Ralph DTE

Bringing art into engineering. 1024×768px

Archivi per Gennaio, 2010

Drive by wire - Ride by wire

Scritto da ralph-dte.eu il 20 Gennaio 2010

Rubrica: Automotive technologies

Titolo o argomento: Tagliare i collegamenti meccanici uomo macchina

Negli ultimi dieci anni le maggiori case automobilistiche hanno condotto studi su dispositivi di cui sempre più auto saranno dotate in futuro; si tratta dei dispositivi Drive by wire - Ride by wire. Essi consentono di guidare un veicolo senza che pedali e volante siano realmente collegati in modo meccanico ai relativi organi.

Questo significa che in futuro, guidare un’auto, sarà sempre più simile ad un videogioco. Noi agiremo su appositi comandi quali volante, pedali, leve, manettini e quant’altro e apposite centraline interpreteranno le nostre richieste correggendole e inviando dati corretti agli attuatori che controllano in particolar modo il movimento dello sterzo e l’apertura del gas. Ma non solo…

Questi sistemi interagiranno con cambi automatici o semi automatici, con controlli di trazione e della stabilità, con i sistemi di parcheggio (park assist) e sistemi di lettura della segnaletica stradale (Opel eye…).

Una tecnologia nata per prevenire più che mai gli errori dei guidatori meno esperti e di quelli che pur avendo un’esperienza adeguata non rispettano il codice stradale mettendo a rischio la propria vita e la vita altrui.

Una tecnologia che da un lato previene ed aiuta i meno esperti, mentre dall’altro indigna i puritani delle sensazioni di guida che vogliono il contatto diretto durante il loro momento di piacere alla guida…

La tecnologia e le esigenze di mercato vincono sempre sulla passione delle minoranze (vedi anche l’addio forzato della classe 250 2tempi al motomondiale) ragione per cui tali dispositivi prenderanno sempre più piede nonostante i rifiuti degli appassionati sfegatati.  In concomitanza con tale fenomeno è però previsto il ritorno all’acquisto di vetture sportive usate nei prossimi anni. Vetture più spartane, più scorbutiche, più pure che richiedono “vera esperienza” da parte del guidatore. I governi potrebbero reagire impedendo la circolazione di mezzi che non siano Euro “X” (esclusi i mezzi storici con almeno 20 anni), in tal caso si compirebbe una vera azione di privazione della libertà.

La pista rimane comunque l’unico posto dove avere un contatto diretto, puro e appassionato con il proprio cavallo di razza.

guida-da-videogioco_drive-by-wire_ride-by-wire_500px.jpg

Link: vedi anche gli articoli “200 Cavalli e non sentirli” e “Il 2tempi scomparirà dal motomondiale“. Questi tre articoli dovrebbero far meglio comprendere ai più svegli la direzione verso le quali auto e moto andranno.

Pubblicato in Motorismo, Motorsport e Meccatronica | Nessun commento »

Regola numero uno: rendere conto agli altri.

Scritto da ralph-dte.eu il 14 Gennaio 2010

Per lavorare in gruppo è la prima regola fondamentale

Eh già perchè se si desidera lavorare in squadra con lo scopo di rendere di più, si deve tener conto del fatto che ognuno si prende una responsabilità con sé stesso e con gli altri. Ognuno ha il suo compito e ad esso dovrebbe adempiere. Ma questo potrebbe essere paradossalmente secondario.

La regola principale sta nel fatto di non lasciare mai la squadra a metà lavoro. Fare questo significa lasciare il resto della squadra nei guai. Un collaboratore lascia il gruppo ed i problemi si riversano su coloro che rimangono: devono trovare un nuovo elemento sostitutivo, un collaboratore con le stesse competenze possibilmente, con lo stesso affiatamento. Il più delle volte è una situazione alla quale è davvero difficile  rimediare.

Non bisogna pensare che se vi ritirate in fondo in fondo ci rimettete solo voi. Dovete pensare in primis al danno che fate al gruppo e che, in seguito allo squilibrio che create, potete portare il gruppo stesso all’insuccesso. Il più delle volte accade che, non trovando immediatamente un sostituto già avviato come il precedente, altri membri del team siano costretti a lavorare il doppio o ritrovarsi a svolgere mansioni per le quali non sono preparati al meglio.

