Ralph DTE

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Brevi suggerimenti, riflessioni, consigli, proposte sul mondo del lavoro.

Trovare lavoro: attenti alle false speranze

Scritto da ralph-dte.eu su 27 Aprile 2010

Completate i vostri studi e iniziate a contattare, spesso visitare ditte, aziende, piccole e medie imprese. Prendete la vostra auto e vi imbarcate in complesse giornate di tour tra un centro storico e una zona industriale. Ecco quindi alcuni consigli per capire se state perdendo tempo:

  1. In primis cerca sempre di portare di persona il tuo curriculum vitae. Avere un contatto diretto con il tuo possibile datore di lavoro ti garantisce alcune chances in più e non solo per la certezza della consegna del curriculum stesso…
  2. Quando entri nel luogo di lavoro prescelto richiedi un breve colloquio con il titolare. Molto probabilmente lui sarà impegnato e ti farà attendere. Questo perchè non si aspettava la tua visita. Nel momento in cui gli parlerai dovrai riassumere le motivazioni che ti portano da lui e cercare di catturare il suo interesse ovviamente. Se durante la tua breve esposizione lui ti chiede subito il curriculum vitae senza nemmeno averti ascoltato, stai certo che non è minimamente interessato e cerca un pretesto per liberarsi di te.
  3. Se durante il vostro breve colloquio il titolare viene spesso interrotto da altri collaboratori o dipendenti o, persino dai clienti, a nulla servirà il fatto che ti abbia lasciato parlare fino alla fine. Molto probabilmente non avrà avuto orecchi per te sin dall’inizio e puoi averne prova non tanto dal fatto che siete stati interrotti dai suoi collaboratori (ci può stare) bensì dal fatto che persino un cliente si è intromesso tra di voi ed il titolare senza il minimo garbo non ha impedito che ciò avvenisse cercando di ritagliare un minimo di privacy magari nel suo ufficio.
  4. Ricorda che quando si cerca realmente nuovo personale, si dedica una cura sopraffina nell’ascoltarlo e nel fargli domande. Le domande che ti può porre un titolare generalmente sono quelle che lo cautelano e che gli conferiscono la sicurezza che tu sei la persona che stava cercando. Se non ti vengono fatte domande, non gli interessi. Tu assumeresti qualcuno senza nemmeno conoscerlo un pò?
  5. Se il discorso prende piede tra voi due ma quando tocca a te fare delle domande lui è vago o risponde cose che non hanno molto a che fare con ciò che stavi chiedendo, significa che sta facendo lavorare un pò troppo la fantasia… Ha qualcosa da nascondere e potresti avere sorprese poco piacevoli. Perchè se mi chiedi “A” ti dovrei parlare di “B”?
  6. Se ci sono altri dipendenti nel luogo di lavoro dove ti sei recato, cerca di osservare il comportamento ed in particolar modo i volti di costoro. Lo stato di salute di un’azienda non lo capisci dalle belle parole che ti vengono dette, nè tantomeno da una cravatta di seta… Le capisci dall’umore di chi sta lavorando lì dentro già da tempo. I visi dei dipendenti raccontano la vera storia di un’azienda ed esprimono quanto questa realmente funzioni. Ricorda: un’azienda che funziona in armonia è un’azienda dove, sebbene vi sia una buona dose di severità da parte del titolare che deve essere per forza di cose esigente, i dipendenti risultano sì stanchi, sì sudati, sì impegnati, ma allo stesso tempo sereni… Può scapparci il sorriso, la battuta tra di loro, la presa in giro. Questo è un chiaro strumento di misura che ti svela: qui si lavora sodo, ma si sta bene…
  7. Cerca di capire se il titolare è realmente il proprietario dell’azienda nella quale ti sei recato. Spesso puoi scoprire che con la stessa semplicità con la quale vieni assunto, perderai il lavoro. Perchè? Non è la prima volta che un’azienda è di una persona ma fornisce un servizio per un’altra azienda… che a sua volta è di un gruppo di imprenditori e così via… Se cerchi esperienze lavorative può andare benone per formarti ma se cerchi un minimo di stabilità è meglio che chi decide di assumerti sia anche il proprietario dell’attività: capirai così “l’andazzo” sin dal principio.
  8. Infine, secondo la fisiognomica, c’è una relazione tra quanto il tuo interlocutore si tocca il naso o si copre la bocca e quante cose sta dicendo in modo distorto o non perfettamente veritiero. Un dettaglio importante del linguaggio del corpo.

