Scritto da ralph-dte.eu il 15 Aprile 2009
Passione a costo ZERO.
Più andiamo avanti e più, qualunque cosa intendiamo fare, costa caro… La bravura di un tecnico, di un motorista, di un meccanico, di un ingegnere, sta nel riuscire a realizzare una propria idea utilizzando al massimo le proprie conoscenze e la propria esperienza. Non tutti però ci riescono. Un professore di tecnologia meccanica dell’Università Politecnica delle Marche disse durante una lezione: “Un bravo Ingegnere Meccanico è colui che sa fare con 10 euro quello che una persona normale fa con 100 euro”. Insomma un bravo ingegnere è un ottimizzatore che, a parità di qualità, ottiene un risultato più che buono spendendo molto, molto meno. Più difficile invece, è trovare un tecnico che con il solo uso delle sue competenze artigianali, realizza un prodotto che trasuda passione…
E’ il caso di Sergio Fileni dell’Officina Meccanica Fileni di Jesi il quale partendo da un’ Honda VF di oltre 20 anni fa è arrivato, nel giro di qualche anno, ad una Naked FUORISERIE unica nel suo genere.
Non si tratta semplicemente del fatto che il motore sia stato trasformato artigianalmente in un propulsore turbo. Si tratta del fatto di esserci riusciti a costo ZERO.
Sarebbe stato facile -dice Sergio- acquistare un apposito (e spesso costosissimo) KIT di elaborazione e montarlo. Al contrario non è stato affatto facile riuscire in un sogno ricavando un prodotto finito, funzionante e con un fascino dal sapore corsaiolo, utilizzando solo ed esclusivamente pezzi recuperati durante il lavoro quotidiano in officina.
Continua… Nel prossimo articolo i dettagli tecnici.

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Scritto da ralph-dte.eu il 15 Aprile 2009
“Gli speciali” di Ralph DTE
curiose interviste per il pubblico più appassionato
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Scritto da ralph-dte.eu il 14 Aprile 2009
Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili -8-
Titolo o argomento: Quelle vibrazioni che sanno di vecchio, e invece…
Iniziate ad accorgervi che la vostra amata vettura (amata per gli appassionati…) vibra, è più rumorosa talvolta ruvida nell’utilizzo. Non sempre la causa è imputabile a gravi e costosi problemi. Alle volte si tratta solo e semplicemente di un banalissimo supporto motore che ha terminato il corso della sua vita utile. Il motore sta su ma il tampone di gomma è quasi totalmente compresso.
Risultato?
Le vibrazioni indotte dal motore o dalla strada non vengono più adeguatamente smorzate, le marce entrano male perchè il motore non si trova nella sua posizione corretta, fastidiosi rumori metallici echeggiano nell’abitacolo e sembrano provenire proprio dal vano motore.
Certo le cause potrebbero anche essere altre, quindi
come capire se si tratta di un supporto motore?
Fateci caso… quando avviate il motore, quest’ultimo sobbalza? E quando lo spegnete anche peggio? Sentite che non appena girate la chiavetta per spegnerlo, uno scossone accompagna lo spegnimento? Se vi muovete in prima marcia lentamente, alle volte, vi capita che accelerando si senta una vibrazione metallica quasi come se due pezzi di ferro battessero? Nonostante la frizione nuova le marce entrano ma si fatica un pò di più sulla leva?
Probabilmente la vostra vettura ha percorso molti chilometri oppure ne ha percorsi pochi ma tutti in centro tra san pietrini e buche…
Comunque sia non preoccupatevi, non si tratta di un pezzo costoso. Un piccolo problema che si risolve con pochi euro e chi vi ridona il piacere della guida di una vettura che sembra scorrere su una tavola d’olio, precisa, pulita, silenziosa… Così piacevole da farvi chiedere: “E io volevo cambiarla? Per colpa di un pezzo rotto che costava (prezzo indicativo) sui 70 80 euro?”
L’unico peccato è che non è un lavoro che si può fare a casa. Ci vuole un meccanico affidabile che disponga ovviamente di una gruetta per sorreggere il motore mentre il supporto da sostituire è sganciato, e un paio di cavalletti di sicurezza qualora la vettura sia stata sollevata con un crik. Certo è che se conoscete quanto appena spiegato renderete più difficile la vita a qualche furbacchione che vuole farvi spendere centinaia d’euro o peggio, farvi sostituire l’auto…
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Scritto da ralph-dte.eu il 14 Aprile 2009
…e chi la lavora è come un sarto
Se prendete un fazzoletto di stoffa e lo stendete bene su un tavolo noterete alcune cosette interessanti provando a tirarlo prima nel senso dell’ordito, poi nel senso della trama ed infine in diagonale. Tirandolo nel senso dell’ordito riscontrerete una grande resistenza e rigidezza. Tirandolo nel senso della trama la sia resistenza che rigidezza saranno assai inferiori al caso precedente. Infine, tirando in diagonale, troverete resistenza e rigidezza pressochè nulle…

