Ralph DTE

Bringing art into engineering.

Comunicazione per i lettori e novità

Scritto da Ralph DTE su 30 gennaio 2015

Articolo del 7 Gennaio 2015

Ci scusiamo con i gentili Lettori per il mese di pausa nel quale abbiamo preferito non pubblicare nuovi articoli. Stiamo affrontando un complesso trasferimento di questo sito web su una nuova piattaforma e presso un nuovo fornitore di hosting al fine di porre rimedio ad una serie di problematiche tecniche legate a: server non più adeguati alle nostre esigenze, assenza di funzionalità importanti per la gestione dei nostri contenuti, velocità di caricamento di pagine e contenuti, affidabilità, errori frequenti di caricamento dei contenuti, indipendenza nella gestione dell’intero sito.

L’operazione è quasi conclusa, il sito non dovrebbe mai andare offline se non, al limite, per un periodo brevissimo di qualche decina di minuti. Al termine dell’operazione di rinnovamento non troverete modifiche nella veste grafica o nei contenuti ed inizieremo nuovamente la pubblicazione dei numerosi articoli (circa 62) che abbiamo preparato questo mese.

Quello che cambierà riguarderà sostanzialmente il codice con cui è programmato il sito, le caratteristiche dei server, la velocità di caricamento dei contenuti, la sistemazione dei link interrotti (prevalentemente riferito alle immagini di articoli di alcuni anni fa) e la possibilità di iniziare ad essere finalmente più indipendenti nella gestione della struttura del sito web, ossia nella gestione di tutte le funzioni che il lettore non vede ma che permettono all’autore ed ai suoi collaboratori di migliorare la propria comunicazione verso i lettori appassionati dei temi che amiamo trattare.

A tutti Buon Anno con la convizione di poter fare in qualche modo la differenza, in questa baraonda economico-sociale che stiamo vivendo, grazie a idee brillanti, logiche nuove e vera innovazione. Scusate ancora per il ritardo :-)

Raffaele Berardi

Aggiornamento situazione trasferimento sito all’11 Gennaio 2015

A causa di alcuni imprevisti tecnici legati ai tag (parte del codice) di questo sito web, il trasferimento dello stesso comporterà ancora alcuni giorni di lavoro. Ci scusiamo nuovamente con i lettori; cercheremo di raggiungere i risultati prefissati (in particolar modo velocizzazione sito e pubblicazione di numerosi nuovi articoli) in queste settimane.

Aggiornamento situazione trasferimento sito al 30 Gennaio 2015

Preferendo dare la priorità alla velocizzazione del sito ed alla pubblicazione di nuovi contenuti, abbiamo deciso di anticipare il trasferimento del sito presso il nuovo fornitore del servizio anche se ci vorrà qualche settimana prima di trasferire e aggiornare tutte le categorie ed i tag (contattaci per ulteriori info e chiarimenti). Questo significa che entro Lunedì trasferiremo il sito il quale offrirà prestazioni decisamente superiori e ci darà modo di proseguire nella pubblicazione di nuovi contenuti, tuttavia non sarà possibile per qualche settimana selezionare gli oltre 1300 articoli tramite le categorie, o raggiungerli tramite specifici tag dal web, ma sarà possibile reperirli e leggerli tramite le specifiche pagine tematiche o tramite la casella “Cerca” (Search) presente in alto a destra. Nel giro di alcune settimane tutto tornerà normale, ma non solo, attueremo una serie di migliorie che confidiamo essere di vostro gradimento.

Raffaele Berardi

Logo Ralph DTE - 2013

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Ti diranno di condividere: Pratici esempi concreti - 2

Scritto da Ralph DTE su 19 gennaio 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi

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Un pratico esempio concreto

Un simpaticone dall’aria accattivante, meglio se carismatico, potrebbe essere l’individuo adatto a raccontarvi qualche favola di troppo ad uno di quegli eventi che abbiamo introdotto in questa breve serie di articoli. Inizialmente potreste rimaner colpiti e riflettere interessati su quanto stia raccontando; successivamente potreste iniziare a nutrire qualche scetticismo. Dei fattori (ne parleremo debitamente in apposita sede) potrebbero farvi accendere una spia in testa, un segnale di allarme, di anomalia. Il tempo che intercorre tra il momento di attrazione verso il racconto ed il momento di repulsione (o di risveglio se vogliamo) varia da persona a persona. Alcuni addirittura non riescono a notare quando un’esperienza esposta può esser considerata veritiera o meno, oppure proprio non dispongono di strumenti utili di verifica. Al di là della credibilità dell’oratore, che si può scrutare durante il suo intervento, vi sono infatti: la possibilità di verificare fonti, la capacità di essersi creati a tempo debito dei contatti fidati che ci confermino se quanto ascoltato in conferenza corrisponda al vero o meno e tutta una serie di strumenti di cui si comincia a disporre quando le vostre collaborazioni iniziano ad estendersi, come nel nostro caso, a buona parte del mondo.

