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I meandri della mente, i nostri comportamenti e gli effetti che ne seguono…

Stai vendendo casa? Ecco come riconoscere i perditempo

Scritto da ralph-dte.eu su 9 Giugno 2010

Perditempo o semplici curiosi della concorrenza? Ecco come riconoscerli.

Sei un privato (o magari un’impresa) e metti l’annuncio per vendere casa  (o le tue soluzioni). Nelle prime settimane, un fiume di gente estranea si presenta a casa tua o presso il tuo cantiere o, peggio ancora, ti telefona facendo le domande sbagliate.

In primis chi ti chiama solo per sapere il prezzo, non è assolutamente interessato. Puoi tranquillamente evitare di dirlo. Considera che chi è realmente interessato il prezzo lo chiede al termine di una lunga serie di domande. Si cerca di sapere prima se tutto corrisponde alle proprie esigenze e poi si nota una certa ansia che testimonia l’interesse e la speranza che il prezzo sia proporzionato alle proprie possibilità o comunque non molto superiore ad esse.

Se qualcuno impara a memoria la “canzoncina” e ti fa le solite domande di routine, potrebbe comunque essere un perditempo o un amico di un concorrente mandato per sapere di più sul tuo cantiere. Ti rendi conto del reale interesse se le domande sono piuttosto inerenti la sfera personale. Ossia l’interesse lo vedi quando una domanda viene effettuata per verificare l’idoneità di una soluzione alle proprie esigenze.

Impara a vedere i segnali del linguaggio del corpo della persona che hai davanti, in particolar modo mani e viso, per capire se chi è venuto a casa tua o presso il tuo cantiere è un tecnico della concorrenza o persino un amico del titolare di un altro cantiere della zona. Ricorda sempre che chi ti sta mentendo eviterà di guardarti negli occhi e tenterà di farlo ad esempio stropicciandoseli spesso.  Oppure potresti notare che fa ripetuti gesti che tendono a coprire la bocca come ad esempio toccarsi di continuo il naso o dare leggeri colpi di tosse coprendo l’azione con il pugno. Certo è che tra aprile e giugno le allergie possono trarre in inganno allora fai tu qualche domanda a questo “visitatore” e se rispondendoti volgerà lo sguardo in basso alla sua destra probabilmente (ma non è detto sia sempre così) starà usando la fantasia per inventare qualche scusa.

Se è un amico di un tuo concorrente, sarà stato scelto tra le persone che non frequentano cantieri, studi tecnici, uffici tecnici comunali o altro… quindi una persona diciamo estranea al mestiere. La riconosci subito perchè non fa domande logiche e, stringi stringi,  vuole sapere solo il prezzo, oppure fa domande che tentano di far sembrare che se ne intenda ma sono buttate lì tanto per dire qualcosa. Insomma ogni dettaglio ti fa sentire che non ha realmente nulla da dirti o da chiederti.

Se è un tecnico, un architetto, un addetto di un cantiere concorrente, tenterà di evitare l’incontro e vorrà sapere solo il prezzo. Se gli dirai che non dai prezzi telefonicamente, ti risponderà che se sarà interessato prenderà un appuntamento. A questo punto tu dovresti chiederti: “E allora cosa mi ha telefonato a fare?” In parole povere non gli hai dato i numeri che voleva sapere e ti ha semplicemente evitato.

Se viene un agente immobiliare ti farà moltissime domande tecniche molto precise, molto più di quelle che ti farebbe una normale persona interessata. E fin qui è tutto più che normale. Il problema nasce quando l’agente immobiliare prende il vizio di non farsi sentire per mesi e, di tanto in tanto, ti chiama dandoti delle false speranze e dicendoti che ha delle persone interessate che non ti farà mai vedere. In realtà non ha alcun possibile acquirente e vuole solo sapere se la casa è ancora in vendita e se per caso hai ceduto per mancanza di pazienza o di possibilità e vuoi vendere sottocosto. Ma a vendere sottocosto sono buoni tutti e se proprio devi farlo, lo puoi fare da solo.