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Continua…

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Acquistare all’asta? Perchè no.

Scritto da ralph-dte.eu su 27 Agosto 2009

Ecco alcuni dei siti che molti evitano di dirvi. O perlomeno così è successo a me :)

  • www.astegiudiziarie.it
  • www.asteitalia.it
  • www.anesim.it

La cosa che mi fa più specie è che mia madre conosce una persona che lavora al tribunale alla quale ogni qualvolta abbiamo chiesto informazioni sulle aste, ci ha risposto che non ne sa nulla e che comunque non c’è nulla, ecc… scoraggiandoci. La cosa che mi fa più specie è che più volte la legge è dovuta intervenire affiché l’informazione per i cittadini in merito alle aste fosse meglio divulgata.

Così in questo articolo vi abbiamo fornito 3 indirizzi internet che spero vi siano utili. Se ad esempio effettuate una ricerca sul sito “astegiudiziarie” potrete osservare che il sito è molto ben fatto e che facilmente si accede a tutte le informazioni necessarie per presentarsi alle aste.

E’ fondamentale sapere che:

  • non ci si può presentare all’improvviso ma bisogna completare l’apposita domanda in ogni sua parte e consegnarla con alcuni giorni di anticipo.

  • bisogna pagare una cauzione che poi verrà restituita in caso non si acquisti nulla.

  • esistono aste in cui vengono effettuati rialzi con una cifra minima di rialzo imposta, altre in cui non è necessario.

  • essere accompagnati da un Geometra esperto (e di fiducia) nel caso si partecipi ad un’asta per un immobile “è fondamentale” per non incappare in errori. I dati degli immobili li trovate sui siti elencati e devono preferibilmente essere visionati da un Geometra che sappia bene se ad esempio si può fare un cambio destinazione d’uso o vi è la necessità di una ristrutturazione che rende poco conveniente l’acquisto o che comunque venga con voi a vedere le condizioni dell’immobile prima di presentare domande per prendere parte all’asta.

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Guardiamo le cose sempre nella loro totalità

Scritto da ralph-dte.eu su 27 Agosto 2009

L’altro giorno stavo tornando a casa in moto, un’automobilista mi abbagliava con i fari che riflettevano negli specchietti. Con la mano sinistra ho coperto lo specchietto e mi sono reso conto che si tratta di una parte della moto che non curo mai. Certo di sfuggita lo guardo mentre sono per strada ma non lo osservo davvero come invece guardo la moto quando è parcheggiata.

Eppure lo specchietto è una parte fondamentale della moto, senza rischierei diversi incidenti. Appoggiandoci una mano sopra, una volta tanto l’ho guardato meglio. Ho guardato come è fatto, il colore, il materiale… Sembra assurdo ma in tanti anni non mi ero mai soffermato così a lungo nell’osservare uno specchietto.

In fondo a chi verrebbe in mente di dire: “Sono proprietario di 2 specchietti, 5 carene, 1 telaio, 1 motore, 2 ruote…” Il tutto viene raggruppato in un insieme chiamato “moto” ovviamente.

Spesso guardiamo le cose nella loro totalità e non ci rendiamo conto che anche la realtà più piccola (nel lavoro, nel commercio, nella professione, nell’artigianato…) è parte fondamentale di un sistema più grande. Un sistema che ha bisogno di quella piccola realtà per funzionare bene ma che spesso non se ne rende conto.

Altrettanto spesso siamo proprio noi che non siamo consci del fatto che la nostra realtà, seppur piccola e da noi sottovalutata, è importante. Noi siamo parti fondamentali di un paese che si chiama Italia e che senza di noi sarebbe incompleto, talvolta non funzionante.

