Scritto da ralph-dte.eu su 29 Dicembre 2009
L’otturatore
parte seconda
Se doveste fotografare una corsa di cavalli che tempi di posa usereste? E se doveste fotografare un’auto di formula 1? Se invece desideraste creare un effetto sfruttando un cavalletto a tre piedi?
Ecco uno schema logico per effettuare delle scelte corrette:
→ Più un oggetto che vogliamo fotografare si muove rapidamente e più breve dovrà essere il tempo di posa (o tempo di esposizione).
→ Al diminuire del tempo di posa però diminuisce la quantità di luce che può raggiungere il sensore/pellicola.
→ Quando la quantità di luce che raggiunge il sensore è ridotta, occorre utilizzare una maggiore sensibilità e salire pertanto con il valore degli ISO nelle impostazioni di scatto. Nel caso si usi una reflex con la pellicola, si sceglie una pellicola maggiormente sensibile. Operazione più complessa ma più gradita ai veterani della fotografia.
Contribuiscono nella riuscita di una buona foto in queste condizioni: un obiettivo molto luminoso (grande limite delle compatte digitali), la possibilità di raggiungere valori di ISO elevati e tempi brevissimi di esposizione pari a 1/2000 1/4000 1/8000; infine un’apertura del diaframma proporzionale alla profondità di campo che si vuole ottenere.

Note. Come abbiamo specificato nel precedente articolo, a tempi di esposizione lunghi corrisponde un valore di esposizione basso e viceversa. Questo per convenzione. Ciò crea solo confusione nei neofiti pertanto ci limitiamo a dire nei nostri articoli se si sta usando un tempo di esposizione lungo o breve in modo da non confonderci.
L’otturatore - parte prima - Trovi tutti gli articoli di questa rubrica scrivendo nella casella “Cerca” in alto a destra: reflex
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Scritto da ralph-dte.eu su 28 Dicembre 2009
Mask
-seconda parte-
Abbiamo detto che una volta applicata una maschera ad un livello, è necessario effettuare delle particolari operazioni affinchè sia possibile visualizzare, in parte del livello, il contenuto del livello sottostante.
I comandi possono avere una disposizione diversa a seconda dello specifico software che si va ad utilizzare, tuttavia il concetto di base facilmente applicabile su ogni programma di photo video composizione è il seguente:
Una volta applicata la maschera ad un livello ed una volta definita l’area, è sufficiente prendere un pennello nero dagli strumenti e andare ad utilizzarlo all’interno dell’area che abbiamo appena definito. Ciò comporterà un’operazione di sottrazione dei pixel del livello superiore che lasceranno intravedere i pixel del livello sottostante. Avrete così “mascherato” un’area del vostro livello.
Per ricostruire l’area mascherata sarà sufficiente utilizzare un pennello bianco il quale al suo passaggio ripristinerà tutti i pixel che avete precedentemente sottratto.

clicca per ingrandire
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Scritto da ralph-dte.eu su 28 Dicembre 2009
Mask
La maschera (”mask”) è un’applicazione di uno sfondo (”matte”), utilizzata di solito per limitare o vincolare un effetto. Generalmente si tratta di un’immagine, un clip o una forma utilizzata per definire aree di trasparenza che rendono visibile un altro livello sottostante (per comprendere questo concetto è fondamentale sapere cosa sono i livelli che compongono un’immagine o un video. Vedi software come: Photoshop, Illustrator, After Effects, Shake, Motion…). I compositori, ad esempio, mascherano aree specifiche che devono essere corrette nei colori lasciando il resto dell’immagine intatto.
Nel processo di mascheratura, uno sfondo è utilizzato per determinare dove un certo effetto sarà applicato e dove l’immagine sorgente rimarrà inalterata. Lavorare con le maschere di livello richiede generalmente l’utilizzo di un canale alfa esterno (vedremo la definizione di canale alpha e del termine inglese “matte” nei prossimi numeri di questa rubrica).

