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Partire dal fotoritocco per arrivare all’illuminazione di una scena e scoprire la professionalità del vostro video…

Stereoscopy: percepire l’illusione che un filmato sia in 3D

Scritto da ralph-dte.eu il 11 Gennaio 2010

Rubrica: Stereoscopy -1-

Titolo o argomento: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D

Stereoscopy è il nome del processo che consente, tramite un mezzo bidimensionale, di creare la “percezione” della terza dimensione. Questo significa che tramite tale metodo è possibile creare l’illusione di immagini in tre dimensioni su un video. Il concetto si basa su due immagini separate presenti contemporaneamente nel video che si osserva ma che vengono ricevute ognuna da un occhio diverso. Questo ovviamente grazie all’aiuto degli appositi occhiali. Senza l’ausilio degli occhiali, infatti, abbiamo l’impressione di osservare un video molto mosso, sfuocato.

Le immagini stereoscopiche possono essere create sia tramite dispositivi fisici come videocamere e macchine fotografiche, sia artificialmente al computer in quanto la tecnica è essenzialmente la stessa. La differenza sostanziale sta nel fatto che creando l’effetto stereoscopico al computer, si replica virtualmente ciò che si dovrebbe realizzare fisicamente con le camere da presa in uno studio. Ovviamente nei cartoni animati e nei film d’animazione (vedi il più che noto AVATAR uscito nelle sale cinematografiche in questi giorni) è d’obbligo la scelta del computer.

 film-avatar-e-la-tecnica-stereoscopy.jpg

Nota per i neofiti: è fondamentale non fare confusione scambiando elementi realizzati tramite gli strumenti di disegno 3d con un filmato visibile in 3d tramite la tecnica “stereoscopy” e gli appositi occhiali. Tutti gli oggetti, ambienti, personaggi e quant’altro creato in 3d sono normalmente visibili in un comune video come elementi in esso integrato e non necessitano di alcun ausilio per essere percepiti.

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Compositing: creare composizioni

Scritto da ralph-dte.eu il 6 Gennaio 2010

Rubrica: Compositing -1-

Titolo o argomento: Creare composizioni

L’atto di creare un’immagine combinando due o più elementi di immagine fermi o commoventi. Il verbo “comporre” fa riferimento al processo di combinare questi elementi; Il sostantivo “composizone”, fa riferimento all’immagine che si ottiene come risultato finale. In un lavoro dedicato agli effetti visivi (visual effects), un composto terminato dà l’illusione che tutti gli elementi siano stati catturati da una singola camera che filma la scena. In motion graphics, la preoccupazione non è rivolta a convincere il pubblico di un particolare realismo, bensì si libera la fantasia e si creano miscele stilistiche e coerenti di elementi. Questo permette di ottenere particolari scene virtuali nelle quali presentare un prodotto ad esempio. Gli spot pubblicitari oggi ne sono pieni.

 compositing_composizone_compositor_articolo-ralph-dte.jpg

Immagine tratta da un noto spot di bevande energetiche. I corpi dei soggetti dello spot erano fantasiosamente circondati da fiamme generate dall’energia ottenuta con la bevanda. Si tratta di un ottimo esempio di “miscela stilistica e coerente di elementi composti”.

Vedi anche gli articoli: Creare le maschere di livello - Mask p1 - Mask p2 - Matte

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Masking: matte

Scritto da ralph-dte.eu il 4 Gennaio 2010

Rubrica: Masking -3-

Titolo o argomento: Matte

Matte è un termine inglese che si riferisce ad un’immagine che controlla l’opacità di un’altra immagine. L’opacità di un livello determina in che misura il livello sottostante viene oscurato o rivelato. Un livello con 1% di opacità è quasi trasparente, mentre uno con 100% di opacità è completamente opaco.

Il termine Matte viene spesso tradotto con la parola italiana: “sfondo”. Ad esempio il Matte Painting viene definito come: “verniciatura di sfondo”. In realtà non vi è una vera e propria traduzione in italiano del termine Matte, per tale ragione faremo un esempio pratico.

tecniche-grafiche.jpg tecnica-matte_ralph-dte.jpg

Nella prima immagine vediamo la foto originale senza ritocchi; nella seconda immagine, oltre a vedere la foto rielaborata, possiamo osservare la struttura dei livelli utilizzati e gli effetti prodotti dalla mascheratura di una parte del livello nero che controlla l’opacità del livello sottostante.

Abbiamo visto nei primi due articoli (masking 1 - masking 2) di questa rubrica cosa sono le maschere utilizzate nell’immagine digitale (photo - video). Il concetto di immagine che controlla l’opacità di un’altra immagine (”matte”) è molto legato al concetto di maschera (”mask”) in quanto grazie ad una maschera possiamo delimitare la zona nella quale gli effetti del livello per l’elaborazione dello sfondo “Matte” sono visibili.

