Ralph DTE

Bringing art into engineering.

50esimo Tesla Supercharger aperto in Europa per viaggiare gratis per sempre

Scritto da Ralph DTE il 18 Agosto 2014

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Notizie di rapida lettura da fonti professionali nel mondo

Fonte: Tesla Motors

Aperto in queste ore il cinquantesimo Tesla Supercharger d’Europa. Si tratta delle stazioni di ricarica superveloci che Tesla Motors sta installando in giro per l’intero mondo.

Le stazioni di ricarica super rapide Tesla Supercharger permettono ai clienti Tesla Motors di ricaricare rapidamente le loro vetture “gratuitamente” per sempre. In parole povere i clienti Tesla Motors viaggeranno gratis per sempre.

Grazie alle stazioni di ricarica attualmente presenti in Europa i clienti Tesla Motors possono viaggiare gratis da Stoccolma fino alla Costa Azzurra.

Entro la fine dell’anno i clienti Tesla Motors potranno viaggiare gratuitamente praticamente in quasi tutto il territorio europeo.

Gli itinerari comprendono Oslo-Stoccolma-Copenhagen, Amburgo-Ginevra e Berlino-Francoforte. In Francia, la “Route du Soleil” collega Parigi alla Costa Azzurra.

Sono inoltre in arrivo nuove stazioni nel nord del paese per permettere di viaggiare fino ad Amsterdam e fino in Germania. Nel Regno Unito, saranno presto aperte nuove stazioni Supercharger a Londra e a Birmingham.

E’ stato da poco inaugurato il 156° Supercharger nel mondo. La rete Supercharger è diventata così la rete di ricarica rapida più vasta del mondo, nonché quella sviluppatasi più velocemente.

Nel mese di luglio, la rete europea Supercharger da sola ha alimentato le vetture Model S con più di 600 MWh di energia. In questo modo sono stati percorsi un totale di 3,6 milioni di chilometri, la distanza equivalente a guidare fino alla Luna e tornare per quattro volte e mezzo. Nello stesso mese, i Supercharger in Europa hanno fatto risparmiare oltre 380 000 litri di benzina e impedito la dispersione di oltre 1100 tonnellate di anidride carbonica.

Per ulteriori informazioni digita la voce “Tesla Supercharger” nella casella cerca in alto a destra del Blog.

Per visitare la mappa delle stazioni Tesla Supercharger copia e incolla sul tuo browser il seguente link: http://www.teslamotors.com/it_IT/supercharger

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Curiosità sul cervello, l’elaboratore più avanzato al mondo: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - Parte 3

Scritto da Ralph DTE il 11 Agosto 2014

Rubrica: Neuroscienze

Titolo o argomento: Curiosità sul cervello, l’elaboratore più avanzato al mondo

Fonte: John Medina - Molecular biologist

Questo articolo segue da:
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 2

Quindi, come introdotto nel precedente articolo, se non si fa attività fisica gli elettroni tossici, derivanti dal processo di assorbimento del glucosio da parte delle cellule, si accumulano in eccesso nell’organismo perchè non entra abbastanza ossigeno utile ad assorbirne la maggior parte. Persino se si dispone di un cervello sano c’è modo di migliorare il sistema di rifornimento del sangue, e quindi dell’ossigeno, ai vari tessuti mediante l’attività fisica. Quello che spesso non viene compreso è che l’esercizio non fornisce ossigeno e nutrimento al corpo ma lo munisce  di un accesso migliore per l’ossigeno e per il nutrimento. L’esercizio fisico crea letteralmente nuovi vasi sanguigni nei tessuti organici dando così modo all’ossigeno di raggiungere maggiori aree dove si annidano gli elettroni tossici ed abbattere drasticamente la tossicità che comportano.

L’esercizio fisico incrementa il flusso sanguigno attraverso i tessuti dell’organismo perchè i vasi sanguigni vengono stimolati a creare una particolare molecola. Tale molecola prende il nome di ossido nitrico ed è in grado di regolare il flusso sanguigno. Quando il flusso viene incrementato automaticamente l’organismo genera nuovi vasi sanguigni in grado di penetrare sempre più in profondità nei suoi tessuti. Questo straordinario processo migliora sia la distribuzione del nutrimento che la rimozione delle sostanze di scarto nocive ed ha luogo in modo efficiente solo con l’esercizio fisico regolare.

Quanto espresso vale per l’intero corpo umano, quindi anche per il cervello. Grazie a studi di Neuroimaging è stato possibile dimostrare che l’esercizio fisico incrementa il volume sanguigno in una zona cerebrale denominata “giro dentato”. Il giro dentato è una parte vitale dell’ippocampo, profondamente responsabile della nostra memoria. Un volume superiore di sangue, in grado di raggiungere il cervello attraverso nuovi capillari stimolati dall’esercizio fisico, permette di nutrire e ripulire una quantità superiore di cellule nervose. Ma non solo, oltre al miglioramento dell’accesso ai tessuti si è provata la stimolazione di uno dei più potenti fattori di crescita cerebrali, si tratta del “Brain Derived Neurotrophic Factor” (fattore neurotrofico di derivazione cerebrale) il quale si comporta come un fertilizzante agevolando lo sviluppo di tessuto sano, stimolando la neurogenesi e rendendo desiderosi i neuroni di connettersi maggiormente gli uni con gli altri.

Continua…

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Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 1
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 2
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 3
Curiosità sul cervello…: connessioni tra attività fisica, cervello e salute - 4

migliorare_la_circolazione.jpg

Migliorare la distribuzione del nutrimento ai tessuti e la rimozione delle sostanze
tossiche di scarto richiede un minimo di impegno giornaliero nel compiere attività
fisica aerobica con la volontà ed il desiderio di volerlo fare realmente.
Immagine tratta da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore dell’immagine,
potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
on the web. If you own the copyright of the image, you can request its removal or indicate the
copyright to be specified.

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Caricabatterie DEFA MultiCharger per camion, veicoli industriali e mezzi speciali - Berardi Store

Scritto da Ralph DTE il 11 Agosto 2014

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile: tra Università e incubatori. Parte 3 - La mia esperienza con gli incubatori

Scritto da Ralph DTE il 6 Agosto 2014

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: L’esperienza è il segno…

Questo articolo segue da:
Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 2 - Problema endemico

Introdotta la differenza tra innovazione e variante di una tecnologia matura, introdotta la rilevanza di una relazione biunivoca tra studenti e Università al fine di personalizzare i percorsi di studi, desidero andare ancora più sul pratico riportando tre inclassificabili esempi concreti di esperienze poco ortodosse che ho vissuto negli ultimi anni. Ci tengo a precisare che se io ho vissuto delle esperienze negative con gli incubatori non vuol dire che tutti siano così, non si può fare di tutta l’erba un fascio o passare sempre da un estremo all’altro (l’equilibrio rimane sempre e comunque la soluzione ideale in assenza di stabilità), tuttavia ci si dovrebbe semplicemente limitare a sfruttare queste testimonianze per essere più preparati nel caso si incontrino persone poco affidabili.

