Ralph DTE

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Brevi suggerimenti, riflessioni, consigli, proposte sul mondo del lavoro.

Cosa sono le smanie di potere?

Scritto da ralph-dte.eu il 15 Agosto 2009

E quando le incontriamo veramente?

Fin dalla notte dei tempi l’uomo, inteso come specie, ha sempre nutrito istinti di potere. Laddove questo desiderio è mosso da ambizioni positive per una popolazione (situazione assai rara), ben venga. E’ sicuramente un desiderio che impone parecchie responsabilità ed una vita altamente stressante.

Ma è sempre così?

Iniziamo subito con il sottolineare che quando si sta sotto padrone, come ad esempio quando iniziai a fare il meccanico nella prima scuderia in cui entrai, la maggior parte delle volte (anche se ci possono sempre essere delle eccezzioni) è fondamentalmente giusto che si faccia il lavoro come ci viene imposto. Non essendo nostra l’attività ed avendo un titolare con le sue idee è scorretto cercare di imporgli il nostro modo di ragionare anche perchè, nel caso sbagliassimo, pagherebbe lui e non noi. Inoltre nel caso in cui dovessimo aver ragione, un titolare  che ci sa fare vi darà ascolto. Magari non vi darà la soddisfazione di dirvi:”Bravo, non ci avevo pensato!” Ma almeno le cose cambieranno. Il più delle volte ovviamente non è così e si iniziano battaglie inutili e stancati contro “l’ottusaggine”. Se l’attività non è vostra conviene lasciar perdere queste cose e fare esclusivamente quello che ci viene chiesto. Oltretutto saremo anche più apprezzati. Se poi vi metterete in proprio ragionerete ovviamente a modo vostro e farete il vostro meglio. Quindi quanto appena detto non rientra nel tema che vi voglio proporre: “smanie di potere”.

Ecco cosa ho osservato in taluni soggetti?

Crescendo ho notato (avendo particolari attitudini verso l’osservazione e la comprensione di comportamenti umani..) che diversi ragazzini che da piccoli sono stati maltrattati (hanno subito ingiustizie o traumi…) da compagni di scuola, conoscenti, famiglie, insegnanti, ecc., sfogano ed esprimono la loro reazione in diversi modi tra cui:

  1. C’è il tipo che assorbe e chiude tutto in sé stesso, escludendo reazioni visibili. Sono persone che scoppiano nel momento in cui meno te lo aspetti.

  2. C’è il tipo che desidera la rivincita e si da da fare all’infinito pur di dimostrare a chiunque che non è lo scemo preso in giro alle elementari o punito ingiustamente dal/dalla prof. a cui stava antipatico. Molto spesso raggiunge traguardi importanti nella vita ringraziando addirittura chi lo ha stizzito dandogli la carica in più.

  3. Infine c’è il tipo che sfoga la sua ira reconda a poco a poco, con smanie di potere ed un immenso desiderio di avere tutti sotto di lui. Costui generalmente cerca di essere sempre il capo di un qualcosa, anche se non gli interessa ciò di cui si occupa ma solo ed esclusivamente la sensazione di poter esercitare la sua forza su un gruppo più o meno esteso di persone. Nutre il desiderio di avere persone da comandare e stuzziacare, da far sentire inferiori. E questo perchè è lui per primo a sentirsi tale vivendo il trauma subito solo ed unicamente come una sfortuna. Quando individuate persone così evitate di entrare in conflitto con loro. Sono generalmente innocue ma compiono gesti fastidiosi e soprattutto dispettosi. Il loro motto è: “Bene, non hai fatto come ti dicevo? Adesso ti faccio vedere io!” E magari vi mandano di traverso lo studio se state a scuola (o all’università) o il lavoro, specialmente se state migliorando la vostra posizione…

Come ragionano quelli del terzo caso?

