Scritto da ralph-dte.eu su 15 Aprile 2009
Passione a costo ZERO
E’ stato montato un Turbocompressore frutto di più parti correttamente abbinate tra loro: Il compressore è un IHI di una Lancia Delta, la turbina è una Garrett presa da una vecchia Mini De Tommaso. Le giranti sono state fresate per essere portate alla dovuta dimensione e sono state riequilibrate su un apposito macchinario per l’equilibratura. Il carburatore proviene da una Renault 5 GT turbo. Ottimo per la situazione.

Importante inoltre il lavoro condotto per raccordare tutte le tubazioni che dal compressore raggiungono i collettori di aspirazione. I collettori di scarico sono stati anch’essi ottenuti artigianalmente. Non manca la valvola POP OFF per far sfiatare all’esterno la sovrapressione in aspirazione nel momento in cui si chiude il gas e la valvola WASTE GATE che permette di non superare il valore della sovrapressione impostato. In questo caso ci aggiriamo intorno ad una sovrapressione di 0,4 Bar. Un valore non incisivo per l’affidabilità e la guidabilità della moto. Con questo valore è stato possibile evitare modifiche ai pistoni e al rapporto volumetrico di compressione.

L’alloggiamento del turbocompressore non è stata un’operazione facile. E’ stato collocato in basso sul fronte vicino al basamento e poco dietro la ruota anteriore. Questa scelta ha permesso di realizzare i dovuti collettori e le dovute tubazioni in modo più semplice evitando loro percorsi tortuosi che sarebbero complici di grandi perdite di carico del fluido.
E’ stato aggiunto un scambiatore aria/olio per mantenere l’olio motore ai corretti valori di viscosità. Il radiatore in questione deriva da da una Citroen Diane.

A livello di ciclistica si è operato sulla sospensione posteriore alzando il corpo della moto sul retro in modo da distribuire un maggior peso all’avantreno che accusa facili allegerimenti.
La carena sopra i fari anteriori deriva da uno scooter, è stata tagliata, sagomata, modificata per l’esigenza. I gruppi ottici sono stati ricavati da una Yamaha e muniti di lampadine allo iodio. Anche il serbatoio è stato elaborato. La parte superiore dove allogia il tappo è stata tagliata e vi è stata applicata la parte superiore di un serbatoio della Aprilia Futura mentre il tappo del serbatoio proviene da una Gilera SP02. Questo ha permesso di ricavare un maggiore spazio per il casco quando ci si carena in velocità. Il vecchio tappo era troppo sporgente per poter permettere di rannicchiarsi sul serbatoio.

Il codone posteriore è di una Suzuki GSX (il famosissimo codone a goccia che caratterizzava Suzuki e Aprilia fino a qualche anno fa) anch’esso opportunamente modificato. Le selle (pilota e passeggero) sono state costruite anch’esse a mano ed adattate sulle nuove carene. Il faro posteriore sfrutta il corpo di un faro fendinebbia posteriore di una Peugeot 206.
La ciliegina sulla torta è indubbiamente data dalla presenza del manometro del turbo sul cruscotto tra il tachimetro ed il contagiri.