Il professionista che raccontava cose credibili ma non vere

Nello specifico il simpaticone che tra questi, in diversi anni, più mi ha colpito è stato un professionista operante nel settore edile che sosteneva di occuparsi di tantissime tecnologie fuorché di quelle destinate all’edilizia in quanto, diceva lui, quando andava dai suoi clienti si distraeva con la sua creatività inventando nuovi prodotti di cui costoro, diceva sempre lui, avrebbero potuto necessitare. Prodotti che sosteneva di realizzare puntualmente grazie ad enti, associazioni, intermediari vari presenti in sala il giorno della conferenza…
Vi dico subito perché ci stavo cascando anche io e poi vi racconto qualche ulteriore curioso dettaglio. Stava riuscendo a catturare la mia attenzione ed a farmi credere che la sua esperienza fosse reale per due semplici motivi, il primo, io mi sono rivisto in lui nel momento in cui sosteneva di saper fondere più tecnologie insieme (quindi una sorta di compatibilità con quella che è la vostra esperienza può, con molta probabilità, attrarvi); in secondo luogo il fatto che io sia riuscito a fare veramente ciò su cui lui (vedremo nel seguito) in realtà fantasticava, mi ha fatto semplicemente pensare che il racconto potesse essere vero perchè se ci sono riuscito io, cosa impedisce che ci riescano altri? Non cadremo mica nell’errore di sopravvalutarci?*

*Non si può aver la convinzione di esser gli unici ad aver avuto particolari intuizioni. Inoltre se ciò fosse realmente possibile sarebbe il monopolio assoluto in ogni attività. Invece il mondo è vario, la gente è varia, le situazioni si intrecciano con variegate trame e orditi ed è naturale che altri possano concepire logiche anche solo assomiglianti alle vostre.
Quindi se voi siete riusciti realmente nella vostra impresa, ed altri invece lo blaterano solo, il primo pensiero che può balenarvi, se siete salubri, è che sia quantomeno naturale e possibile che altri possano effettivamente aver fatto qualcosa di simile (ovviamente entro un certo limite).

Curiosi ulteriori dettagli

Interessato a quanto ascoltato dal professionista in sala, ma mai perfettamente certo fino alle dovute conferme, sono andato a verificare punto per punto la sua testimonianza. E’ venuto fuori che il tal professionista, guarda un po’, si occupa solo di edilizia e affatto d’altro; è venuto fuori che gli piacerebbe occuparsi d’altro ma non dispone delle competenze e della formazione necessaria; è venuto fuori che tra i suoi lavori ogni tanto propone dei prodotti che fanno scena ma che hanno nauseato la critica, pare infatti che abbia un debole per i monitor e che consideri tali prodotti come la tecnologia per eccellenza. In un suo progetto infatti ha dotato un’abitazione di qualcosa come 20 o 30 monitor sparsi per la casa al fine di avere informazioni sulla centrale domotica in ogni dove**. Chi ha visto da vicino il progetto ha affermato: “Quindi la casa del futuro sarebbe un luogo pieno di monitor?”. Ma soprattutto, cosa realmente preoccupante, è venuto fuori che lui non ha portato a termine alcuna invenzione, né tantomeno commercializzata tramite i riferimenti che stava promuovendo; tentava solo di dare impulso ad un atteggiamento, spronava (tramite testimonianze di elaborata fantasia) i presenti ad andare a raccontare le loro idee al tale ente, associazione o intermediario (come li abbiamo definiti nel primo articolo) affinché, a detta sua, coloro che avevano idee sarebbero stati in grado di realizzarle anche senza le competenze necessarie per farlo, grazie proprio ad una rete di aziende partner. Lui però non l’ha mai fatto ed il raccontare favole serviva probabilmente a far credere il contrario.

**Forse non si è accorto che non è necessario fare decine di tracce nei muri di casa trasformandola in una groviera, non è necessario realizzare complicati e costosi impianti elettrici, non è necessario aumentare i consumi energetici, il fastidio per gli occhi, spendere giornate a correggere l’illuminazione dei luoghi in cui sono presenti troppi monitor… Basta un semplice tablet (o un piccolo notebook) ed il wi-fi per portarsi tutte le info sulla centrale domotica in giro per casa e con una spesa irrisoria. Perdonate la mia severità ma anche io, che non contemplo allo spasmo i moderni gadget digitali di consumo, ne vedo la loro utilità quando realmente servono.

Un umile consiglio

Ogni giorno miliardi di persone su questo pianeta hanno idee. Se anche solo una parte di loro potesse realmente realizzarle senza competenze, sarebbe il caos. Come si possono all’origine concepire prodotti per il grande pubblico, magari piuttosto complessi e articolati, senza competenze? Fintantoché l’oggetto è pratico e semplice*** allora è sufficiente la propria esperienza e un’intuizione, ma quando si tratta di concepire sin dall’inizio qualcosa che richiede pratica sul campo, conoscenza dei potenziali utenti, convenienza di produzione, tecniche di produzione esistenti e future, tecniche alternative che si possono adottare sperimentando con numerosi test, prototipi, il funzionamento di un hardware sofisticato, ecc., come si fa ad aver così tante cose chiare senza disporre di competenze? Come si può finire con il ricavarne un profitto se si è studiato nulla e si è fornito solo uno spunto affinché terzi, già attrezzati e formati, procedessero con l’operazione a loro “ragionevole” vantaggio?

