Ralph DTE

Bringing art into engineering. 1024×768px

Archivi per Dicembre, 2009

Una scelta che salva l’impianto idrico della tua casa

Scritto da ralph-dte.eu il 16 Dicembre 2009

Il depuratore dell’acqua

Una casa, come un’automobile, una volta acquistata va anche mantenuta e manutentata. Un modo interessante per prendersi cura della propria casa è salvaguardare l’impianto idrico e tutto ciò che ad esso è legato. Potrebbe essere una buona idea installare un depuratore (addolcitore) d’acqua laddove quest’ultima risultasse particolarmente dura.

La durezza dell’acqua è un parametro che indica:

Per durezza dell’acqua si intende un valore che esprime il contenuto di ioni di calcio e magnesio (provenienti dalla presenza di sali solubili nell’acqua) oltre che di eventuali metalli pesanti presenti nell’acqua. Generalmente con questo termine si intende riferirsi alla durezza totale; la durezza permanente esprime invece la quantità di cationi rimasti in soluzione dopo ebollizione prolungata, mentre la durezza temporanea, ottenuta per differenza tra le precedenti durezze, esprime sostanzialmente il quantitativo di idrogenocarbonati. (Definizione tratta da Wikipedia).

Ecco cosa trae beneficio dalla presenza di un addolcitore (depuratore) a monte dell’impianto idrico di un’abitazione:

  • tubazioni: il depuratore evita totalmente il rischio di dover rompere muri e pavimenti per intervenire su tubazioni usurate o danneggiate dal calcare.
  • caldaia: anche se il controllo obbligatorio è fissato ad una volta all’anno, si ritarderà di diversi anni la necessità di ricorrere a parti da sostituir.
  • sanitari: si lavano molto più facilmente, risparmi fatica e saponi aggressivi. Il calcare è un ottimo mezzo per far aderire ancora meglio lo sporco alle superfici.
  • lavastoviglie: la vita utile di questo elettrodomestico si allunga fino a 4-5 anni in più a patto, ovviamente, che l’elettrodomestico sia di qualità.
  • lavatrice: vale quanto appena affermato per la lavastoviglie
  • rubinetteria: anche per la rubinetteria vale quanto affermato per i sanitari.
  • vetri doccia: non si macchiano e si puliscono anche solo con un panno umido.
  • salute: eviti di ingerire sostanze quali ioni di calcio e magnesio (dannosi all’organismo solo se si superano determinate quantità: chiedi al tuo medico) e metalli pesanti.

addolcitori_depuratori_acqua.jpg

Nota: Fai attenzione a non dare l’acqua depurata alle piante perchè le brucia. Generalmente nel punto in cui viene installato il depuratore, viene posto un rubinetto che lo precede e dal quale esce acqua non depurata. Sarà molto utile per innaffiare il giardino o dare l’acqua alle piante sul balcone ad esempio.

Pubblicato in Building, Living and Technologies, Ingegneria, tecnologie e cenni di scienze | Nessun commento »

Edilizia e cantieri

Scritto da ralph-dte.eu il 16 Dicembre 2009

Quanta paura hanno gli italiani di comprare casa adesso?

Tanta! E non solo per motivi legati alla crisi ed alle banche. O meglio, tali motivi sono  stati senza dubbio tra i fattori scatenanti che hanno messo all’erta centinaia di migliaia di italiani che ora vogliono la certezza che ciò che acquistano valga il prezzo pagato sino all’utlimo centesimo. Ovviamente con tutte le ragioni; ecco allora un paio di consigli tanto semplici quanto importanti.

Su cosa devo puntare quando acquisto una casa di nuova costruzione?

Oggi le imprese che sanno bene come realizzare una valida abitazione sotto il punto di vista della struttura, sono la stragrande maggioranza. Quando acquisti una nuova abitazione, sia a prezzo di mercato sia a prezzo per così dire “sotto costo” verifica in primis la qualità degli isolamenti termici, acustici e quelli che proteggono dalle infiltrazioni d’acqua. Queste verifiche le devi effettuare ovviamente durante la costruzione (e non dopo) appoggiandoti ad un tuo tecnico di fiducia. Sono ancora molti i casi in cui si va a risparmio e ci si perde nelle piccole cose. Si paga una casa “meno” e ci si ritrova con problemi con conseguenze importanti che si potevano risparmiare; primo tra tutti senz’altro il problema delle infiltrazioni.

