Scritto da ralph-dte.eu su 26 Luglio 2010
Rubrica: Esisteranno materiali alternativi al cemento?
Titolo o argomento: Il cemento trasparente
Il cemento può diventare trasparente? Certamente, legandolo con particolari resine e un impasto di nuovissima concezione, consente di realizzare pannelli solidi e isolanti ma allo stesso tempo in grado di far filtrare la luce. I.light® è il nome del nuovo “cemento trasparente” utilizzato per la realizzazione del Padiglione italiano a Shanghai per l’Expo.
Il materiale è stato messo a punto da Italcementi proprio per l’edificio che ospita la presenza dell’Italia in Cina durante i sei mesi dedicati all’esposizione internazionale.
Il nuovo prodotto garantisce la trasparenza miscelando, secondo un’innovativa formulazione, cemento e additivi i quali, grazie ad una straordinaria fluidità, legano una matrice di resine plastiche in un pannello che unisce alla robustezza caratteristica del materiale cementizio la possibilità di far filtrare la luce dall’esterno verso l’interno, e viceversa. Le resine, opportunamente inserite in questo particolare impasto, hanno delle prestazioni di trasparenza migliori delle fibre ottiche sperimentalmente utilizzate finora in questo campo. Cosa ancora più importante: costano molto meno, consentendone l’applicazione su larga scala.
Per il padiglione italiano a Shanghai (destinato all’Expo) sono stati utilizzati ben 3.774 pannelli, realizzati con l’impressionante massa di 189 tonnellate di “cemento trasparente”. Questi ricoprono una superficie complessiva di 1.887 metri quadri, circa il 40 per cento del totale del Padiglione e creano una sequenza di luci e ombre sempre variabile durante la giornata. In futuro questo materiale verrà utilizzato come componente architettonica per l’internal lighting (tecniche di ombreggiamento/diffusione della luce).

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Scritto da ralph-dte.eu su 13 Giugno 2010
Tende fotovoltaiche
Se fino a pochi mesi fa per noi il termine fotovoltaico significava abbinare all’abitazione un costoso e poco convincente (dal punto di vista estetico) impianto formato da pannelli, staffe e supporti da fissare sul tetto… ecco che qualcosa sta per cambiare.
Non solo i prezzi degli impianti fotovoltaici sono scesi drasticamente da quando ho scritto su questo blog il primo articolo al riguardo, non solo si sono evoluti al punto di avere supporti a forma di coppo per la perfetta integrazione con il tetto, non solo si è arrivati alla possibilità di montarli sulle facciate dei condomini (vedi la Solar PST), non solo si sono assottigliati grazie all’abbondante studio condotto dalla Germania… ma siamo arrivati persino a cambiare dimensione… uscire dalla logica del solido pesante, ingombrante, talvolta antiestetico che invade il tetto, per arrivare -finalmente- ad avere un motivo in più per abbellire un’abitazione: siamo arrivati alle Tende fotovoltaiche.
Si possono installare in casa come normali tende, si possono aprire e chiudere come normali tende ma si mostrano anche come la soluzione migliore per realizzare piccoli grandi portici, pergolati, gazebi, serre, coperture da porre sopra l’arredo in giardino, su terrazzi e balconi, sulle vetrine dei negozi (sia in interno che in esterno), nel parco sotto casa, sui posti auto al mare…
Mai stato facile come ora produrre energia in modo “bello” oltre che pulito. Questa tecnologia non è ancora disponibile in commercio e bisognerà attendere un pò, come per tutte le nuove tecnologie inizialmente sarà molto costosa ma si pensa che già nel giro di 3 anni il suo prezzo possa calare drasticamente al punto di costare poco più di normali tende ma con la differenza che per queste saranno previsti incentivi dallo stato.
Ora immaginiamo proprio che i comuni dovranno finalmente ridurre l’enorme mole di inutile burocrazia a vantaggio delle famiglie che vogliono “coprire” una parte di giardino o un posto auto!