Il motivo risiede nel fatto che sia nel senso dell’ordito che in quello della trama, si tirano i fili per pura sollecitazione di trazione mentre tirando in diagonale si ha la deformazione di una serie di mini parallelogrammi che, da quadrati, diventano romboidali.
I sarti conosco molto bene queste proprietà dei tessuti infatti quando vogliono ottenere un vestito dalle forme rigide e squadrate, tagliano la stoffa per dritto; al contrario quando vogliono ottenere forme morbide, flessuose, la tagliano di sbieco.
Il telaio di una monoposto è fatto in fibra di carbonio che è un tessuto… Esso presenta esattamente le caratteristiche di cui abbiamo parlato brevemente sopra. Non l’avreste mai detto eh?

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Scritto da ralph-dte.eu il 10 Aprile 2009
Rubrica: Telemetria (sensori di spostamento)
Titolo o argomento: Sensori basati su potenziometro lineare
Talvolta chiamato estensimetro, il sensore con potenziometro lineare è disponibile in varie misure e con varie gamme di misura per soddisfare diverse applicazioni quali il rilevamento della marcia inserita, la posizione dell’acceleratore o il movimento della sospensione. L’elemento che opera il rilvemanto è un film di plastica conduttivo vincolato ad un convenzionale dispositivo a filo avvolto (wire-wound) per dare una risoluzione (ossia la precisione nel rilevamento del dato) elevatissima ed una notevole vita operativa del sensore stesso. Ogni sensore è fornito di 150mm di cavo che termina con un raccordo del tipo: AS Micro Lite HE. I sensori sono equipaggiati con due appositi sostegni per il montaggio.


Esempio
Nell’immagine sotto vediamo una schermata della nostra telemetria che si riferisce esattamente alla corsa della sospensione posteriore sinistra nel punto del tracciato indicato dalle frecce rosse (mappe lato destro). Nello specifico caso la vettura ha preso un cordolo troppo abbondantemente (con le ruote di sinistra) provocando un’eccessiva compressione delle sospensioni (non prevista dal setup) che possiamo ben rilevare sul grafico dai picchi tracciati grazie ai potenziometri lineari (a volte chiamati estensimetri). Il potenziometro lineare viene quindi montato ai capi di ogni ammortizzatore e registra istante per istante quando l’ammortizzatore stesso si sta comprimendo trasformando in segnale elettrico ogni misura rilevata.