***Mi viene sempre in mente l’esempio del trolley in quanto trattasi del genere di invenzione che si fa da soli senza particolari competenze ma, attenzione, anche senza rivolgersi ad altri… è sufficiente che colleghi “da solo” le ruote ad una valigia, completi il prototipo e lo brevetti. Fine della storia. Ma quante volte è così semplice?

Pretendete la formazione prima di tutto

Se invece si acquisiscono le competenze ecco che la vostra figura diventa di rilievo all’interno dell’intera operazione, ecco che siete voi a condurre, a decidere a chi affidarvi, a scegliere i vostri collaboratori, a rischiare ed a trarre benefici in caso di successo. Non svendete troppo facilmente idee vostre, frutto delle vostre sinapsi e della vostra genialità, a chi vi userà per accrescere il proprio prestigio; perchè costui sarebbe in realtà legittimato a farlo (è tutto legale) mentre voi sareste semplicemente coloro che non hanno avuto sufficiente formazione né competenze. Pretendete di essere formati, fate qualche sforzo in più, sacrificatevi; è quello che faccio io ogni giorno per realizzare le mie idee e… molte volte non basta, molte volte è necessario applicarsi anche di più dell’umano per provare soddisfazioni fuori dal consueto.

Continua…

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Ti diranno di condividere: Pratici esempi concreti - 1

Scritto da Ralph DTE su 17 gennaio 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi

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Un pratico esempio concreto

Facciamo un esempio chiaro cosicché tutti possano capire anche nel caso sia sfuggita qualche sfumatura presente nel primo articolo. Ammettiamo che io debba costruire un meccanismo e che per farlo necessito di due lavorazioni meccaniche. Se dispongo di un macchinario per eseguirne una sola, posso ad esempio chiedere la collaborazione ad un’altra azienda per effettuare la seconda lavorazione anziché spendere cifre enormi per l’acquisto di un altro macchinario che magari mi servirà solo per un breve periodo. Ma questo non ha nulla a che fare con l’andare da un ente, un’associazione, un intermediario di varia natura che si occupa di impresa, tutoraggi, fondi per gli innovatori, e spifferare come è concepito, come funziona e cosa devo fare con quel preciso pezzo meccanico perchè mi viene detto che loro potrebbero farlo per me con le aziende che conoscono. Non è questa la loro competenza, al mio progetto penso io, al tuo progetto pensa tu, a bandi, formazione, finanziamenti, informazioni e aggiornamenti… ci pensano “anche” loro.

Un sottile confine

Raccontare ai quattro venti le “idee”, dando modo a talune realtà del tipo sopra accennato (ed ai loro partner che le possono mettere in pratica in tempi molto rapidi) di vantare un successo immeritato, fa sì che esse continuino ad accrescere il loro prestigio (ed il loro “brand”) con l’altrui genio, nonché a ricevere fondi destinati a ricerca, imprese innovative, giovani imprenditori ecc. in corsia preferenziale. Il confine di simili situazioni, come ho scritto nel precedente articolo, è sempre estremamente sottile perchè, se ci spostiamo di un solo micron entro i limiti, tutto prende un senso differente e diventa costruttivo. Infatti se tali realtà puntassero ad ottenere fondi per gli innovatori grazie proprio al “successo raggiungibile e consolidabile dagli innovatori stessi”, ecco che i primi potrebbero elogiarsi come scopritori di talenti (traendone i legittimi profitti), e quindi risultare meritevoli esclusivamente nel loro campo (ovvero senza sbirciare in progetti d’altri) e nella gestione trasparente di fondi, mentre i secondi potrebbero farsi strada e diventare conosciuti nel mondo per il “proprio” talento esattamente come hanno fatto a suo tempo i loro predecessori che oggi invece invocano la “condivisione” e la “partecipazione” sovente a sproposito.

Attenzione alle dottrine…

Si tratta di spropositi sui quali porre molta attenzione in quanto, una volta “indottrinati”, potremmo iniziare a convincerci sempre più che rappresentino la strada del futuro. A mio avviso invece rappresentano la strada verso la miseria più totale ed il decadimento di una collettività non più composta da soggetti riconosciuti come importanti ingranaggi chiave, ma visti più che altro come materia prima da sfruttare in qualità di carburante grezzo nell’ingombrante macchina dell’avidità. Del resto un noto dittatore italiano diceva: “Una menzogna è una menzogna finché la si esprime con timidezza; rimane una menzogna se si ripete cento volte; ma diviene verità quando si ripete mille volte”.

Quei rimbalzi che smorzano la sensazione di scetticismo

Questa riflessione ci porta ad intuire che potremmo credere praticamente a tutto se martellati. E se aumentano le realtà che, dietro convenienze a me sconosciute, confermano la tesi della condivisione scriteriata, se a ribadirlo iniziano ad essere sempre più organismi, templi dell’istruzione, pseudoimprenditori di facciata che portano testimonianze carismatiche ma, ahimé molto elaborate rispetto alla realtà (ho avuto modo proprio di recente di scoprire e verificare una curiosa falsa testimonianza che riporterò nel seguito di questa rubrica), ecco che allora possono cadere i nostri canoni e possiamo convincerci, indeboliti, che la nostra realtà sia sbagliata e che dobbiamo procedere con la folla senza valutare in che modo questo è realmente prolifico, perchè ed in quali casi farlo, quando è il momento di condividere una parte del nostro progetto e con quali compagnie.