Immagine tratta dal sito: cityproject.it
La scienza che ha permesso di ottenere un simile risultato si chiama: Nanotecnologia OPV (Organic Photovoltaics).
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Scritto da ralph-dte.eu su 10 Giugno 2010
Quando un comune chiede, gli appassionati rispondono
E’ sufficiente dare la parola a cittadini, tecnici ed appassionati del settore “Vivere abitare” ed ecco che un comune intelligentemente può migliorare il rapporto con il suo popolo e avere notevoli spunti, spesso curiosi originali e ingegnosi per implementare il suo servizio e rendere la propria città più vivibile ed efficiente… Insomma per permetterle di evolversi con i tempi e le esigenze che cambiano.
E’ il caso del Comune di Ancona che ha dato vita di recente all’iniziativa:
“Questa è la mia casa”
Percorso di autonomia abitativa
a cura del Comune di Ancona in collaborazione con Informagiovani
Lo scopo dell’iniziativa è stato quello di raccogliere le proposte dei giovani anconetani che desideravano offrire al comune idee per migliorare l’autonomia abitativa.
E’ con grande gioia che oggi il Geometra Elisa Coltrinari ed io siamo venuti a sapere di aver vinto il concorso con il nostro progetto: “Ancona con Amore”.
Le soluzioni previste dal nostro progetto consistono in tre particolari piani per permettere alle giovani coppie che lo desiderano di andare a vivere autonomamente. Compiere il grande passo limitando al massimo le loro spese per i primi 5 anni. Una sorta di “fase di avviamento” agevolata dal comune per la quale sono previsti anche intelligenti connubi con il cohousing, il fotovoltaico, il geotermico ed il riavvio dell’economia edile locale. Un progetto ambizioso il cui successo è derivato da un eccellente lavoro di gruppo tra Raffaele Berardi ed il Geometra Elisa Coltrinari.
Trovate maggiori dettagli nel file pdf allegato che contiene tutta l’idea punto per punto.

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Scritto da ralph-dte.eu su 18 Maggio 2010
Cos’è, vantaggi, svantaggi
E’ stato inventato in Danimarca 50 anni fa, oggi è riproposto come una delle più recenti novità dal mondo dell’edilizia. Si tratta della possibilità di poter condividere con i tuoi vicini spazi condominiali per il tempo libero, l’hobbistica, lo svago e persino per piccole attività lavorative. Questo significa che oltre alla normale abitazione privata (che rimane ovviamente più che indipendente per ogni famiglia), vi sono una molteplicità di spazi di cui tutti possono usufruire:
- Palestra
- Piscina
- Internet café
- Biblioteca
- Orto botanico
- Stanze ospiti
- Laboratorio per il fai da te
- Cucine
- Spazi gioco per bambini e ragazzi
Il vantaggio, come mi sottolineava ieri il Geometra Coltrinari, sta non tanto nel fatto di far scendere i costi iniziali di un progetto abitativo (anzi questi possono persino salire: gli impianti qualcuno dovrà pur pagarli), bensì di far scendere i costi della vita giornaliera nella quale paghiamo tutta una serie di servizi che invece possiamo ritrovarci sotto casa ed in modo “quasi” gratuito a patto di dividerli con tutti gli altri condomini.
Ho detto “quasi gratutio perchè: primo, esiste sempre il costo iniziale diviso tra tutti gli acquirenti degli appartamenti; secondo, esiste sempre la manutenzione periodica di tali impianti.
Se il cohousing prevedeva la presenza dalle 20 alle 40 unità abitative con servizi in comune, di recente si è arrivati a soluzioni con persino 60 appartamenti che oltre alle singole abitazioni dispongono di orto e frutteto…
Saranno scongiurate le spese mensili per chi va in palestra o in piscina ma sarà facile mettere d’accordo 60 famiglie su varie tematiche? Generalmente assistiamo a vere e proprie lotte condominiali quando si è anche solo in 6-7 condomini… Quello che manca veramente in Italia non sono idee come questa da portare avanti, ma l’educazione che vi vuole per saperle vivere