Un lavoro mostruoso condotto solo ed unicamente per passione negli ultimi anni ed allo scopo di riuscire a preparare una moto esclusiva a costo ZERO.
Continua… Le sensazioni a motore acceso.
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Scritto da ralph-dte.eu su 15 Aprile 2009
Passione a costo ZERO.
Più andiamo avanti e più, qualunque cosa intendiamo fare, costa caro… La bravura di un tecnico, di un motorista, di un meccanico, di un ingegnere, sta nel riuscire a realizzare una propria idea utilizzando al massimo le proprie conoscenze e la propria esperienza. Non tutti però ci riescono. Un professore di tecnologia meccanica dell’Università Politecnica delle Marche disse durante una lezione: “Un bravo Ingegnere Meccanico è colui che sa fare con 10 euro quello che una persona normale fa con 100 euro”. Insomma un bravo ingegnere è un ottimizzatore che, a parità di qualità, ottiene un risultato più che buono spendendo molto, molto meno. Più difficile invece, è trovare un tecnico che con il solo uso delle sue competenze artigianali, realizza un prodotto che trasuda passione…
E’ il caso di Sergio Fileni dell’Officina Meccanica Fileni di Jesi il quale partendo da un’ Honda VF di oltre 20 anni fa è arrivato, nel giro di qualche anno, ad una Naked FUORISERIE unica nel suo genere.
Non si tratta semplicemente del fatto che il motore sia stato trasformato artigianalmente in un propulsore turbo. Si tratta del fatto di esserci riusciti a costo ZERO.
Sarebbe stato facile -dice Sergio- acquistare un apposito (e spesso costosissimo) KIT di elaborazione e montarlo. Al contrario non è stato affatto facile riuscire in un sogno ricavando un prodotto finito, funzionante e con un fascino dal sapore corsaiolo, utilizzando solo ed esclusivamente pezzi recuperati durante il lavoro quotidiano in officina.
Continua… Nel prossimo articolo i dettagli tecnici.

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Scritto da ralph-dte.eu su 15 Aprile 2009
“Gli speciali” di Ralph DTE
curiose interviste per il pubblico più appassionato
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Scritto da ralph-dte.eu su 14 Aprile 2009
Quelle vibrazioni che sanno di vecchio
e invece…
Iniziate ad accorgervi che la vostra amata vettura (amata per gli appassionati…) vibra, è più rumorosa talvolta ruvida nell’utilizzo. Non sempre la causa è imputabile a gravi e costosi problemi. Alle volte si tratta solo e semplicemente di un banalissimo supporto motore che ha terminato il corso della sua vita utile. Il motore sta su ma il tampone di gomma è quasi totalmente compresso.
Risultato?
Le vibrazioni indotte dal motore o dalla strada non vengono più adeguatamente smorzate, le marce entrano male perchè il motore non si trova nella sua posizione corretta, fastidiosi rumori metallici echeggiano nell’abitacolo e sembrano provenire proprio dal vano motore.
Certo le cause potrebbero anche essere altre, quindi
come capire se si tratta di un supporto motore?
Fateci caso… quando avviate il motore, quest’ultimo sobbalza? E quando lo spegnete anche peggio? Sentite che non appena girate la chiavetta per spegnerlo, uno scossone accompagna lo spegnimento? Se vi muovete in prima marcia lentamente, alle volte, vi capita che accelerando si senta una vibrazione metallica quasi come se due pezzi di ferro battessero? Nonostante la frizione nuova le marce entrano ma si fatica un pò di più sulla leva?
Probabilmente la vostra vettura ha percorso molti chilometri oppure ne ha percorsi pochi ma tutti in centro tra san pietrini e buche…
Comunque sia non preoccupatevi, non si tratta di un pezzo costoso. Un piccolo problema che si risolve con pochi euro e chi vi ridona il piacere della guida di una vettura che sembra scorrere su una tavola d’olio, precisa, pulita, silenziosa… Così piacevole da farvi chiedere: “E io volevo cambiarla? Per colpa di un pezzo rotto che costava (prezzo indicativo) sui 70 80 euro?”
L’unico peccato è che non è un lavoro che si può fare a casa. Ci vuole un meccanico affidabile che disponga ovviamente di una gruetta per sorreggere il motore mentre il supporto da sostituire è sganciato, e un paio di cavalletti di sicurezza qualora la vettura sia stata sollevata con un crik. Certo è che se conoscete quanto appena spiegato renderete più difficile la vita a qualche furbacchione che vuole farvi spendere centinaia d’euro o peggio, farvi sostituire l’auto…
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Scritto da ralph-dte.eu su 14 Aprile 2009
…e chi la lavora è come un sarto
Se prendete un fazzoletto di stoffa e lo stendete bene su un tavolo noterete alcune cosette interessanti provando a tirarlo prima nel senso dell’ordito, poi nel senso della trama ed infine in diagonale. Tirandolo nel senso dell’ordito riscontrerete una grande resistenza e rigidezza. Tirandolo nel senso della trama la sia resistenza che rigidezza saranno assai inferiori al caso precedente. Infine, tirando in diagonale, troverete resistenza e rigidezza pressochè nulle…