Se è una persona che deve solo farsi gli affari tuoi o perdere tempo, ti fa le domande sulle cose più impensabili ed innaturali. C’è ad esempio chi chiede in un cantiere se la casa verrà dotata di idromassaggio e poi non ha ascoltato nulla di ciò che gli dicevi poco prima e non sa nemmeno se la casa avrà uno o due bagni…

Attenzione ai movimenti strani. Esistono addirittura casi in cui ladri di appartamenti, d’estate, prima delle ferie, fingono di cercare casa e poi te li ritrovi dentro con la scusa di visitare l’appartamento per il possibile acquisto e buttano l’occhio su tutti i punti dove potresti aver nascosto cassaforte o altro. Si appoggiano spesso ai muri, tentano di capire se un cartongesso nasconde uno stanzino. Guardano di più il tuo impianto stereo e il valore dei mobili, piuttosto che le camere o lo spazio dove potrebbe andare un determinato armadio. Insomma noti che della casa a loro poco importa. Ciliegina sulla torta, per farsi fare strada da te e controllare e ricontrollare tutto, ti dicono che l’acquisto per loro non è un problema di denaro ma devono solo vedere se la casa risponde a quello che pensavano… ed in effetti è così, il prezzo non è un problema visto che non devono fare alcun acquisto e devono vedere se la casa risponde alla loro aspettativa… per il furto mentre non ci sei.

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Il lato umano delle corse: Rossi e il motomondiale

Scritto da ralph-dte.eu su 7 Giugno 2010

Tutto ciò di cui “l’informazione” non sta parlando.

gamba_valentino_rossi_incidente_motomondiale.jpgSono rimasto sorpreso dalla superficialità con cui in questi giorni si è parlato delle vicende legate a Valentino Rossi. A dire il vero si è parlato largamente di quanto gli sta accadendo: dalle gravi minacce sino all’incidente che per ora ha compromesso il suo campionato. La cosa che più mi meraviglia è che i principali siti che informano su questi temi hanno solo parlato della gamba, della placca con quattro viti, del pilota che sostituirà Valentino in questo periodo di riposo, se Valentino potrebbe ancora vincere o meno, il mercato dei piloti… Insomma la solita pappa superficiale che a mio avviso fa una notizia blanda, anonima e che presto dimenticheranno tutti.

Il vero problema da analizzare è quello che vi pongo di seguito. Valentino Rossi ha ricevuto gravi minacce. Minacce che lo hanno ferito dentro. Che lo hanno percosso. Che lo hanno distratto. E’ un campione e non ci sono dubbi ma è anche un uomo e come tale ha anche dei sentimenti. Sono sicuro del fatto che sia rimasto molto male per la vicenda minacce. Se hai carattere come lui, ti fai uno spuntino delle critiche dei tifosi di altri piloti e/o squadre e diventi ancora più forte. Ma a tutto c’è un limite. Vorrei vedere voi come vivreste se sapeste che qualcuno vuole farvi del male in modo grave e con una rabbia inaudita.

Valentino il giorno prima delle qualifiche ufficiali ha rilasciato un’intervista in televisione nella quale, con uno sguardo visivamente triste, ha affermato:”Mi si è spenta la luce…”

E’ un’affermazione pesante. Valentino Rossi ha fatto benissimo ad essere sincero, ad essere vero, ad essere un uomo che non finge che i problemi non ci siano e che vada tutto bene anche quando non è vero.

Davanti ad un’affermazione di tale carattere, una squadra che ci sa fare avrebbe dovuto impedire a Valentino di correre. Avrebbe dovuto guardare il lato umano e dire:”Il nostro pilota non è a posto con l’ingrediente principale per vincere una corsa, non è il motore, non è il telaio, non è il talento… è il cervello, lo stato d’animo.” La mente di Valentino Rossi era da un’altra parte, la squadra non avrebbe dovuto farlo correre e non importa quanto maledetto denaro porti il binomio Valentino Rossi - Mugello… Quello che importa è la sua salute fisica e mentale. La sua sicurezza. Una squadra che ci sa fare deve mettere la sicurezza del suo pilota avanti a tutto e impedire a Valentino Rossi  o a chiunque altro di girare in simili condizioni anche qualora il pilota insista nel farlo.