Questi discorsi valgono sia per l’elaborazione delle foto che per l’elaborazione dei video. Nel mondo del digitale le tecniche video e fotografiche si sono “unificate”.

Nei prossimi articoli di questa rubrica parleremo di tutte le varianti del “Matte”.

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L’otturatore, scelta dei tempi di esposizione

Scritto da ralph-dte.eu il 29 Dicembre 2009

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -12-

Titolo o argomento: L’otturatore - parte seconda

Se doveste fotografare una corsa di cavalli che tempi di posa usereste? E se doveste fotografare un’auto di formula1? Se invece desideraste creare un effetto sfruttando un cavalletto a tre piedi?

Ecco uno schema logico per effettuare delle scelte corrette:

→ Più un oggetto che vogliamo fotografare si muove rapidamente e più breve dovrà essere il tempo di posa (o tempo di esposizione).

→ Al diminuire del tempo di posa però diminuisce la quantità di luce che può raggiungere il sensore/pellicola.

→ Quando la quantità di luce che raggiunge il sensore è ridotta, occorre utilizzare una maggiore sensibilità e salire pertanto con il valore degli ISO nelle impostazioni di scatto. Nel caso si usi una reflex con la pellicola, si sceglie una pellicola maggiormente sensibile. Operazione più complessa ma più gradita ai veterani della fotografia.

Contribuiscono nella riuscita di una buona foto in queste condizioni: un obiettivo molto luminoso (grande limite delle compatte digitali), la possibilità di raggiungere valori di ISO elevati  e tempi brevissimi di esposizione pari a 1/2000 1/4000 1/8000; infine un’apertura del diaframma proporzionale alla profondità di campo che si vuole ottenere.

foto-nuova-astra_500px_reflex-digitale_tempi-esposizione.jpg

Note. Come abbiamo specificato nel precedente articolo, a tempi di esposizione lunghi corrisponde un valore di esposizione basso e viceversa. Questo per convenzione. Ciò crea solo confusione nei neofiti pertanto ci limitiamo a dire nei nostri articoli se si sta usando un tempo di esposizione lungo o breve in modo da non confonderci.

L’otturatore - parte prima  - Trovi tutti gli articoli di questa rubrica scrivendo nella casella “Cerca” in alto a destra il termine: reflex

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Masking: maschere di livello (come funzionano)

Scritto da ralph-dte.eu il 28 Dicembre 2009

Rubrica: Masking -2-

Titolo o argomento: maschere di livello - parte 2

Abbiamo detto che una volta applicata una maschera ad un livello, è necessario effettuare delle particolari operazioni affinchè sia possibile visualizzare, in parte del livello, il contenuto del livello sottostante.

I comandi possono avere una disposizione diversa a seconda dello specifico software che si va ad utilizzare, tuttavia il concetto di base facilmente applicabile su ogni programma di photo video composizione è il seguente:

Una volta applicata la maschera ad un livello ed una volta definita l’area, è sufficiente prendere un pennello nero dagli strumenti e andare ad utilizzarlo all’interno dell’area che abbiamo appena definito. Ciò comporterà un’operazione di sottrazione dei pixel del livello superiore che lasceranno intravedere i pixel del livello sottostante. Avrete così “mascherato” un’area del vostro livello.

Per ricostruire l’area mascherata sarà sufficiente utilizzare un pennello bianco il quale al suo passaggio ripristinerà tutti i pixel che avete precedentemente sottratto.

gerundio-tecno_mask.jpg

clicca per ingrandire

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Masking: maschera di livello

Scritto da ralph-dte.eu il 28 Dicembre 2009

Rubrica: Masking -1-

Titolo o argomento: Mask

La maschera (”mask”) è un’applicazione di uno sfondo (”matte”), utilizzata di solito per limitare o vincolare un effetto. Generalmente si tratta di un’immagine, un clip o una forma utilizzata per definire aree di trasparenza che rendono visibile un altro livello sottostante (per comprendere questo concetto è fondamentale sapere cosa sono i livelli che compongono un’immagine o un video. Vedi software come: Photoshop, Illustrator, After Effects, Shake, Motion…). I compositori, ad esempio, mascherano aree specifiche che devono essere corrette nei colori lasciando il resto dell’immagine intatto.