Un lavoro fatto in gruppo va portato a termine nonostante la fatica, i pasti da saltare, le ore in più necessarie… Indipentemente dal risultato riceverete molta più stima, rispetto e gradimento (nonché una buona dose di crescita personale) piuttosto che mollando e lasciando tutti nei guai. Il vero fallimento sta nel lasciare le cose a metà giustificandosi con problemi che in realtà non si è gli unici ad avere. Il risultato del lavoro è spesso secondario se la squadra  è stata affiatata ed ognuno ha fatto la sua parte. Quando sai che sugli altri puoi contare, un lavoro da migliorare o da rifare non è un ostacolo insormontabile.

se-un-solo-elemento-della-catena-cede.jpg

Se un solo anello della catena cede, il lavoro di tutti gli altri è inutile.

Pubblicato in Imprenditoria, microeconomia, marketing, branding | Nessun commento »

Compositing: opacità di un livello

Scritto da ralph-dte.eu il 14 Gennaio 2010

Rubrica: Compositing -2-

Titolo o argomento: Opacità di un livello

Articolo riferito alla struttura dei livelli in software quali photoshop, after effects, motion…

Abbiamo visto cosa sia un “livello” nei precedenti articoli realizzati su Photoshop. Ora daremo una definizione importante utile per poter proseguire nei prossimi articoli temi quali il compositing ed il masking (le composizioni e le maschere).

L’opacità è il grado di trasparenza di un’immagine. La trasparenza di  un livello, e quindi di un immagine o un clip video, permette di poter vedere l’immagine che si trova ad un livello inferiore. Un’opacità dello 0 % significa che un oggetto è invisibile; un’opacità del 100 % significa che l’oggetto è completamente opaco ossia perfettamente visibile.

opacita-livello-photoshop-after-effects-motion.jpg

Nell’immagine sopra possiamo notare che alla foto dell’auto sono stati sovrapposti 3 livelli con la medesima scritta. Ognuno di essi ha però una differente opacità ed è semplice comprenderne le differenze.

Pubblicato in Intrattenimento, grafica, animazione, video, 3d | Nessun commento »

Stereoscopy: Come funziona l’effetto “stereoscopy”

Scritto da ralph-dte.eu il 11 Gennaio 2010

Rubrica: Stereoscopy -2-

Titolo o argomento: Come funziona l’effetto stereoscopy

Le videocamere stereoscopiche comprendono due macchine da presa identiche montate l’una parallela all’altra su un tre piedi (tripod) o su un carrello (dolly). Ovviamente entrambe le macchine da presa possono scorrere e inclinarsi insieme. La regolazione delle ottiche è perfettamente coordinata tramite un apposito dispositivo. La regolazione del fuoco o dello zoom deve rigorosamente essere identica altrimenti gli spettatori che osserveranno il video potrebbero avvertire fastidiosi malditesta con ovvie conseguenze per le vendite dei biglietti :D

videocamera-effetto-3d-stereoscopyc_img2.jpg

In sostanza una macchina da presa di questo genere osserva la scena con lo stesso metodo dell’occhio umano. La distanza tra il centro dei due occhi/obiettivi dovrebbe essere di circa 6 centimetri, tuttavia non sempre è possibile per questione di ingombro degli obiettivi.

Macchine da presa convergenti o parallele verso il soggetto?

Proprio per questa similitudine molti commettono un tipico errore… Quando i nostri occhi si girano per guardare un soggetto, compiono rotazioni con angoli leggermente diversi. Solitamente gli occhi tengono a convergere verso il soggetto che osserviamo.  Per tale ragione molti pensano di creare un miglior effetto stereoscopico facendo convergere leggermente le camere da presa sul soggetto. Niente di più sbagliato. Le camere da presa devono assolutamente essere parallele tra loro o non otterremo l’effetto desiderato.

In realtà l’effetto “stereoscopy” non è un tentativo di emulare l’esperienza visiva umana, bensì ha lo scopo di creare l’illusione del 3D mostrando agli spettatori due immagini 2D. Una per occhio.

Quando si fa l’errore di convergere le camere da presa sul soggetto si vengono a creare due immagini con  differenti punti di vista che il cervello umano poi non riesce più a sovrapporre generando come conseguenza fastidiosi malditesta.

Continua…

Pubblicato in Intrattenimento, grafica, animazione, video, 3d | 2 Commenti »

Stereoscopy: percepire l’illusione che un filmato sia in 3D

Scritto da ralph-dte.eu il 11 Gennaio 2010

Rubrica: Stereoscopy -1-

Titolo o argomento: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D

Stereoscopy è il nome del processo che consente, tramite un mezzo bidimensionale, di creare la “percezione” della terza dimensione. Questo significa che tramite tale metodo è possibile creare l’illusione di immagini in tre dimensioni su un video. Il concetto si basa su due immagini separate presenti contemporaneamente nel video che si osserva ma che vengono ricevute ognuna da un occhio diverso. Questo ovviamente grazie all’aiuto degli appositi occhiali. Senza l’ausilio degli occhiali, infatti, abbiamo l’impressione di osservare un video molto mosso, sfuocato.

