si tramutano improvvisamente in mastri artigiani e iniziano a dispensare consigli non di rado privi di fondamenti.

Uno dei temi topici riguarda i pneumatici destinati all’impiego sulle bici elettriche. Senza ingombranti giri di parole sottolineo subito come i costruttori di pneumatici, per primi, ci tengano a sottolineare che “non” è assolutamente vero che una bicicletta elettrica a pedalata assistita (a norma di legge) necessiti di pneumatici speciali con particolari omologazioni. Anche le norme sulla circolazione stradale di tali biciclette non prevedono (nel momento in cui scrivo) particolari omologazioni.

Questo è subito spiegato dal fatto che, anche se molti non se ne saranno accorti, con una normale bicicletta da trekking, non è poi così difficile raggiungere i 50-60 km/h in discesa. Come fa quindi un pneumatico a reggere serenamente alle sollecitazioni imposte a simili velocità dalle vostre gambe, la vostra massa, quella del mezzo e la forza di gravità e poi non reggere improvvisamente a velocità fino a 3 volte più basse?
Sarà facile rendersi conto che non ha senso quindi pensare di dover montare pneumatici speciali su una bicicletta elettrica a norma di legge (25 km/h di Vmax, 250 Watt di potenza max, pedalata assistita).

Se poi si considera che nelle gare di Cross Country e, ancor peggio, di soft Down Hill, non è poi così difficile in gara buttarsi giù per una discesa a velocità prossime ai 70-80 km/h (e ne sono testimone diretto avendo gareggiato nel Cross Country, essendo amatore nel Down Hill e, in tutte le altre salse, pedalando praticamente da tutta la mia vita), ne vien da sé che un pneumatico normalissimo di una bici da competizione è in grado di reggere velocità, urti e dissesti senza particolari problemi. Ovviamente è logico che bisogna saper scegliere un pneumatico e conoscerne le caratteristiche tecniche; non sarà infatti un casuale pneumatico del centro commerciale a garantire la vostra sicurezza mentre sfrecciate giù da una montagna, macinate chilometri per strada o vi esibite in ardue manovre di freestyle.

Ma allora i pneumatici destinati alle biciclette elettriche e dotati di particolari omologazioni a cosa servono? E’ presto detto, finché pedalate su una bici a norma di legge dalle ridotte prestazioni e la ridotta autonomia, avrete una massa addizionale (rispetto alla bici normale) minore o uguale a quella di uno zaino scolastico. Uno zaino scolastico con qualche libro dietro la schiena non pregiudica la sicurezza di una bicicletta e ne converrete con me immagino. Se però la bici viene dotata di particolari Powertrain (vedasi il nostro Caso di studio circa la bici Ralph DTE EBK Endurance), anche nel caso questa sia destinata alla circolazione su strada, ovvero con prestazioni limitate ma autonomia estesa, e quindi portando con sé un carico supplementare di batterie, allora sarà necessario tenere conto delle sollecitazioni introdotte dalle ulteriori masse aggiunte ed adottare i pneumatici che garantiscano il maggior grado di sicurezza.

Stesso dicasi nel caso simile ma inverso in cui non siano ulteriori masse a gravare sul telaio ma prestazioni molto elevate. Allora sì che in tal caso risulterà d’obbligo (progettualmente parlando) ricorrere a pneumatici speciali, con carcasse in grado di sopportare maltrattamenti consistenti e dotati di omologazioni che ne attestino il grado d’impiego cui possono essere sottoposti.

Ovviamente simili biciclette possono essere usate solo in aree private, in montagna, in impieghi speciali e via discorrendo. Se però vengono omologate, targate e assicurate (casco obbligatorio), allora i pneumatici dotati di particolari omologazioni diventano obbligatori non più solo progettualmente bensì anche per il codice stradale. Pertanto, se vi trovate in una di queste tre ultime condizioni citate, solo in tal caso, dovreste iniziare a pensare a pneumatici speciali con omologazione ad esempio di tipo ECE-R75 (valida in tutta Europa) che certifica l’idoneità del prodotto fino a 50 km/h tenendo conto di carichi superiori a quelli sopportati da una bici normale.

pneumatici_per_ebike.jpg

Per biciclette elettriche a norma di legge non sono al momento previsti particolari prerequisiti/omologazioni
dei pneumatici. Al contrario è richiesta una particolare omologazione per le biciclette elettriche targate
capaci di raggiungere velocità superiori ai 25 km/h e non superiori ai 50 km/h. Infine su biciclette elettriche
come quelle che costruiamo noi per particolari applicazioni su qualunque tipo di percorso al di fuori
della strada, pneumatici dotati di particolari omologazioni non sono obbligatori ma assolutamente
necessari per la sicurezza.

