Scritto da ralph-dte.eu il 30 Ottobre 2008
Rubrica: Il setup che fa impazzire - livello base
Titolo o argomento: Il giunto viscoso
Il giunto viscoso (detto anche giunto Ferguson dal nome dell’inventore) è un organo meccanico che serve a collegare due alberi non in maniera rigida, permettendo piccole differenze di velocità di rotazione.
Due serie di dischi calettati alle estremità dei due alberi sono poste a distanza ravvicinata in una scatola che contiene un particolare liquido siliconico che ha la caratteristica di aumentare notevolmente la sua viscosità con la temperatura.
Quando le velocità dei due alberi sono diverse il liquido si scalda e, aumentando l’attrito con i dischi, limita lo slittamento relativo dei due fino ad impedirlo (con tempi di intervento dell’ordine del secondo).
Quando la tendenza ad avere velocità diverse diminuisce il liquido si raffredda e torna a permettere piccole differenze di velocità di rotazione.
Il giunto viscoso viene utilizzato principalmente come sistema di bloccaggio automatico del differenziale centrale (o, meno frequentemente, posteriore) degli autoveicoli a trazione integrale, principalmente dalle auto sportive e dai SUV dalle caratteristiche più stradali che fuoristradistiche.
In alcuni casi può direttamente sostituire il differenziale centrale.
Nell’uso stradale l’intervento progressivo del bloccaggio dovuto al tempo necessario al liquido per riscaldarsi è da considerarsi un vantaggio sia per non cogliere impreparato il conducente sia per questioni di comfort. Nelle competizioni invece si preferisce ricorrere ad altre soluzioni che riducano il tempo di bloccaggio.
Le vetture dotate di trazione integrale con giunto viscoso devono avere un sistema che lo disabilita in caso di frenata, dove l’indipendenza di rotazione delle ruote è essenziale per un corretto funzionamento dell’impianto frenante sia esso con o senza ABS. A tal fine vengono oggi impiegate delle frizioni tipo Haldex.

Maggiori approfondimenti alla sezione “Setting” della pagina “Motori“.
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Scritto da ralph-dte.eu il 30 Ottobre 2008
Rubrica: Il setup che fa impazzire - livello base
Titolo o argomento: Generalità sul differenziale autobloccante
Si ricorre ai differenziali autobloccanti, i veri padroni della coppia motrice, quando è richiesta un’importante precisione del veicolo e, di conseguenza, di guida. Le vetture con prestazioni medio alte non possono fare a meno di questo importante organo della trasmissione. Quando una ruota motrice perde aderenza e va a vuoto, viene opportunamente frenata per permettere al differenziale di trasmettere più coppia motrice alla ruota che dispone di maggiore aderenza. Si arriva persino, in taluni casi, a distribuire l’intera coppia motrice alla sola ruota motrice che dispone del corretto grip. La peculiarità dei differenziali autobloccanti è quella di poter avere tarature di bloccaggio differenti per la fase di accelerazione e per quella di rilascio. Tramite il precarico inoltre è possibile tenere sempre il differenziale bloccato di un tot. Il differenziale può così adattare la trasmissione della coppia alle diverse situazioni di guida (ingresso curva, uscita di curva, fondi sconnessi, fondi con differenti coefficienti di attrito, fondi con presenza di ghiaccio, neve, fango, ghiaia, foglie, sporco…). Quando una ruota perde aderenza e slitta a causa di un tratto di strada che offre un basso coefficiente di aderenza, essa non riesce a trasmettere al suolo una forza di trazione sufficiente a muovere il veicolo. In simili casi, il differenziale diventa un dispositivo svantaggioso in quanto l’altra ruota motrice (che magari dispone di un’aderenza molto maggiore) non trasmette alcuna coppia motrice a terra (vedi il paragrafo sui differenziali aperti). Grazie al dispositivo di bloccaggio invece è possibile correggere questo difetto trasmettendo una coppia maggiore alla ruota con una migliore aderenza. La coppia che può essere trasmessa è determinabile in base alle condizioni di aderenza ed al valore di bloccaggio del differenziale autobloccante (o a slittamento limitato). Il valore del bloccaggio “S” si determina con la formula seguente:

Tale valore indica la maggiore differenza di coppia possibile tra la ruota motrice destra e quella sinistra in entrambe le direzioni rispetto al valore nominale. Esso viene indicato in “%” e si riferisce al momento di carico applicato alla corona conica. Ad esempio un valore di bloccaggio del 40% vuol dire che la ruota motrice con migliore aderenza può trasmettere il 40% di coppia motrice in più rispetto a quella con minore aderenza.
Continua… Funzionamento del differenziale autobloccate.