Altro fattore importante? Andate spesso in cantiere con il vostro Geometra. Verificate che i materiali che vengono utilizzati siano veramente quelli indicati dall’ingegnere e nelle misure adeguate. Se sul progetto vi è ad esempio una colonna da 60cm X 30cm con all’interno 12 puntini che indicano i 12 tondini di ferro per armare il calcestruzzo di tipo  RCK 35 (si tratta di un esempio), dovete farvi assicurare dal vostro tecnico di fiducia che:

  • Il calcestruzzo usato è di tipo RCK 35 e non 30 o 25 o altro.
  • La colonna ha misure 60cm X 30cm.
  • I tondini di ferro inseriti sono realmente 12 e non 10 oppure 8 perchè il carpentiere afferma che sono troppi e non servono (voi li state pagando tutti, devono essere messi tutti, inoltre l’ingegnere quando fa delle scelte ha sicuro ottimi motivi)…

  • I tondini di ferro, dopo la colata del calcestruzzo, non devono essere a vista o lo devono essere per il tempo minore possibile (in attesa magari della realizzazione di un solaio) altrimenti in caso di pioggia arrugginiscono e rompono il cemento.

Ponetevi sempre con educazione nei confronti del costruttore, il fatto che ci siano in ogni categoria di mestiere i “furbi”, non significa che lo sono tutti. Chiedete il permesso per entrare in cantiere in quanto per legge vi è un responsabile della sicurezza che decide chi può avere accesso e quando. Fate in modo che il vostro tecnico di fiducia si rivolga prima al responsabile dei lavori, solo successivamente entrate in cantiere. Considerate che questi consigli sono perlopiù validi nel caso si acquisti ad esempio una casa singola o bifamiliare, una villetta a schiera in un contesto da tre, cinque, dieci… appartamenti.

Se acquistate in un condominio, effettuare questi controlli è praticamente impossibile. I lavori vanno avanti con un’altra metodica, si va su con i piani e non vi è la possibilità durante la realizzazione di un solaio di mettersi lì a disturbare (specie con le attuali norme sulla sicurezza nei cantieri). Diverso ovviamente è il discorso per chi decide di investire in una soluzione più riservata.

la-sicurezza-di-una-buona-casa.jpg

Possono sembrare consigli banali, eppure la riuscita del vostro acquisto dipende da cose come quelle appena descritte.

 

Pubblicato in Building, Living and Technologies | 2 Commenti »

Perchè mi fanno studiare la matematica?

Scritto da ralph-dte.eu il 15 Dicembre 2009

Rubrica: Matematicamente

Titolo o argomento: A cosa serve studiare la matematica?

Ecco quanto spesso gli studenti affermano alle scuole medie inferiori e superiori:

Non mi serve! Quando andrò a lavorare mica mi faranno risolvere equazioni e integrali! A che servono tutti questi calcoli? Non dobbiamo fare tutti lo scienziato! Non farò mai il professore di Matematica. Stiamo perdendo tempo! La Prof. si dilunga su cose inutili. Ecc. Ecc.

Ma tutto questo è vero? Ovviamente no. Ecco un esempio breve, semplice e comprensibile a chiunque:

Se fai l’atleta, ti piace correre e sei un centometrista, sai bene come l’allenamento del tuo corpo sia fondamentale per una buona prestazione e, cosa altrettanto importante, per non farti male. Così vai in palestra, alleni busto braccia e gambe… Quando poi ti schieri ai blocchi di partenza non devi metterti a sollevare pesi. “Devi correre… Più forte che puoi e con la migliore tecnica che hai imparato!”

Quando studi matematica fai la medesima cosa. Molto probabilmente a lavoro, è vero, non dovrai risolvere equazioni o integrali… tuttavia ti sarà richiesto di “ragionare”, di essere logico, avere una mente pronta, allenata, essere sveglio, attivo… La matematica che studi a scuola è fondamentale per “Allenare la tua mente a qualcosa di più grande”.

allenamento-mente-e-corpo_2.jpg

Non avete nemmeno idea di quante cose riesco a fare da quando ho deciso di studiare la matematica anche al di fuori degli studi scolastici e universitari… Certo è che un fattore penalizzante può essere senz’altro la sfortuna di trovare libri di testo poco chiari, confusionari, troppo densi e con pochi esempi. In quel caso, nemmeno con tutta la passione possibile immaginabile è possibile studiare e capire qualcosa.