Ci avete mai pensato? :D

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Dimostrazione paradossale: Se tutti i piccoli negozi e tutte le piccole attività artigianali, le piccole imprese e le piccole realtà professionali chiudessero insieme per la crisi o per leggi che non le tutelano, la nazione si bloccherebbe. Lo stato dovrebbe fare a meno di tanti posti statali. La mancanza di entrate in tasse costringerebbe a controlli molto più severi alle grandi attività per compensare le perdite… Come una moto senza lo specchietto che ad una precedenza impatta su un’auto non vista, lo stato impatterebbe con la realtà con conseguenze che non so prevedere.

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I lavori disponibili…

Scritto da ralph-dte.eu su 21 Agosto 2009

…Nessuno li vuole!

Da quanto emerge dai recenti telegiornali, pare che i media confermino le teorie spesso espresse in questo Blog: “Nonostante la crisi che ci stiamo per lasciare alle spalle, alcuni lavori ci sono, ma pochissimi sono i giovani disposti a considerarli”. Di seguito l’elenco dei lavori più richiesti ma meno desiderati dai giovani italiani:

  • Falegnami

  • Panettieri

  • Meccanici

  • Fabbri

  • Saldatori

  • Parrucchieri

Quanto appena scritto è a mio avvisio assurdo. Si tratta di lavori rispettabilissimi e in alcuni casi persino artistici che vengono costantemente svalutati dai “giovani di oggi”. All’età di 29 anni, quindi essendo giovane anch’io, vorrei esprimere il mio punto di vista in merito ai lavori sopraelencati e ad altri che molto probabilmente rientreranno in quella lista ma che non sono stati citati dai media:

Falegname

Un lavoro più che adorabile e creativo che sta andando a scomparire nel momento sbagliato, ossia proprio nel momento in cui grandi aziende sono in piena crisi e realizzano prodotti anonimi, omologati, standardizzati; sarebbe proprio ora il momento ideale per un falegname con molta fantasia di mostrare di cosa è capace. Certo, tutto questo al dovuto prezzo.

Panettiere

Un lavoro particolarmente duro, per fortuna aiutato dai moderni macchinari, che necessita di giovani che sappiano dimostrare la loro forza di volontà ed il loro impegno. Un lavoro che va vissuto in orari difficili della giornata. Non nego che sia un lavoro poco desiderabile ma se il vostro scopo è realizzare un sogno, comprarvi una casa, acquistare la moto tanto sognata… e non avete altra scelta, beh allora: “Perchè no?”

Meccanico

Un lavoro che ho fatto per una vita in concomitanza con gli studi (anche se nel mondo delle corse) e che mi ha regalato tante soddisfazioni. Non riesco a comprendere cosa ci trovino di brutto i ragazzi della mia età o quelli ancora più giovani. Un lavoro che viene fatto realmente bene da poca gente e che proprio per tal motivo potrebbe essere uno stimolo a dimostrare di che pasta siete fatti. Fate pure la “gavetta” qualche anno, fate esperienza, accompagnate questa esperienza con un diploma di un istituto tecnico e regalatevi la vostra officina. Ma che davvero volete fare tutti quanti il manager?

Fabbro

Uno dei lavori più sottovalutati eppure, lo zio di una mia cara amica, fa dei letti in ferro battuto da mettersi le mani nei capelli tanto sono belli. E non solo… Complementi di arredo, ringhiere, tralicci per eventi e fiere… Chi più ne ha, più ne metta. Eppure i giovani non capiscono che è un mestiere basilare, fondamentale di cui proprio non si può fare a meno sia nella grande industria, sia nella bottega del piccolo artigiano che tira fuori il meglio di sé…

Saldatore

Molto simile al lavoro precente per taluni aspetti. Conosco un saldatore che guadagna “davvero tanto” e sapete perchè? E’ l’unica persona nella mia città disposta a saldare sott’acqua. Avete capito bene: sott’acqua. Lui salda lunghe condutture sott’acqua nel mare come un sub e con una particolare attrezzatura. Sta ore sotto il mare chiuso dentro queste condutture (non mancano gli assistenti che lo controllano state tranquilli) a fare il suo egregio lavoro e così abbina le sue due passioni: fare il sub e saldare. E’ matto? Sicuramente è felice.