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Scritto da ralph-dte.eu il 30 Ottobre 2008
Rubrica: Il setup che fa impazzire - livello base
Titolo o argomento: Il differenziale aperto
Il differenziale aperto compensa le differenze di regime di rotazione delle due ruote motrici. Durante una curva permette alla ruota motrice esterna di girare tanto più velocemente quanto più lentamente gira la ruota motrice interna alla curva. Esso trasmette la stessa coppia a entrambe le ruote motrici indipendentemente dal loro regime di rotazione. Il valore di coppia motrice trasmessa è determinata dalla ruota motrice che presenta la peggiore aderenza al suolo. Se ad esempio una ruota slitta, l’altra si ferma ed il veicolo non ha più trazione. Il differenziale aperto è costituito da un pignone conico motore collegato all’albero di trasmissione. Tale pignone trascina la corona conica sulla quale è fissata la scatola del differenziale che funge da vero e proprio supporto. All’interno della scatola del differenziale vi sono i satelliti. Questi sono solidali all’asse portasatelliti e possono ruotare su sé stessi. I satelliti sono in presa con i planetari i quali, a loro volta, sono collegati ai semialberi o semiassi. Durante la marcia in rettilineo, ruote motrici e planetari girano alla stessa velocità. In questa fase i satelliti non fungono da ruote dentate ma da nottolini di trascinamento; sono quindi fissi (non ruotano) e seguono il movimento rotatorio della scatola del differenziale trasmettendo il regime di rotazione in parti uguali al planetario destro e sinistro. Quando una ruota slitta il relativo planetario fa girare i satelliti del differenziale attorno all’altro planetario il quale rimane fermo. La ruota che slitta ha una frequenza di rotazione doppia rispetto alla corona conica. In questa situazione la distribuzione di coppia avviene in parti uguali e dipende dalla ruota motrice che presenta l’aderenza minore. Pertanto considerando che la ruota slittante non può trasmettere coppia, anche l’altra non la trasmette e si ferma. In curva le ruote devono per forza di cose percorrere tragitti di differente lunghezza. Le ruote motrici ed i planetari presenti nel differenziale girano con velocità differenti. Questo è reso possibile dai satelliti che compensano le differenze di regime di rotazione dei due planetari. A parità di aderenza la ruota motrice interna alla curva gira tanto più lentamente quanto più velocemente gira quella esterna ed ogni ruota riceva la medesima coppia.
Il differenziale aperto viene impiegato sui comuni veicoli stradali a trazione anteriore, per la sua economicità. Esso favorisce l’avvitamento del mezzo all’interno di una curva con il massimo comfort e, come vedremo nel prossimo paragrafo, senza quei bruschi colpi di sterzo da kart. Tuttavia non è assolutamente adatto all’uso sportivo né tantomeno corsaiolo di un mezzo che necessita due particolari situazioni: avere una sorta di differenziale aperto alle basse velocità e avere una sorta di assale rigido quando una ruota motrice perde aderenza. Per avere sia i vantaggi di trazione del kart, sia i vantaggi di un’utilitaria nei brevi tratti percorsi a bassa velocità (come ad esempio i tornanti) vedremo nei prossimi paragrafi l’importanza dei differenziali autobloccanti. Ricapitolando il kart è scomodo e non si avvita alle basse velocità (problema che non lo riguarda visto l’uso che se ne fa) mentre in curva (a velocità sostenute) o su un cordolo o ancora quando una ruota non tocca terra, garantisce la massima trazione. Viceversa una comune utilitaria si avvita benissimo nelle curve lente, è molto manovrabile, ma risulta imprecisa durante le curve ad elevata velocità (dove il rollio può essere tale da non garantire un corretto contatto a terra della ruota motrice interna alla curva) o sulle irregolarità del fondo stradale date da fondi sconnessi o da differenti coefficienti di attrito delle superfici (bagnato, neve, ghiaccio, ghiaia, terriccio…). Insomma in situazioni in cui anche solo una ruota motrice può perdere aderenza, il differenziale aperto è incapace di trasmettere la necessaria coppia motrice ad entrambe le ruote…

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Scritto da ralph-dte.eu il 30 Ottobre 2008
Vai al seguente indirizzo -misura l’età biologica- e verifica il tuo stato di salute generale scoprendo la differenza tra la tua età cronologica e la tua età biologica relativa allo stato di conservazione del fisico ovvero relativa a come curi o non curi te stesso/a.