Pubblicato in MatematicaMENTE FisicaMENTE | Nessun commento »

Reflex digitale: l’otturatore

Scritto da ralph-dte.eu il 15 Dicembre 2009

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -11-

Titolo o argomento: L’otturatore - parte prima

Sulle macchine fotografiche di grande formato, l’otturatore si trova sull’obiettivo ed è del tipo “centrale”; esso è costituito da lamelle.

otturatore-a-lamelle.jpg

Sulle macchine fotografiche reflex da 35mm l’otturatore si trova sul piano focale ed è del tipo a tendina. E’ posizionato internamente al corpo macchina ed è adiacente alla pellicola/sensore. Se lo scorrimento è di tipo verticale, la tendina è metallica.

 otturatore-a-tendina.jpg

 Quando impostate i tempi di esposizione (o tempi di otturazione, tempi di posa) si decide il tempo durante il quale l’otturatore rimarrà aperto lasciando passare la luce verso la pellicola/sensore.

Ed è proprio a questo punto che spesso sorgono delle piccole confusioni. Dato che per i tempi di esposizione inferiori ad 1 secondo si è soliti usare delle frazioni, quando il fotografo dice che sta usando un valore di esposizione basso, significa che sta usando un tempo relativamente lungo. Quando altresì sta usando un valore di esposizione alto, significa che sta usando un tempo relativamente breve. Il termine “basso” o “alto” a cui si riferisce il fotografo, è inerente il valore vero e proprio della frazione di tempo che sta usando per lo scatto, ecco un esempio:

Un fotografo che usa un valore di esposizione “basso” come 1/15 di secondo, sta in realtà tenendo aperto l’otturatore per un tempo maggiore rispetto ad un valore di esposizione “alto” quale ad esempio 1/250 di secondo. Quindi con un valore di esposizione basso i tempi sono più lunghi che con un valore alto; per questo semplicemente dico direttamente: “Ho utilizzato un tempo di esposizione breve pari a tot, oppure lungo e pari a tot”. In questo modo si evitano ragionamenti inversi e confusione nei neofiti.

Continua…

Pubblicato in Intrattenimento, grafica, animazione, video, 3d, Mondo digitale | Nessun commento »

Ho gli ammortizzatori scarichi ma conosco bene la mia auto…

Scritto da ralph-dte.eu il 14 Dicembre 2009

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili -19-

Titolo o argomento: Il pericolo sottovalutato degli ammortizzatori scarichi

E’ corretta l’affermazione presente nel titolo? No, però è molto diffusa. Inutile stare a ripetere l’ennesima volta che gomme, ammortizzatori e freni sono la parte più importante della vostra auto… Non serve a nulla, meglio spiegare in breve: “perchè?!”

Quando entrate in curva, per effetto dell’inerzia la vostra automobile tende a coricarsi dal lato opposto alla curva. Ciò significa che se prendete una curva a destra, l’auto si coricherà sulla sinistra mandando in compressione gli ammortizzatori a sinistra. E viceversa. Fin qui tutto ok. Ho fatto questa precisazione perchè molte persone con cui ho parlato avevano idee confuse al riguardo.

Quando invece andate ad agire sui freni i carichi non si trasferiranno lateralmente ma longitudinalmente. Ragione per cui notate che le automobili in frenata si abbassano davanti e tendono a sollevarsi sul retro. E anche qui il ragionamento per molti è scontato. Molto bene.

Nel momento in cui un ammortizzatore si comprime, se questo è scarico, perde l’effetto di assorbimento per cui è stato ideato. Questo perchè più un ammortizzatore è scarico e più è in grado di comprimersi completamente. Una volta che l’ammortizzatore arriva a fine corsa si ha lo stesso effetto che si avrebbe se la macchina ne fosse priva. L’auto diventa un corpo rigido  non ammortizzato che non è in grado di smorzare le irregolarità della strada o i trasferimenti di carico che si hanno frenando, accelerando, curvando. La macchina rimbalza quindi pericolosamente e in curva sbanda in quanto le gomme, da sole, non riescono a controllare i movimenti di un veicolo.

Risultato: quando l’ammortizzatore non può più lavorare perchè è totalmente compresso (in quanto scarico), lavorano solo le gomme… Esse si deformano smorzando le irregolarità della strada per quanto possono; una volta superato il loro limite (deriva), l’auto perde aderenza e stabilità e si verificano molti degli incidenti di cui sentiamo parlare tramite i media.

Finchè un ammortizzatore sarà in buone condizioni, prendere una curva significherà smorzare le asperità della strada senza che questo arduo compito spetti tutto alle gomme; significa che l’esuberanza di un veicolo che pesa circa 1400 kg viene opportunamente frenata e contenuta.