Parrucchiere

Non vi biasimo, nemmeno io lo farei mai :) ma resta sempre il fatto che se fosse l’unico lavoro, in attesa di trovare qualcosa che mi si addica di più, non mi tirerei comunque indietro.

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Sono oltre 40.000 in Italia i posti liberi per i mestieri sopra elencati (questo stando a quanto espresso dai media) e indovinate a chi andranno questi lavori che noi ci ostiniamo a rifiutare?

Ma la lista è ancora lunga; lavori come: l’elettricista, l’idraulico, il muratore, il pasticcere, il gelataio, il professore di matematica (strano ma vero)… Sono lavori che i giovani letteralmente evitano.

Colpa della televisione?

Se da piccoli sognavamo di fare il pilota, l’astronauta, il calciatore… oggi sognamo di fare i manager, gli affaristi, i direttori, “le veline” (riferito alle ragazze ovviamente). Quasi quasi erano più concreti i sogni di un bambino :D

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Cosa sono le smanie di potere?

Scritto da ralph-dte.eu su 15 Agosto 2009

E quando le incontriamo veramente?

Fin dalla notte dei tempi l’uomo, inteso come specie, ha sempre nutrito istinti di potere. Laddove questo desiderio è mosso da ambizioni positive per una popolazione (situazione assai rara), ben venga. E’ sicuramente un desiderio che impone parecchie responsabilità ed una vita altamente stressante.

Ma è sempre così?

Iniziamo subito con il sottolineare che quando si sta sotto padrone, come ad esempio quando iniziai a fare il meccanico nella prima scuderia in cui entrai, la maggior parte delle volte (anche se ci possono sempre essere delle eccezzioni) è fondamentalmente giusto che si faccia il lavoro come ci viene imposto. Non essendo nostra l’attività ed avendo un titolare con le sue idee è scorretto cercare di imporgli il nostro modo di ragionare anche perchè, nel caso sbagliassimo, pagherebbe lui e non noi. Inoltre nel caso in cui dovessimo aver ragione, un titolare  che ci sa fare vi darà ascolto. Magari non vi darà la soddisfazione di dirvi:”Bravo, non ci avevo pensato!” Ma almeno le cose cambieranno. Il più delle volte ovviamente non è così e si iniziano battaglie inutili e stancati contro “l’ottusaggine”. Se l’attività non è vostra conviene lasciar perdere queste cose e fare esclusivamente quello che ci viene chiesto. Oltretutto saremo anche più apprezzati. Se poi vi metterete in proprio ragionerete ovviamente a modo vostro e farete il vostro meglio. Quindi quanto appena detto non rientra nel tema che vi voglio proporre: “smanie di potere”.

Ecco cosa ho osservato in taluni soggetti?

Crescendo ho notato (avendo particolari attitudini verso l’osservazione e la comprensione di comportamenti umani..) che diversi ragazzini che da piccoli sono stati maltrattati (hanno subito ingiustizie o traumi…) da compagni di scuola, conoscenti, famiglie, insegnanti, ecc., sfogano ed esprimono la loro reazione in diversi modi tra cui:

  1. C’è il tipo che assorbe e chiude tutto in sé stesso, escludendo reazioni visibili. Sono persone che scoppiano nel momento in cui meno te lo aspetti.

  2. C’è il tipo che desidera la rivincita e si da da fare all’infinito pur di dimostrare a chiunque che non è lo scemo preso in giro alle elementari o punito ingiustamente dal/dalla prof. a cui stava antipatico. Molto spesso raggiunge traguardi importanti nella vita ringraziando addirittura chi lo ha stizzito dandogli la carica in più.