Si sarebbe potuta saltare una gara o anche due. Riprendersi dagli sconvolgenti problemi legati alle minacce e a ciò che umanamente lo hanno portato a dire “mi si è spenta la luce”. Ora, per dare priorità al motomondiale e a tutte le sue sciocche regole, la squadra è riuscita in pieno a compromettere un’intera stagione anzichè solo una o due gare e non importa anche nel caso che Valentino abbia insistito nel voler correre ugualmente… Una squadra dovrebbe essere come una famiglia ed essere al di sopra del pilota indipendentemente da quanto esso possa essere vincente e affermato.

Valentino Rossi è stato fortunato, poteva rischiare molto di più e la squadra non ha impedito che corresse in seguito ad un’affermazione sconvolgente: “Mi si è spenta la luce”.

E i giornali, i blog, le televisioni, hanno il coraggio di parlare di mercato piloti, di quante gare passeranno prima che Valentino ritorni? La cosa che conta di più è il lato umano.

Vi dico subito che commenti offensivi verranno cancellati.

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Inerzia sociale

Scritto da ralph-dte.eu su 28 Maggio 2010

Immagina di prendere un bulldozer e di riuscire a raggiungere i 100 chilometri orari… poi immagina di trovare una curva avanti a te. Pensi che riusciresti ad effettuare la curva? Oppure andresti dritto? Beh sicuramente andresti dritto per il noto fenomeno naturale dell’inerzia. Un corpo cerca sempre di mantenere il suo moto e per cambiare direzione ha bisogno di un sistema di sterzo e di una elevatissima aderenza che si opponga al tentativo del mezzo di tirar dritto. Questo fenomeno così scontato e immediato da capire lo sperimentiamo tutti i giorni e vale per una biglia di pochi grammi così come per una nave da crociera di migliaia di tonnellate.

Ebbene la società di oggi è esattamente come il bulldozer dell’esempio: è pesante, goffa, poco agile pur avendo preso molta velocità, priva di un valido sistema di sterzo ma soprattutto priva di un valido contatto a terra che offra la giusta aderenza quando si deve evitare un ostacolo pericoloso.

Immagina ora che sul bulldozer dell’esempio precedente tu stia viaggiando a 100 chilometri orari ma lungo una discesa accelerando sempre più e che in fondo ad essa vi sia la solita curva… Tentare di svoltare risulta ancora più difficile… Immagina che la discesa di questo secondo esempio sia “la crisi economica”. Hai già capito cosa intendo.

I metodi che possono offrire aderenza alla gente sono i mezzi attraverso i quali si può comunicare con la gente: mezzi televisivi, editoriali, pubblicitari, personaggi importanti e tutto ciò che influenza le masse e che le persone seguono tentando di imitarli. Questi metodi dovrebbero influenzare le masse dando loro un valido esempio ma mi sembra ovvio che così purtroppo non è. Si tenta di imitare, essere come persone che sono note per motivi frivoli, sciocchi, blandi, le persone che hanno materialmente più di noi o che sembrano avere più di noi (molti ostentano), insomma si imitano le persone sbagliate e ogni giorno di più ci dirigiamo verso una curva che non riusciremo a prendere.

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Trovare lavoro: attenti alle false speranze

Scritto da ralph-dte.eu su 27 Aprile 2010

Completate i vostri studi e iniziate a contattare, spesso visitare ditte, aziende, piccole e medie imprese. Prendete la vostra auto e vi imbarcate in complesse giornate di tour tra un centro storico e una zona industriale. Ecco quindi alcuni consigli per capire se state perdendo tempo:

  1. In primis cerca sempre di portare di persona il tuo curriculum vitae. Avere un contatto diretto con il tuo possibile datore di lavoro ti garantisce alcune chances in più e non solo per la certezza della consegna del curriculum stesso…
  2. Quando entri nel luogo di lavoro prescelto richiedi un breve colloquio con il titolare. Molto probabilmente lui sarà impegnato e ti farà attendere. Questo perchè non si aspettava la tua visita. Nel momento in cui gli parlerai dovrai riassumere le motivazioni che ti portano da lui e cercare di catturare il suo interesse ovviamente. Se durante la tua breve esposizione lui ti chiede subito il curriculum vitae senza nemmeno averti ascoltato, stai certo che non è minimamente interessato e cerca un pretesto per liberarsi di te.
  3. Se durante il vostro breve colloquio il titolare viene spesso interrotto da altri collaboratori o dipendenti o, persino dai clienti, a nulla servirà il fatto che ti abbia lasciato parlare fino alla fine. Molto probabilmente non avrà avuto orecchi per te sin dall’inizio e puoi averne prova non tanto dal fatto che siete stati interrotti dai suoi collaboratori (ci può stare) bensì dal fatto che persino un cliente si è intromesso tra di voi ed il titolare senza il minimo garbo non ha impedito che ciò avvenisse cercando di ritagliare un minimo di privacy magari nel suo ufficio.
  4. Ricorda che quando si cerca realmente nuovo personale, si dedica una cura sopraffina nell’ascoltarlo e nel fargli domande. Le domande che ti può porre un titolare generalmente sono quelle che lo cautelano e che gli conferiscono la sicurezza che tu sei la persona che stava cercando. Se non ti vengono fatte domande, non gli interessi. Tu assumeresti qualcuno senza nemmeno conoscerlo un pò?
  5. Se il discorso prende piede tra voi due ma quando tocca a te fare delle domande lui è vago o risponde cose che non hanno molto a che fare con ciò che stavi chiedendo, significa che sta facendo lavorare un pò troppo la fantasia… Ha qualcosa da nascondere e potresti avere sorprese poco piacevoli. Perchè se mi chiedi “A” ti dovrei parlare di “B”?
  6. Se ci sono altri dipendenti nel luogo di lavoro dove ti sei recato, cerca di osservare il comportamento ed in particolar modo i volti di costoro. Lo stato di salute di un’azienda non lo capisci dalle belle parole che ti vengono dette, nè tantomeno da una cravatta di seta… Le capisci dall’umore di chi sta lavorando lì dentro già da tempo. I visi dei dipendenti raccontano la vera storia di un’azienda ed esprimono quanto questa realmente funzioni. Ricorda: un’azienda che funziona in armonia è un’azienda dove, sebbene vi sia una buona dose di severità da parte del titolare che deve essere per forza di cose esigente, i dipendenti risultano sì stanchi, sì sudati, sì impegnati, ma allo stesso tempo sereni… Può scapparci il sorriso, la battuta tra di loro, la presa in giro. Questo è un chiaro strumento di misura che ti svela: qui si lavora sodo, ma si sta bene…
  7. Cerca di capire se il titolare è realmente il proprietario dell’azienda nella quale ti sei recato. Spesso puoi scoprire che con la stessa semplicità con la quale vieni assunto, perderai il lavoro. Perchè? Non è la prima volta che un’azienda è di una persona ma fornisce un servizio per un’altra azienda… che a sua volta è di un gruppo di imprenditori e così via… Se cerchi esperienze lavorative può andare benone per formarti ma se cerchi un minimo di stabilità è meglio che chi decide di assumerti sia anche il proprietario dell’attività: capirai così “l’andazzo” sin dal principio.
  8. Infine, secondo la fisiognomica, c’è una relazione tra quanto il tuo interlocutore si tocca il naso o si copre la bocca e quante cose sta dicendo in modo distorto o non perfettamente veritiero. Un dettaglio importante del linguaggio del corpo.

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Continua…

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Le nuove generazioni sono davvero più intelligenti?

Scritto da ralph-dte.eu su 10 Marzo 2010

Su cosa si basa questo luogo comune?

Spesso si sente dire a nonni e genitori che i loro nipoti sono sempre più svegli e intelligenti rispetto alle precedenti generazioni. Così, per curiosità, sono voluto andare a fondo sulla cosa ed ecco ciò che è emerso. Genitori e nonni rimangono facilmente impressionati dal fatto che i “nuovi giovani” sono in grado di utilizzare le nuove tecnologie (soprattutto elettroniche) con grande scioltezza. Il fatto che un ragazzino di 10 anni sia in grado di utilizzare in modo disinvolto un iPod, viene accomunato a maggiore intelligenza. Niente di più errato.