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Fine del mondo su ordinazione

Scritto da Ralph DTE il 7 Luglio 2014

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Un aneddoto sotto forma di fiaba delirante

Cosa succederebbe se all’improvviso avessimo il potere di porre fine rapidamente a tutto ciò che ci dà fastidio? Considerato che la gente ancora si “scorna” per discordanza di pensiero, nonostante gli accadimenti degli ultimi 6-8 anni avrebbero dovuto renderci più solidali, vi racconto un mio aneddoto sotto forma di fiaba delirante. Spero sia di vostro gradimento.

Mondo

Al mondo ci sono eventi conflittuali che chiamiamo guerre. La storia ci racconta che ci sono sempre state (anche se non posso sapere fino a che punto ciò corrisponda al vero) e, quella contemporanea, anche se ne sentiamo parlare poco, ci informa che diverse decine ve ne sono in corso attualmente in continenti quali l’Asia e l’Africa. Guerre combattute con le armi fanno più rumore, quelle combattute attraverso i mercati sono più silenziose ma lasciano segni tutto sommato simili. Così se elimini tutti coloro che alimentano guerre, tra varie parti del mondo e nelle loro forme più varie, pensi che ci sarà la pace.

Continente

Riduci il cerchio e trovi ora i conflitti e la competizione economica, che prima interessavano l’uomo a livello globale, nei paesi del medesimo continente. Il cerchio si è ristretto, procedi con una nuova tabula rasa ed eliminando gli avversari pensi che ora ci sarà la pace.

Stato

Ora sei all’interno di uno stato, il popolo unito ha eliminato lo stato avversario. Si concentra ora l’attenzione solo all’interno di un’unica cultura, un’unica tipologia di diritti. Però inizi ad accorgerti che mentre la gente prima era unita contro avversari comuni, ora ha pensieri diversi, bandiere diverse, squadre da tifare diverse. Sicuro di far bene procedi come da protocollo ormai ed elimini chi sta alla tua opposizione così pensi che ci sarà la pace.

Regioni, città, contee, paesini…

I cittadini di varie località socialmente e mentalmente collegate tra loro hanno eliminato chi la pensa diversamente. Il sogno, o l’incubo, è ormai vicino. Ma ora iniziano nuovi micro-conflitti interni per i motivi più assurdi. Il tale lavoratore ha infatti guadagnato di più del tal’altro lavoratore che sostiene di essersi adoperato per più ore, c’è bisogno di una riorganizzazione di varie attività che però non è condivisa, alcuni non rispettano regole imposte da altri che si ritengono più idonei a condurre, ecc… Iniziano i conflitti. Ma sarebbe più corretto dire: continuano i conflitti. Così elimini gli eccessi, escludi delle persone, ordini secondo il tuo volere, pareggi le situazioni pensando che ora ci sarà la pace.

Dentro casa

A tuo avviso hai semplicemente eliminato tutti i mali del mondo (o quelli che tu vedi come tali visto che erano in tanti a non essere d’accordo con te), ti guardi intorno e il tuo amico nutre un po’ di invidia nei tuoi confronti perchè i nani nel tuo giardino hanno un colore più vivo dei suoi. Tua moglie ce l’ha con te perchè pensa che la posizione corretta di riposo della tavoletta del water sia “sempre giù” e non “sempre su” come invece lo è per te. Perseverante nel tuo rigore elimini i fastidi più vicini a te e rimani solo. Finalmente ora ci sarà la pace?