  3. Infine c’è il tipo che sfoga la sua ira reconda a poco a poco, con smanie di potere ed un immenso desiderio di avere tutti sotto di lui. Costui generalmente cerca di essere sempre il capo di un qualcosa, anche se non gli interessa ciò di cui si occupa ma solo ed esclusivamente la sensazione di poter esercitare la sua forza su un gruppo più o meno esteso di persone. Nutre il desiderio di avere persone da comandare e stuzziacare, da far sentire inferiori. E questo perchè è lui per primo a sentirsi tale vivendo il trauma subito solo ed unicamente come una sfortuna. Quando individuate persone così evitate di entrare in conflitto con loro. Sono generalmente innocue ma compiono gesti fastidiosi e soprattutto dispettosi. Il loro motto è: “Bene, non hai fatto come ti dicevo? Adesso ti faccio vedere io!” E magari vi mandano di traverso lo studio se state a scuola (o all’università) o il lavoro, specialmente se state migliorando la vostra posizione…

Come ragionano quelli del terzo caso?

Si dimenticano tutto, la coscienza non esiste, sono completamente offuscati, hanno desideri talvolta sciocchi… L’ultimo che ho conosciuto così, studiava con me all’università e mi raccontava che vive in un “certo modo” facendo “certe scelte” perchè il suo scopo nella vita è di avere la villa come il tizio che sta sopra di lui gerarchicamente, con la macchinona con l’autista per darsi un tono e non perchè gli piace. Vive in funzione delle apparenze e delle scelte che può fare per essere sempre più invidiato. Non fa praticamente mai ciò che gli piace, è frustrato sentimentalmente e professionalmente. Inoltre è convinto che studiare ad ingegneria lo farà guadagnare moltissimo. Sinceramente non comprendo soprattutto quest’ultima cosa dato che “non è affatto detto”. Non ha mai parlato nemmeno una sola volta di una sua passione o del fatto che avendo la fortuna di studiare da ingegnere può avere il privilegio di comprendere particolari e complesse teorie. Penso che questi soggetti influenzino negativamente la società e vadano tenuti lontani da posti di lavoro a capo di gruppi di persone che invece nutrono il desiderio di “far bene”. A chi ragiona in modo così strano basterebbe lasciar perdere tutte queste strambe idee e dedicarsi alle cose che gli piacciono davvero, anche se non gli portano ricchezza… si divertirebbe da matti. Evidentemente non sa cosa si perde a non avere potere e passare invece la sua giornata tra persone care e coltivando passioni sensate… anche con meno denaro.

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Working capital - Materia per le idee

Scritto da ralph-dte.eu su 3 Aprile 2009

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È la metà degli anni Novanta. Due promettenti studenti di Stanford ricevono in prestito dal pro-rettore dell’Università un server che possa aiutarli a concretizzare un’idea a cui stavano lavorando da tempo. Dal punto di vista ingegneristico e matematico, la macchina sviluppa la capacità di calcolo necessaria a identificare un algoritmo che un ingegno italiano aveva precedentemente teorizzato. Dal punto di vista della storia, può fornire un supporto per una ricerca più precisa nel vasto mondo di internet.

Con il sostegno dell’Università di Stanford, i due giovani matematici brevettano l’algoritmo e creano una nuova società. Qualche anno dopo arriva il successo.

I due studenti si chiamano Sergey Brin e Larry Page.

La società è Google Inc.

Per realizzare un business di successo, serve una buona idea e l’appoggio necessario per metterla in pratica. E se questa volta provassimo a fare una cosa del genere in Italia?

Working Capital è il progetto ideato da Telecom Italia per sostenere l’innovazione italiana e le iniziative imprenditoriali in ambito web 2.0 e nuova Internet, fornendo competenze, tecnologie e servizi a supporto della loro realizzazione, ed aiutando la crescita di una nuova, giovane generazione di imprenditori italiani.