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Scritto da ralph-dte.eu su 13 Aprile 2010
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 marzo 2010 il DECRETO-LEGGE 5 marzo 2010 n. 40 riguardante tra le altre cose:
- Art 4: un fondo per il sostegno della domanda finalizzata ad obiettivi di efficienza energetica, ecocompatibilita’ e di miglioramento della sicurezza sul lavoro, con una dotazione pari a 300 milioni di euro per l’anno 2010.
- Art. 5 : possibilità di eseguire determinati interventi senza alcun titolo abilitativo, tra questi: interventi di manutenzione straordinaria, manutenzione ordinaria e opere temporanee nell’osservanza comunque delle regolamentazioni regionali o comunali vigenti e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attivita’ edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienicosanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica nonche’ delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
Scarica il testo del decreto

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Scritto da ralph-dte.eu su 31 Marzo 2010
I problemi edili sono spesso nascosti e quasi impossibili da individuare. Grazie alla tecnologia ad infrarossi è però possibile rilevare rapidamente sprechi energetici, infiltrazioni, fuoriuscite d’aria, umidità, isolamento non corretto e problemi elettrici.
La tecnologia moderna infatti mette a disposizione un particolare strumento in grado di rilevare tutti gli inconvenienti appena elencati, si tratta della “termocamera ad infrarossi“. E’ in grado di fare un’ispezione non distruttiva dell’intera abitazione in ogni punto, anche il più difficile da raggiungere. Non distruttiva significa che tramite gli infrarossi è in grado di vedere attraverso i muri, (senza dover effettuare lavori a “caso” con gli ingenti problemi che ne conseguono in termini di spesa, di tempo e calcinacci inutili) e rilevare il calore emesso verso l’esterno dall’abitazione. Ma non solo…
Gli strumenti più moderni della categoria sono in grado di generare automaticamente un report in pdf con le immagini e i dati da voi rilevati, sono inoltre in grado di farvi realizzare delle annotazioni vocali e di collegarsi in wireless al computer per il download di tutti i dati.
Nulla sfuggirà ad un vostro attento controllo.

Nell’immagine è possibile osservare un tecnico che effettua un rilevamento delle aree di un edificio dal quale fuoriescono quantità eccessive di calore. In Rosso ovviamente le zone che lasciano passare abbondanti quantità di calore e in blu le zone che non manifestano dispersioni energetiche. Immagine indicativa.
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Scritto da ralph-dte.eu su 7 Marzo 2010
Ci sono un italiano, uno svizzero e un tedesco -3-
Pannelli solari di nuova generazione: Thin film
Costano oltre 3 volte meno e hanno solo vantaggi ma l’Italia non ci sente
Non lasciate il mondo agli stupidi: Un titolo forte, ma non è venuto in mente a me. Si tratta dello slogan pubblicitario di un’imponente azienda tedesca che produce i pannelli solari di nuova generazione: “Thin film”. Sono pannelli ultrasottili con rendimenti ancora più elevati dei tradizionali in commercio di questi tempi. Costano oltre tre volte meno, si installano con una facilità estrema e non necessitano nemmeno di una vite per essere montati.
In Germania continuano a darsi da fare verso la direzione delle energie rinnovabili. Si danno da fare e ottengono grandi risultati. Nel giro dei prossimi 4 o 5 anni non dipenderanno più da altri paesi per il fabbisogno energetico. I governi e gli schieramenti tedeschi dell’uno e l’altro lato si sono incontrati in pieno accordo per favorire questo sviluppo. In Germania una legge chiarissima di sole 10 pagine illustra tutte le regole e le modalità da rispettare, in Italia oltre 17 leggi non riescono a comunicare nient’altro che confusione.
Ad un importante convegno internazionale per la presentazione dei nuovi pannelli solari “Thin film” indovinate quale paese mancava? L’Italia. Nessuno si è presentato per rappresentare la nostra nazione. Ci sarei andato volentieri io
Giappone, Germania, Francia, Olanda, Stati Uniti, Austria… e chi più ne ha più ne metta, tutti interessati ai nuovi pannelli solari “Thin film”. La principale azienda tedesca che li produce è passata in breve da pochi milioni di euro l’anno di fatturato a ben diverse centinaia di milioni di euro. E tutto questo nonostante la crisi. Il settore delle energie rinnovabili è in crescita ovunque… tranne che in Italia.
E le famiglie italiane interessate al solare che cosa hanno incontrato? Ovviamente BUROCRAZIA, BUROCRAZIA, BUROCRAZIA… Decine di carte, permessi, bollettini, marche da bollo e DIA per cosa? Per cercare di dare un mondo migliore e più pulito alle prossime generazioni. In Germania non occorre alcun permesso e nessuna spesa oltre ai pannelli stessi. Che bellezza.
Possiamo vincere tutti i mondiali di calcio che vogliamo ma altri paesi del mondo sono in grado di vincere partite che faranno vivere il pianeta e i nostri figli. Non credo sia proprio la stessa cosa.