Il motivo risiede nel fatto che sia nel senso dell’ordito che in quello della trama, si tirano i fili per pura sollecitazione di trazione mentre tirando in diagonale si ha la deformazione di una serie di mini parallelogrammi che, da quadrati, diventano romboidali.
I sarti conosco molto bene queste proprietà dei tessuti infatti quando vogliono ottenere un vestito dalle forme rigide e squadrate, tagliano la stoffa per dritto; al contrario quando vogliono ottenere forme morbide, flessuose, la tagliano di sbieco.
Il telaio di una monoposto è fatto in fibra di carbonio che è un tessuto… Esso presenta esattamente le caratteristiche di cui abbiamo parlato brevemente sopra. Non l’avreste mai detto eh?

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Scritto da ralph-dte.eu su 10 Aprile 2009
-Sensori di spostamento-
Sensore basato su potenziometro lineare
Per tutti gli articoli sulla telemetria vai in alto a destra e scrivi sulla voce “cerca”: telemetria

Talvolta chiamato estensimetro, il sensore con potenziometro lineare è disponibile in varie misure e con varie gamme di misura per soddisfare diverse applicazioni quali il rilevamento della marcia inserita, la posizione dell’acceleratore o il movimento della sospensione. L’elemento che opera il rilvemanto è un film di plastica conduttivo vincolato ad un convenzionale dispositivo a filo avvolto (wire-wound) per dare una risoluzione (ossia la precisione nel rilevamento del dato) elevatissima ed una notevole vita operativa del sensore stesso. Ogni sensore è fornito di 150mm di cavo che termina con un raccordo del tipo: AS Micro Lite HE. I sensori sono equipaggiati con due appositi sostegni per il montaggio.

Esempio:
Nell’immagine sotto vediamo una schermata della nostra telemetria che si riferisce esattamente alla corsa della sospensione posteriore sinistra nel punto del tracciato indicato dalle frecce rosse (mappe lato destro). Nello specifico caso la vettura ha preso un cordolo troppo abbondantemente (con le ruote di sinistra) provocando un’eccessiva compressione delle sospensioni (non prevista dal setup) che possiamo ben rilevare sul grafico dai picchi tracciati grazie ai potenziometri lineari (a volte chiamati estensimetri). Il potenziometro lineare viene quindi montato ai capi di ogni ammortizzatore e registra istante per istante quando l’ammortizzatore stesso si sta comprimendo trasformando in segnale elettrico ogni misura rilevata.