Abbonati ai nostri servizi, avrai di meno…

Una società di incubatori alimentava un nutrito interesse nei miei confronti o, meglio, nei confronti delle mie idee. Sostenevano di potermi aiutare a metterle in pratica con disarmante facilità presentandomi tutta una serie di aziende che non avrebbero esitato ad acquistarle o ad usufruirne in qualche modo. Io dovevo semplicemente fornire le mie idee e pagare un abbonamento mensile in cambio di una serie di promesse e servizi, successivamente si sarebbero presi ulteriori accordi economici sulle occasioni di collaborazione professionale eventualmente intraprese. Sarei poi stato chiamato, come passo successivo in caso di esito positivo di eventuali accordi di collaborazione, a richiedere un finanziamento ipotecando la casa come garanzia (deviando quindi da tutta una serie di premesse iniziali che invece vaneggiavano circa fondi perduti, prestiti basati sull’onore e aiuti vari per i giovani imprenditori senza necessità di garanzie).

Promesse

A fronte di tutto quello che sto per raccontarvi vi erano in cambio delle promesse che avrebbero dovuto conquistare la mia fiducia, promesse nelle quali, quando si è alle prime armi, si crede (o forse, più che altro, si spera) tantissimo ma che, quando ne avete viste di tutti i colori non vi fanno assolutamente né caldo né freddo. Le sciocchezze si commettono sovente in seguito a scatti di euforia privi di controllo, moderazione, maturità, esperienza, ragione e pacatezza, quando si crede nel “colpaccio” insomma. Premesso ciò con estrema freddezza (mi rendo conto, del resto quando vi lanciate da un aereo non desiderate che il vostro paracadute vi racconti favole o barzellette, desiderate semplicemente che si apra e faccia il suo dovere), l’analisi delle promesse è piuttosto semplice ed intuitiva:

Tanto per cominciare vi era ovviamente la promessa di realizzare le idee ed i progetti che avrei esposto, di fornire contatti validi per poter commercializzare prodotti e/o servizi nel breve periodo, di accedere a vari finanziamenti dotati, ognuno nel suo genere, di variegati vantaggi.
Se si hanno davanti dei ragazzi ingenui facili prede prima di tutto dei loro stessi sogni, non è poi così difficile iniziare un discorso proponendo loro tutto ciò che li fa enfatizzare e poi, una volta raggiunto l’orgasmo di onnipotenza, inserire tra le righe cavilli di una pericolosità immane come l’ipoteca sulla casa. Ma non eravamo partiti dai prestiti basati sull’onore? Ma no dai in fondo cosa importa, tanto questo progetto è praticamente fatto! No, affatto. Niente è fatto finché non è veramente concluso, terminato, completato. Acquistate mai qualcosa su internet? Avete visto come funziona? Voi pagate anticipatamente la merce e, solo a pagamento eseguito, si procede al passo successivo: la spedizione. Dubito che troverete qualcuno che consideri la vendita conclusa sulla base di parole.

Si propinava una possibilità di “crescita” annua anche del 200 - 300%.
E’ facile incrementare i guadagni del 200% - 300% nei primi anni specie nei primi due anni in cui il tuo obiettivo è di chiudere i conti in pari o con perdite minime previste. Se ad esempio il primo anno il tuo bilancio è in positivo di soli 1000 Euro (ed in tal caso potresti ritenerti un giovane imprenditore estremamente fortunato) perchè ad esempio hai acquistato due macchinari, hai pagato affitto e bollette, hai arredato almeno in parte il locale, hai pagato la professionalità di collaboratori, tasse, spese extra e quant’altro, ebbene in un simile caso (ripeto considerabile assolutamente positivo) il guadagno anche di soli 3000 Euro netti l’anno successivo rappresenterebbe una crescita del 200%. Ma queste crescite non contano nulla perchè altro non si tratta che di una fase di avvio prima che l’azienda vada a regime (ad esempio 30.000 Euro di utili all’anno). La crescita fino ad arrivare al valore di regime non è considerabile come crescita bensì come avvio o come accelerazione dell’azienda. Se poi invece, una volta raggiunto l’utile che si ipotizza sia quello specifico del settore, siete in grado di andare oltre per la specialità di un vostro prodotto o servizio o per un particolare valore aggiunto, allora potrete affermare di stare crescendo. Questo significa che ci vorranno anni prima di capire il vostro vero potenziale o se invece si tratta di un fuoco di paglia.

Si ostentava la stipulazione di contratti per la fornitura di un numero elevato dei miei prodotti alle aziende X, Y e Z. Si sosteneva che esse avrebbero accettato termini e accordi che le impegnavano ad acquistare un numero minimo (piuttosto alto) di prodotti con cadenza temporale costante per un tot di anni.
In casi come questo è estremamente consigliata la presenza di un vostro legale, affidabile, preciso, pignolo, preparato ed in rapporti di amicizia con voi e la vostra famiglia da diverso tempo (meglio se si tratta di una di quelle persone che ci tengono a far vedere come sono brave e dotate di talento). Come è spiegato più avanti al paragrafo “Come è andata a finire” se io mi fossi buttato a capofitto in una simile attività si sarebbe navigato in acque decisamente pericolose dato che nessuno aveva la benché minima intenzione di mantenere quanto promesso, dato che è sempre bene impostare delle penali per chi si tira indietro, dato che è opportuno tener conto di quale tipo di società abbia costituito il vostro cliente e molto altro…

Servizi

Una delle prime cose che non mi torna è la questione dell’abbonamento mensile. Se realmente riesci a piazzare alcune mie idee e se riesci ad aiutarmi a farle fruttare prendendo così una percentuale su quanto realizzato, per quale ragione ti assicuri un’entrata tramite un abbonamento mensile? Passerà molto tempo prima che si concluda realmente qualcosa? Non verrà mai concluso qualcosa? Vi è necessità di credito immediato fornito da tutti gli aderenti sulla base della matematica delle scommesse? Ovvero si considera sin dal principio che poche saranno le idee realmente piazzabili sulle quali investire e tutti gli altri avranno funzione di piccoli creditori che mantengono attiva l’attività? Onestamente non ne ho idea. In ogni caso l’abbonamento mensile mi avrebbe dato diritto a:

L’utilizzo di una sala conferenze di circa 14 mq con pagamento ad ore in aggiunta all’abbonamento mensile.
Io personalmente dispongo di una sala conferenze riservata di 70 mq, libera 24h su 24, qualsiasi giorno e largamente attrezzata. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

La possibilità di utilizzare una piccola stampante 3d di tipo consumer ancora non disponibile presso il laboratorio dello stabile.
Per passione ho acquisito le conoscenze tecniche per costruire autonomamente stampanti 3d sia di piccole che di medie dimensioni a prezzi tutto sommato interessanti. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

Colazione omaggio tutte le mattine a base di schifezze confezionate.
Preferisco preparare una colazione sana da consumare a casa con i miei cari mentre chiacchieriamo e ci raccontiamo le nostre giornate, invece di danneggiare l’organismo a pagamento extra.