Gli italiani sopra i 30 anni sono tendenzialmente più scaltri

Devo dire però che fortunatamente questo sistema di “assorbire legalmente altrui idee” con rischi per l’ideatore e vantaggi per lo sfruttatore, non sta funzionando come sperato dagli opportunisti. Specie alle conferenze alle quali ho preso parte di recente, la stragrande maggioranza dei partecipanti si è dimostrata estremamente scettica verso questi metodi da incantatori e promettitori di chissà cosa (la stragrande maggioranza però non aveva un’età inferiore ai 30 anni, anzi, spesso compresa tra i 30 ed i 45-50 anni, quindi i rischi sono molto alti proprio per i neodiplomati, i laureandi ed i neolaureati). Per fortuna gli italiani sono molto scaltri, la sanno lunga e credono sempre meno ai colori luccicanti. Li osservano come dei bambini per pochi secondi, pensano a quanto sarebbe bello se fossero veri e poi, grazie alle esperienze passate, si svegliano nel giro di pochi istanti e tornano alla sobria realtà (cosa ben più difficile da fare per un/a ragazzo/a senza esperienze).

Ostentare la ragione? Questione di nonchalance!

Ho notato curiosamente come, intervenendo ad una conferenza sul tema, ed esponendo in piena grazia e cordialità degli scetticismi, mi sia stata tolta la parola da un oratore che ha chiuso il mio discorso con un sorriso tenue, quasi compassionevole, avvolto da leggiadra nonchalance, ignorando nettamente il mio intervento e proseguendo per la tangente come più risultava conveniente al fine di evitare ogni rumore sulla mia riflessione. Avete presente quando vi cade dalle mani un oggetto che rimbalza rumorosamente e che, già dopo il primo tocco, chi vi sta accanto prende al balzo prontamente per non udire tutti gli altri rimbalzi? Ecco, è successo, né più né meno, questo. Gli altri ospiti, però, sono voluti tornare sul tema per sostenere la mia tesi che in realtà sentivano essere viva anche in loro ormai da tempo. Ho apprezzato molto al termine della conferenza che diversi imprenditori che partecipavano non da testimoni di fantasie ma da uditori, si siano recati da me per esprimere la loro solidale “condivisione” verso quanto affermavo e sottolineando che anche loro avevano colto certe sfumature.

Un incoraggiante e graduale abbandono dell’omertà

Meno male va… una cosa che finisce bene nonostante l’omertà che solitamente dilaga in questi casi ove, una volta, ero abituato a vedere persone che si facevano i fatti loro, stavano zitte per paura di andare incontro anche a minime scomodità e lasciavano che gli altri inermi, che non potevano sapere se quanto trattato fosse vero o falso, credessero in base a valutazioni di tipo carismatico, simpatie e suggestioni.

Continua…

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Ti diranno di condividere

Scritto da Ralph DTE su 16 gennaio 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi

Chi ti dirà di condividere?

Gli stessi uomini attualmente “gravitanti” attorno ad aziende che in passato hanno avuto fortuna grazie al genio di una persona la quale, singolarmente o con un piccolo team di fidati, è riuscita a realizzare i propri progetti*, oggi ti diranno che c’è bisogno della folla (crowd), della partecipazione e della condivisione di idee perchè da solo non puoi far nulla. Gli stessi che oggi sono forti per aver fatto l’esatto opposto. Gli stessi che oggi sono carenti di idee e vedono spegnersi aziende che hanno fatto il loro tempo ed hanno bisogno che tu fornisca nuova linfa con un modo semplice, regolare, legale e legittimato dalle tendenze in voga sul web. Gli stessi che non vogliono assumere i giovani ma che senza di essi sono inermi perchè, nonostante costose consulenze, non sanno come è cambiato il mondo e non riescono ad interpretarlo perchè il cervello è rimasto lì, agli anni ‘50, ‘60, ‘70, ‘80…

*Cambiando nettamente il proprio percorso di vita.

Condividere, a quali condizioni?

Così aumentano rovinosamente i casi di chi si prende il tuo profitto se la tua idea ha successo (del resto, se hai seguito iter standardizzati, non hai ottenuto quel tipo di successo con i tuoi mezzi; l’istruzione che hai ricevuto non ti diceva come fare**, eh…) e ti chiede di pagare di tasca tua (magari perdendo una proprietà, la casa, o ciò che hai offerto come garanzia, in ogni caso la tua vita decente) se il successo non arriva. Bella la condivisione così!
Mi riferisco in particolar modo a quelle realtà di connubio tra studenti universitari e particolari aziende che vivono troppo di immagine e poco di sostanza, tra giovani studenti/imprenditori e certi tipi di incubatori che purtroppo raccontano vere e proprie favole, tra giovani studenti/imprenditori e realtà che fanno da tramite per l’ottenimento di finanziamenti, fondi perduti e sostegni vari (destinati a chi vuole contribuire con le sue idee ad innovare il nostro paese) ma vogliono in cambio i progetti dettagliati dei tuoi prodotti e dei concept (cosa che nessuno ti chiede quando trovi realtà davvero serie e professionali che ti sostengono o se sei preparato e sai come si accede direttamente a questo tipo di sostegni economici destinati alla ricerca ed all’innovazione).
Di tanto in tanto le realtà, per così dire… non lineari, si uniscono e generano un evento il cui manifesto d’attrazione è ricco di parole importanti dense di significati accattivanti ma le quali, dietro opportune analisi, approfondimenti e accertamenti, vanno poi a ridursi in una povera fievole essenza che evaporerà di lì a poco.