Nell’immagine sopra vediamo due grafici: il primo indica la velocità che aveva la vettura da corsa nel tratto di pista evidenziato. Notiamo che la velocità stava scendendo gradualmente fino al punto in cui, urtando eccessivamente il cordolo, la velocità subisce una diminuzione improvvisa (rappresentata dallo scalino) alla quale corrisponde, nel grafico sotto, una serie di oscillazioni anomale del corpo sospensione con picchi che la vedono alternarsi in situazioni di completa estensione e compressione. Attenzione alla lettura, va fatta al contrario ovvero la misura indicata nell’asse delle ordinate indica la corsa rimasta dell’ammortizzatore.
Copyright
Tutto il materiale presente negli articoli della rubrica “Telemetria” è protetto da Copyright. La PI Research ha autorizzato Ralph DTE ed i siti del Gruppo Ralph DTE, alla pubblicazione di parte del materiale messo a disposizione. E’ severamente vietato riprodurre il materiale presente in questa rubrica. Chiunque pubblicasse su altri siti, forum o Blog tale materiale, andrà ad incorrere in problemi legali dei quali non siamo responsabili.
E’ vietata la riproduzione del materiale mostrato negli articoli “Telemetria” e del materiale presente in generale sul Blog Ralph DTE. E’ tuttavia possibile, solo per il ”nostro materiale”, contattarci per poter avere informazioni e richiedere dei permessi di utilizzo.
Ringrazio personalmente:
-
Il mio caro amico “Giorgio” per la gentile concessione della sua Telemetria.
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La PI research per i dati concessi ed il prezioso contributo al chiarimento di alcune nostre domande.
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Scritto da ralph-dte.eu il 8 Aprile 2009
Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Le 3R della sostenibilità - parte 2
Ridurre
La riduzione dei rifiuti è infatti il primo passaggio da perseguire per raggiungere l’obiettivo. Sembra banale ma la riduzione dei rifiuti va pianificata con una riduzione degli imballaggi e delle dimensioni dei prodotti. E’ interessante fare un esempio per capire l’impatto economico di tale scelta.
Prendiamo una scatola di cioccolatini:
Siccome sono cioccolatini buonissimi e di alto target, il nostro esperto di marketing opta per utilizzare una scatola grande, bella e voluminosa, e all’interno ricoprire ogni cioccolatino con un involucro personalizzato. Questa scelta di marketing porta svantaggi a tutti i partecipanti della catena del valore del cioccolatino. Il fabbricante avrà un alto costo per comprare la scatola, per confezionare ogni cioccolatino uno a uno eccetera. Inoltre essendo la scatola molto grande aumenterà il costo del trasporto, già che saranno necessari molti camion, furgoncini e occupazione di magazzino per una piccola quantità di prodotto. Questi costi saranno ovviamente ricaricati sul prezzo finale del prodotto, aumentandolo pesantemente rispetto al valore del solo cioccolatino senza aggiungere nessun valore al prodotto. Nessuno è interessato alla carta del cioccolatino, si getta al momento di scartarlo.
Questo senza considerare il costo “ambientale” dato dal processo di fabbricazione delle scatole e degli imballaggi, oltre allo smog generato da un utilizzo superiore al dovuto di mezzi di trasporto.
In definitiva, si provoca un costo economico-ambientale senza ottenere nessun beneficio.
Ma per fortuna le imprese lo sanno bene, e già da diversi anni le più reattive ed efficienti hanno saputo trasformare la riduzione degli imballaggi e delle dimensioni del prodotto in un’arma competitiva. Già, perché oltre a diminuire i propri costi, si guadagnano l’immagine di aziende rispettose dell’ambiente: una pubblicità molto vantaggiosa in una società fortemente interessata alla qualità della vita. Insomma due piccioni al prezzo di uno, diminuire i costi e salvare l’ambiente.
Un esempio di impresa che sta facendo leva sulla propria efficienza ambientale è Apple.