Il singolo individuo

Pensi di poter stare finalmente in pace, così, solo sulla terra, vai a pescare per nutrirti. Accidentalmente ti tagli un piede su uno scoglio ma tu hai sempre odiato la vista del sangue (strano a dirsi) e non hai un dottore o un’infermiera che ti curino. Così ti arrabbi perchè sei solo e non c’è nessuno disponibile nel darti una mano quando serve. Ma allora visto che sei arrabbiato con te stesso decidi di eliminarti. Il mondo resta deserto e finalmente in pace ma non di certo perchè qualcuno ha capito…

Morale

Perchè non viene mai in mente che forse è più produttivo imparare a convivere con chi la pensa diversamente? In fondo c’è sempre da imparare dalle proprie esperienze così come dalle esperienze altrui. Forzare le nostre ragioni nel caso in cui un nostro particolare potere, una nostra particolare posizione ce lo permette, ci rende solo più soli.

Conclusioni

Credo sia una vera rarità incontrare qualcuno curioso di conoscere punti di vista differenti dai propri e desideroso di approcciarli come una scoperta; qualcuno che sia curioso di sapere cosa provate in determinate situazioni, cosa vi affligge e cosa invece vi rende malleabili e gioviali.

Per sapere se il mondo sta realmente cambiando non serve disturbare prestigiosi scienziati o effettuare particolari indagini statistiche, è sufficiente osservare ad esempio gli automobilisti. Quanti di loro continuano ad adottare atteggiamenti aggressivi quando ritengono di aver subito un torto sulla strada? Dai diciamoci la verità, praticamente quasi tutti. E quanti di loro hanno capito, o hanno avuto modo di leggere o comunque di venire a conoscenza del fatto che, secondo i principi della psicologia e della comunicazione*, l’aggressività scatta dal fatto che un’automobile maschera il vostro linguaggio del corpo dietro una carrozzeria rendendo quasi impossibile comunicare la vostra costernazione, il vostro rammarico per l’accaduto?

L’automobile non esprime realmente chi siete e cosa provate, la pubblicità vuol farvi credere questo affinché scegliate un prodotto anziché un altro ma… non è esattamente così. Non avete modo di utilizzare espressioni di scuse, di rammarico o di spavento, attraverso un involucro metallico**.

Fateci caso, se qualcuno invece vi urta a piedi per strada molto probabilmente si scuserà subito e voi, altrettanto probabilmente, congederete l’accaduto con un “No, niente, si figuri, nessun problema!” per il solo ed unico motivo che avrete avuto modo di percepire l’involontarietà del gesto. Lo stesso accade molto spesso (ma non sempre) in auto e praticamente nessuno, ancora oggi, l’ha capito. Ed ecco che si scatenano quotidianamente aggressivi ed inutili conflitti.

*Si ricorda che l’uomo è considerato la specie animale più intelligente del pianeta, anche se io qualche dubbio ce l’ho, per le sue capacità psichiche e comunicative)

**Anche se ho già pensato ad un modo affinché ciò sia, almeno in parte, possibile… :)

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Come andrà a finire? Tratto dallo storico cartone animato “Road runner”.
Image’s copyright: Warner Bros. Cartoon

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Sistemi video per retromarcia Waeco PerfectView per veicoli ricreativi, commerciali e industriali. Accessori, splitter video, switch e recorder - Berardi Store

Scritto da Ralph DTE il 7 Luglio 2014

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eBike: test #3 prototipo Ralph DTE EBK Endurance

Scritto da Ralph DTE il 1 Luglio 2014

Il caso di studio

Questo caso di studio inquadra i problemi cruciali della trasformazione di una bicicletta tradizionale in eBike e si pone l’obiettivo di testare i migliori compromessi tra semplicità di trasformazione, gestione razionale delle masse aggiunte (al fine di non penalizzare la guidabilità), autonomia, prestazioni, economia d’esercizio, ammortamento della spesa sostenuta, scelta di componenti affidabili, scelta delle celle più idonee, scelta dell’elettronica più idonea, scelta dei sistemi di gestione, ecc. Grazie a sofisticate strumentazioni durante l’intero arco della prova verranno rilevati tutti i dati necessari per scrivere un breve ma completo trattato tecnico.

Il test #3 del 2014

Il terzo test ha introdotto nuove variabili, esso infatti è stato condotto in giornate caratterizzate dal maltempo e, in particolare, in presenza di vento. Abbiamo inoltre svolto delle prove di tipo “race” sfruttando una pista ciclabile comunale chiusa al traffico e destinata al solo allenamento dei ciclisti. Infine abbiamo coperto dei percorsi colmi di dislivelli, caratterizzati da pendenze variabili tra il 10% ed il 15%, effettuando delle “ripetute” che mettono a dura prova il treno di potenza.