Nell’immagine sopra vediamo due grafici: il primo indica la velocità che aveva la vettura da corsa nel tratto di pista evidenziato. Notiamo che la velocità stava scendendo gradualmente fino al punto in cui, urtando eccessivamente il cordolo, la velocità subisce una diminuzione improvvisa (rappresentata dallo scalino) alla quale corrisponde, nel grafico sotto, una serie di oscillazioni anomale del corpo sospensione con picchi che la vedono alternarsi in situazioni di completa estensione e compressione. Attenzione alla lettura, va fatta al contrario ovvero la misura indicata nell’asse delle ordinate indica la corsa rimasta dell’ammortizzatore.
Copyright
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Curriculum Vitae
Il Curriculum Vitae del mio Team ed il mio, sono disponibili in formato elettronico. Per coloro che fossero interessati è sufficiente inviare la richiesta alla mail scuderie.rbc@libero.it indicando ovviamente i dati della vostra azienda. Le mail poco chiare che perverranno verranno cestinate.
Ringrazio personalmente:
-
Il mio caro amico “Giorgio” (profilo sulla pagina “il gruppo”) per la gentile concessione della sua Telemetria.
-
La PI research per i dati concessi ed il prezioso contributo al chiarimento di alcune nostre domande.
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Scritto da ralph-dte.eu su 9 Aprile 2009
Stagione simulata 2008/2009
Non abbiamo mai scritto articoli su come sta andando il campionato iCup 2009, basato su simulazione automobilistica mediante Live for Speed, al quale prendiamo parte quest’anno noi del T.E.R.
In realtà preferivamo fare un resoconto con gli highlights a fine stagione cercando di riassumere nel modo migliore. Tuttavia avendo raggiunto abbondantemente metà stagione vi proponiamo una sintesi del nostro lavoro sia di simulazione, sia di squadra. Ci sono degli aspetti che sono stati fondamentali addirittura a livello di maturazione della persona, senza escludere ovviamente alcuni importanti dettagli appresi della tecnica di guida. Impossibile simularla al 100% ovvio… Ma comprendere degli aspetti che spesso si ignorano sì.
Fino alla metà esatta della stagione, noi del TER abbiamo avuto, nonostante le difficoltà, un crescendo di punti che ci hanno portato ai vertici della classifica TEAM. Questo non per essere particolarmente veloci, anzi, soffriamo molto -si tratta della nostra prima partecipazione ad una simulazione- ma siamo stati in grado di portare a termine la maggior parte delle corse e questo ci ha premiato. Lo spirito di squadra tra Gianni, Enzo e Raffaele è stato notevole, impensabile, impareggiabile. Abbiamo creato un clima dove si lavora bene e si cotruisce “qualcosa”. Un qualcosa che poi vedremo diventare punti pesanti. Un Team Manager migliore di Enzo credo proprio che sia impossibile da trovare. Calmo, equilibrato, diplomatico, pacifista e positivo, crea sempre l’ambiente giusto per una sana competizione sportiva. Nota dolente: impreca contro la sua vettura quando non fa ciò che lui vorrebbe. Ma di questo ce ne occupiamo Gianni ed io. Gianni ha la dote di essere uno che conclude, non è uno spaccone, non si vanta dei suoi miglioramenti… Li fa e basta. Nonostante sia da pochissimo (qualche mese) nel mondo delle simulazioni, e di questo pare che ce ne rendiamo conto solo Enzo ed io, è capace di azioni che iniziano a farci venire i brividi… Tuttavia non si può pretendere da chi corre da soli 6 mesi che abbia il ritmo di chi corre da anni o di chi è entrato in squadre con maestri veterani che noi non abbiamo. Noi ci siamo fatti da soli, da zero. Credo che sia la cosa più Forte del T.E.R.
Ieri sera la svolta. Con due incidenti in seguito all’ingresso della safety car ed al raffreddamento delle gomme che ne consegue, 2/3 del Team ha chiuso la sua corsa troppo presto. Per noi è stato fondamentale il fatto che Gianni sia riuscito a concludere in un tracciato dalle plurime difficoltà. Ieri c’è stato lo stop al nostro crescendo di punti. Uno stop che peserà sicuramente sulla nostra classifica e dal quale speriamo di riprenderci nelle prossime 3 gare decisive.
Ma vediamo come è andata la nostra stagione fino a metà calendario.
Continua…