**Al di là del fatto che comunque non vi è un manuale seguendo il quale si riesce nelle proprie idee ed al di là del fatto che viene lasciato poco spazio al genio creativo dei giovani italiani, è importante che l’istruzione fornisca di volta in volta anche gli strumenti extra richiesti da coloro che partoriscono costantemente particolari idee.

Eventi ambigui

Così potresti ritrovarti, come mi è accaduto di recente, ad un evento al quale eri andato per imparare “come si fa” (ad es. nuove frontiere sui brevetti, strategie e metodologie di brevetto) e dove invece vedi oratori che sondano proposte e idee di chi, ingenuamente, non si rende conto di che leggerezza sta commettendo davanti a professionisti presenti, per conto delle aziende in cui lavorano, a prendere freneticamente appunti. Potresti vedere idee prese, stese, spanse, girate e rigirate, pressate, riformate e date in assaggio a tutti come fossero l’impasto di una prelibatezza. E tra coloro presenti in sala… chi dispone già di strumenti, personale, strutture, collegamenti, ecc., utili per cucinare rapidamente il nuovo gustoso manicaretto del momento?
Inoltre è sconfortante vedere esempi di idee scaturite da giovani brillanti ed elaborate da dinosauri, essere infine messe in mostra su brochure con numerosi loghi in evidenza che si fregiano di esser stati autori di innovazione (casomai “portatori”, “mediani”, “tramite”…), ma del cuoco, unico vero innovatore, prioprio non v’è traccia se non uno pseudonimo sconosciuto che nessuno noterà accanto a dei giganti e che potrebbe ben presto sparire perchè molte start-up, ahimé, hanno vita breve. Così il piccolo studente/giovane imprenditore (il cuoco) che nessuno conosceva prima e che solamente qualcuno conoscerà dopo (del resto quei loghi sul depliant faranno sempre pensare prima ad altre realtà che ad un perfetto signor nessuno -siamo tutti troppo parte dei complessi sistemi di immagine e suggestione moderna-) otterrà quisquillie in cambio di un aumento vertiginoso di prestigio per coloro che di vera innovazione non sanno proprio nulla e, con molta probabilità, non ne hanno mai capito nulla. Essere furbi è ben diverso da essere intelligenti, molti confondono i due significati ma vi esorto a sfogliare un buon dizionario della prestigiosa lingua italiana.

Oltre l’assurdo, pagare per lavorare

Davvero un’idea geniale se si pensa che si è riusciti negli ultimi dieci anni e più ad indurre tramite il web la gente a condividere***, volenti o nolenti, informazioni preziosissime gratuitamente. Sovente anche peggio di gratuitamente. Peggio del lavorare gratis esiste infatti il lavorare a pagamento o, come potremmo dire oggi, con piccoli costi aggiuntivi. Hai offerto la tua opinione ad esempio su un paio di scarpe? Ci hai speso del tempo? Quest’opinione è stata utile per produrre un migliore modello di scarpe? Ora ti piacciono di più e le acquisterai? Benissimo, stai pagando un prodotto per il quale sei stato tu a fornire la soluzione ad un problema. Hai pagato la soluzione che hai offerto invece di essere ripagato per il tuo contributo. Non ti sembra esserci qualche dislivello? Questo è solo un banale esempio di un mondo molto più articolato al quale, in misura diversa, partecipiamo tutti anche solo accendendo un gingillo elettronico.

*** Se anche pensi di non averle fornite ma disponi di un account su qualche social network o di sistemi di statistiche e benchmarking web, cloud, app per smartphone e tablet… fidati che di “dati ne hai dati”.

Condivisione chiara

Tutt’altro è il discorso per coloro che hanno realizzato progetti in “CrowdSourcing non necessariamente volontario” o, persino, mediante il CrowdFunding) dicendolo chiaramente fin dall’inizio. I partecipanti mettevano il loro genio creativo, il loro contributo conoscitivo o un piccolo sostegno economico, sapendo fin dall’inizio cosa si era chiamati a fare e dove si voleva andare a parare con la tale idea. Questo non può essere equiparato, come vi scrivevo poco prima, ad aziende che, con artificiosi giri di conferenze, scrivono sui manifesti che promuovono i loro eventi, paroloni interessanti che attirano i giovani che vogliono imparare, e poi alla fin fine chiedono a te se hai qualche idea e ti esortano a condividerla cercando di metterti soggezione con la scusa: “Tanto da soli oggi non si può far nulla, ci vuole collaborazione!”. Sì è vero ci vuole collaborazione… ma i confini dei significati delle espressioni e delle parole in esse contenute sono sempre molto sottili e le leggi (che tutelano chi le conosce bene) sono letteralmente affilate. Nel seguito di questo articolo chiariamo quali sono questi confini, starà poi a voi decidere, essere strateghi, circondarvi delle persone giuste, saper uscire fuori dal coro… : -)