Si dimenticano tutto, la coscienza non esiste, sono completamente offuscati, hanno desideri talvolta sciocchi… L’ultimo che ho conosciuto così, studiava con me all’università e mi raccontava che vive in un “certo modo” facendo “certe scelte” perchè il suo scopo nella vita è di avere la villa come il tizio che sta sopra di lui gerarchicamente, con la macchinona con l’autista per darsi un tono e non perchè gli piace. Vive in funzione delle apparenze e delle scelte che può fare per essere sempre più invidiato. Non fa praticamente mai ciò che gli piace, è frustrato sentimentalmente e professionalmente. Inoltre è convinto che studiare ad ingegneria lo farà guadagnare moltissimo. Sinceramente non comprendo soprattutto quest’ultima cosa dato che “non è affatto detto”. Non ha mai parlato nemmeno una sola volta di una sua passione o del fatto che avendo la fortuna di studiare da ingegnere può avere il privilegio di comprendere particolari e complesse teorie. Penso che questi soggetti influenzino negativamente la società e vadano tenuti lontani da posti di lavoro a capo di gruppi di persone che invece nutrono il desiderio di “far bene”. A chi ragiona in modo così strano basterebbe lasciar perdere tutte queste strambe idee e dedicarsi alle cose che gli piacciono davvero, anche se non gli portano ricchezza… si divertirebbe da matti. Evidentemente non sa cosa si perde a non avere potere e passare invece la sua giornata tra persone care e coltivando passioni sensate… anche con meno denaro.

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Working capital - Materia per le idee

Scritto da ralph-dte.eu il 3 Aprile 2009

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È la metà degli anni Novanta. Due promettenti studenti di Stanford ricevono in prestito dal pro-rettore dell’Università un server che possa aiutarli a concretizzare un’idea a cui stavano lavorando da tempo. Dal punto di vista ingegneristico e matematico, la macchina sviluppa la capacità di calcolo necessaria a identificare un algoritmo che un ingegno italiano aveva precedentemente teorizzato. Dal punto di vista della storia, può fornire un supporto per una ricerca più precisa nel vasto mondo di internet.

Con il sostegno dell’Università di Stanford, i due giovani matematici brevettano l’algoritmo e creano una nuova società. Qualche anno dopo arriva il successo.

I due studenti si chiamano Sergey Brin e Larry Page.

La società è Google Inc.

Per realizzare un business di successo, serve una buona idea e l’appoggio necessario per metterla in pratica. E se questa volta provassimo a fare una cosa del genere in Italia?

Working Capital è il progetto ideato da Telecom Italia per sostenere l’innovazione italiana e le iniziative imprenditoriali in ambito web 2.0 e nuova Internet, fornendo competenze, tecnologie e servizi a supporto della loro realizzazione, ed aiutando la crescita di una nuova, giovane generazione di imprenditori italiani.

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Le aspettative degli studenti

Scritto da ralph-dte.eu il 31 Marzo 2009

Interessante sondaggio

condotto da “trendence”

In 20 paesi europei trendence ha chiesto agli studenti di 550 Università le loro aspettative circa il lavoro e in primis sull’Università che sceglieranno o hanno scelto.  I paesi in questione sono: Austria, Belgium, Czech Republic, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Ireland (Republic), Italy, Netherlands, Norway, Poland, Portugal, Slovakia, Spain, Sweden, Switzerland and the United Kingdom. Dal sondaggio condotto nel 2008 è emerso che oltre il 10% degli studenti universitari di ingegneria ad esempio, sceglie ancora la facoltà più vicina a casa. Fortunatamente oltre il 70% degli studenti sceglie in base ai contenuti delle materie trattate.

A sorpresa, un dato che non sempre ci si può aspettare, quasi l’80% degli studenti si informa prima sulle capacità dei professori che tengono i corsi e sceglie il corso di studi anche in base all’ aspettativa di partecipare ad ottime lezioni, chiare e ben spiegate. Notevole!

Ma vedremo nel file scaricabile qui in basso come non manchi una buona percentuale di giovani che scelgono in base all’interazione tra università e industria ed in base alla qualità delle infrastutture universitarie… Se siete interessanti al sondaggio godetevi la lettura del file che segue : )

Scarica il file pdf con tutti i dati inerenti le risposte degli studenti di 550 Università presenti in 20 paesi Europei.

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Nelle tabelle presenti a pagina 4 e pagina 5 del file pdf sarà interessante il confronto tra le scelte degli studenti di diverse nazioni. In Italia solo il 26% degli studenti sceglie l’università valutando anche la sua reputazione, mentre in Irlanda, Grecia, Ungheria, Belgio, arriviamo ad oltre il 60% degli studenti che ritengono importante questo fattore. In Francia lo è addirittura per il 70% degli studenti…

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Pura e semplice follia? :)

Scritto da ralph-dte.eu il 12 Marzo 2009

Un esempio più che mai attuale di una persona imprevedibile.