Una postazione computer con connessione ad internet.
Dispongo di circa 7 postazioni computer (salvo imprevisti), 4 connessioni ad internet, 2 linee telefoniche. Perchè dovrei abbonarmi per avere di meno?

Aria condizionata all’interno dei locali.
Chi non ha oggi in un particolare laboratorio attrezzato l’aria condizionata o, persino, le pompe di calore o impianti fotovoltaici per rinfrescare a pieno regime specie quando c’è il sole forte? Immaginate un tecnico che studia queste cose, ci fa delle ricerche sopra e poi non le ha a disposizione? Ed in ogni caso l’aria condizionata è oramai ovunque, non mi sembra una peculiarità per cui aderire ad un’iniziativa imprenditoriale. Pensate che intere combriccole di adolescenti si incontrano nei centri commerciali d’estate (magari prima di andare al mare) perchè c’è il wi-fi gratuito, l’aria condizionata gratuita ed il parcheggio gratuito… e  senza vincoli contrattuali :-)

La presenza di alcune hostess assolutamente estranee a qualsiasi tema tecnologico.
Non dispongo di hostess e se ne avessi la necessità, per provocazione, chiamerei tutte signore ultrasettantenni arzille, simpatiche e spiritose. Lo troverei umoristico e virale.

Posto auto (non riservato).
Io non ho un’automobile (la mia forte passione per i motori è tutta per i veicoli da pista, quelli stradali mi interessano marginalmente), uso quella di famiglia per i miei viaggi altrimenti in città mi muovo a bordo dei miei prototipi elettrici o della moto. A cosa mi serve quindi il posto auto? Ma soprattutto… a cosa mi serve spostarmi dal luogo dove faccio le mie ricerche, che raggiungo senza bisogno di automobili (e quindi senza consumi di carburante, bolli, assicurazioni, ecc.), avendo nel tempo ottimizzato quanto più possibile tutto ciò che faccio per poter proseguire il mio percorso formativo/professionale? Perchè quindi dovrei abbonarmi per avere di meno ed aggiungere una serie di spese che ora non ho?

Sì però non vale!

Così potreste obiettare “Sì ma non tutti i giovani studenti dispongono di attrezzature, servizi, luoghi, ecc.!”. E’ vero, da un lato non posso darvi torto, il ragionamento fila ed è corretto, ma se tu incubatore insegui un ragazzo che ha delle idee molto particolari, ha connessioni molto vaste e fa delle cose molto particolari, non puoi pensare che non si sia attrezzato nel tempo in cui le ha maturate. Per fare un esempio pratico prendiamo il caso Blackshape Aircraft. Se due giovani ingegneri talentuosi sono stati in grado di progettare e, una volta ottenuti i finanziamenti, costruire aerei superleggeri monoscocca in carbonio classificati tra i migliori al mondo, tu che fai… per farli entrare nel tuo team gli proponi una connessione ad internet, qualche merendina ed un posto auto? Non sarà più logico pensare che sono già avanti sul loro percorso e che necessitano di ben altro? Quindi, nel massimo rispetto per tutti gli studenti, questa proposta non ha senso (nel mio caso potrei dire che non ha strettamente senso).

Un test improvvisato

Così come non ha senso propormi di fare a pagamento ed in versione light ciò che già faccio da tempo in modo più approfondito ed ottimizzato, non ha senso anche l’esito di un breve test che ho fatto all’incubatore in questione. Costui aveva necessità di alcune stampanti 3d non professionali per l’acquisto delle quali aveva preventivato un limite di spesa. Io personalmente gli ho proposto la costruzione da parte mia di tali stampanti che gli avrei venduto ad una cifra minore di quella da lui preventivata. L’incubatore ha rifiutato la proposta nell’incertezza dimostrando così che non è assolutamente vero che crede in me, che non sa riconoscere un accordo vantaggioso da una bufala, che non è preparato sul tema ed ha timore di commettere errori. Infine ha dimostrato che non sa cogliere vantaggi economici (non è quindi idoneo per proporre a terzi una mia idea o un mio prodotto). Non ho mai visto qualcuno tanto sicuro di sé nel momento in cui ci sono da elargire inglesismi, percentuali e grossi nomi, diventare così tanto insicuro non appena gli si propone di iniziare ad essere concreti.

Come è andata a finire

Abbandonata totalmente ogni ipotesi di collaborare con l’incubatore protagonista di questa esperienza, mi sono interessato di seguire da lontano, mediante i miei canali, gli sviluppi dei passi effettuati dalle aziende da lui citate. Quelle che avrebbero dovuto acquistare le mie idee o i miei prodotti per intenderci. Una di queste, di grandi dimensioni, è praticamente in perenne rischio di collasso finanziario e dubito fortemente che sia attualmente in grado di pagare i suoi fornitori. Inoltre si tratta di un’azienda dotata di ingegneri validi e fin troppo bravi che a mio avviso avrebbe acquistato un mio prodotto per un periodo limitato al fine di smontarlo, studiarlo, fare delle valutazioni e rifarlo autonomamente evitando i costi che comporta il dar vita ad un progetto da zero. L’altra azienda, dalle dimensioni molto più contenute, ha attualmente debiti per oltre 100.000,00 Euro a causa di errate strategie sviluppate proprio con metodi analoghi a quelli proposti dal tale incubatore. Ciò significa che non avrebbe potuto onorare alcun accordo né saldare i pagamenti pattuiti. Inoltre, dato che veniva chiesto inizialmente di sostenere delle spese consistenti al fine di iniziare subito con una grossa produzione*, implicando quindi dei finanziamenti iniziali e la messa in gioco di importanti garanzie, con l’inadempienza di questi partner tecnicamente era possibile perdere la casa.

*Potrei discutere per ore su quanto non sono d’accordo con questo metodo.