Prendete la molla di una penna a scatto, comprimetela tra le vostre dita dalla posizione di riposo a quella di massima compressione. Noterete come una volta compressa totalmente la potete accomunare ad un corpo rigido, una barretta la quale non è più in grado di  smorzare alcuna ulteriore forza agente su di essa. Ebbene per gli ammortizzatori la storia è molto simile.

A metà del video sopra è possibile osservare come funziona un ammortizzatore

La sospensione è un organo costituito da molla e ammortizzatore. Le molle non si scaricano mai; quello che va sostituito con i chilometri sono gli ammortizzatori. Molle e ammortizzatori sono abbinati insieme per un motivo alquanto semplice: Se la vostra macchina fosse sospesa solo su molle, dondolerebbe continuamente e pericolosamente in modo nauseante. La presenza dell’ammortizzatore invece fa sì che la molla possa compiere il suo lavoro ogni volta che le viene richiesto ma che poi la sua azione possa essere smorzata e frenata sia in compressione sia in estensione proprio grazie all’ammortizzatore il quale però ha una vita limitata.

Pubblicato in Motorismo, Motorsport e Meccatronica | Nessun commento »

Social Network confusione e scambi di identità

Scritto da ralph-dte.eu il 14 Dicembre 2009

Vi capita mai di trovare il vostro sito linkato dove mai vi sareste aspettati? A me e ad altre migliaia di persone è capitato. Si viaggia sul web, si fa una ricerca sul proprio sito per risalire a dati utili al posizionamento dello stesso e si scopre che qualche social network ha abbinato ad un tuo omonimo il tuo sito.

Ovviamente non riporta la dicitura che il sito appartiene al tuo omonimo, sarebbe illegale. Ci si limita solo a linkarlo sotto la sua foto o nei suoi dintorni. Così, se si scorrono le pagine velocemente, proprio come sempre più spesso accade oggi, si finisce per non capire più nulla e non sapere bene cosa è di chi…

Ammettiamo ad esempio che in Italia ci siano 300 Mario Rossi e che solo uno di questi abbia un sito che tratta la programmazione dei siti dinamici. Magari un sito ben fatto, che ha richiesto molto lavoro. Secondo voi, Mario Rossi (quello titolare del sito), è contento che il suo sito sia linkato in automatico da un social network sotto la descrizione di un altro Mario Rossi e tutto questo solo perchè hanno lo stesso nome?

Ma non solo! Il regolamento di alcuni social network prevede che voi non possiate chiedere di far togliere il link dalla pagina del vostro omonimo ma che questa richiesta debba partire proprio da quest’ultimo per poter essere attuata. Quindi se il vostro omonimo ci tiene a far credere che un particolare sito possa avere qualcosa a che fare con lui… lo può tranquillamente lasciare lì. Correggetemi se sbaglio.

social-network-e-scambi-identita.jpg

Pubblicato in Forse non tutti sanno che/chi è, Mondo digitale | Nessun commento »

Multi jet Modelling

Scritto da ralph-dte.eu il 14 Dicembre 2009

Rubrica: Prototipazione rapida -7-

Titolo o argomento: Multi jet Modelling

Si tratta di una tecnica atta a generare un prototipo con un sistema simile alla stampa a getto di inchiostro. La differenza risiede nel fatto che viene aggiunta una terza dimensione di stampa. Ciò è reso possibile grazie allo spostamento verticale del piano sul quale viene eseguita la stampa. Come per le precedenti tecniche elencate, ad ogni stato realizzato, il piano si abbassa e si procederà quindi a realizzare (”stampare”) un nuovo strato. Il centro nevralgico dell’apparato è costituito da una testina stampante multiugello. Ogni ugello eietta, nel momento in cui viene  richiesto, un termoplastico liquefatto, il materiale rilasciato dagli ugelli solidifica e aderisce con il precedente strato.

multi-jet-modelling.gif

Le fasi del processo di costruzione sono le seguenti:

1. Posizionamento testina nel punto iniziale sopra la piattaforma di lavoro. Inizia la generazione del prototipo.

2. Viene eiettato dagli ugelli il primo strato di termoplastico liquefatto durante il movimento nel piano xy. La posa del termoplastico avviene ovviamente in base al disegno comunicato dal computer.

3. La piattaforma si abbassa verticalmente per consentire la posa dello strato successivo.

4. Il processo continua, strato dopo strato fino al completamento del modello. Terminato il processo di costruzione si provvede all’eliminazione dei supporti ed il modello può essere immediatamente utilizzato.

