Scritto da ralph-dte.eu il 23 Febbraio 2010
3D flash remote control by Ralph DTE
Versione Beta 1.0
Disponibile tra breve in varie forme, colori e materiali*, si tratta di un’applicazione flash interamente ideata e realizzata dal blog ralph-dte.eu. Personalizzabile su richiesta con il nome del vostro sito e con i pulsanti interattivi in grado di mettervi in contatto immediatamente con i vostri siti utili
Non necessita di alcuna installazione, si posiziona agevolmente sul vostro desktop e in un click velocizza le vostre operazioni quotidiane: avvio posta elettronica, visita al forum/blog preferito, news del giorno, avvio pagina di accesso all’account del sito di ecommerce/aste online…
Previene eventuali lapsus o perdite di tempo in ricerche superflue tramite il vostro motore di ricerca preferito per accedere ai siti/utility che più vi occorrono.

La versione demo, appena sarà disponibile, sarà liberamente scaricabile da chiunque; non può essere modificata (è protetta da diritto d’autore) e non necessita di alcuna installazione.
*Per materiali si intendono le textures utilizzate per il realismo del modello 3d interattivo.
Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas, I nostri prodotti, le nostre idee | Nessun commento »
Scritto da ralph-dte.eu il 23 Dicembre 2009
Rubrica: Arte e rifiuti, un accostamento possibile
Titolo o argomento: Che legame c’è tra le cinture di sicurezza e le borse?
Mariti!! Ecco finalmente il regalo che può unire uomini e donne. Quest’anno, a mio avviso, la borsa più bella disegnata è proprio quella nella foto in basso. Interamente realizzata con vere cinture di sicurezza ricavate da vetture destinate allo sfascio, è sicuramente una delle migliori e più accattivanti idee dell’anno in tema di recupero dei rifiuti. Il risultato è davvero gradevole. Per la particolare riflessione della luce sulla sua superficie e per la bombata forma a scacchi, credo proprio che sia un prodotto davvero unico nel suo genere. Veramente bella. Se non fosse stato in gran voga il tema del riciclo dei rifiuti, probabilmente, sul catalogo tra le spiegazioni tecniche avremmo trovato scritto: “Realizzata in materiale Hi-Tech”.
E invece, guarda un pò, è un’idea che nasce dai rifiuti che tanto schifiamo. Il costo non è poi così basso, quasi a dire, un’idea semplice e allo stesso tempo geniale, sì ma… altrettanto raffinata.
Questo significa che con i rifiuti puoi fare molto, molto di più che gettarli.

Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas | 5 Commenti »
Scritto da ralph-dte.eu il 14 Dicembre 2009
Rubrica: Prototipazione rapida -7-
Titolo o argomento: Multi jet Modelling
Si tratta di una tecnica atta a generare un prototipo con un sistema simile alla stampa a getto di inchiostro. La differenza risiede nel fatto che viene aggiunta una terza dimensione di stampa. Ciò è reso possibile grazie allo spostamento verticale del piano sul quale viene eseguita la stampa. Come per le precedenti tecniche elencate, ad ogni stato realizzato, il piano si abbassa e si procederà quindi a realizzare (”stampare”) un nuovo strato. Il centro nevralgico dell’apparato è costituito da una testina stampante multiugello. Ogni ugello eietta, nel momento in cui viene richiesto, un termoplastico liquefatto, il materiale rilasciato dagli ugelli solidifica e aderisce con il precedente strato.