Raccontaci le tue idee, qui sono al sicuro…

Altro esempio di opportunismo che vedeva delle note iniziali molto simili a quelle del caso precedente, sulle quali ovviamente non mi ripeto, aggiungeva la possibilità di inserirmi in un gruppo di giovani al fine di effettuare uno scambio di idee giustamente considerato prolifico. Presentata così la cosa sembra assai ragionevole, utile, intelligente e fertile tuttavia la questione è diventata torbida quando è emerso che alcuni di questi giovani sono figli di imprenditori che pur disponendo di aziende dotate di costosi macchinari, deficitano per quanto concerne le doti di innovazione. Si è ipotizzato che questi ragazzi fossero lì con l’intenzione fittizia di aprire una startup; la realtà, probabilmente, è che volevano portare qualche idea gratis a casa da mettere in pratica rapidamente. In effetti è molto difficile dimostrare che qualcuno ha preso una tua idea, e l’ha messa a frutto, per il semplice motivo che è realmente plausibile che due persone possano avere avuto la medesima idea anche se in luoghi o tempi diversi nonostante non siano entrate in contatto. Il consiglio è di tutelarsi proteggendo le proprie idee legalmente e richiedendo la possibilità di stipulare accordi di segretezza (in presenza di vostri testimoni e di vostri legali) prima di dire anche solo A. Inoltre evitate di offrire input (caratteristiche, logiche, metodi, funzionalità, ecc.), durante le ore di laboratorio, su quanto da voi protetto e prendete nota di tutti coloro che prendono parte alle ore di laboratorio con voi per poterne dimostrare la presenza qualora si scoprano un domani fatti simili a quelli appena esposti.

Certo che ti finanziamo!

Questo caso è un tipico caso in stile italiano. I fondi che mi avrebbe concesso lo stato o la comunità europea per i miei progetti non si sarebbero potuti destinare all’acquisto di macchinari perchè la responsabile del finanziamento e dell’incubazione per la mia startup insisteva che io li investissi nel pagamento dell’affitto di un capannone. Ella non voleva che eventuali collaboratori fossero chiamati a raggiungere il mio laboratorio personale anziché un luogo neutrale in quanto, perseverava, non era giusto che si dovessero alzare la mattina per raggiungere un luogo dove io già mi trovavo. ???. Ci voleva quindi un luogo neutro dove mi sarei dovuto recare anche io. Mah… io sono decisamente sconcertato da simili affermazioni. Si scoprì poi, a detta della stessa responsabile in seguito alla richiesta di ulteriori chiarimenti da parte mia, che i capannoni che voleva propormi, con tanta insistenza, erano di proprietà della società (o di soci connessi a quest’ultima) che mi faceva da tramite per ricevere i fondi per le mie idee. Pertanto, alla fin fine, il denaro destinato ai giovani imprenditori, sotto forma di affitto, raggiungeva come destinazione ultima le loro casse. In sostanza mi sarei ritrovato senza macchinari, senza produttività, con un’ipoteca e con un volume di debiti tutto da definire per non esser altro che un vettore per il trasferimento del denaro da una cassa all’altra. Ha senso? Se alla fine devo comunque acquistare io i macchinari e le strumentazioni, tanto vale farlo autonomamente a favore del mio laboratorio, senza ulteriori spese e ipoteche e limando via passaggi, sprechi e rischi inutili. Voi non fareste altrettanto? Si rasenta con quest’ultimo caso il limite dell’assurdo.

Continua…

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 1 - Innovazione
Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 2 - Problema endemico
Ancora questionari sull’imprenditoria… Parte 3 - La mia esperienza con gli incubatori
Ancora questionari sull’imprenditoria… Parte 4 - Le domande del questionario

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I vincoli e i paletti dei finanziamenti alle giovani imprese: il Prestito d’Onore

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile: tra Università e incubatori. Parte 2 - Problema endemico

Scritto da Ralph DTE il 4 Agosto 2014

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Perchè complicarsi la vita quando basta fare le domande giuste?

Questo articolo segue da:
Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… Parte 1 - Innovazione

Quindi, afferrato come sia facile fraintendere in ambito tecnologico puro* il concetto di innovazione con il concetto di variante di una tecnologia matura (magari nata in seguito alla saturazione di un mercato), il lettore potrebbe a questo punto chiedersi: “Cosa hanno a che fare con tutto questo i questionari sull’imprenditoria giovanile citati nel titolo di questa serie di articoli?”.

Potenziale sprecato

In sostanza io trovo disastroso il fatto che per ogni idea valida, che qualunque studente desideroso di applicarsi abbia durante il suo percorso di studi, non sia possibile fornire il minimo supporto realmente utile come ad esempio: l’uso di laboratori e attrezzature, l’avvalersi di competenze, cicli formativi supplementari e complementari, visite guidate presso aziende del settore e quant’altro al fine di agevolare l’azione innovativa di una mente brillante come quella di uno studente.

L’evoluzione dei percorsi di studio

Solo negli ultimi anni si è iniziato a parlare di “spinoff universitari” ma sempre e solo in caso si sia già completato il percorso di studi; durante proprio non se ne vuol sapere di comprendere quanto sia importante il completamento di esami di volta in volta seguito anche da esperienze pratiche formative, stage e qualunque audace proposta venga in mente ad uno studente. Certo non mi riferisco al fatto di aprire una start up mentre si stanno sostenendo gli esami (potrebbe considerarsi ciò persino folle), piuttosto alla possibilità di effettuare una sorta di “simulazione” graduale che “addestri” uno studente a mettere in “pratica concretamente” le sue idee applicando “direttamente” ciò che ha studiato a ciò che gli brulica nella mente avendo così modo anche di capire meglio e prima come “funziona” sia quello che ha studiato (e sta studiando) sia il mondo là fuori. Mi riferisco quindi alla possibilità, per uno studente, di chiedere egli stesso ciò di cui necessita invece di trovare eventuali pacchetti di proposte pronte oppure il nulla.

Raccoglitori inerti di dati e percorsi vincolati

Mi chiedo pertanto a cosa serva l’ennesimo questionario sull’imprenditoria giovanile. Esso può raccogliere una serie di informazioni che nascono da domande spesso troppo vincolate e poco aperte ad ascoltare proposte, oppure può pubblicizzare un’attività di startapper. Ma perchè instradare “schematicamente” lo studente invece di dargli semplicemente ciò che chiede gradualmente durante i suoi studi affinché ne esca con un risultato personalizzato e nuovo? Perchè uno studente non può “allenarsi” durante gli studi mantenendo riservata una sua preziosa idea per poi realizzarla quando sarà sufficientemente ferrato? La mia esperienza con questo tipo di approccio si è rivelata sempre scarsamente utile se non potenzialmente dannosa (ne parlerò nel prossimo articolo di questa serie). I ragazzi veramente in gamba conoscono già le linee guida di base di certi percorsi imprenditoriali dato che se ne interessano costantemente, fanno domande, approfondiscono e vanno ad esplorare da soli. Ad esempio, a suo tempo, il corso “Impara ad Intraprendere” a cui partecipai presso l’Istituto Tecnico Industriale si rivelò una vera manna dal cielo. I ragazzi meno avveduti, invece, si affidano totalmente ad estranei e, diciamocelo, nessuno può averli veramente a cuore, specie dopo 15 minuti di parole, parole, parole, in cui si cerca di farli abbonare a qualcosa (il che può rappresentare un grave errore nel lungo periodo con sorprese che avranno modo di scoprire da soli).