Pubblicato in Drawing, Design and ideas, Ingegneria, tecnologie e cenni di scienze | Nessun commento »

Il vuoto nell’Autoclave

Scritto da ralph-dte.eu il 11 Dicembre 2009

Rubrica: Che cos’è un’autoclave? -5-

Titolo o argomento: Il vuoto

Prosegue dall’articolo: “Che cos’è un autoclave -4-“.

L’impianto del vuoto è necessario in un Autoclave perchè permette l’estrazione dei residui d’aria che rimangono imprigionati nella fase di assemblaggio del manufatto. Inutile stare a sottolineare cosa accadrebbe ad un telaio in carbonio se avesse delle imperfezioni strutturali nelle quali vi sono bolle d’aria…

Tale impianto è costituito da una stazione di vuoto, da un serbatoio dove si controlla il ciclo, dai collettori di collegamento con le relative valvole e dalle prese del vuoto all’interno dell’autoclave. Ed è proprio a tali prese che vengono collegate le sacche contenenti i manufatti. Nel remoto caso che una di queste sacche si rompa, il sistema riesce a porre rimedio creando il vuoto comunque. Ovviamente i gas che vengono estratti in fase di vuoto, non vengono rilasciati nell’aria ma intrappolati in un apposito impianto.

Nell’immagine in basso lo schema tecnico di un’autoclave per legnami. Forse siamo troppo abituati a pensare che l’autoclave occorra solo per realizzare i telai in carbonio delle formula 1. In un’autoclave per legnami, quando entra in funzione l’impianto del vuoto, si riesce a far entrare nel legno sostanze protettive (per effetto della depressione che si viene a creare).

 schema-tecnico-autoclave.jpg

A. Un’autoclave è in grado di resistere ad un vuoto di 700 mmHg e ad una pressione di 12 atmosfere.  B. Vasca di contenimento soluzione impregnante. C. Vasca più piccola per la preparazione della soluzione impregnante. D. Pompa del vuoto. E. Pompa alta pressione. F. Quadro elettrico interfacciato al computer. G. Seconda autoclave posta superiormente negli impianti che lo permettono.

Pubblicato in Ingegneria, tecnologie e cenni di scienze | Nessun commento »

Obiettivo: mettere a fuoco un soggetto

Scritto da ralph-dte.eu il 11 Dicembre 2009

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -10-

Titolo o argomento: Messa a fuoco

Sebbene la macchina fotografica abbia diverse cose in comune con l’occhio umano, non possiamo assolutamente affermare che sia altrettanto prestante e fedele. La messa a fuoco di un oggetto è praticamente istantanea nell’occhio umano, viceversa per una macchina fotografica mettere a fuoco soggetti vicini e lontani crea delle difficoltà.

Una macchina fotografica vede un oggetto fuori fuoco con una nitidezza nettamente inferiore rispetto a quella dell’occhio umano. E ci mancherebbe… :)

Gli obiettivi sono dotati di una ghiera di messa a fuoco sulla quale sono riportati una serie di valori numerici aventi per unità di misura il metro.

m ∞ | 5 | 3 | 2 | 1.5 | 1.2 | 1  | 0.8 | 0.7 | 0.6

Tali valori rappresentano le distanze entro le quali si trova l’oggetto delle nostra foto. Per distanze superiori ai 5 metri ovviamente si ruota la ghiera fino alla posizione “infinito:  ∞”. La ghiera di messa a fuoco è collegata con la ghiera delle distanze focali quindi se si agisce sulla messa a fuoco, di conseguenza, ruota anche la ghiera delle distanze focali.

Cosa succede all’interno dell’obiettivo?

Mentre regoliamo la distanza tra l’obiettivo ed il soggetto tramite l’apposita ghiera (cercando quindi la massima nitidezza per il soggetto stesso), operiamo un avvicinamento/allontanamento delle lenti dal piano focale ovvero dalla pellicola/sensore.

Più il soggetto da mettere a fuoco è vicino all’obiettivo, più si allontanano le lenti dal piano focale e più è ridotta la porzione di area a fuoco dell’immagine.

Al contrario, qualora il soggetto sia distante dall’obiettivo, le lenti si avvicinano al piano focale e la porzione di scena a fuoco è più ampia.

 ghiera-obiettivo_messa-a-fuoco_ralph-dte.jpg

Continua…

Pubblicato in Intrattenimento, grafica, animazione, video, 3d, Mondo digitale | Nessun commento »

 
Chiudi
Invia e-mail