Le immagini stereoscopiche possono essere create sia tramite dispositivi fisici come videocamere e macchine fotografiche, sia artificialmente al computer in quanto la tecnica è essenzialmente la stessa. La differenza sostanziale sta nel fatto che creando l’effetto stereoscopico al computer, si replica virtualmente ciò che si dovrebbe realizzare fisicamente con le camere da presa in uno studio. Ovviamente nei cartoni animati e nei film d’animazione (vedi il più che noto AVATAR uscito nelle sale cinematografiche in questi giorni) è d’obbligo la scelta del computer.

 film-avatar-e-la-tecnica-stereoscopy.jpg

Nota per i neofiti: è fondamentale non fare confusione scambiando elementi realizzati tramite gli strumenti di disegno 3d con un filmato visibile in 3d tramite la tecnica “stereoscopy” e gli appositi occhiali. Tutti gli oggetti, ambienti, personaggi e quant’altro creato in 3d sono normalmente visibili in un comune video come elementi in esso integrato e non necessitano di alcun ausilio per essere percepiti.

Continua…

Pubblicato in Intrattenimento, grafica, animazione, video, 3d | 2 Commenti »

Pubblicità e cellulari. Quando il troppo è davvero troppo.

Scritto da ralph-dte.eu il 10 Gennaio 2010

In seguito alle ossessionanti insistenze da parte delle compagnie telefoniche (delle quali possedevo due schede) che volevano a tutti costi vendermi “pacchetti”, “promozioni”, “tariffe” e quant’altro da me assolutamente non richiesto, mi sono promesso di non ricaricare più il telefono cellulare per un anno. Come è andata a finire?

Ci sono riuscito. Per tutto il 2009 non ho mai (nemmeno una volta) ricaricato il telefono.

Quali vantaggi ho avuto?

  • Ho avuto molto più denaro disponibile da spendere in “libri e software, cinema e hobby”.
  • Sono stato lontano dalle radiazioni del cellulare che una volta avevo sempre con me.
  • Non mi sono subìto non so quanti messaggi pubblicitari che non ho richiesto.
  • Mi sono sentito libero. Molto più libero.
  • Se pensate che non abbia avuto contatti con il mondo sappiate che il telefono fisso lo uso regolarmente, inoltre esiste Skype, Messenger, la posta elettronica…
  • Chiunque avesse bisogno di contattarmi in orari strani lo poteva fare ugualmente dato che potevo ricevere.
  • Ho dovuto chiamare i pompieri una volta ed è stato ovviamente possibile anche  con telefono senza credito.
  • Negli orari in cui non sono a casa, sto facendo altro e, senza cellulare, non vengo disturbato. Quando ci sono, mi trovi a casa. Quando non ci sono mi sento libero.

Quali svantaggi?

 Ancora non ne ho trovati.

Il cellulare è un’utilità, non un obbligo. Deve stare al mio servizio, non io al suo. Tu sai prendere in mano il tuo portafogli e spendere quello che puoi per le cose che realmente vuoi? :D

mica-vivi-per-il-cellulare.jpg

Pubblicato in Aspetti psicologici e comportamenti della società | Nessun commento »

Quello spot che rimbomba nella testa

Scritto da ralph-dte.eu il 8 Gennaio 2010

Uno studio pubblicato sul British Journal of Psychology svela il mistero dei “bachi dell’orecchio”.  Avete presente i jingle delle pubblicità martellanti o le canzoni estive del momento? I tentativi di cancellarli fanno ottenere l’effetto opposto. I ricercatori suggeriscono di distrarsi in quanto più si cerca di scansare dalla mente questi spot o musiche echeggianti e più queste hanno la meglio. Sembra strano ma di fronte al ritornello “non riesco a cacciarlo via dalla testa” la tecnica migliore è allora quella di arrendersi, di assoggettarsi alla melodia che suona e risuona compulsivamente nel nostro cervello fino ad arrivare a schiarirsi la gola e iniziare a cantarla davvero. La versione reale, nella maggior parte dei casi, sarà talmente repellente da scacciare il disco interno che si era incantato.