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Scritto da ralph-dte.eu su 8 Aprile 2009
Rubrica: The expert on the salmon - 4-
Titolo o argomento: Le 3R della sostenibilità - parte 2
Ridurre
La riduzione dei rifiuti è infatti il primo passaggio da perseguire per raggiungere l’obiettivo. Sembra banale ma la riduzione dei rifiuti va pianificata con una riduzione degli imballaggi e delle dimensioni dei prodotti. E’ interessante fare un esempio per capire l’impatto economico di tale scelta.
Prendiamo una scatola di cioccolatini:
Siccome sono cioccolatini buonissimi e di alto target, il nostro esperto di marketing opta per utilizzare una scatola grande, bella e voluminosa, e all’interno ricoprire ogni cioccolatino con un involucro personalizzato. Questa scelta di marketing porta svantaggi a tutti i partecipanti della catena del valore del cioccolatino. Il fabbricante avrà un alto costo per comprare la scatola, per confezionare ogni cioccolatino uno a uno eccetera. Inoltre essendo la scatola molto grande aumenterà il costo del trasporto, già che saranno necessari molti camion, furgoncini e occupazione di magazzino per una piccola quantità di prodotto. Questi costi saranno ovviamente ricaricati sul prezzo finale del prodotto, aumentandolo pesantemente rispetto al valore del solo cioccolatino senza aggiungere nessun valore al prodotto. Nessuno è interessato alla carta del cioccolatino, si getta al momento di scartarlo.
Questo senza considerare il costo “ambientale” dato dal processo di fabbricazione delle scatole e degli imballaggi, oltre allo smog generato da un utilizzo superiore al dovuto di mezzi di trasporto.
In definitiva, si provoca un costo economico-ambientale senza ottenere nessun beneficio.
Ma per fortuna le imprese lo sanno bene, e già da diversi anni le più reattive ed efficienti hanno saputo trasformare la riduzione degli imballaggi e delle dimensioni del prodotto in un’arma competitiva. Già, perché oltre a diminuire i propri costi, si guadagnano l’immagine di aziende rispettose dell’ambiente: una pubblicità molto vantaggiosa in una società fortemente interessata alla qualità della vita. Insomma due piccioni al prezzo di uno, diminuire i costi e salvare l’ambiente.
Un esempio di impresa che sta facendo leva sulla propria efficienza ambientale è Apple.

Come si vede nel grafico, negli ultimi 10 anni questa impresa di computer/dispositivi elettronici ha saputo ridurre le dimensione dei propri prodotti e le scatole in cui vengono imballati. Per esempio l’iPod di ultima generazione ha un imballaggio che è l’82% più piccolo del primo modello, e secondo i dati della stessa Apple, in un container ce ne vanno 5 volte tanti.
Oltre a la Apple, altre imprese tecnologiche stanno promuovendo questa politica, prime tra tutte Nokia e Samsung. E’ interessante notare come anche nelle pagine web corporative, l’attenzione al riciclaggio sia menzionato alla fine, solo dopo tutti i precedenti accorgimenti legati alla riduzione e al riutilizzo.
Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie
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Scritto da ralph-dte.eu su 8 Aprile 2009
Rubrica: The expert on the salmon -3-
Titolo o argomento: Le 3R della sostenibilità - parte 1
Ridurre
Tutti conosciamo l’importanza del Riciclaggio. Negli ultimi 20-30 anni è stata fatta molta informazione al riguardo, a partire dai bambini che già a scuola imparano a differenziare carta, plastica, vetro e alluminio. Più in generale, i media e molti organismi pubblici nelle ultime decadi hanno effettuato delle campagne di sensibilizzazione al problema dei rifiuti e dell’impatto che le nostre azioni quotidiane hanno sull’ambiente.
Ma il Riciclaggio non è che l’ultimo passaggio dei tre principali che costituiscono il processo verso un futuro privo di rifiuti. Infatti il Riciclaggio permette di recuperare solo una parte del materiale raccolto e inoltre necessita di un apporto di energia per poter essere efficace. Ad esempio per riciclare una tonnellata di carta, sono necessari quasi due metri cubi di acqua e circa 2750 kWh (Chilowattora, l’unità di misura dell’energia, equivalente all’energia fornita dalla potenza di 2.750.000 watt per un periodo di 1 ora). E’ un buon traguardo, se si pensa che per produrre una tonnellata di carta normale è necessario circa il doppio di energia (~4750kWh) e 280metri cubi di acqua. Lo stesso discorso vale per il resto dei materiali riciclabile.
Le ragioni appena descritte portano a valutare il riciclaggio come l’ultimo passo in una catena di azioni che le imprese e noi come cittadini dobbiamo compiere per raggiungere un vero miglioramento ambientale. E per non dimenticarcene, ci vengono in aiuto le iniziali delle tre parole:
Ridurre, Riutilizzare e Riciclare.
O come canta Jack Johnson “Reduce, Reuse, Recycle”.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie
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