L’impatto con l’aria di una bicicletta è, ovviamente, assai modesto. In giornate ventose abbiamo riscontrato riduzioni di velocità di punta di soli 2 km/h in pianura ed in salita. La riduzione di prestazioni, seppur minima è stata attribuita al vestiario non professionale indossato durante la prova. Un normale capo d’abbigliamento (felpa, giaccone, tuta…) non ha infatti le caratteristiche idonee per un ciclista e, invece di rimanere aderente al corpo, tende al rigonfiamento, tipo vela, generando un effetto frenante non trascurabile. Abbigliamento aderente da ciclismo, oltre a proteggere meglio dal vento, riduce notevolmente l’attrito con l’aria specie in caso di maltempo. Sarebbe interessante valutare la riduzione di autonomia in base alla velocità media del vento in una data giornata.

Per variare la sequenza di prove di tipo “endurance” ci siamo recati presso una pista ciclabile chiusa al traffico in un orario in cui l’impianto era completamente vuoto. Anche dopo 40 km circa di test, non si sono registrate temperature anomale del motore, dell’elettronica e delle celle del pacco batterie. Nemmeno una volta l’elettronica è intervenuta per tagliare la potenza o per segnalare dei surriscaldamenti, né tantomeno per interrompere nettamente l’alimentazione. Non si sono inoltre rilevati cali di velocità di punta significativi, al termine della prova avevamo infatti quasi tutti i valori al massimo o in prossimità del massimo. L’anello della pista scelta è caratterizzato da 2 salite e 2 discese di lieve entità, 4 curvoni principali (2 dei quali si possono prendere in pieno), alcune sconnessioni ed ampie vie di fuga sulla terra. Al momento abbiamo in programma di ripetere il test presso un kartdromo sia in una giornata fresca che in una giornata afosa (riporteremo volentieri nel prossimo articolo relativo i dati tratti dai sistemi di diagnosi del treno di potenza installati a bordo, nonché i dati meteo comprese le temperature, l’umidità e la velocità del vento).

Altro interessante test prevedeva di effettuare più volte un percorso ricco di salite di pendenze comprese tra il 10 ed il 15%. Con nostra sorpresa il calo di tensione del pacco batterie è aumentato, rispetto a percorsi di analoga lunghezza ma prevalente pianura, di pochi decimi di Volt (al momento non possiamo fornire valori dettagliati per questioni di riservatezza ma, in ogni caso verranno resi disponibili in futuro a prove ultimate e prototipo completato). Variando i parametri motore ed andando ad aumentare la coppia in basso contiamo di raggiungere i medesimi risultati ottenuti in questa prova anche con pendenze maggiori e mantenendo comunque una elevata autonomia a scapito però della velocità massima (che ovviamente risulta inutile su percorsi ostili).

Segnaliamo ai lettori che abbiamo già iniziato a mettere a punto la variante Superlight di Ralph DTE EBK, questa avrà un’autonomia ridotta al livello suggerito dai nostri studi ma permetterà in compenso azioni di freestyle e la possibilità di praticare percorsi decisamente ostili. Contiamo di offrirvi più informazioni e qualche dimostrazione quanto prima…

Nota

Attualmente l’intero powertrain messo a punto da noi, completo in ogni sua parte descritta nella scheda tecnica, è installato su un normale telaio da trekking. Soluzione utile per le prove elettriche, elettroniche e prestazionali. Stiamo lavorando duro affinché il telaio dedicato sia presto pronto per le nostre prove.

Link correlati

eBike: scheda tecnica prototipo Ralph DTE EBK Endurance
eBike: scheda tecnica prototipo Ralph DTE EBK Performance - Prossimamente…
eBike: scheda tecnica prototipo Ralph DTE EBK SuperLight - Prossimamente…

eBike: test #1 prototipo Ralph DTE EBK Endurance
eBike: test #2 prototipo Ralph DTE EBK Endurance
eBike: test #3 prototipo Ralph DTE EBK Endurance
eBike: test #4 prototipo Ralph DTE EBK Endurance

Powertrain eBike Ralph DTE EBK Endurance
Il nostro powertrain è progettato per impieghi heavy duty di durata. Continue salite,
con pendenze variabili ripetute comprese tra il 10 ed il 15 %, comportano abbassamenti
di tensione maggiori solo di pochi “decimi di Volt”. Variando i parametri motore ed
andando ad aumentare la coppia in basso contiamo di raggiungere i medesimi risultati
ottenuti in questa prova anche con pendenze maggiori e mantenendo comunque una
elevata autonomia a scapito peròd ella velocità massima (inutile su percorsi ostili).