Come si vede nel grafico, negli ultimi 10 anni questa impresa di computer/dispositivi elettronici ha saputo ridurre le dimensione dei propri prodotti e le scatole in cui vengono imballati. Per esempio l’iPod di ultima generazione ha un imballaggio che è l’82% più piccolo del primo modello, e secondo i dati della stessa Apple, in un container ce ne vanno 5 volte tanti.
Oltre a la Apple, altre imprese tecnologiche stanno promuovendo questa politica, prime tra tutte Nokia e Samsung. E’ interessante notare come anche nelle pagine web corporative, l’attenzione al riciclaggio sia menzionato alla fine, solo dopo tutti i precedenti accorgimenti legati alla riduzione e al riutilizzo.
Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie
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Scritto da ralph-dte.eu il 8 Aprile 2009
Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Le 3R della sostenibilità - parte 1
Ridurre
Tutti conosciamo l’importanza del Riciclaggio. Negli ultimi 20-30 anni è stata fatta molta informazione al riguardo, a partire dai bambini che già a scuola imparano a differenziare carta, plastica, vetro e alluminio. Più in generale, i media e molti organismi pubblici nelle ultime decadi hanno effettuato delle campagne di sensibilizzazione al problema dei rifiuti e dell’impatto che le nostre azioni quotidiane hanno sull’ambiente.
Ma il Riciclaggio non è che l’ultimo passaggio dei tre principali che costituiscono il processo verso un futuro privo di rifiuti. Infatti il Riciclaggio permette di recuperare solo una parte del materiale raccolto e inoltre necessita di un apporto di energia per poter essere efficace. Ad esempio per riciclare una tonnellata di carta, sono necessari quasi due metri cubi di acqua e circa 2750 kWh (Chilowattora, l’unità di misura dell’energia, equivalente all’energia fornita dalla potenza di 2.750.000 watt per un periodo di 1 ora). E’ un buon traguardo, se si pensa che per produrre una tonnellata di carta normale è necessario circa il doppio di energia (~4750kWh) e 280metri cubi di acqua. Lo stesso discorso vale per il resto dei materiali riciclabile.
Le ragioni appena descritte portano a valutare il riciclaggio come l’ultimo passo in una catena di azioni che le imprese e noi come cittadini dobbiamo compiere per raggiungere un vero miglioramento ambientale. E per non dimenticarcene, ci vengono in aiuto le iniziali delle tre parole:
Ridurre, Riutilizzare e Riciclare.
O come canta Jack Johnson “Reduce, Reuse, Recycle”.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie
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Scritto da ralph-dte.eu il 3 Aprile 2009
È la metà degli anni Novanta. Due promettenti studenti di Stanford ricevono in prestito dal pro-rettore dell’Università un server che possa aiutarli a concretizzare un’idea a cui stavano lavorando da tempo. Dal punto di vista ingegneristico e matematico, la macchina sviluppa la capacità di calcolo necessaria a identificare un algoritmo che un ingegno italiano aveva precedentemente teorizzato. Dal punto di vista della storia, può fornire un supporto per una ricerca più precisa nel vasto mondo di internet.
Con il sostegno dell’Università di Stanford, i due giovani matematici brevettano l’algoritmo e creano una nuova società. Qualche anno dopo arriva il successo.
I due studenti si chiamano Sergey Brin e Larry Page.
La società è Google Inc.
Per realizzare un business di successo, serve una buona idea e l’appoggio necessario per metterla in pratica. E se questa volta provassimo a fare una cosa del genere in Italia?
Working Capital è il progetto ideato da Telecom Italia per sostenere l’innovazione italiana e le iniziative imprenditoriali in ambito web 2.0 e nuova Internet, fornendo competenze, tecnologie e servizi a supporto della loro realizzazione, ed aiutando la crescita di una nuova, giovane generazione di imprenditori italiani.
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Scritto da ralph-dte.eu il 2 Aprile 2009
Parlando con Federico, un mio amico Designer Industriale, argomentavamo circa il prezzo di mezzi d’epoca e, per riassumervi la conversazione, abbiamo distinto in particolar modo quattro differenti casi nei quali spesso ci si imbatte quando si decide di acquistare un mezzo d’epoca.
Usato d’epoca sul quale si specula.
Tipico usato che ha scarso valore ma che viene venduto a prezzi improponibili per i più variegati motivi: mode, film che l’hanno abbondantemente pubblicizzato, o ancora per il semplice motivo: “Non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace agli altri”. Argomento trattato anche da noi, clicca qui.
Non mancano poi i casi in cui comitive di persone si mettono d’accordo pubblicando di punto in bianco sui siti di vendite online, diversi annunci a prezzi esorbitanti di uno stesso prodotto. Così da infondere la credenza che quello sia il prezzo di mercato. Trovata a dir poco geniale. Ma ecco come scoprire il trucco. Vai semplicemente in edicola e acquista autorevoli riviste di auto/moto d’epoca per sapere il valore reale e poi confrontalo con il prezzo trovato online. Infine domandati valutanto la tecnica del mezzo scelto: vale la pena spendere così tanto su un mezzo difettoso, tecnicamente inefficiente, del quale non trovi i ricambi se non a prezzi spasmodici? Oppure è meglio sceglierne un altro più valido anche tecnicamente?
Usato d’epoca di lusso
Ovvero tutti quei mezzi che indipendentemente dal valore tecnico sono fortemente desiderati. In questo caso l’opinione che se ne ha è prettamente soggettiva. Sono quei casi in cui una critica può fortemente ferire l’orgoglio del possessore. Nessuno meglio di lui sa cosa prova per quel particolare veicolo… Il più delle volte nemmeno il proprietario riesce a spiegarlo. Si tratta di pezzi molto particolari. Il cui valore si alza notevolmente per la forte, immensa richiesta e desiderio di possedere una vettura o una moto che era già nata con l’intento di non essere per tutti.
Usato d’epoca di validità tecnica
Ne fanno parte tutti quei pezzi passati alla storia per delle particolari scelte tecniche che hanno aperto un’era. Ne sono un tipico esempio (anche se esagerato) le prime formula 1 a effetto suolo.
Usato d’epoca di validità storica
Caso a parte è quello di chi compra un pezzo storico per metterlo in salotto proprio per ricordare la storia del progetto. In tal caso spendere cifre cospicue anche se si tratta di una meccanica poco valida, acquista sicuramente più senso. Un tipico esempio, dice Federico, è la Vespa sulla quale fu montato un cannone in tempi di guerra. Non ci andrete a fare la spesa, quindi il problema ricambi, costi, validità tecnica non sussiste.

Bellezza, moda o validità del prodotto?
Scegliete voi naturalmente.
Ogni veicolo è una storia a sé; la situazione varia da caso a caso, chi intende effettuare un acquisto dovrebbe stare attento e condurre una buona indagine sul prodotto per capirne i reali motivi dell’elevato costo e giustificare a sé stesso la validità della sua scelta.
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