In Germania il mercato del fotovoltaico da posti di lavoro a centinaia di persone in più al mese, offre risparmi allo stato quantificabili in miliardi di euro l’anno di energia non più acquistata all’estero, riduce in modo massiccio l’immissione di anidride carbonica nell’aria.
Link interessanti a precedenti articoli sull’efficienza dei paesi vicini all’Italia:
Ci sono un italiano, uno svizzero e un tedesco -2-
Ci sono un italiano, uno svizzero e un tedesco -1-
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Scritto da ralph-dte.eu su 16 Febbraio 2010
NOVITA’ LEGISLATIVE NAZIONALI E REGIONALI
NUOVI LIMITI 2010 PER ACCEDERE ALLE DETRAZIONI 55%
Come annunciato è ufficiale il DM 26 gennaio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 febbraio 2010. Entrerà in vigore il 14 marzo 2010.
Novità sostanziali:
- nuove trasmittanze limite per poter accedere alle detrazioni del 55%;
- chiarito che finestre, porte e assimilabili devono rispettare
le trasmittanze dei componenti finestrati;
- nuove condizioni per l’ammissibilità agli incentivi per gli impianti a biomassa.
Scarica il testo del decreto pubblicato in Gazzetta

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Scritto da ralph-dte.eu su 20 Gennaio 2010
Una nota casa produttrice di lampadine ha condotto uno studio interamente basato sull’analisi del ciclo di vita (LCA) dei led e lo ha messo a confronto con quello delle normali lampadine. I calcoli includevano anche l’energia utilizzata durante il processo produttivo. E’ inevitabilmente emerso che i LED godono di una netta maggiore efficienza anche tenendo conto dell’energia assorbita per produrli.
Il responso ha messo in evidenza che nel corso del proprio ciclo di vita, dalla produzione all’utilizzo, le lampadine a incandescenza (ovvero le tradizionali lampadine di sempre) assorbono ben 5 volte l’energia utilizzata dalle lampade fluorescenti compatte CFL (ovvero le lampade più conosciute come “a risparmio energetico”) e dai LED.
E’ emerso che sia le lampagine a risparmio energetico che quelle a LED utilizzano nel corso della loro vita utile meno di 670 KWh (chilowatt ora) mentre le normali lampadine ad incandescenza si spingono ben oltre i 3.000 KWh (circa 3.300 KWh) con un risparmio che raggiunge lo spaventoso valore dell’80%.
Le case produttrici di questa ormai nota tecnologia dichiarano di poter migliorare ancora i rendimenti dei sistemi di illuminazione a LED e non hanno incertezze nell’affermare la possibilità di raggiungere un rendimento 6 volte superiore a quello delle lampadine ad incandescenza.
Ricordiamo che oltre il conteggio energetico che va dalla produzione all’uso di lampade a led si è tenuto conto anche delle varie emissioni prodotte dai gas serra, il potenziale di pioggia acida, l’eutrofizzazione ed il rilascio di componenti chimici pericolosi. I LED rientrano efficientemente nei requisiti degli standard internazionali ISO.

Simili sistemi di illuminazione sono consigliati soprattuto in negozi e locali pubblici dove i faretti alogeni portano i consumi letteralmente alle stelle.
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