Nell’immagine possiamo osservare che solo l’area contenuta all’interno del quadrato è in bianco e nero. Questo perchè l’immagine in realtà è costituita da due livelli, uno a colori (sopra) e uno in bianco e nero (sotto). Quando al livello a colori soprastante applico una maschera (della forma che preferisco) ecco che diventa possibile vedere cosa è contenuto nel livello inferiore. Ovviamente non basta applicare la maschera al livello superiore infatti, creare una maschera, genera un’area sulla quale andrò ad effettuare particolari operazioni affinchè possa vedere il contenuto dei livelli sottostanti…
Continua…
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Scritto da ralph-dte.eu su 15 Dicembre 2009
L’otturatore
Parte prima
Sulle macchine fotografiche di grande formato, l’otturatore si trova sull’obiettivo ed è del tipo “centrale”; esso è costituito da lamelle.

Sulle macchine fotografiche reflex da 35mm l’otturatore si trova sul piano focale ed è del tipo a tendina. E’ posizionato internamente al corpo macchina ed è adiacente alla pellicola/sensore. Se lo scorrimento è di tipo verticale, la tendina è metallica.

Quando impostate i tempi di esposizione (o tempi di otturazione, tempi di posa) si decide il tempo durante il quale l’otturatore rimarrà aperto lasciando passare la luce verso la pellicola/sensore.
Ed è proprio a questo punto che spesso sorgono delle piccole confusioni. Dato che per i tempi di esposizione inferiori ad 1 secondo si è soliti usare delle frazioni, quando il fotografo dice che sta usando un valore di esposizione basso, significa che sta usando un tempo relativamente lungo. Quando altresì sta usando un valore di esposizione alto, significa che sta usando un tempo relativamente breve. Il termine “basso” o “alto” a cui si riferisce il fotografo, è inerente il valore vero e proprio della frazione di tempo che sta usando per lo scatto, ecco un esempio:
Un fotografo che usa un valore di esposizione “basso” come 1/15 di secondo, sta in realtà tenendo aperto l’otturatore per un tempo maggiore rispetto ad un valore di esposizione “alto” quale ad esempio 1/250 di secondo. Quindi con un valore di esposizione basso i tempi sono più lunghi che con un valore alto; per questo semplicemente dico direttamente: “Ho utilizzato un tempo di esposizione breve pari a tot, oppure lungo e pari a tot”. In questo modo si evitano ragionamenti inversi e confusione nei neofiti.
Continua…
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Scritto da ralph-dte.eu su 11 Dicembre 2009
Messa a fuoco
Sebbene la macchina fotografica abbia diverse cose in comune con l’occhio umano, non possiamo assolutamente affermare che sia altrettanto prestante e fedele. La messa a fuoco di un oggetto è praticamente istantanea nell’occhio umano, viceversa per una macchina fotografica mettere a fuoco soggetti vicini e lontani crea delle difficoltà.
Una macchina fotografica vede un oggetto fuori fuoco con una nitidezza nettamente inferiore rispetto a quella dell’occhio umano. E ci mancherebbe…
Gli obiettivi sono dotati di una ghiera di messa a fuoco sulla quale sono riportati una serie di valori numerici aventi per unità di misura il metro.
m ∞ | 5 | 3 | 2 | 1.5 | 1.2 | 1 | 0.8 | 0.7 | 0.6
Tali valori rappresentano le distanze entro le quali si trova l’oggetto delle nostra foto. Per distanze superiori ai 5 metri ovviamente si ruota la ghiera fino alla posizione “infinito: ∞”. La ghiera di messa a fuoco è collegata con la ghiera delle distanze focali quindi se si agisce sulla messa a fuoco, di conseguenza, ruota anche la ghiera delle distanze focali.
Cosa succede all’interno dell’obiettivo?
Mentre regoliamo la distanza tra l’obiettivo ed il soggetto tramite l’apposita ghiera (cercando quindi la massima nitidezza per il soggetto stesso), operiamo un avvicinamento/allontanamento delle lenti dal piano focale ovvero dalla pellicola/sensore.
Più il soggetto da mettere a fuoco è vicino all’obiettivo, più si allontanano le lenti dal piano focale e più è ridotta la porzione di area a fuoco dell’immagine.
Al contrario, qualora il soggetto sia distante dall’obiettivo, le lenti si avvicinano al piano focale e la porzione di scena a fuoco è più ampia.