Nel processo di mascheratura, uno sfondo è utilizzato per determinare dove un certo effetto sarà applicato e dove l’immagine sorgente rimarrà inalterata. Lavorare con le maschere di livello richiede generalmente l’utilizzo di un canale alfa esterno (vedremo la definizione di canale alpha e del termine inglese “matte” nei prossimi numeri di questa rubrica).

gerundio-tecno_mask_pic2.jpg

Nell’immagine possiamo osservare che solo l’area contenuta all’interno del quadrato è in bianco e nero. Questo perchè l’immagine in realtà è costituita da due livelli, uno a colori (sopra) e uno in bianco e nero (sotto). Quando al livello a colori soprastante applico una maschera (della forma che preferisco) ecco che diventa possibile vedere cosa è contenuto nel livello inferiore. Ovviamente non basta applicare la maschera al livello superiore infatti, creare una maschera, genera un’area sulla quale andrò ad effettuare particolari operazioni affinchè possa vedere il contenuto dei livelli sottostanti…

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Reflex digitale: l’otturatore

Scritto da ralph-dte.eu il 15 Dicembre 2009

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -11-

Titolo o argomento: L’otturatore - parte prima

Sulle macchine fotografiche di grande formato, l’otturatore si trova sull’obiettivo ed è del tipo “centrale”; esso è costituito da lamelle.

otturatore-a-lamelle.jpg

Sulle macchine fotografiche reflex da 35mm l’otturatore si trova sul piano focale ed è del tipo a tendina. E’ posizionato internamente al corpo macchina ed è adiacente alla pellicola/sensore. Se lo scorrimento è di tipo verticale, la tendina è metallica.

 otturatore-a-tendina.jpg

 Quando impostate i tempi di esposizione (o tempi di otturazione, tempi di posa) si decide il tempo durante il quale l’otturatore rimarrà aperto lasciando passare la luce verso la pellicola/sensore.

Ed è proprio a questo punto che spesso sorgono delle piccole confusioni. Dato che per i tempi di esposizione inferiori ad 1 secondo si è soliti usare delle frazioni, quando il fotografo dice che sta usando un valore di esposizione basso, significa che sta usando un tempo relativamente lungo. Quando altresì sta usando un valore di esposizione alto, significa che sta usando un tempo relativamente breve. Il termine “basso” o “alto” a cui si riferisce il fotografo, è inerente il valore vero e proprio della frazione di tempo che sta usando per lo scatto, ecco un esempio:

Un fotografo che usa un valore di esposizione “basso” come 1/15 di secondo, sta in realtà tenendo aperto l’otturatore per un tempo maggiore rispetto ad un valore di esposizione “alto” quale ad esempio 1/250 di secondo. Quindi con un valore di esposizione basso i tempi sono più lunghi che con un valore alto; per questo semplicemente dico direttamente: “Ho utilizzato un tempo di esposizione breve pari a tot, oppure lungo e pari a tot”. In questo modo si evitano ragionamenti inversi e confusione nei neofiti.

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Obiettivo: mettere a fuoco un soggetto

Scritto da ralph-dte.eu il 11 Dicembre 2009

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale -10-

Titolo o argomento: Messa a fuoco

Sebbene la macchina fotografica abbia diverse cose in comune con l’occhio umano, non possiamo assolutamente affermare che sia altrettanto prestante e fedele. La messa a fuoco di un oggetto è praticamente istantanea nell’occhio umano, viceversa per una macchina fotografica mettere a fuoco soggetti vicini e lontani crea delle difficoltà.

Una macchina fotografica vede un oggetto fuori fuoco con una nitidezza nettamente inferiore rispetto a quella dell’occhio umano. E ci mancherebbe… :)

Gli obiettivi sono dotati di una ghiera di messa a fuoco sulla quale sono riportati una serie di valori numerici aventi per unità di misura il metro.

m ∞ | 5 | 3 | 2 | 1.5 | 1.2 | 1  | 0.8 | 0.7 | 0.6

Tali valori rappresentano le distanze entro le quali si trova l’oggetto delle nostra foto. Per distanze superiori ai 5 metri ovviamente si ruota la ghiera fino alla posizione “infinito:  ∞”. La ghiera di messa a fuoco è collegata con la ghiera delle distanze focali quindi se si agisce sulla messa a fuoco, di conseguenza, ruota anche la ghiera delle distanze focali.

Cosa succede all’interno dell’obiettivo?

Mentre regoliamo la distanza tra l’obiettivo ed il soggetto tramite l’apposita ghiera (cercando quindi la massima nitidezza per il soggetto stesso), operiamo un avvicinamento/allontanamento delle lenti dal piano focale ovvero dalla pellicola/sensore.

Più il soggetto da mettere a fuoco è vicino all’obiettivo, più si allontanano le lenti dal piano focale e più è ridotta la porzione di area a fuoco dell’immagine.

Al contrario, qualora il soggetto sia distante dall’obiettivo, le lenti si avvicinano al piano focale e la porzione di scena a fuoco è più ampia.

 ghiera-obiettivo_messa-a-fuoco_ralph-dte.jpg

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Ecco a voi il JoyPan

Scritto da ralph-dte.eu il 6 Dicembre 2009

Ecco a voi il JoyPan, il JoyPad ecologico che si mangia a fine partita…La vostra pausa è ora completa e la soddisfazione così è doppia!!Naturalmente si tratta solo di un disegno che scherzosamente ho voluto pubblicare!Frutto della mia fantasia, sono sicuro che possa quantomeno incuriosire diversi lettori :D

JoyPan Ralph DTE

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