Continua…

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials

Scritto da Ralph DTE su 13 gennaio 2015

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La quinta fase comprende il “Final Approval Gateway” ed il “Validation Prototype Releases”. Per Final Approval Gateway si intende la rassegna in cui vengono completate una serie di prove critiche dei prototipi (Crash, PAVE, ecc.). Tali prove permettono di valutare lo stato della progettazione prima di effettuare ingenti investimenti. La rassegna comprende l’analisi, il controllo e la rivisitazione degli aspetti legati a:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
revisione dei risultati ottenuti, fino al momento attuale, dalla costruzione e dal collaudo del prototipo,
riesame delle azioni intraprese per risolvere i problemi identificati,
revisione della disponibilità delle parti di pre-produzione,
revisione dello stato della costruzione,
revisione del Manufacturing Plan Status per la validazione della costruzione del prototipo.

Il Validation Prototype Releases fa riferimento invece al punto in cui il team di sviluppo rilascia i prodotti richiesti completamente ultimati al fine di dar il via definitivo all’acquisto dei componenti ed alle attività di costruzione per la produzione di massa.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Crash test

Image’s copyright: Daimler AG

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering

Scritto da Ralph DTE su 12 gennaio 2015

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

La quarta fase si sviluppa attorno all’ “Evalutation Prototype Releases” ad al “Design Quality Confirmation Milestone”. L’EP Releases fa riferimento al punto in cui il team di sviluppo rilascia i prototipi richiesti completamente ultimati al fine di dar via all’acquisto dei componenti ed alle attività di costruzione. In concomitanza con il completamento del primo prototipo di valutazione (EP Releases) il Design Quality Confirmation Milestone pone in evidenza fondamentali aspetti che sono oggetto di accurate analisi e successive revisioni, tali aspetti sono:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
revisione dei risultati ottenuti fino al momento attuale,
revisione di test, sviluppo e validazione del programma,
riesame delle azioni intraprese per risolvere eventuali problemi individuati.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Ingegneria di prodotto

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La leva del potere

Scritto da Ralph DTE su 11 gennaio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi può cambiare, migliorare, ammodernare realmente l’Italia?

Mi chiedo: I gestori dello stato sono poi così diversi dallo stato stesso? Sono così diversi dai suoi abitanti? Chi erano costoro prima di arrivare ad occupare particolari posizioni? Che facevano da bambini? La mia modesta opinione è che non risulti poi così difficile oliare gli ingranaggi di una semplice riflessione e domandarsi: Non sarà per caso che i gestori dello stato che si macchiano di azioni vergognose, talvolta atroci, abbiano semplicemente avuto modo (l’occasione male utilizzata) di imprimere la loro forza su una leva più grande di quella di cui dispongono i cittadini?
In Italia una lunga serie di azioni discutibili non sono compiute anche dalla cittadinanza? Non è forse la popolazione che non rispetta i limiti di velocità, le regole del traffico ed i pedoni? Non è forse la popolazione che infrange le norme che regolano il lavoro, le misure di sicurezza nei luoghi ove si lavora e le norme ambientali? Non è forse la popolazione che cerca sempre scorciatoie ai percorsi per raggiungere un risultato (favori, raccomandazioni, furbate, omissione di burocrazia, procedure, livelli di istruzione…)? Chi in realtà può dire di comportarsi egregiamente in tutto ed ai massimi livelli di disciplina, sportività e rigore?

Chi siamo?

Non siamo forse noi quelli individualisti che non sanno fare società, faticano a concepire il lavoro di squadra, temono di agevolare le carriere degli altri con il proprio contibuto a partire dai percorsi di studio universitari fino alle situazioni lavorative di gruppo?
Non siamo quelli che cercano sempre l’affare a tutti i costi, anche quando sappiamo benissimo che il tale affare non è possibile, ma ci vogliamo sperare comunque arrivando persino a mentire a noi stessi, illudendoci?
Non siamo quelli che fino agli inizi della crisi economica globale, che in un modo o nell’altro oggi iniziamo a conoscere meglio (ovviamente troppo tardi), pensavano di poter fare tutti i manager senza la più pallida esperienza ma credendo che fosse sufficiente elargire decisioni su “come faremmo noi nella tale situazione” ed inseguendo il sogno fittizio del diventare, con ogni mezzo, più o meno lecito, agiati, forti e “visibilmente” ganzi?
Non siamo quelli i quali, che lo si ammetta o meno, usano il principio di prevaricazione per esistere? Se sono più forte ti forzerò a darmi la ragione, a piegarti alla mia volontà, a seguire la mia rotta che ti piaccia o no. E tutto questo non nella trama di un film d’azione ma a partire già da una semplice riunione condominiale.

Sì ma ho le motivazioni, per bacco!