Continua…
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Scritto da ralph-dte.eu su 6 Dicembre 2009
Ecco a voi il JoyPan, il JoyPad ecologico che si mangia a fine partita…La vostra pausa è ora completa e la soddisfazione così è doppia!!Naturalmente si tratta solo di un disegno che scherzosamente ho voluto pubblicare!Frutto della mia fantasia, sono sicuro che possa quantomeno incuriosire diversi lettori

Articoli correlati: Teoria degli accostamenti 1 - Teoria degli accostamenti 2
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Scritto da ralph-dte.eu su 28 Settembre 2009
La scelta dell’ottica
L’importanza di scegliere l’ottica corretta risiede nel fatto che da essa dipenderà la composizione della scena e l’effetto della fotografia ottenuto. Utilizzare un grandangolo ad esempio implica il dover porre cura a tutti gli elementi inquadrati nella scena. Questo ovviamente perchè si ha un angolo di campo molto ampio. Viceversa con un teleobiettivo la scena non richiederà molti aggiustamenti essendo ripreso solo il soggetto.

Foto ottenuta con obiettivo grandangolare. Tutto ciò che èpresente nella scena è fondamentale per la resa dell’immagine.

Foto ottenuta con teleobiettivo. Ai fini di un’ottima riuscita della foto, la maggior parte dell’attenzione si concentra sull’oggetto della foto stessa.
Oltre agli aspetti inerenti la composizione e quindi l’angolo di campo, è necessario considerare gli aspetti legati all’immagine che otterremo in relazione alla distorsione ed alla profondità di campo. Un immagine ottenuta con un obiettivo grandangolare sarà distorta e allo stesso tempo più nitida di un’immagine ottenuta con un teleobiettivo.
Link
Vedi anche gli articoli su: aberrazione ottica | teleobiettivo | grandangolo
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Scritto da ralph-dte.eu su 26 Settembre 2009
L’utilità di ogni soluzione
La grafica vettoriale (talvolta chiamata forme vettoriali o oggetti vettoriali) è costituita da linee e curve definite da oggetti matematici denominati vettori, che descrivono un’immagine in base alle sue caratteristiche geometriche.
Potete spostare o modificare liberamente la grafica vettoriale senza perdere dettagli o chiarezza, poiché è indipendente dalla risoluzione. Essa mantiene quindi bordi vividi durante il ridimensionamento o la stampa su una stampante PostScript o ancora quando si effettua il salvataggio in un file PDF o l’importazione in un’applicazione grafica basata su vettore. Pertanto, la grafica vettoriale rappresenta la scelta migliore per disegni, come i loghi, che saranno utilizzati in diverse dimensioni e su vari supporti di stampa.
Nella grafica vettoriale un’immagine è descritta mediante un insieme di primitive geometriche che descrivono punti, linee, curve e poligoni ai quali possono essere attribuiti colori e anche sfumature. È radicalmente diversa dalla grafica raster in quanto nella grafica raster le immagini vengono descritte come una griglia di pixel opportunamente colorati.
Vantaggi e svantaggi della grafica vettoriale
Più
+ Ottima qualità
+ Maggiore compressione dei dati. Una immagine vettoriale occuperà molto meno spazio rispetto ad una corrispondente raster, con una riduzione dell’occupazione di RAM e memoria di massa, principalmente nelle forme geometriche o nei riempimenti a tinta piatta
+ Facile gestione delle eventuali modifiche.
+ La grafica vettoriale, essendo definita attraverso equazioni matematiche, è indipendente dalla risoluzione, mentre la grafica raster, se viene ingrandita o visualizzata su un dispositivo dotato di una risoluzione maggiore di quella del monitor, perde di definizione.
Meno
- La realizzazione di immagini vettoriali non è una attività intuitiva come nel caso delle immagini raster.
- E’ necessario conoscere a fondo tutti gli strumenti del programma che lavora in vettoriale.
- Una immagine vettoriale molto complessa può essere molto corposa e richiedere l’impiego di un computer molto potente per essere elaborata. Nel caso di una immagine raster, invece, una volta definita la risoluzione ed il numero di colori, è abbastanza semplice definire le risorse massime necessarie per trattare l’immagine stessa; al contrario di quanto accade con le tinte piatte, i riempimenti sfumati o complessi generati in vettoriale comportano un alto impiego di risorse.