Se così fosse, le nuove generazioni sarebbero formate sempre più spesso da ragazzi superbravi a scuola, giovani in grado di eseguire in modo fin troppo semplice calcoli complessi e che sarebbero in grado di effettuare ragionamenti altrettanto elaborati. Invece sono abili al computer, ad utilizzare la console preferita, il cellulare preferito, il software preferito… semplicemente perchè i “nuovi giovani” in mezzo a questa tecnologia ci sono nati. Inoltre tale tecnologia è stata concepita proprio per loro altrimenti sarebbe rimasta invenduta.

La prova del nove sta nel semplice fatto che spesso genitori e nonni delle attuali generazioni conoscono bene ad esempio come manovrare una saldatrice o una macchina per lavorare il legno mentre i giovani di oggi non sanno tenere in mano nemmeno un martello. Con questo voglio dire che alcuni decenni fa le massime tecnologie alle quali poteva ambire un ragazzo erano utensili e strumenti da lavoro privi di qualunque sofisticazione elettronica, multimediale o interattiva. Ne segue che, come i nostri nonni hanno imparato ad usare un tornio (e con esso realizzavano splendidi lavori), oggi i “nuovi giovani” sono in grado di sfruttare al meglio internet o l’interattività proposta dalle grandi aziende di elettronica.

Semplicemente, ogni generazione si adatta e si confronta con ciò che la tecnologia gli mette a disposizione e con la realtà che la circonda in quel momento. E’ invece privo di ogni ombra di dubbio il fatto che gli stimoli e gli input provenienti dal mondo sono aumentati esponenzialmente e, i giovani di oggi, si sono abituati senz’altro a gestire nella mente una sempre crescente quantità di informazioni. Un pò come se avessero aumentato la capacità del proprio hard disk, lasciando il processore inalterato.

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Non è detto che le tecnologie di una volta non riacquisteranno importanza per i giovani… Inoltre le tecnologie di un tempo oggi sono perfettamente integrate con quelle più attuali e sofisticate (vedi le Macchine a Controllo Numerico).

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Appassionati del primo e del secondo tipo

Scritto da ralph-dte.eu su 16 Febbraio 2010

Sport Motori Passione, sì ma in che modo?

Pro e Contro di due modi di vivere le auto da corsa

Appassionato del primo tipo

C’è il patito di auto sportive, quello che sogna di acquistare una Lamborghini, una Porsche o una Ferrari e che a volte ne possiede una, altre volte non potendo arrivare a tanto punta verso una via di mezzo più alla portata di mano ma comunque prestigiosa: una coupè della terra di mezzo,  un’Audi TT, una BMW Z4… Si tratta ovviamente di auto tanto eleganti quanto sportive, auto che si ha il piacere di mostrare in giro. E proprio qui sta il punto: questo tipo di appassionato, laddove è possibile, fa il suo acquisto anche in funzione di come si presenterà sulla strada e come apparirà agli occhi di chi lo osserva.

PRO: guida auto strepitose, sicure; il bolide che sceglie può tranquillamente circolare sulle strade di tutti i giorni, inquina poco, agli appassionati fa piacere incontrare la sua auto per strada…

Contro: spesso effettua scelte mirate al prodotto che lo renderà più in vista; sebbene il suo mezzo sia di razza non trasmette agonismo e istinto da puro sangue agguerrito per la pista. Non sa che spesso si trova alla guida di auto”strozzate” per rispettare i limiti di inquinamento previsti dalla comunità europea e che sul prezzo d’acquisto hanno inciso i costi di una miriade di dispositivi ai quali nemmeno è interessato ma che sono fondamentali per poter circolare rispettando la legge…