Abbiamo condotto il test usando come riferimento un ragazzo con sane abitudini. La sua età è di 28 anni mentre il test ha dato come risultato un età biologica inferiore ai 20 anni. Oltre otto anni in meno grazie ad una interessante serie di fattori che andiamo ad analizzare:
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Generalmente gode di ottima salute anche per motivi ereditari.
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Non usa farmaci e sopporta il dolore in caso di malditesta, leggeri raffreddori/influenze, interventi presso il dentista, temporanee intolleranze, ferite ecc…
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La pressione minima e massima rientrano nei parametri normali.
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L’allenamento (non agonistico) condotto in modo rilassante a casa 3 volte o più la settimana con possibilità di variare gli orari a seconda delle necessità, conferisce all’organismo un buon modo di scaricare stress e mantenere in forma articolazioni e muscolatura senza per questo risultare un’attività stressante condotta forzatamente per motivi estetici.
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Per le ragioni sopra esposte il cuore gode di minor stress rispetto alla media e battiti rallentati visto l’allenamento.
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Colesterolo entro la media prevista.
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L’importanza data al sonno e il fatto di prendersi ogni volta lo desideri le giuste ore di riposo, riducono ancor di più il suo stress ottenendo oltretutto un ottimo rendimento sul lavoro.
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Non compie eccessi alimentari, mangia più di tre volte al giorno appena avverte lo stimolo della fame in seguito agli impegni sostenuti senza sforsarsi di mangiare per forza abbondantemente per golosità o altro. La colazione è abbondante e non si basa su prodotti confezionati merendine o comunque zuccheri complessi.
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Non affatica la digestione.
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Non fuma
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Non beve
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Non fa uso di droghe
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Non beve caffè
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Non rimane esposto al sole inutilmente nelle ore di punta o comunque non si espone a lampade abbronzanti.
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Consuma frutta quotidianamente più volte al giorno, la verdura leggermente meno della frutta.
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Non rinuncia alla pasta al pomodoro e alla pizza.
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Dovrebbe consumare più frequentemente il pesce. Vuol dire che ne consuma ma non a sufficienza.
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Non ha una guida nervosa e si irrita poco al volante.
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Usa molto raramente il cellulare. Quasi mai. Usa più spesso internet e telefono fisso.
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Fa il lavoro che lo appaga, indipendentemente dal guadagno. Almeno al momento. Ma non esclude la possibilità di stress in circostanze di decisioni e responsabilità.
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Possiede animali domestici. Secondo molte ricerche sono responsabili di un maggior benessere ogni giorno.
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Ha una visone positiva della vita nonostante le difficoltà che vive (altra ragione per cui l’abbiamo preso come riferimento per il test). Sì assume molte responsabilità, è cosciente della situazione del mondo in cui vive ma nonostante ciò invece di buttare paranoie ed essere una presenza negativa con amici, parenti colleghi, la ragazza ecc, preferisce essere ottimista e impegnarsi quanto può in ciò che gli è possibile.
Conclusioni, c’è un detto:
Un’ottimista vede in ogni difficoltà, un’occasione. Un pessimista vede in ogni occasione, una difficoltà ( e io aggiungo ) e butta paranoie addosso alle persone…
Mens sana in corpore sano.
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Scritto da ralph-dte.eu il 29 Ottobre 2008
Nuvola rossa, grande capo indiano, una volta disse a un uomo bianco:

“Quando avrete prosciugato l’ultimo dei fiumi, tagliato l’ultimo degli alberi, ucciso… l’ultimo dei bisonti e magari pescato anche l’ultimo dei pesci… Allora, ma neppure un attimo prima, “capirete” che non potete mangiare… i vostri… inutilissimi… soldi…”
Piero Pelù Litfiba
Soldi
Noi qui, figli del boom
L’umanità che si misura in oro
les jeux sont faits,
L’unica scelta è il mimetismo o il volo
Hai venduto l’anima al mercato? oh, oh
Già qualche santo in terra c’è cascato
Ora ti senti più nervoso, con la faccia da goloso
Per combinazione la salvezza tua la paghi in soldi, sì sì
Soldi soldi soldi soldi, money money, dinero
Sogno di latta, soldi soldi
Sogni di donna, caldi caldi
Aha, soldi soldi soldi
Molle solidità
La tua vergogna è di voler comprare tutto
Noi qui, figli del boom
Abbiamo perso anche l’immunità al contagio della liquidità
Ora che l’impero si è piazzato, Ooh, ooh
Decisamente sospettoso del suo piatto più goloso
Soldi soldi soldi soldi, money money, dinero
Sogno di latta, soldi soldi
Donna di carta, calda calda
Soldi soldi
Piombo - narco - petrolio più spietato di una cambiale
Galline dalle uova d’oro con facce da maiale
Decisamente sospettoso e con la faccia da goloso
La tua dannazione in questa terra sono i tuoi bisogni
Già soldo ti compra ma non paga
Non è ufficiale ma è la peggio droga
Goccia goccia in vena soldi l’ossessione che nascondi, eh
Già… goloso

In fondo la vita è molto Rock, no?
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Scritto da ralph-dte.eu il 28 Ottobre 2008
Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni
Titolo o argomento: Pausa riflessiva e idea di ripresa
In pratica l’edilizia in sé non si era fermata, procedeva bene. Non sono mancate le speculazioni per me insensate che in molti casi si sono trasformate in ritorsioni che hanno persino portato a fallimenti devastanti. Nel momento di stasi che stiamo vivendo, dalle mie parti sono fallite proprio le imprese dirette dai Signor “Sò Tutto Io!” L’ignoranza sta nel non capire che a volte guadagnare qualcosa di meno e studiare qualche libro di più farebbe bene all’impresa italiana.
L’Italia è molto di più, rimettiamoci la tuta da lavoro, rimettiamoci sui libri, investiamo sulla ricerca e ricominciamo da capo, perchè siamo ancora in tempo e perchè il potenziale lo abbiamo. Purtroppo so che nessuno mi ascolterà e questo mi rammarica.
Parlando con “qualcuno” che lavora in “alcune” grandi aziende italiane (grandi per il numero di dipendenti, non per i risultati), sono venuto a sapere che se gli chiedi:”Investite nella ricerca?” Ebbene, ai giornali e nella pubblicità dicono di sì, mentre nella realtà investono in tutto ciò che riguarda il mercato azionario avendo centri utili per la ricerca che sono in disuso o che funzionano per altre aziende all’estero. Non per noi. Così approfondendo ti viene da chiedere come mai succeda questo e ti rispondono che il ritorno atteso sull’investimento (che spiegheremo per filo e per segno in uno dei prossimi articoli) arriva molto prima se investono in borsa piuttosto che nella ricerca collaborando con le università. Alla chiusura dell’esercizio, a fine anno fiscale diciamo, sai già il risultato del tuo investimento. Al contrario se investi nella ricerca e, ad esempio, collabori con le università, il tuo risultato lo scoprirai tra 5 anni minimo.Il rischio è altissimo. Io mi rendo conto che un’azienda che comunque ha delle grandi perdite (non facciamo nomi per professionalità ma se volete sapere di più sappiate che i BILANCI DI ESERCIZIO sono documenti pubblici che forse trovate anche su internet), non può aspettare a lungo se no va a picco. Ma come al solito si tratta di un cane che si morde la coda. Infatti molti, nel momento in cui potevano investire nella ricerca, hanno preferito fare altro ed ora che la ricerca serve per riprendersi, non ce l’hanno.