La maggior parte degli italiani si sente giustificata nel trovare vie di fuga, da comportamenti e regole scorrette*, facendo uso di soluzioni altrettanto scorrette ed additando i potenti di aver cominciato per primi. Sì ma così non se ne esce praticamente mai! Comprensibilissimo lo stato di frustrazione generale in cui ci troviamo come nazione, comprensibile il desiderio di voler “vivere”, ma errato l’approccio metodologico il quale non fa altro che seminare opportunismo su opportunismo.
Questo ovviamente non significa che i motivi da cui nascono sovente simili mal costumi (vedi ad esempio la burocrazia smisurata, una tassazione eccessiva, regole assurde sul lavoro o procedure che impediscono semplici azioni legittime in vari settori che ci coinvolgono) siano giusti, corretti e morali. Anzi… Però è proprio qui che il cane si morde la coda. Significa semplicemente che è fin troppo diffuso il pensiero di non impegnarsi vivamente su simili fronti cercando (e offrendo poi) soluzioni concrete per reali cambiamenti utili alla collettività. Risulta assai più comodo comportarsi come viene, autogiustificarsi e percorrere scorciatoie utili ad ottenere nell’immediato un risultato fregandosene del danno che si arreca agli altri cittadini. Magari il principio di partenza è giusto ma perdersi lungo il percorso “freghicchiando” non fa altro che portare chi compie l’azione al medesimo livello di chi è oggetto della sua critica.

*Se non assenza totale di regolamentazioni dove occorre e dove è sano, vedi ad esempio nei mercati.

Quando emerge il lato nascosto

Inutile pensare all’Italia artistica, l’Italia sensibile, l’Italia romantica. In piena crisi, in una crisi che non volge mai al termine, in una situazione che si aggrava ogni giorno di più sulla base dei voleri di grossi gruppi finanziari che gestiscono i fili di marionette e fantocci locali, il buono che c’è in noi scompare, svanisce, si cela in qualche modo ed emerge il lato più ostile alimentato dall’istinto di sopravvivenza. Ed è proprio in queste condizioni che ogni uomo mostra chi è veramente, di cosa è capace veramente, cosa può arrivare a concepire la sua mente veramente. Da un certo punto di vista, la fortuna, il lato positivo se vogliamo, è che il singolo individuo comune dispone di leve assai corte se non quasi del tutto inesistenti; la fortuna è che sovente dispone semplicemente di un fulcro, alle volte nemmeno di quello. Ma se gli si offre una leva, una leva importante, della lunghezza sufficiente, saranno molti gli uomini comuni in grado di compiere azioni deplorevoli pari se non più grandi di quelle degli uomini che, giustamente, critichiamo ogni giorno ma che saremo pronti ad imitare se solo avessimo una leva simile. La leva del potere.

Nota per coloro che amano leggere, arricchirsi interiormente,
imparare logiche nuove, dare un valore a chi sono e cosa fanno

Non conta nulla fin dove sei arrivato con la tua idea, il tuo progetto, la tua impresa, la tua strada… se quello che hai ottenuto l’hai ottenuto a danno degli altri. I veri grandi, di qualunque epoca e campo tecnico, tecnologico, scientifico, professionistico, o quello che sia, sono tali perchè hanno saputo realizzare i loro sogni, i loro vantaggi, il loro cambiamento, senza che questo abbia in alcun modo danneggiato terzi. Non importa quanto questo abbia limitato le dimensioni raggiunte da un progetto, perchè le dimensioni di un progetto non si contano solo in numeri, classi di fatturato, dimensioni e misura dell’estensione del mercato raggiunto, primati insostenibili, dominio. Si misurano in tenacia, onestà, grandezza dei sogni, volontà di realizzarli, concretezza e raggiungimento di risultati anche parziali ma totalmente puri, veri, ispiranti per chi osserva e che, come in un contagio, cercherà di replicare il vostro successo diffondendo principi attivi di sportività. A quel punto ogni cosa verrà automaticamente da sé, liscia come l’olio e non sarà necessaria alcuna leva. La genialità sta quindi nel trovare soluzioni rispettando le regole del gioco in corso. E’ così dannatamente difficile che stimola prolificamente la ragione, la creatività ed il virtuosismo.

Dove osano i veri cambiamenti

I cambiamenti veri partono dal basso, una piramide non crolla se togli l’ultimo mattone in cima, cede se cambi la sua natura dal basso. Ma questo richiede lo sforzo di ricostruire tutto da zero operando un lavoro migliore del precedente, tuttavia, in un mondo che volge facilmente a false credenze e sconfinati desideri di comodità e agiatezza, chi ha voglia di impegnarsi seriamente in un duro lavoro? Quantomeno non illudiamoci che qualcosa possa cambiare se si lascia tutto così com’è o si affida l’arduo compito a certi e tali soggetti…

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“Datemi un punto d’appoggio e solleverò la terra”.
Archimede.

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Il paradosso dell’ignoranza

Scritto da Ralph DTE su 5 dicembre 2014

Rubrica: Le mie teorie

Titolo o argomento: Più studio e più divento ignorante

Autore: Raffaele Berardi (Ralph DTE)

Quella che segue è una teoria che ho elaborato di recente, la mia quarta per l’esattezza dopo la teoria degli accostamenti, quella dell’ingranamento e quella del contrario. Se amate stuzzicare la vostra mente, potreste trovarla più normale della normalità.