Si tratta di un ingegnere elettronico, ha un lavoro facoltoso in una azienda che si occupa di marketing e un sogno totalmente incongruente con i suoi studi: Divertire e Divertirsi.

Lui per inseguire questo sogno è disposto a lasciare il suo lavoro. In pochi avrebbero il coraggio di farlo, specie al giorno d’oggi.

Infondo il problema che spesso ci affligge è la paura del cambiamento.

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia, non sa quello che trova…

Quanto siamo disposti a rischiare per svoltare la nostra vita?

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Non c’è posto per tutti

Scritto da ralph-dte.eu il 11 Marzo 2009

Studi all’Università perchè sai che è comodo nel caso in cui avessi bisogno improvvisamente di parlare con un professore o chiedere un’informazione ad un compagno di studi. Così ti alzi la mattina e cerchi di arrivare presto per trovare un banchetto sul quale appoggiare la catasta di libri, appunti, riassunti, tabelle, calcolatrici, portatile… Alcune volte trovi un banchetto, altre volte trovi un’auletta inutilizzata e con un gruppo di studio stai lì.

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Tuttavia può accadere che un professore (che nemmeno ha prenotato l’aula) mandi via te e i tuoi compagni perchè vuole utilizzare l’aula per un esame orale che poteva fare nel suo dipartimento. Improvvisamente, a mattinata inoltrata, ti ritrovi a vagare per lunghi corridoi perdendo molto tempo in cerca di un posto che non c’è. Così la mattinata se ne va tra il nervoso e lo sconforto.

Questo è quello che accade anche nel mondo del lavoro. Potresti essere arrivato prima di altri. Sentirti a posto, sicuro. Poi accade l’imprevisto… e improvvisamente sei fuori.

Chi soffre meno in queste circostanze?

Indubbiamente quello che non ha fatto della sua vita uno schema fuori dal quale il mondo è sconosciuto. Quello che si ingegna e con la logica trova una nuova soluzione, la inventa. Inventa il suo lavoro. Certo non è facile. Per questo spesso “non c’è posto per tutti”.

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Il tuo lavoro ONLINE Come Dove Quando e Perchè?

Scritto da ralph-dte.eu il 5 Dicembre 2008

Premetto che molte cose elencate sono valide anche se si lavora a casa e non per forza online.

Anticipazioni

Vantaggi

  • Non devi affittare o acquistare un negozio vero su una strada

  • Non devi acquistare un arredamento per il suddetto negozio

  • Non devi consumare carburante per raggiungere il negozio ogni giorno 4 volte al giorno

  • Non devi pagare bollette doppie casa negozio, e quindi niente corrente in più, niente riscaldamento in più, niente telefono in più, niente immondizia in più, niente tasse sul negozio qualora sia di tua proprietà,

  • niente impianto di climatizzazione o aria condizionata da acquistare per tenere fresco il negozio o se no la gente va dal concorrente dove si sta più freschi

  • niente insegna da costruire

  • niente tassa da pagare sull’insegna

  • niente computer doppio casa/lavoro e relativi accessori

  • nessun problema di parcheggio o di abbonamenti ai mezzi pubblici per raggiungere il negozio

  • Ti basta la linea telefonica a casa con internet

  • Ti basta possedere un regolare ufficio/laboratorio sotto casa (regolarmente dichiarato al comune ovviamente) a norma circa le condizioni da rispettare per evitare rumori molesti o inquinamento (in comune sapranno spiegarti).

  • Il tuo ufficio potrebbe essere la camera di tuo fratello o sorella che si è sposato, il tuo garage rimesso a nuovo, o la tua cantina, o quel pezzo di vecchia casa colonica che nessuno usava più, la tua casa stessa (come ha fatto un dentista che conosco)

  • Puoi offrire un prodotto a prezzi maggiormente concorrenziali avendo meno spese (certo hai le spese di spedizione e il probabile abbonamento ad un corriere espresso per risparmiare… ma non è escluso che ti sarebbe servito anche in un negozio fisico.