In conclusione
Secondo gli esperti, ci sarà una ripresa già tra pochi mesi dell’economia, poco dopo ripartirà l’edilizia e, guarda caso, ipotizzano che le imprese che meglio funzioneranno saranno quelle che si sono mosse come noi. Significa non più case accatastate (ci riferiamo alle zone fuori città) con palazzine da 30 appartamenti, ma con ingresso indipendente, spacciate per villette. Significa non più la casa base con intonaco e vernice colorata con mattoncino per dare un effetto di contrasto. Significa che il cliente esigerà una casa tecnicamente efficiente e non passerà sopra a lavori grossolani effettuati da personale non specializzato. Significa che potremmo uscire vincenti da una crisi e con un vantaggio in termini di tempo sulla concorrenza di oltre 5 anni. E questo non solo per la domotica (si fa presto a riempirsi la bocca con tali parole) o per un pannello solare… Bensì per il processo di ingegnerizzazione che abbiamo ideato e che utilizziamo in cantiere per offrire il massimo. Certo non costa poco. Ma noi confidiamo, anzi sognamo che i prezzi delle abitazioni, possano scendere così da far abbassare anche il costo dei materiali per realizzarli e dei terreni e delle relative tasse di urbanizzazione. La ricerca del massimo profitto può funzionare per un periodo e poi va in crisi. La ricerca dell’evoluzione… Continua sempre.
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Scritto da ralph-dte.eu il 28 Ottobre 2008
Spa Francorchamps - On board camera FIA GT
Alle curve Eau Rouge - Raidillon, nonostante le prestazioni estreme di queste vetture, non sempre è possibile affrontare la serie di curve in pieno. Niente gas spalcancato per le GT del campionato FIA. Al contrario è possibile ascoltare dall’audio come a bordo di una F1 non sia necessario alzare il piede dal gas nella stessa serie di curve. Una minore massa, un baricentro decisamente più basso e un aerodinamica più raffinata permettono alle formula 1 di affrontare con il gas completamente giù situazioni impensabili per altre vetture.
Fia GT
F1
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Pubblicato in Motorismo, Motorsport e Meccatronica | Nessun commento »
Scritto da ralph-dte.eu il 26 Ottobre 2008
Un video che ci ha colpito molto… Guardatelo! I tempi sono perfettamente armonizzati, incredibile come la semplicità e l’unicità vivano insieme in un corto che ci sembra un messaggio più che evidente. Complimenti all’autore.
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Pubblicato in Intrattenimento, grafica, animazione, video, 3d, Vehicle Sim | Nessun commento »
Scritto da ralph-dte.eu il 26 Ottobre 2008
Le operazioni potrebbero essere talmente tante da risultare impossibili da sintetizzare. Per tale ragione inizieremo con l’osservare un quadro generale e sintetizzato della situazione in modo da vedere i primi passaggi fondamentali. Successivamente potrete richiederci ulteriori approfondimenti.
Anticipiamo che l’adozione del programmino aggiuntivo Cmx Viewer di live for speed può risultare decisamente utile per visualizzare le skin appena realizzate in photoshop senza avviare ogni volta il simulatore e dover scendere in pista…
Sarà sufficiente scaricare cmx viewer e copiarlo nella cartella principale dove teniamo il simulatore live for speed per evitare troppo disordine.
Lavoreremo principalmente con due cartelle:
- La cartella skin che si trova all’interno del simulatore Live for speed, e più precisamente nel percorso: c:\…\…\live for speed z\data\skins\nome_skin.jpg
-
E la cartella skin che si trova all’interno del programma CMX Viewer che avremo provveduto a scaricare. In essa troveremo le skin bianche di default da “copiare” (dico da copiare per evitare di modificare quelle originali per poter avere sempre a disposizione un comodo punto di partenza). La cartella skin di LFS Viewer si trova nel percorso: c:\…\…\live for speed z\cmx viewer\data\skins\xrr_default

Nella prima immagine vediamo un esempio di skin di default che troviamo all’interno della cartella skins presente nel CMX Viewer, mentre nella seconda immagine vediamo un bozzetto di una skin alla quale stiamo lavorando su proposta dello stesso Gianni che ci ha richiesto questo articolo interessante. Il bozzetto non è assolutamente definitivo e cerca solo di dare un idea valutativa delle linee che potrebbe avere questa carrozzeria. Il lavoro dal bozzetto alla skin definitiva è molto particolare e richiede molte ore di lavoro come vedremo nei successivi articoli di questo tema.
Una volta presa la skin di default dalla cartella “skins” del cmx viewer possiamo aprirla con photoshop e salvarla nuovamente con un altro nome come ad esempio xrr_gianni65. Ho specificato questo modo di rinominarla, ovvero scrivendo sempre prima il modello dell’auto seguito dal trattino basso (underscore) e dal nome che vogliamo dare alla skin, perchè altrimenti il simulatore non la vede. Ripeto che rinominare il file è fondamentale per tenerne sempre una copia originale di default per tornare indietro.
Anticipiamo che una volta ultimata la skin, il suo file oltre ad essere copiato all’interno della cartella skin di live for speed, deve anche essere caricato tramite il sito lfsworld nei server di live for speed per rendere la vostra skin visibile a tutti coloro che corrono con voi…
Continua…
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Pubblicato in Intrattenimento, grafica, animazione, video, 3d, Vehicle Sim | 5 Commenti »