A cosa serve l’Arte?

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Parte 2 | A cosa serve l’Arte?

A cosa serve l’Arte? Me lo sono chiesto dopo il “riavvio” di me stesso spolverato, rinfrescato, ripristinato, efficientato pezzo per pezzo. Dal 1999 al 2022 ho fatto sacrifici di ogni tipo per realizzare i miei sogni. Nel 2022 una direttrice di banca, frustrata dallo squallore della sua vita, ha danneggiato di proposito un mio grande sogno, accoltellando le mie emozioni.

Lo ha fatto volutamente, lo ha fatto per invidia. Lo ha fatto perché non sapeva coltivare un sogno così bello. Lo ha fatto perché la sua vita continua a negarle quel che con sotterfugi pretende, relegandola alla sua dannazione. Lo ha fatto perché non accetta di non poter vivere qualcosa di cui non custodisce le fatiche. Lo ha fatto perché conosce le sue scelte comode, le sue priorità e inconsciamente sa che non la porteranno dove vuole lei e l’ansia la corrode.

Al contrario le strade in salita, le fatiche, le battaglie, donano la magia, spesso incomprensibile, di realizzare un progetto nuovo dopo l’altro, sempre più affascinante. Io, “colpo su colpo” (Litfiba, cit. in basso) ho risposto, sto rispondendo e risponderò. Forse potrei anche vincere battaglie, la guerra, la sfida, la causa? Non è questo il punto.

Succede che ti concentri tanto sulle tue battaglie, sulle tue guerre, ci dedichi tutto te stesso perché lo sai che se non ti sacrifichi, rischi di perdere tutto quel che hai edificato e che ti edifica. Ma succede anche che un giorno mi accorgo che non sento più niente. Un impassibile simil robot.

Posso scegliere, voglio continuare a non sentire più niente? Almeno non soffrirei. Me lo chiedo e ci penso giorni, settimane e mesi. Per poi rispondermi come sempre. Preferisco la fatica. E’ dolorosa, si soffre. Ma il risultato è più appagante, dopo sto bene. Preferisco di gran lunga uno sforzo prima per star bene dopo. Si sta bene come chi ti vuole fermare non riesce a stare, se nella vita ha evitato le fatiche. Le fatiche fisiche come le fatiche mentali e le fatiche sentimentali. Certo fa paura. La paura di provare delle emozioni profonde, quando Amo, quando guido una Moto, quando svolgo un Lavoro appassionante. E allora…

A cosa serve l’Arte?

Serve a provare di nuovo le emozioni quando non senti più niente.

Per me è profondo un libro, un film, un dipinto, una musica, un oggetto lavorato dalle mani, come è profondo il mare nei paesaggi delle mie dimensioni in cui mi immergo fino a che diventano blu profondo.

Il dolore faticato, elaborato, vissuto, assaggiato, assaporato, digerito, risolto, rende più saggio il viaggio verso la Vittoria.

Può sembrare insolito ma, dopo quasi quattro anni, mi sono ricordato cosa fossero le emozioni all’improvviso, riguardando delle scene, delle opere, dipinti, il grande teatro di Eduardo De Filippo, delle rappresentazioni, ognuno credo abbia le proprie. Non vi annoio con i miei personali gusti, ma sicuramente c’è qualcosa che riesce a richiamare la vostra attenzione e sbloccare le vostre emozioni mentre siete completamente rapiti dalla stretta relazione tra gli eventi e la vostra dedizione. L’Arte, quando ti ci identifichi, serve a ricordare le emozioni di cui sei fatto.

Se ne sei composto dentro, se sei composto di emozioni, ciò che ti emoziona ti risolve…

Riporto di seguito una bellissima canzone dei Litfiba (Pierò Pelù, Ghigo Renzulli) di cui ho citato sopra l’espressione “Colpo su colpo risponderò”.

Litfiba, “Sparami”, Mondi Sommersi, EMI Music Italy, 1997

Scusami il mondo è il gioco dei ricchi o no
Scusami non era un gioco per tutti o no
Sparami ma la sostanza non cambierà mai
Bacio il buio e sto deviando
Poi bacio il cielo che quasi ci credo
Ho luci dentro e piume fuori
Chi vola prima o poi saremo anche noi
Sono io sei tu

Scusami ogni sistema è una gabbia mi dà rabbia
Perché aumenta le differenze
Tra chi ha potere
E chi non ha proprio niente
Sempre più niente