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Le aspettative degli studenti

Scritto da ralph-dte.eu su 31 Marzo 2009

Interessante sondaggio

condotto da “trendence”

In 20 paesi europei trendence ha chiesto agli studenti di 550 Università le loro aspettative circa il lavoro e in primis sull’Università che sceglieranno o hanno scelto.  I paesi in questione sono: Austria, Belgium, Czech Republic, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Ireland (Republic), Italy, Netherlands, Norway, Poland, Portugal, Slovakia, Spain, Sweden, Switzerland and the United Kingdom. Dal sondaggio condotto nel 2008 è emerso che oltre il 10% degli studenti universitari di ingegneria ad esempio, sceglie ancora la facoltà più vicina a casa. Fortunatamente oltre il 70% degli studenti sceglie in base ai contenuti delle materie trattate.

A sorpresa, un dato che non sempre ci si può aspettare, quasi l’80% degli studenti si informa prima sulle capacità dei professori che tengono i corsi e sceglie il corso di studi anche in base all’ aspettativa di partecipare ad ottime lezioni, chiare e ben spiegate. Notevole!

Ma vedremo nel file scaricabile qui in basso come non manchi una buona percentuale di giovani che scelgono in base all’interazione tra università e industria ed in base alla qualità delle infrastutture universitarie… Se siete interessanti al sondaggio godetevi la lettura del file che segue : )

Scarica il file pdf con tutti i dati inerenti le risposte degli studenti di 550 Università presenti in 20 paesi Europei.

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Nelle tabelle presenti a pagina 4 e pagina 5 del file pdf sarà interessante il confronto tra le scelte degli studenti di diverse nazioni. In Italia solo il 26% degli studenti sceglie l’università valutando anche la sua reputazione, mentre in Irlanda, Grecia, Ungheria, Belgio, arriviamo ad oltre il 60% degli studenti che ritengono importante questo fattore. In Francia lo è addirittura per il 70% degli studenti…

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Pura e semplice follia? :)

Scritto da ralph-dte.eu su 12 Marzo 2009

Un esempio più che mai attuale di una persona imprevedibile.

Si tratta di un ingegnere elettronico, ha un lavoro facoltoso in una azienda che si occupa di marketing e un sogno totalmente incongruente con i suoi studi: Divertire e Divertirsi.

Lui per inseguire questo sogno è disposto a lasciare il suo lavoro. In pochi avrebbero il coraggio di farlo, specie al giorno d’oggi.

Infondo il problema che spesso ci affligge è la paura del cambiamento.

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia, non sa quello che trova…

Quanto siamo disposti a rischiare per svoltare la nostra vita?

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Non c’è posto per tutti

Scritto da ralph-dte.eu su 11 Marzo 2009

Studi all’Università perchè sai che è comodo nel caso in cui avessi bisogno improvvisamente di parlare con un professore o chiedere un’informazione ad un compagno di studi. Così ti alzi la mattina e cerchi di arrivare presto per trovare un banchetto sul quale appoggiare la catasta di libri, appunti, riassunti, tabelle, calcolatrici, portatile… Alcune volte trovi un banchetto, altre volte trovi un’auletta inutilizzata e con un gruppo di studio stai lì.

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Tuttavia può accadere che un professore (che nemmeno ha prenotato l’aula) mandi via te e i tuoi compagni perchè vuole utilizzare l’aula per un esame orale che poteva fare nel suo dipartimento. Improvvisamente, a mattinata inoltrata, ti ritrovi a vagare per lunghi corridoi perdendo molto tempo in cerca di un posto che non c’è. Così la mattinata se ne va tra il nervoso e lo sconforto.

Questo è quello che accade anche nel mondo del lavoro. Potresti essere arrivato prima di altri. Sentirti a posto, sicuro. Poi accade l’imprevisto… e improvvisamente sei fuori.

Chi soffre meno in queste circostanze?

Indubbiamente quello che non ha fatto della sua vita uno schema fuori dal quale il mondo è sconosciuto. Quello che si ingegna e con la logica trova una nuova soluzione, la inventa. Inventa il suo lavoro. Certo non è facile. Per questo spesso “non c’è posto per tutti”.

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