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Svantaggi

  • Non tutte le attività possono essere realizzate via web (ovvio che una pasticceria deve necessariamente avere un negozio molto igenico tra l’altro, ma la stessa cosa non è ad esempio per un geometra o uno che fa letti in ferro battuto o meglio un ragazzo che realizza siti web per terzi)

  • Non tutti possono realizzare l’attività sotto casa o nel vecchio fienile :)

  • Devi investire in marketing più che in un negozio normale (sperando che tu stia pensando al marketing vero che promuove un prodotto buono autentico :) )

  • Devi farti conoscere soprattutto all’inzio sapendo essere geniale

 Detto prima questo, possiamo rispondere al

COME?

Sarà necessario acquistare uno spazio sul web su siti come questo ad esempio:

Tophost Hosting

oppure acquistare spazi con siti preimpostati da compilare, nettamente più facili da realizzare ma con lo svantaggio di una minore flessibilità. Se non hai molte pretese non avrai alcun problema con questa soluzione. Dovrai poi procedere alla realizzazione di un sito web tramite programmi come Dreamweaver di Adobe (che hanno un costo che devi mettere in conto), oppure affidarti a chi ne realizza uno, passandoci diverso tempo insieme in modo che il sito prenda la forma esatta che gli daresti tu. Anche questo ha un costo. Inferiore al costo del programma tra l’altro; d’altra parte l’acquisto del programma ti da netta indipendenza sia nei tempi di realizzazione sia nel modo, sia nella manutenzione. Una volta che il sito è pronto lo dovrai caricare sul web tramite il suddetto servzio di hosting. Se usi Topblog ti possiamo insegnare noi in semplici mosse come si fa (mandaci una mail ralph.dte@libero.it e inizieremo dopo pochi giorni una supersintesi al riguardo).

E’ naturale però che per realizzare un sito web devi aver già pianificato il tipo di attività che vuoi sperimentare ed aver allestito il tuo studio/laboratorio, aver aperto la partita iva (se ti affidi ad un commercialista spendi circa un centianio di euro ma sei sicuro di aver fatto ogni passo correttamente e di aver preso la giusta partita iva utile alla tua attività). Se sei in grado di far da solo, vai agli uffici finanziari (c’è anche un sistema online ma… meglio gli uffici) e procedi con l’apertura. Se ci ripensi hai qualcosa come 60 giorni (ma attenzione che le leggi cambiano spesso) per richiudere la partita iva senza dover pagare alcunché (imps ecc.).

DOVE?

Abbiamo detto che a casa ci sembra l’opzione migliore (per le attività che lo permettono).

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QUANDO?

Se il lavoro che stai facendo non ti soddisfa ma lo stipendio è sicuro, non fare sciocchezze! Non rinunciarci. Puoi aprire la tua attività online gradualmente e iniziare a promuoverla. Solo se prenderà davvero piede potrai trovarti davanti alla decisione di dedicarci tutto il tuo tempo lasciando il lavoro che non ti appaga o che è a rischio. Se sei bravo a realizzare ottime sedie in legno (dico per dire), puoi iniziare come un hobby e fare l’aggiunta di partita iva a quella che già hai (se ne possiedi una) e pagare meno tasse perchè così è previsto dalla legge se si fa solo un’aggiunta.

PERCHE’?

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Perchè se dentro di te fremi al pensiero di fare una cosa che ti piace, la devi fare, anche se ti chiamano egoista (purchè sia onesta ovvio). Alcuni amici o gruppi di amici cambiano. E se ad esempio non fai una cosa solo perchè così saresti stato meno con gli amici (che se sono tali fidati non ti lasciano), ti ritroverai, nel momento in cui dovessero cambiare, con la delusione di aver perso l’uno e l’altro per non essere stato rigoroso nelle tue scelte. Salti una due o tre vacanze estive o in montagna per comprare le attrezzature? Va bene! E’ un sacrifico per te, per la tua vita. Comunque andrà avrai vissuto una particolare esperienza, ti sarai spinto un pò oltre, avrai usato una delle parti migliori della tua mente. Rinunci alla macchina alla moda per qualche annetto ancora? Va bene anche questo… perchè, se riesci, sai poi cosa dirai? “E pensare che con quei soldi ci stavo comprando la nuova coupè XXXXX, a quest’ora…”

Ovvio che niente è facile, niente è scontato, non tutti riescono, non è per tutti infondo… E forse quello che faccio fatica ad accettare è che sia normale che sia così.

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