Non sarà l’ennesimo questionario sui giovani e l’impresa ad aiutare realmente i primi in un passo determinante ed a migliorare il processo evolutivo della seconda. Incontri, questionari, parole non servono a nulla se durante il superamento di 30 esami di routine non si sono condotte attività extra sulla base delle esigenze espresse direttamente dai più volenterosi. Le domande di simili questionari, a mio modesto parere, dovrebbero essere pertanto più aperte e non vincolate ad una scelta tra risposte multiple; dovrebbero permettere ai giovani studenti, che ne sentono la necessità, di fare chiare richieste all’Università circa attività personalizzate su misura da integrare ai propri studi sfruttando ciò di cui l’Università stessa già dispone e quindi senza ulteriori costi se non, al limite, un’assicurazione in caso di infortuni in laboratorio.

Un semplice esempio (vissuto)

Come a dire, in poche e semplici parole, che se l’Università non mi ha dato supporto ad esempio quella volta che ho richiesto di usare la saldatrice TIG per un telaio (costringendomi così a pagare un corso esterno, a comprare una mia saldatrice, ad andare a fare lavori temporanei per permettermi il tutto, a saltare degli esami, ad andare fuoricorso e via discorrendo…) a poco servirà che io compili l’ennesimo questionario che concede all’incubatore di contattarmi per tentare di conoscere i miei progetti e spiegarmi quali ipotetici vantaggi dovrei trarre “pagando” (ancora?) una quota mensile alla sua società. Società la quale, tra le altre cose, mi fornirà (forse) 1/10 delle attrezzature e dei servizi di cui già dispongo dato che, come spiegato, me li sono dovuti procurare da solo. Credo sia chiaro l’enorme dislivello metodico.

Un semplice esempio (metodico)

E’ come se doveste muovervi da quota 0 metri ai piedi di un versante di una montagna per raggiungere semplicemente quota 20 metri dell’altro versante della stessa montagna e, invece di utilizzare una galleria oppure girare intorno, foste obbligati a scalare l’intera montagna, salire magari di 2000 metri per poi riscenderne 1980. Sicuramente c’è un grosso lato positivo, sicuramente farete esperienze che altri non faranno, sicuramente imparerete tantissime cose che vi saranno utilissime nella vostra carriera (a meno che non siate studenti che trascinano il loro fardello tanto per fare) ma altrettanto sicuramente vi ritroverete ad aver sostenuto sforzi abnormi, moderati i quali vi ritrovereste più avanti e prima nel vostro percorso professionale con tutta una serie di altri solidi vantaggi che comunque non sono da snobbare. Come in ogni cosa credo che ci voglia sempre un equilibrio, sicuramente essere dei broccoli che non si sanno muovere, perchè hanno avuto tutto facile, non aiuta… ma nemmeno fare sforzi eccessivi pur di vedere un risultato in cui avete sempre creduto. Del resto persino troppa frutta e verdura fa molto male alla salute, o no?

Un ordine logico errato

Il problema è che si tende ad usare un metodo con un percorso logico inefficace, c’è sempre qualcuno che rivolge le sue domande ed in seguito agli esiti organizza iniziative per altri senza che vi siano state relazioni biunivoche, senza che gli studenti possano dire chiaramente, semplicemente, direttamente, cosa occorre loro per saziare il loro desiderio di studiare e fare. Non penso abbia poi molta utilità generare situazioni che dovrebbero offrir l’opportunità di fare, innovare, competere sì ma in modo vincolante ed al di fuori del quale non è possibile praticamente far nulla. In realtà questo non è esattamente sbagliato ma, a mio avviso, incompleto. Più che altro andrebbe cambiato/aggiornato l’ordine dei fattori.

Invece di:

Università propone → Incubatori coadiuvano → Organizzatori generano l’evento → Vediamo quanti studenti aderiscono → Studenti ascoltano.

Potrebbe essere:

Università ascolta → Studenti propongono → Incubatori coadiuvano quando richiesto → Organizzatori generano evento (l’adesione è poi diretta conseguenza).

Conclusioni

Sarebbe opportuno che gli studenti più “particolari” venissero ascoltati ed invitati ad esprimere interamente i loro punti di vista cosicché le proposte partano espressamente dal basso del ciclo d’istruzione ed in modo completamente orientato e dedicato su espresse esigenze. Quindi perchè porre delle precise domande agli studenti quando invece si potrebbe lasciar loro carta bianca per chiedere chiaramente ciò di cui sentono bisogno per finalizzare, concretizzare le loro particolari idee? Il più delle volte gli studenti ingegnosi hanno già tutto chiaro nelle loro menti e, altrettante volte, ciò che occorre loro non rappresenta alcun costo aggiuntivo per l’Università. Si tratta infatti di utilizzare in primis il materiale di cui l’Università stessa già dispone o di cui può disporre agevolmente. Perchè mai continuare a impostare un format quando la maggior parte dei format imprenditoriali di quest’ultimo decennio si sono rivelati completamente inefficienti all’interno del maremoto denominato crisi economica globale?

Continua…

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I vincoli e i paletti dei finanziamenti alle giovani imprese: il Prestito d’Onore

*Se lo desideri puoi leggere a tal proposito l’articolo: La percezione della tecnologia

Proiezione termica - Eutalloy

Proiezione termica - Eutalloy Proiezione termica - Eutalloy

Attrezzarmi per non rinunciare ai miei progetti ed essere così autonomo ed efficiente mi è costato
in molti sensi, il rovescio della medaglia è che ricevo numerose proposte da parte di aziende che
desiderano avvalersi della mia esperienza e della mia creatività… questo è gratificante e ripaga
piacevolmente della impressionante e snervante mole di sforzi che si è chiamati ad affrontare.

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Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile: tra Università e incubatori. Parte 1 - Innovazione

Scritto da Ralph DTE il 1 Agosto 2014

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: E’ facile considerare innovativo qualcosa che non si conosce

Qualche giorno fa sono stato invitato dalla mia Università a compilare un questionario sull’imprenditoria giovanile. Si tratta di una serie di domande le cui risposte sono utili, oltre che ad inquadrare le sensazioni dei giovani e conoscerne l’attuale punto di vista in merito, anche per una società di incubatori che si appoggia alla mia facoltà. Per chi non lo sapesse la figura dell’incubatore rappresenta in qualche modo una guida per coloro (in particolar modo per i giovani) che hanno delle idee ma non conoscono strade per passare dalla teoria alla pratica. Ho scritto “in qualche modo” perchè di incubatori bravi ce ne sono ma a mio avviso non sono facili da trovare.

L’Università che frequento, negli ultimi tempi, è stata piuttosto attiva sul tema impresa ed ha organizzato vari incontri inerenti il mondo dell’imprenditoria giovanile, delle start up e del trasferimento tecnologico (spinoff). Diversi di questi incontri sono stati a mio avviso interessanti, altri persino stimolanti ed altri ancora un vero disastro. Con l’espressione “vero disastro” intendo incontri che proponevano metodi di fare impresa ormai obsoleti (anche se, è vero, sono largamente diffusi, e aggiungo, nonostante la crisi economica globale abbia dimostrato che non funzionano… d’altra parte però mi rendo conto di quanto sia difficile leggere una crisi economica globale tra le righe e quali timori possano instaurare i cambiamenti) e mostravano tecnologie sì utili, sì importanti ma vecchie come il cucù ed erroneamente presentate come “nuove”.