Appassionato del secondo tipo

C’è poi l’appassionato virale, quello che non ama i compromessi, quello che girerebbe volentieri su strada con una McLaren F1 anche solo per andare a fare la spesa, quello che se ne infischia se la gente apprezza o meno i suoi gusti… quello che, se potesse, andrebbe tutti i giorni in pista, quello a cui non interessa mostrare il suo veicolo a chi cammina per strada, anzi ne è particolarmente geloso e non lo lascerebbe mai incustodito fuori da una discoteca o un ristorante la sera, quello che poi, per andare in giro, prende l’auto vecchia del nonno e la trova comunque gustosa e divertente…

PRO: Si rende conto che la strada non è una pista e si attiene il più possibile al codice stradale, frequenta gli autodromi, la prima cosa che la sua ragazza dice di lui alle persone è: “Il mio ragazzo è un “patito sfrenato di motori che vuole più bene al suo bolide che a me!”. Possiede (o vorrebbe possedere) in camera una o più foto che lo ritraggono mentre prende una curva in pista…

Contro: Non può girare con la sua auto per strada perchè è completamente off limits.

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Ovviamente ci sono pur sempre le eccezioni :)

Quale sarà l’appassionato del terzo tipo? Probabilmente quello che ha avuto un contatto diretto con una Maserati MC 12 o una MC Laren F1, una F40 o, perchè no, con un prototipo da lui costruito…

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L’evoluzione dell’ignoranza

Scritto da ralph-dte.eu su 8 Febbraio 2010

Per molto tempo l’ignoranza è stata attribuita soprattutto a coloro che hanno terminato gli studi troppo presto o a coloro che non hanno mai avuto modo di affrontare un percorso di studi. In questa fascia si inserivano spesso nonni o bisnonni che ai tempi della guerra avevano ben altri pensieri. Successivamente il termine ignoranza è stato abbinato troppo facilmente (talvolta erroneamente) a persone di generazioni precedenti a quelle attuali solo per questioni di incompatibilità nelle esigenze e nei modi di vedere modificatisi nel tempo.

Oggi invece l’ignoranza ha subìto una forte evoluzione. Sebbene possa sembrare un paradosso, è così. L’ignoranza oggi non è propria solo di coloro che non hanno “studiato” bensì anche di una fetta di laureati…

Mi capita sempre più spesso di parlare con laureati che, una volta acquisito il “pezzo di carta”, credono di sapere tutto… Nessuno deve più insegnar loro nulla. Hanno preso una laurea su una specializzazione ma sono saccenti in tutte le scienze possibili immaginabili. Si caricano da soli e tutto questo per una laurea che oggi prendono tanti, ma proprio tanti giovani.

L’ignoranza non scompare con una laurea; l’ignoranza scompare nelle menti aperte, le menti che sanno immedesimarsi nei panni altrui, le menti imparziali, le menti che valutano ogni cosa obiettivamente, le menti che non smettono mai di studiare, le menti che sanno applicare un metodo di studio, che sanno ricercare nuove fonti alle quali attingere, le menti che evolvono i loro pensieri, che vogliono imparare cose nuove e sanno come farlo, le menti che non sono mai come il giorno prima, le menti che crescono, cercano e offrono nuovi stimoli, le menti che osservano, ascoltano.

Dice Piero Pelù in una canzone fatta con i Litfiba:

“Non è la fame ma è l’ignoranza che uccide…”

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Quoziente di intelligenza

Scritto da ralph-dte.eu su 2 Febbraio 2010

Si può migliorare il Q.I.?

Ecco una splendida risposta che abbiamo scovato su Yahoo Answer.

La faccenda del QI è più complicata di quanto sembri. L’intelligenza non è qualcosa di astratto che si sviluppa (e si misura) nel vuoto e in assoluto. La misuri applicandola: per esempio, alla soluzione di un problema. O al compito di rispondere alle domande di un test.

Ma per capire le domande devi avere delle competenze: per esempio, la conoscenza della lingua in cui le domande sono fatte, e la capacità di leggere. La cosa sembra ovvia ma non lo è. Quando sono stati fatti i primi test di intelligenza, negli USA, agli inizi del secolo scorso,le persone di colore risultavano sistematicamente meno intelligenti degli occidentali. Qualche bello spirito ha pensato bene di usare questa evidenza per sostenere che le persone di colore fossero “biologicamente” da meno. Mica vero! Semplicemente, le persone di colore mediamente erano meno scolarizzate: quindi avevano in misura minore le competenze (in primo luogo linguistiche) necessarie a riuscire bene nei test e, purtroppo, anche in molte altre cose.