Inutile dire che guardare meno la televisione fa sicuramente bene come fa bene togliere il volume durante gli eccessi di pubblicità. Io aggiungo che l’unico modo che ho trovato per “vincere” su questi ritornelli martellanti è quello di avere nella mente un repertorio molto più vasto di jingle e canzoni possibilmente non associate a spot pubblicitari o, quantomeno, non a spot attuali. Inoltre quando si studia e si conosce il metodo adottato dalle pubblicità per penetrarvi, automaticamente il meccanismo decade… non funziona più.

spot_pubblicita_jingle_martellanti_come_uscirne.jpg

Pubblicato in Aspetti psicologici e comportamenti della società | Nessun commento »

La cottura dei primi telai in carbonio della Ferrari

Scritto da ralph-dte.eu il 6 Gennaio 2010

Rubrica: Che cos’è un’autoclave? -9-

Titolo o argomento: La cottura dei primi telai in carbonio della Ferrari

Le scocche delle Ferrari 126 C3 e 126 C4 utilizzavano pannelli composti da due strati di fibre (carbonio e kevlar) con all’interno una struttura a nido d’api. All’interno dell’autoclave veniva posto lo stampo del pezzo da cuocere; al suo interno veniva stesa la prima pelle di fibra, il materiale a nido d’api ed infine la seconda pelle. Lo stampo veniva sigillato con una sorta di sacco di plastica a tenuta stagna. Tramite una presa d’aria veniva ottenuto il vuoto all’interno del sacco. Il ciclo termico durava dalle due ore e mezzo alle sei ore a seconda della sua complessità. Opportune sonde venivano posizionate lungo l’intero pezzo da cuocere per poter verificare la temperatura nei vari punti. Il buon bilanciamento delle variabili vuoto pressione temperatura permetteva (e permette tutt’ora) di ottenere precisioni dimensionali notevoli.

In breve ecco le tre fasi del processo di cottura adottato per le Ferrari 126 C3 e 126 C4:

1. Si parte con una pressione di meno un’atmosfera (-1 kg/cm2) che agisce sul pezzo mentre la temperatura è quella ambientale. Per alcuni minuti viene aumentata la pressione e si controlla se ci sono perdite. Successivamente si inizia a scaldare l’autoclave. La temperatura sale, la resina si scioglie e bagna il pezzo in tutti i punti. Si stabilizza la temperatura intorno ai 120/180°C che rappresentano il punto di polimerizzazione.

2. Si lasciano costanti i valori di pressione e temperatura in modo tale da spingere la resina in modo uniforme. Questo evita che ci siano dei punti vuoti e dei punti con sovrabbondanza di resina. Anche la pressione elevata aiuta la polimerizzazione.

3. Il pezzo è pronto , la resina è cotta, tuttavia è ancora debole. Si procede quindi ad un leggero raffreddamento totale e ad estrarre il pezzo dall’autoclave. La durata del ciclo, oltre che dalla complessità del pezzo, dipende dal materiale adottato per realizzare lo stampo.

autoclave-ferrari_articolo-ralph-dte.jpg

La tecnica descritta risale ad oltre 20 anni fa. Sebbene la fisica e la chimica non siano cambiate in questo intervallo di tempo, molti dettagli di questo processo si sono affinati ed evoluti. Alcune aziende descrivono tranquillamente i loro procedimenti attuali, altre preferiscono tenere per sé un metodo corretto in base alle loro conoscenze.

Per rivedere tutti gli articoli di questa rubrica, ti è sufficiente scrivere nella casella cerca in alto a destra sulla pagina: Autoclave.

Pubblicato in Ingegneria, tecnologie e cenni di scienze | Nessun commento »

Compositing: creare composizioni

Scritto da ralph-dte.eu il 6 Gennaio 2010

Rubrica: Compositing -1-

Titolo o argomento: Creare composizioni

L’atto di creare un’immagine combinando due o più elementi di immagine fermi o commoventi. Il verbo “comporre” fa riferimento al processo di combinare questi elementi; Il sostantivo “composizone”, fa riferimento all’immagine che si ottiene come risultato finale. In un lavoro dedicato agli effetti visivi (visual effects), un composto terminato dà l’illusione che tutti gli elementi siano stati catturati da una singola camera che filma la scena. In motion graphics, la preoccupazione non è rivolta a convincere il pubblico di un particolare realismo, bensì si libera la fantasia e si creano miscele stilistiche e coerenti di elementi. Questo permette di ottenere particolari scene virtuali nelle quali presentare un prodotto ad esempio. Gli spot pubblicitari oggi ne sono pieni.

 compositing_composizone_compositor_articolo-ralph-dte.jpg

Immagine tratta da un noto spot di bevande energetiche. I corpi dei soggetti dello spot erano fantasiosamente circondati da fiamme generate dall’energia ottenuta con la bevanda. Si tratta di un ottimo esempio di “miscela stilistica e coerente di elementi composti”.

Vedi anche gli articoli: Creare le maschere di livello - Mask p1 - Mask p2 - Matte

Pubblicato in Intrattenimento, grafica, animazione, video, 3d | Nessun commento »

 
Chiudi
Invia e-mail