Sorvolando sui metodi per fare impresa, le cui proposte di innovazione maturate in seguito alle mie esperienze preferisco rimangano (momentaneamente) personali, vorrei discutere l’interpretazione dell’espressione “tecnologia nuova, moderna e/o innovativa” spesso decisamente relativa per ognuno di noi (specie di questi tempi). Un rapido esempio: le famose stampanti 3d, tanto in voga oggi con la promessa di cambiare la vostra impresa, la vostra idea ed i vostri metodi di fare business, hanno in realtà raggiunto il mercato per la prima volta nel 1989. Venticinque anni fa. Non se ne è mai parlato se non negli ambiti prettamente professionali (attualmente il perchè rappresenta per me un mistero) e oggi se ne abusa probabilmente perchè le dimensioni si sono ridotte ai livelli delle stampanti domestiche e tutti vogliono divertirsi a stampare qualche ingranaggio in 3d, qualche pupazzetto, qualche forma o magari qualche rompicapo matematico in un sol pezzo privo di giunzioni.

Comprensibile, bello, sfizioso, affascinante, sicuramente nuovo per chi non è del settore (paradossalmente anche per moltissimi studenti di Ingegneria Meccanica data la lenta evoluzione dei programmi di studio). Trattasi di prodotti senz’altro utili e preziosi nell’ambito della prototipazione che sia in grado di avvantaggiarsene con cognizione di causa ma, cortesemente, non si parli di innovazione (inflazionando un termine di così elevato rilievo) con un ritardo di ben 25 anni. Inoltre è importante, se non fondamentale, considerare che il divario tra le stampanti 3d low-cost e quelle professionali è abissale, che questo genere di strumento non è nato da poco e non si evolverà partendo da ciò che state vedendo ma è già assai evoluto (per farvi capire oggi gli impianti professionali di stampa 3d stanno iniziando a stampare persino tessuti cellulari e presto, non è da escludere, interi organi di ricambio per il corpo umano) e la variante low-cost quindi non rappresenta un principio ma una saturazione. Infine questa tecnologia porta dei consolidati ed indiscutibili vantaggi in molti casi ma, in molti altri, risulta assolutamente inutile. Dipende, come è naturale che sia per ogni strumento ed ogni tecnologia, da caso a caso.

Ad esempio realizzare un prototipo di un rinvio per una sospensione push-rod (mi capita spesso per i miei primi prototipi di piccole vetture di formula) costa meno eseguendo il pezzo reale finito e funzionale mediante un semplice CNC a 3 assi partendo da un lingotto di alluminio (di lega opportunamente scelta) piuttosto che utilizzando rotoli di PLA (che non costano poco, anzi, costano più di un buon utensile per fresare, a parità di pezzi realizzabili), eseguendo lunghe prove di stampa e numerosi insuccessi legati ai piatti che non si scaldano a dovere ed il PLA che non prende (chi maneggia le stampanti 3d di tipo “consumer” sa di cosa parlo). Sicuramente differente il discorso per le stampanti che sfruttano polveri o resine ma i cui costi salgono vertiginosamente. Al contrario se si sta realizzando ad esempio un airbox la tecnologia di stampa 3d permette di realizzare un prodotto direttamente utilizzabile sul propulsore risparmiando costosissimi stampi e spese extra per le serie limitate o molto limitate. Questo giusto per introdurre il fatto che di tecniche per prototipare, e per farlo rapidamente, ne esistono molte ed è bene conoscere quale sia, di volta in volta, quella più idonea senza pensare, limitatamente, “Ora ci sono le stampanti 3d!”. Perchè “ora”, come in questo caso, potrebbe non essere altro che un infinitesimo di un segmento temporale di ben 25 anni.

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stampa_3d_motore_a_reazione.jpg

Un curioso modellino di motore a reazione le cui parti sono state realizzate mediante prototipazione
rapida. La stampa 3d in casi come questo risulta estremamente utile, economica e vantaggiosa. Per
vedere il video del modellino durante il funzionamento semplificato copia e incolla il seguente link:
https://www.youtube.com/watch?v=6rX4xv5-NvE

Image’s copyright: Gerry Hamilton

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Matematica dei Frattali (introduzione alla)

Scritto da Ralph DTE il 16 Luglio 2014

Rubrica: Matematicamente

Titolo o argomento: Quando una parte del “tutto” assomiglia al “tutto” stesso

Cosa lega le bolle di sapone, l’architettura, la biomimetica, gli alberi, la matematica, la roccia vulcanica, i cristalli di ghiaccio, le montagne, i cavolfiori, i molluschi, gli alveari, la computer grafica e moltissime altre cose, costruite dalla natura di questo pianeta e, in seguito, imitate dall’uomo? Apparentemente nulla e, anche sforzandosi di trovare un legame, un nesso logico, una similitudine, un comportamento ricorrente, l’impresa sembra davvero ardua ma… senza dubbio assai curiosa. C’è infatti una particolare logica che si cela dietro oggetti e discipline menzionati nella domanda iniziale, questa logica si chiama: matematica dei frattali. Gli scienziati hanno osservato che dietro a molte cose che ci stupiscono in natura si nascondono precise ricorrenze matematiche. Un po’ come se per tutto ciò che esiste vi fosse un preciso input matematico che definisce come ogni cosa dovrà esser fatta per funzionare al meglio, per ottimizzare le proprie strutture, per massimizzare ed allo stesso tempo semplificare le sue proprietà e le sue funzioni (ad es. risparmiare materiale, necessitare di minore energia, lavorare nel modo più redditizio riducendo ogni minimo spreco e così via).

Benoit Mandelbrot, il padre dei frattali

Come la meccanica quantistica permette di esplorare fenomeni che la meccanica classica non è in grado di spiegare, così la matematica (o, se volete, la geometria) dei frattali consente di esplorare fenomeni a cui la geometria euclidea non riesce a dare risposte. Il matematico Benoit Mandelbrot è il padre fondatore di questa recente branca della scienza che ha aperto nuovi interessanti capitoli matematici solo poche decine di anni fa (siamo negli anni ‘70 dello scorso secolo). In realtà i primi oggetti frattali vennero introdotti nel contesto scientifico già tra il 1800 ed il 1900 da importanti matematici quali Giuseppe Peano, Helge Von Koch e Waclaw Sierpinsky. Tuttavia la mancanza di un rigore matematico creò inizialmente qualche scetticismo. Benoit Mandelbrot riuscì invece a dare una struttura al tema e, tra le altre cose, introdusse il termine “frattale” per la prima volta nella sua opera dal titolo “The fractal geometry of nature” che pubblicò nel 1982.