Giusto per capirci: prendi Einstein bambino, sbattilo in un orfanotrofio in un paese sottosviluppato e non mandarlo nemmeno in prima elementare. Vedrai che da grande non arriva a scoprire la teoria della relatività, e che nei test sul QI ha risultati peggiori dei tuoi.
Insomma: nasci con un QI potenzialmente alto o basso, ma quel che fai dipende dall’ambiente in cui cresci, dalle opporunità che hai e da quanto ti dai da fare per metterle a frutto.

Si è scoperto da poco che il cervello è plastico fino a tarda età: cioè che può continuare a imparare per tutto il corso della vita. A meno che non ti arrivi la fregatura dell’Alzheimer (demenza precoce).

Certo, col tempo tutti noi perdiamo un sacco di neuroni, ma aumentano le sinapsi, cioè le connessioni tra neuroni, che sono la cosa davvero importante per pensare.
Fra l’altro: in un recente, bell’articolo sul Corsera Edoardo Boncinelli, un neuroscienziato italiano, ha scritto che intelligenza è soprattutto capacità di fare connessioni riprendendo, con questo, le tesi del matematico Poincaré che 100 anni prima (1906, Scienza e metodo) scriveva che creatività è la capacità di creare connessioni nuove e utili tra elementi esistenti.

Insomma: sono la tua competenza linguistica e la tua apertura culturale a renderti intelligente in quanto capace di fare molte connessioni tra le molte cose che sai (hai notato che di qualcuno mica tanto sveglio si dice che “non connette”?) e a darti anche gli strumenti, se lo vorrai e se avrai la fortuna di incontrare qualche buon maestro, per migliorare in matematica o negli scacchi.

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Fonti:

Un paio di buoni testi divulgativi:
E. Boncinelli, Il cervello, la mente e l’anima -Mondadori
A. Oliverio, L’arte di pensare -Rizzoli
e poi, se non l’hai ancora letto:
Don Milano-Scuola di Barbiana -Lettera a una professoressa

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Troppi argomenti insieme? Chi l’ha detto?

Scritto da ralph-dte.eu su 25 Gennaio 2010

Un blog che propone molti temi non è necessariamente confusionario

E’ capitato che qualcuno ponesse alla mia attenzione il fatto che su questo blog vi sono  “molti temi” e che non ci sono legami tra tali temi. Per fortuna su quasi 40.000 lettori solo in 2 hanno avanzato una simile ipotesi. Forse abbiamo anticipato un metodo e quando il sistema sarà diffuso saremo stati tra i primi a sperimentarlo ma… guardate di seguito questo curioso esempio reale e affermato più che mai.

Ecco un esempio che vi sorprenderà

Si tratta di un corso di formazione per istruttori di guida sicura eppure pochi penserebbero che tra le materie da studiare per superare il corso vi siano:

  • Elementi basici di matematica
  • Elementi basici di fisica
  • Elementi basici di chimica e sicurezza nei trasporti
  • Elementi di teoria del traffico e segnaletica
  • Psicologia nel traffico e percezione
  • Eziologia degli incidenti stradali

Guarda un pò, anche in un corso per diventare istruttori di guida sicura troviamo la “matematica“, la “fisica“, addirittura la “chimica” e persino la “psicologia“. Alcuni penseranno: “Solo per un corso di guida?” Sì, solo per un corso di guida.

Per chi volesse verificare con i propri occhi ecco il link.

Questo cosa vuol dire?

Coniugare più temi fa parte di un metodo che, contrariamente a quanto ho affermato all’inizio, non è poi così innovativo. E’ un metodo che viene utilizzato da scuole, università, corsi professionali con lo scopo di “integrare” tra loro temi per una preparazione complessiva soddisfacente.

Quello che di innovativo c’è in questo blog è il tipo di temi messi in relazione tra loro, il modo in cui vengono messi in relazione tra loro e la logica del progetto… Avremo modo di parlarne meglio :D

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