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Il blog Ralph DTE compie 6 anni

Scritto da Ralph DTE il 14 Giugno 2014

Così non c’è voluto molto affinchè la tecnologia che vede la produzione di biogas (e dell’energia che se ne ricava) come un’ottima alternativa energetica a filiera corta, venisse impiegata sia in campo edile residenziale che nel settore automotive (autoveicoli, bus, mezzi agricoli). Non c’è voluto molto affinché dispositivi come i Flywheel venissero impiegati sulle vetture ipersportive ibride ad alto contenuto tecnologico così come negli impianti smart grid che accumulano e ridistribuiscono l’energia prodotta dagli impianti di rinnovabili presenti in un quartiere efficiente. Non c’è voluto molto affinché nuovi materiali compositi formassero le strutture rigide e resistenti di monoposto da competizione così come di strutture di rinforzo nelle ristrutturazioni all’avanguardia di edifici danneggiati. E non c’è voluto molto affinché l’ottimizzazione energetica, il recupero dell’energia e del calore diventassero centro di interesse per le abitazioni del futuro così come per le auto più prestazionali ed allo stesso tempo green* del pianeta.

Eppure, solo sei anni fa, mi chiedevano perchè avessi mescolato (io preferisco dire “connesso”) temi così diversi tra loro (io preferisco dire “apparentemente diversi”). I più chiusi mentalmente la ritenevano una follia, una scelta priva di senso. Invece siamo stati i precursori di una nuova era. Questo articolo, del resto, inizia con quattro chiari esempi di connubi tecnologici di rilievo degli ultimi tempi.

Io queste connessioni le avevo immaginate diverse anni fa. Le avevo immaginate quando non erano note, non c’erano e le persone con cui parlavo faticavano a comprendere. Oggi ai cultori della tecnologia inizia ad essere noto ciò che per me è oramai un concetto vecchio, mentre sono già proiettato verso il futuro prossimo con nuove idee. Ora gli scettici di sei anni fa hanno modo di vedere un affascinante esempio di avanguardia e, se hanno capito la benevola lezione, dovrebbero chiedersi: “A cosa starà pensando ora?”.

*Ovviamente in proporzione alle prestazioni erogate.

Ralph DTE

Un desiderio costante ha portato questo Blog da zero al punto in cui si trova ora.
Altrettanta aspirazione porterà presto nuovi contenuti via via più completi, più
affascinanti e di maggiore qualità nell’intento di offrire nuovi stimoli a chi, nel
suo piccolo, può cambiare anche solo un minimo dettaglio di questo mondo.

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Curiosità sul cervello, l’elaboratore più avanzato al mondo: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - Parte 2

Scritto da Ralph DTE il 8 Giugno 2014

Rubrica: Neuroscienze

Titolo o argomento: Curiosità sul cervello, l’elaboratore più avanzato al mondo

Fonte: John Medina - Molecular biologist

Questo articolo segue da:
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 1

Nel precedente articolo si è introdotto il nesso logico tra esercizio fisico, salute del cervello e salute del corpo, spiegando come il cervello si sia sviluppato 2 milioni di anni fa accrescendo improvvisamente il suo volume e migliorando le sue prestazioni, così come quelle dell’intero organismo, quando l’uomo camminava per ben 10-20 km al giorno a caccia di cibo ed alla ricerca di luoghi sicuri. La gran mole di esercizio ha sviluppato in qualche modo le sue capacità cognitive e si è riflessa sulla sua salute. L’esercizio fisico non fa solamente bene all’organismo in modo diretto ma offre benefici al cervello che si ripercuotono di conseguenza sull’intero organismo.