Le fasi del processo di costruzione sono le seguenti:
1. Posizionamento testina nel punto iniziale sopra la piattaforma di lavoro. Inizia la generazione del prototipo.
2. Viene eiettato dagli ugelli il primo strato di termoplastico liquefatto durante il movimento nel piano xy. La posa del termoplastico avviene ovviamente in base al disegno comunicato dal computer.
3. La piattaforma si abbassa verticalmente per consentire la posa dello strato successivo.
4. Il processo continua, strato dopo strato fino al completamento del modello. Terminato il processo di costruzione si provvede all’eliminazione dei supporti ed il modello può essere immediatamente utilizzato.
Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas, Ingegneria, tecnologie e cenni di scienze | Nessun commento »
Scritto da ralph-dte.eu il 10 Dicembre 2009
Enzo Ferrari diceva che la Ferrari più bella era quella che doveva ancora essere costruita. Io a distanza di molto tempo dall’uscita delle Ferrari che dominarono gli anni ‘80 credo che la Ferrari più bella sia stata la F40… Meglio ancora se si tratta del modello LM.
Interni nudi e crudi. Spartana. Essenziale. C’era solo quello che serviva per correre. La cilindrata del motore non era enorme e impossibile. La cavalleria non mancava. La tecnologia la respiravi in ogni angolo. Trasudava artigianato in ogni finitura… Alcune sembravano persino arrangiate. All’epoca vedere parti in carbonio e altre in alluminio equivaleva a vedere qualcosa di assolutamente straordinario. Follia pura su strada e un autotelaio divertente e, a detta di molti collaudatori, facile da guidare (con la dovuta esperienza ovviamente).
Infine il prezzo, contrariamente a quanto potremmo pensare, era più alto all’epoca che oggi. Una Ferrari F40 nel 1987 costava circa 300 milioni di lire. In quel periodo, stando agli indici di inflazione ed al potere d’acquisto, con una tale cifra si potevano acquistare più o meno “sei” appartamenti. Oggi una Ferrari con prestazioni di tutto rispetto, un abitacolo con tutte le comodità ed una miriade di accessori elettronici, costa intorno ai 200 mila Euro. Con una cifra simile, spesso, non si riesce ad acquistare nemmeno un appartamento di 100 mq.
Alcuni di voi vorrebbero effettuare il confronto con Ferrari di rango più elevato e costi stratosferici, tuttavia la Ferrari F40 era davvero molto, molto più semplice e spartana delle attuali supercar e molto, molto più divertente.
La linea poi (de gustibus) è davvero azzeccata: semplice e filante. Difficile replicare

Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas, Motorismo, Motorsport e Meccatronica | Nessun commento »
Scritto da ralph-dte.eu il 24 Novembre 2009
Rubrica: Prototipazione rapida -6-
Titolo o argomento: Polyjet
La tecnica Polyjet si basa sulla stampa a getto di un fotopolimero. Si parte, come al solito, dal file STL (come abbiamo spiegato nei precedenti articoli di questa rubrica).
Dopo l’operazione di slicing utile a determinare il profilo della sezione che andiamo a realizzare strato per strato (di spessore costante o variabile), una testina viene azionata ed inizia a muoversi sull’area di lavoro posando in modo selettivo il fotopolimero utile a creare ogni strato del corpo del prototipo. La testina è provvista di più di un ugello per lo “spruzzo” del fotopolimero.
Nell’istante successivo alla posa dello strato di fotopolimero, quest’ultimo, viene solidificato da apposite lampade ad ultravioletti posizionate dietro la testina di stampa.
Non appena una sezione è pronta, il piano su cui è stata realizzata, si muove verso il basso di una misura pari allo spessore del nuovo strato da creare e così via per tutti i successivi strati fino al completamento della forma del modello che intendiamo realizzare.
Quando la costruzione del prototipo è terminata si opera la rimozione dei supporti di sostegno del pezzo stesso il quale è già pronto per la finitura a mano. Il processo di stereolitografia, trattato nel precedente articolo di questa rubrica, prevedeva un post-trattamento che nel caso del polyjet non occorre in quanto le lampade a ultravioletti avranno completamente solidificato il modello realizzato.

Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas, Ingegneria, tecnologie e cenni di scienze | Nessun commento »
Scritto da ralph-dte.eu il 26 Ottobre 2009
Riconosci questo oggetto?
Lo metteresti sopra un mobile? In cucina? In studio?

E allora perchè lo butti via?
Hai capito cos’è? Vuoi vedere meglio?

Adesso lo riconosci?
E’ un barattolo piuttosto piccolo e costoso. Serve per contenere la crema da barba. Forse non lo sai ma la maggiore percentuale di quanto hai pagato per acquistarlo è dovuta proprio al contenitore (tra l’altro MADE in ITALY come puoi vedere dalla prima foto). A maggior ragione se è di vetro, i costi lievitano…
Eppure ogni giorno ne gettiamo centinaia di migliaia… milioni a settimana in tutta Italia.
Io lo uso per contenere in studio tutte le memorie SD delle macchine fotografiche o ancora le chiavette USB, piccoli jack o parti che perderei facilmente…
E TU?
Per lavarlo l’ho semplicemente immerso nell’acqua calda e la targhetta è venuta via agevolmente… Del denaro che spendi, non lo sai ma ne butti una buona parte…
Davvero un bel pezzo di vetro pesante.
Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas, Forse non tutti sanno che/chi è, I nostri prodotti, le nostre idee, Imprenditoria, microeconomia, marketing, branding | 2 Commenti »
Scritto da ralph-dte.eu il 5 Ottobre 2009
o Pinin Farina?
Una volta si chiamava Pinin Farina, ovvero Giuseppin Farina. Questo comportava però l’utilizzo di due targhette da montare sulle vetture (una per il nome ed una per il cognome) e risultava all’epoca assai difficile riuscire a metterle parallele. Problema estetico estremamente scocciante. Inoltre occorrevano ben 4 chiodi per il fissaggio. Troppi se si pensa che si trattava solo di un logo. Così G. Farina pensò bene di unire soprannome e cognome in modo da avere una sola targhetta fissabile con due chiodi e senza problemi di disallineamenti anti estetici

Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas, Forse non tutti sanno che/chi è | Nessun commento »
Scritto da ralph-dte.eu il 2 Ottobre 2009
Rubrica: Prototipazione rapida -5-
Titolo o argomento: SLA - StereoLitographic Apparatus
Si tratta della tecnica di prototipazione rapida più diffusa nell’industria. Essa integra quattro diverse tecnologie tra cui quella Laser, quella ottica, la chimica dei fotopolimeri e particolari software. La Stereolitografia segue precise fasi.

La preparazione
Durante la preparazione su workstation si provvede a predisporre dei supporti atti a sostenere il pezzo che si andrà a realizzare.
La costruzione
Si prosegue poi con la costruzione del prototipo all’interno della macchina SLA. Questa operazione è controllata tramite appositi software al computer. La macchina SLA genera all’interno di una apposita cabina (corredata di una vasca contenente un monomero liquido) un fascio laser. Tale fascio viene localizzato con un sistema ottico presente sulla superficie della vasca contenente il monomero epossidico di partenza allo stato liquido. Essendo il monomero utilizzato fotoreattivo, il fascio laser* innesca la reazione chimica a catena per passare dal monomero al polimero. In questo modo si crea una particella solida. Il movimento nel piano di focalizzazione del laser consente la realizzazione della prima sezione del prototipo. La macchina SLA è provvista di un elevatore il quale si abbassa di una quantità pari allo spessore di fotopolimero solidificato e una lama, o un sistema di ricopertura di precisione, ricopre la sezione appena costruita con un film liquido di monomero. Il processo può così ripartire con la solidificazione di uno strato successivo. Ogni nuovo strato aderirà stabilmente alla sezione sottostante.
*La potenza del fascio laser è pari ad alcune decine di mW.
Pulizia
Si prosegue fino a completare tutti gli strati che costituiscono il prototipo dopodiché si passa alla pulizia dello stesso. In questa fase il pezzo ottenuto prende il nome di Green Part.
Post-trattamento
Quando gli strati vengono completati in realtà il pezzo non è completamente polimerizzato e la sua resistenza non è ancora sufficiente. Subisce quindi un trattamento finale per completare la polimerizzazione. Si tratta di esporre il pezzo ad una particolare lampada ad ultravioletti (come dal dentista per le otturazioni
). Il pezzo completato è chiamato Red Part. L’ultimissima tappa consiste nelle finiture superficiali per rendere il pezzo ottenuto ben presentabile.

Note
Per ottimizzare i tempi, il laser non solidifica tutta la sezione che si va a creare ma solo il suo profilo e particolari segmenti atti a realizzare un resistente nido d’ape.
Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas, Ingegneria, tecnologie e cenni di scienze | 1 Commento »
Scritto da ralph-dte.eu il 29 Settembre 2009
Studiare gli spazi con le lattine
Quel mobile li ci starà bene?
Non è che mi ingombra il passaggio?
E se lo facessi 30 centimetri più corto?
Uff ho paura di sbagliare ma non ho tempo…
Anche se può sembrare stravagante, quando progetto un nuovo mobile o un nuovo complemento d’arredo, non solo lo disegno su carta (ed eventualmente in 3d in un secondo momento), ma delimito il suo ingombro reale (e quindi in scala 1:1) sul pavimento con una serie di lattine messe opportunamente in fila. Tutto questo ovviamente all’interno del luogo dove andrà realmente il nuovo mobile.
Sebbene sia una soluzione “strana”
più e più volte mi è stata di grande aiuto per evitare errori scomodi nel dimensionamento di un mobile o di un accessorio per l’arredamento.
Mi sono dovuto muovere nella stanza che avrebbe ospitato il mobile, come se il mobile stesso ci fosse già… e quindi passando intorno e non sopra agli spazi delimitati dalle lattine.
Così ho scoperto che a lungo andare una soluzione era preferibile leggermente più corta, o più alta, o meno profonda… Mi sono accorto in tempo -prima di passare a disegni più complessi e alla fase di realizzazione del mobile- che era preferibile addirittura un’altro tipo soluzione. Magari totalmente diversa, magari sollevata dal pavimento, o di un’altra forma…
Meglio di un 3D… solo una prova pratica

Condividi
Pubblicato in Drawing, Design and ideas | 4 Commenti »