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Matematica dei frattali: Proprietà - IN PREPARAZIONE
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bolle di sapone

Nel terzo articolo sui frattali introdurremo alcuni esempi tanto curiosi quanto sbalorditivi.
Immagini tratte da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore
delle immagini, potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare.
Images taken from research on the web. If you own the copyright of the images, you
can request its removal or indicate the copyright to be specified.

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L’illusione di una nuova vita all’estero

Scritto da Ralph DTE il 11 Luglio 2014

Se andate all’estero per opportunità di ricerca, di accrescimento professionale, per fare esperienza, per cambiare aria per un po’, o perchè avete trovato un lavoro dignitoso ma è viva in voi l’idea di tornare in patria per fornire il vostro contributo partecipativo, ben venga. Se andate all’estero perchè non ne potete più dell’Italia e non vi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di tornare, vi capisco. Se andate all’estero perchè pensate di aver risolto i vostri problemi per sempre allora non sono d’accordo con voi.

Mi turba l’idea che il messaggio sempre più frequentemente trasmesso ai giovani, attraverso vari mezzi di comunicazione, sia quello contenente una spinta ad andar via perchè là fuori tutto è meglio purché non si chiami Italia. Sono stati messi in mostra stipendi fissi, serenità, scatti di carriera e belle piazze di paesi stranieri piene di giovani, studenti dell’Erasmus, turisti e vita in movimento, senza però spiegare come ciò sia possibile e come funzioni il meccanismo.

Ad esempio ho sentito dei ragazzi sostenere, in un’intervista di uno speciale sul tema, che ora che sono andati all’estero finalmente prendono uno stipendio fisso. Sicuramente una bella cosa, non c’è dubbio, però sarebbe opportuno sottolineare più volte come, per esempio in certi paesi dell’est Europa, gli stipendi siano piuttosto bassi ma permettano comunque di vivere dignitosamente perchè il costo della vita è moderato rispetto al nostro. Non appena i cicli economici “carichi di attriti” porteranno un aumento del costo della vita, quelle poche centinaia d’Euro al mese a nulla serviranno anche lì. Quello che più di valore rimarrà sarà senza dubbio il mestiere imparato e l’esperienza maturata.

Altra cosa che non viene debitamente sottolineata è che in diversi paesi considerati vantaggiosi per i giovani Italiani, gli scatti di carriera non comportano alcun aumento di stipendio (o aumenti dell’ordine di pochi Euro). I giovani Italiani sono disposti ad accettarlo all’estero, quando qui non lo farebbero (o quantomeno assolutamente non volentieri), solo perchè comunque lo stipendio è fisso.

Breve digressione. Fisso o considerato tale, la crisi degli ultimi anni dovrebbe averci fatto capire che nulla è per sempre, nulla cresce per sempre e davvero tutto può succedere. Inutile citare coloro i quali nonostante il contratto a tempo indeterminato hanno perso il lavoro di cui erano certi e, avendo un mutuo, hanno perso la casa subendo una batosta anche maggiore di chi il mutuo non lo aveva ottenuto. Massimo rispetto ovviamente, però questo sottolinea come anche il posto considerato sicuro non fosse in realtà tale (forse era solo un po’ più sicuro). Noi giovani però non lo potevamo sapere anche per via di un’istruzione servita con le pinzette; quanti onestamente nel 2008, una volta ottenuto il contratto a tempo indeterminato, hanno pensato: “Adesso posso ottenere un mutuo, sì ma se l’azienda chiude?”. Diciamoci la verità si tendeva a credere che fosse impossibile per un’azienda chiudere, tantomeno per aziende con nomi di un certo rilievo, e invece… sono stati i primi (a volte le apparenze e le suggestioni…).

Senza dubbio in certi tali paesi dell’est Europa le differenze sociali sono minori e sicuramente questo contribuisce a tenere le persone più unite tra loro e maggiormente in grado di influire sulle direzioni prese da chi gestisce il paese. Ma se sei italiano, se le tue radici sono qui, a quale causa potrai unirti, e con quali legami, in un paese che a stento sa chi sei? Quindi minori differenze sociali, sì, uno stipendio fisso, è molto probabile, scatti di carriera, ben vengano, ma di cosa sarà importante tener conto sull’altro piatto della bilancia?

Se non guardiamo solo l’est Europa, bensì l’intero mondo, si può fare un’osservazione piuttosto interessante. Ho costantemente contatti in gran parte del mondo e sto volentieri a sentire quello che queste persone (studenti, professori, professionisti, tecnici, lavoratori di vario genere) mi raccontano. Alcune di queste persone sono anche italiani emigrati. Ebbene sento costantemente di persone che dall’Italia partono e vanno in Germania perchè lì hanno trovato una soluzione migliore per loro (ed è vero, non ci sono dubbi, ma sono le condizioni al contorno che vanno osservate, tra un momento ci arriviamo). Per questioni di lavoro tratto poi con diversi professionisti in Germania che mi dicono che la situazione è brutta anche da loro e stanno pensando di andarsene più su… in Inghilterra (la maggior parte di questi mi parla di Londra come potrete immaginare). Quando parlo con clienti o professionisti di Londra indovinate cosa mi dicono? Del resto il mondo è una sfera e teoricamente si può andare “su” all’infinito.

Così parlandoci un po’ meglio si scopre che l’italiano che era abituato ai 1000 Euro al mese, e che con la mastodontica crisi globale rischia a stento di prenderne la metà, è ben lieto di prenderne 1000 - 1200 al mese in Germania al posto del lavoratore tedesco che prima era abituato a prenderne 2000, 2500 o addirittura oltre 3000 e che ora sta cercando a sua volta una soluzione altrove per contenere le sue perdite. Andando più su magari il lavoratore londinese audace tenta la svolta andandosene in Scandinavia, in Canada, in Cina o addirittura in Australia per sviluppare i suoi progetti. E così via.

Quello che mi colpisce è che c’è sempre uno che si accontenta del lavoro che l’altro non è più disposto a fare per una cifra sempre più bassa. Ognuno tende a mantenere le sue vecchie abitudini. Questo il mercato lo sa, impone le sue condizioni e qualcuno le accetta sempre. Il costo del lavoro ciclicamente si abbassa per dar vita ad una nuova era di ripresa (o pseudo tale). Un po’ come il meccanismo dell’Italia del dopoguerra in cui la gente povera ridotta alla miseria e reduce da un conflitto drammatico accettava la bassa retribuzione del lavoro, chinava la testa e giù a produrre offrendo alle nostre aziende una competitività spaventosa a livello mondiale.