I numeri dei benefici

E’ scientificamente dimostrato che esercizi fisici aerobici, rigorosamente all’aria aperta (in zone salubri) e non in locali chiusi, 30 minuti alla volta e non 30 minuti sparsi lungo l’intera giornata, due o tre volte la settimana, accompagnati da una dieta idonea, offrono importanti benefici cognitivi nonché a livello vascolare. Sono altrettanto scientificamente dimostrate le minori incidenze di insorgenza dell’Alzheimer, addirittura -60%, e della possibilità di ictus cerebrale, -57%.

Camminare parecchie volte alla settimana, con passo andante e per almeno 20 minuti di seguito, già offre vantaggi tangibili per il cervello. Si è persino osservato che i sedentari irrequieti che si muovono nervosamente mostrano già dei benefici, sia di tipo cognitivo che vascolare, rispetto ai sedentari che stanno totalmente fermi.

L’esercizio fisico fa talmente bene al cervello che è in grado di agire incisivamente sull’umore, addirittura molti psichiatri affiancano le normali terapie ad un regime calibrato di attività fisica. Oggi non sono rari i casi di depressione coltivata tra la vita in ambienti chiusi, l’ozio ed il continuo uso, smodato, di gadget elettronici e social media. In simili casi c’è una lunga coda di patologie, anche più gravi della depressione, che possono potenzialmente mostrarsi molto prima della terza età.

Sia nei casi di depressione che di ansia l’esercizio fisico si è rivelato immediatamente benefico e con effetti duraturi sia nell’uomo che nella donna. Più a lungo si mantiene uno stile di vita ricco di attività fisica (non agonistica) all’aria aperta è maggiori sono i benefici riscontrati dagli scienziati.

Un curioso meccanismo

Ma andiamo gradualmente sul tecnico. Il corpo umano opera affinché i cibi di cui si alimenta siano convertiti in glucosio ovvero in quel tipo di zucchero che rappresenta una delle risorse energetiche “preferite” del corpo stesso. Il glucosio ed altri prodotti metabolici sono assorbiti dal flusso sanguigno attraverso l’intestino tenue. Le sostanze nutritive successivamente vengono inviate all’intero organismo per poi depositarsi nelle cellule che costituiscono i vari tessuti organici. Le cellule hanno il “vizio” di accaparrarsi famelicamente ciò che è dolce. La chimica delle cellule scompone la struttura molecolare del glucosio e ne estrae energia zuccherina. Tale processo è talmente violento che alcuni atomi vengono letteralmente fatti a pezzi generando molte scorie tossiche. Nel caso di cui ci stiamo interessando tali scorie sono rappresentate da una moltitudine di elettroni strappati agli atomi delle molecole di glucosio. Gli elettroni spaiati impattano contro altre molecole presenti nelle cellule trasformandole in radicali liberi, le sostanze più tossiche conosciute dal genere umano. Questi elettroni possono persino provocare mutazioni del DNA. Ciò che impedisce all’organismo di morire rapidamente per overdose di elettroni è un’atmosfera ricca di ossigeno la cui principale funzione, una volta respirato, è quella di assorbire quanti più elettroni nocivi possibile.

Il cervello umano non può attivare più del 2% dei suoi neuroni simultaneamente. Se si superasse una tale soglia il consumo di glucosio sarebbe così elevato da causare uno svenimento. Ciò significa che il cervello ha bisogno di molto glucosio ma questo genera allo stesso tempo molte scorie tossiche. Di conseguenza necessita di una abbondante ossigenazione, tramite il sangue che vi affluisce, che deriva unicamente da una costante e proporzionata attività fisica. Ecco spiegato quindi il nesso logico tra esercizio fisico, salute del cervello e salute del corpo. Del resto se il cervello non va è difficile che vada tutto il resto dell’organismo.

Tre importanti requisiti

I tre requisiti per la vita di ogni individuo sono quindi: alimenti (sani), assunzione di liquidi (sani), aria fresca (salubre). Si può vivere una trentina di giorni senza cibo ma solo una settimana senza acqua (concetto che dovrebbe essere assodato più che altro dai lettori avanti con l’età dato che più si va avanti con gli anni e più, chissà perché, si tende a bere meno autodanneggiandosi e vivendo sempre più in modo statico in ambienti chiusi… la ricetta per morire presto e gravemente ammalati, a voi la scelta), infine circa 5 minuti in assenza di ossigeno sono sufficienti per rischiare danni gravi e permanenti al cervello.

Continua…

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Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 1
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 2
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 3
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 4

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