Premessa

Io studio perchè ho bisogno di acquisire informazioni che sono utili per districarmi in questo mondo. Finché io studio “normalmente” posso non accorgermi di quanto è in oggetto in questo paradosso. Se supero un certo limite ed inizio a studiare intensamente inizio anche a rendermi conto di quante cose non so, inizio a rendermi conto di essere ignorante, inizio a rendermi conto di “sapere di non sapere” (Socrate). Più mi istruisco e più mi rendo conto di non sapere, più studio e più mi accorgo di essere ignorante. Tendendo all’infinito, ossia cercando di istruirmi notevolmente, mi accorgo sempre più di quante cose non so e di come quel poco che so rappresenti nient’altro che un infinitesimo della conoscenza (indefinita).

Quindi più studio e più sono ignorante

Ovviamente trattasi di una provocazione mentale. E’ proprio vero il concetto, oppure no? Infatti non è vero che più studio e più sono ignorante bensì che più studio e più “mi rendo conto” di essere ignorante. Sarebbe quindi opportuno definire la differenza tra essere ignorante e rendersi conto di essere ignorante.

Il rapporto che definisce l’ignoranza

Per ogni pezzettino di conoscenza acquisita in più, scopro l’esistenza di un’enorme mole di conoscenza che non ho. Pertanto nel rapporto tra conoscenza acquisita e percezione della conoscenza che non si possiede, più si va avanti nello studio e più il rapporto diventa grande definendo di fatti il soggetto in questione come uno maggiormente ignorante rispetto ad uno con minori conoscenze ma, allo stesso tempo, minore percezione circa la conoscenza.

Più precisamente definisco:

Coefficiente di conoscenza Kc = Conoscenza acquisita Ca / Percezione della conoscenza che non si possiede Cm

Tasso di ignoranza i = 1 / Coefficiente di conoscenza Kc

Minore è il coefficiente Kc che deriva dal primo rapporto e maggiore è il tasso di ignoranza.

Esempio

Ammettiamo ad esempio che la mia conoscenza acquisita valga 10, livello al quale io mi accorgo di non conoscere 5 e che migliorando i miei studi io arrivi ad una conoscenza acquisita pari a 30 ove ora però mi accorgo di non conoscere 60. Se al precedente livello il mio coefficiente di conoscenza valeva 10/5 = 2, cui corrisponde un tasso di ignoranza “i” pari a 1/2 = 0,5, ora il coefficiente di conoscenza vale 30/60 = 0,5 che corrisponde ad un tasso di ignoranza “i” pari a 1/0,5 = 2.

Esempio

In sostanza ad un primo step conosco 1/10 poi, studiando una cosa nuova, mi accorgo che i concetti sono molti di più di quanto potessi immaginare ed al secondo step conosco 2/100. Andando ulteriormente avanti studio ancora una cosa in più e di nuovo mi accorgo che al terzo step conosco ad esempio 3/1000. Il coefficiente di conoscenza cala sempre di più rendendomi di fatto sempre più ignorante nonostante io abbia studiato di più ed abbia acquisito più nozioni. Sto diventando sempre più ignorante o meglio sto rendendomi conto sempre di più di quante cose non so ed è proprio su questo che gioca il Paradosso dell’ignoranza il quale vede ciò che inizialmente si ignora come un qualcosa che non ci definisce ignoranti finché non ne percepiamo la presenza anche se poi, in ogni caso, non ne conosciamo i contenuti.

Nota conclusiva

Come è possibile quindi che più studio e più divento ignorante? Non è la quantità di concetti assimilati che definisce in “modo assoluto” quanto siamo preparati; è la percezione di quante cose non sappiamo che determina di fatto quanto siamo ignoranti nelle tali discipline. Andare intensivamente oltre lo studio di base permette effettivamente di percepire in modo chiaro questo fenomeno rendendo così ancora più patetica la figura del saccente, già poco gradita per l’antipatia che richiama a sé.

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Protesi polimeriche bio-compatibili stampate in 3D

Scritto da Ralph DTE su 27 novembre 2014

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Ricambi bio-compatibili su misura per il corpo umano

Fonte: Servizio tv nazionale cinese su YouTube

In attesa del successo dei ricercatori nella stampa 3D di tessuti cellulari e, in seguito, di interi organi di ricambio per il corpo umano, un team di medici cinesi ha realizzato una protesi polimerica bio-compatibile stampata in 3D.

Nello specifico si tratta di una protesi ossea, esattamente una vertebra cervicale (C2) che è stata impiantata in un paziente colpito da un brutto male. Lo stimolo ad effettuare questo particolare intervento è nato dall’impossibilità di trovare e, in ogni caso di adattare, la vertebra proveniente da un donatore.

L’intervento è stato effettuato presso il Peking University Third Hospital ed il team di medici era condotto dal dottor Liiu Zhongjun.

Tra i vantaggi, oltre all’affidabilità dimostrata dai materiali polimerici impiegati, troviamo la possibilità di replicare con estrema precisione l’organo originale da sostituire con precisione nell’ordine dei centesimi di millimetro.

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