Nella foto a sinistra possiamo osservare l’ingranimento di una grafica raster, mentre nella foto a destra l’ingrandimento di una grafica vettoriale. Le differenze sono più che chiare.
Il file d’esempio di grafica raster è il seguente (jpg):

Il file d’esempio di grafica vettoriale invece è questo (pdf):
prova-grafica-vettoriale-ralph-dte.pdf
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Scritto da ralph-dte.eu su 24 Settembre 2009
Luce riflessa
Si ha una luce riflessa quando il fascio luminoso non incide direttamente sul soggetto, ma investe una superficie riflettente e, solo successivamente, segue una nuova traiettoria che investirà il soggetto della scena. La luce viene così smorzata dalla superficie riflettente che , in uno studio può essere un ombrellino riflettente o un pannello riflettente. Di base questi strumenti sono bianchi, tuttavia spesso si utilizzano anche in diverse varianti di colore tra cui pannelli con superfici dorate o argentate. Quando si scatta una foto, qualunque oggetto presente nella scena influenzerà i colori dell’immagine con la luce che è in grado di riflettere.

In presenza di luce naturale quando ad esempio ci troviamo in un ambiente illuminato dal sole (magari uno studio con ampie vetrate), avremo una luce riflessa nel caso in cui il sole incida con i suoi raggi ad esempio su una parete bianca che a sua volta li riflette sull’elemento da fotografare o riprendere. In tal modo il soggetto può essere investito da due fonti: quella diretta proveniente dal sole e quella riflessa proveniente da una parete che si trova dietro di lui e che illumina in modo tenue e sfumato la sua porzione di corpo che altrimenti sarebbe in ombra.
L’intensità della luce riflessa è direttamente proporzionale all’intensità della sorgente luminosa primaria (che sia il sole o un faretto da studio o ancora un soft box) ed alla qualità della superfcie riflettente.
L’esempio sotto è stato realizzato con una semplice compatta digitale ed un pannello riflettente bianco molto piccolo.
Nella prima foto non abbiamo inserito il pannello riflettente nell’illuminazione della scena. Notiamo l’ombra più marcata ed il faro sinistro del modellino quasi totalmente al buio.

Nella seconda foto abbiamo inserito un pannello riflettente bianco al lato sinistro della scena. La sua funzione è stata quella di smorzare l’ombra (prima troppo decisa) ed illuminare di luce riflessa la parte anteriore sinistra del modellino.

Inoltre anche l’istogramma risulta più equilibrato e sono state necessarie minori regolazioni di apertura e tempi di esposizione per eseguire lo scatto. Ovviamente il risultato che si può ottenere con una Reflex è nettamente migliore ma più costoso :D.
Nota. Gli scatti sono stati effettuati volutamente in ambiente scarsamente illuminato per rendere maggiormente visibili le differenze.
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