In definitiva non credo ci sia una soluzione che sistemi tutti e metta a posto i giovani per sempre (del tipo posto fisso, mutuo sicuro, prospettiva di vita senza pensieri), come invece i nostri nonni ci hanno abitutato a credere venendo da un’Italia dove, fino ad alcuni decenni fa, questo era stato possibile a spese di un estremo futuro indebitamento (all’epoca sconosciuto ai più). Un indebitamento che oggi influisce pesantemente assieme a tutta un’altra serie di gravosi debiti che teoricamente dovremmo pagare noi. Quindi più che desiderare una soluzione che ci possa far adagiare sugli allori, dovremmo esser in grado di cercare di volta in volta ciò che è meglio per noi pur restando sempre vigili e coscienti su ciò che ci accade intorno.

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Il modello della crescita costante e continua non esiste
La nazione come il Monopoly
I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA

nuova_vita.jpg

E’ il nuovo arrivato, è bellissimo, pieno di prospettive ma non è per sempre, non è perfetto e non sarà
privo di problemi. Egli infatti crescerà, invecchierà, subirà gli urti della vita, non sappiamo come ne
uscirà ma non sarà facile, riserberà sorprese tra alti e bassi e, forse, ci stupirà.
Image’s copyright: www.thenewbornbaby.net

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Qualche mito da sfatare sui motori elettrici

Scritto da Ralph DTE il 9 Luglio 2014

Rubrica: Automotive alternativo

Titolo o argomento: Piccola parentesi sui powertrain elettrici per le piccole barche

Mi contattano spesso amici e conoscenti per sapere se è vero o meno quanto è stato detto loro circa l’acquisto di alcuni prodotti. Di recente uno di questi mi ha informato del fatto che sta montando su un piccolo gommone un motore elettrico al fine di potersi muovere comodamente nei laghi senza far rumore mentre pesca. Ottima idea senza dubbio, peccato però per quel simpaticone del rivenditore di motori elettrici per barche che nella sua esposizione ha inserito dei mastodontici orrori fisici spacciando tali affermazioni per finezze tecnologiche.

Nello specifico ha affermato che i motori da 1000 Watt che vende erogano in realtà la stessa potenza di un motore a combustione interna da 3000 Watt. Più precisamente il venditore sosteneva che quando il suo motore eroga all’albero 1000 Watt, offre le stesse prestazioni di un motore a combustione interna da 3000 Watt. Questo mi ricorda un po’ quel gioco mentale che ci proponevano da bambini quando ci dicevano: “Pesa più un chilo d’aria o un chilo di piombo?”. E tutti i bambini: “Un chilo di piomboooo!”. Però eravamo bambini e ci poteva stare. Quello che la logica nelle nostre menti ci proponeva era in realtà “E’ maggiore la densità del piombo!” ragione per cui rispondevamo a favore del piombo.

In realtà un motore elettrico mentre eroga 1000 Watt eroga la stessa identica potenza di un motore a combustione interna che sta erogando 1000 Watt. Le prestazioni all’albero sono esattamente le medesime. E, fidatevi, non ci sono santi. Se qualcuno è scettico può aprire i libri di fisica 1 e fisica 2 della scuola media superiore e verificare da sé.

A parte il fatto che cambia sicuramente come questa potenza viene espressa e come la coppia venga erogata, quello che su un motore elettrico (ma, come ho già detto in altri articoli, sarebbe più corretto dire “macchina elettrica rotante”) cambia di tre volte è il rendimento. Se su un buon motore a combustione interna siamo mediamente intorno al 28-30% di rendimento complessivo, su un motore elettrico, ad esempio brushless destinato alla trazione, siamo prossimi al 90%. Con un rendimento 3 volte superiore avremo sicuramente un consumo energetico minore per compiere lo stesso tragitto ma… 1000 Watt restano 1000 Watt.

Quindi dovrete sicuramente sfruttare una quantità minore di energia (kWh) per coprire il vostro percorso (a patto che il vostro pacco batterie ve lo consenta, a tal proposito vi consiglio di leggere i nostri articoli sulle batterie per trazione, presenti alla pagina Automotive di questo blog) ma la potenza erogata non cambierà, né sarà tre volte superiore, anzi… nei sistemi di trazione elettrici le prestazioni decadono a mano a mano che il pacco batterie si scarica, la capacità diminuisce e la tensione scende.

Ma non solo! Se sulla targhetta del motore elettrico del vostro gommoncino da pesca c’è scritto 1000 Watt, sappiate che in realtà non verranno mai erogati 1000 Watt di potenza massima se il pacco batterie non sarà realmente in grado di fornire questo livello di prestazione. Nei powertrain elettrici non conta quasi nulla il valore della potenza di picco erogabile dal motore, conta invece la potenza di picco erogabile dal pacco batterie abbinato all’elettronica di potenza necessaria. La potenza di picco del motore elettrico dovrà avere un valore superiore a quella del pacco batterie solo per questioni cautelative di progetto, ovvero per evitare che il pacco batterie possa danneggiare il motore (anche se poi subentra il settaggio dell’elettronica).

E’ molto probabile quindi che il motore elettrico in questione non eroghi nemmeno 1000 Watt ed a mio avviso, considerato l’esiguo pacco batterie, caratterizzato tra l’altro da bassi valori di scarica e bassissima capacità, credo che a stento possa erogare 500-600 Watt. Insomma un’onda o la corrente del lago (senza considerare eventualmente quella del mare), avranno la meglio.

Curiosità

Due remi su un lago non sono una cattiva idea. Un uomo medio eroga circa 250 Watt senza troppi problemi, uno mediamente allenato anche 500 Watt e viene alimentato da pasta, frutta e verdura. Nel bilancio tutto sommato trattasi di una soluzione economica, affidabile e pronta all’uso, inoltre, permettetemi la digressione, le donne gradiranno.

Note

Il venditore di motori elettrici per gommoni ha chiesto a Piero (il ragazzo che mi ha posto la domanda) circa 2000 Euro per il motore completo di centralina, trasmissione ed elica; circa 700 Euro per un pacco batterie da 10Ah (non posso scrivere quanti Volt altrimenti si potrebbe capire di quale marchio sto parlando e non sarebbe professionale a mio avviso) e circa 1500 Euro per un pannello fotovoltaico “speciale” utile a ricaricare il pacco batterie quando il natante è fermo ad esempio mentre si sta pescando. Stiamo parlando di 4200 Euro per avere autonomia sufficiente per un’ora di mare (solo in caso di assenza totale di correnti e onde) viaggiando tra metà ed un terzo della potenza di picco. In caso si tenti di erogare sempre la potenza massima (realmente disponibile) l’autonomia scenderebbe a pochi minuti.
Nonostante ciò Piero, da quanto mi dice, procederà all’acquisto perchè si è innamorato del prodotto. Lo capite perchè scrivo tanti articoli anche sugli aspetti psicologici della società e del mercato e non solo sulla tecnica? :D

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Pensate ad una cosa… sicuramente c’è un’alternativa : )
Image’s copyright: www.ippinka.com

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