Sparami sparami io sarò sempre meno quello che pensi
Una nuova realtà sommersa
Colpo su colpo risponderò questo sistema è una gabbia
Mi dà in omaggio rabbia

Sparami lo farò colpo su colpo io risponderò

Apriti e scegli i semi più buoni e poi
Donali ai tuoi nemici più veri e poi
Passerà quest’anno nero come sono passati gli altri
Se vogliamo cadrà ogni muro anche il più duro fra di noi

Sparami sparami io sarò sempre meno quello che pensi
Una nuova realtà sommersa
Colpo su colpo risponderò questo sistema è una gabbia
Mi dà in omaggio rabbia
Sparami sparami lo farò
Colpo su colpo io risponderò
Sparami sparami lo farò

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Questo Blog è pieno di passaggi che collegano diversi temi in modo non direttamente intuitivo. La lettura approfondita vi svela curiosità e metodi per migliorare moltissimo la qualità della vita. Una vasta coltivazione di sinestesie che filtra i lettori del “prendo quello che mi fa comodo e fuggo” da quelli virtuosi. Un esempio semplicissimo, con una rapida ricerca si può risalire all’origine di questa immagine, che mi riprende in moto vicino casa, e scoprire il testo che in essa è fuso. Concetti ben più approfonditi ed utili sono distribuiti nell’intero Blog. Un affascinante caccia al tesoro tra esperienze e figure retoriche in qualche modo crittografate e disponibili per coloro che ne hanno la chiave : )

La vita è destabilizzante per sua natura

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Parte 1 | La vita è destabilizzante per sua natura

Da tutta la vita percepisco il tempo in un modo diverso. Sin da bambino guardavo avanti ad ogni cosa per farla meglio quando poi ci arrivavo. Immaginavo cosa avrei fatto un istante dopo l’attimo su cui poggiava una gamma di scelte e poi dilatavo il tempo per vedere più definito, per vedere oltre, per vedere le probabili combinazioni di conseguenze che avrei innescato.

Cercavo le persone adulte, e persino anziane, più dei miei coetanei. Con i miei coetanei mi “occupavo” di tutta la parte che riguardava il gioco, dove ero il giullare per eccellenza. Le scempiaggini che ho fatto non si contano. Tuttavia mi stancavo presto e sparivo per lunghi periodi in cui andavo a trovare i grandi nelle loro aziende, quelle che potevo raggiungere in bicicletta vicino casa.

Gli chiedevo come facessero a fare delle cose che a me sembravano impossibili come ad esempio costruire un mobile, smontare un motore intero da un’auto, costruire il telaio di una casa. Ricordo che assillai non so quanti falegnami per capire come faceva, un bar che conoscevo, ad essere arredato con un legno nero elegantissimo. Scoprii ben presto la figura dell’ebanista, introvabile, e il suo sostituto elementare di terza classe, il laminato plastico, la cui unica difficoltà di lavorazione consisteva nel giungere correttamente le varie lamine per dare l’idea di continuità, di monolitico.

Mio padre mi insegnava la sua specialità, la parte elettrica delle cose. All’epoca non sapevo come applicarla e non lo ascoltavo moltissimo. Oggi, praticamente, quasi non faccio altro. C’è elettronica, elettrotecnica e meccatronica ovunque. Come cambiano le cose eh? 🙂 A scuola ogni tanto portavo cose elettriche a batteria, oggetti non ben definiti che in sostanza erano parti rotte dei miei giochi ricondizionate da mio padre aggiungendo una piccola pila, dei led, il cavo del positivo interrotto da un interruttore o da un pulsante ricavato da qualche elettrodomestico, il cavo del negativo, qualche piccola scheda elettronica che faceva lampeggiare quelle luci o aggiungeva una sirena (buzzer). Cose così… cose che poi, con crescenti basi di elettronica, mi hanno portato a saper costruire interi dispositivi con precise funzioni.

Al compleanno di un mio caro amico, alcuni anni fa, portai un dispositivo improvvisato in un’ora. Un telaietto con una batteria, una sirena, un led ad alta luminosità, un termostato, un pulsante normalmente chiuso, un mosfet, il cablaggio, una ventola di raffreddamento, una piccola interfaccia touch artigianale fatta in casa e poche altre cose. Tutto fatto con mio padre. La lettera di auguri per il compleanno del mio amico era attaccata sotto un pannello in policarbonato trasparente posto in cima all’assieme e sollevato il quale si avviava un led molto potente che produceva calore rapidamente. Il calore era trasferito al termostato e, ad una precisa temperatura, chiudeva il circuito che avviava la sirena dell’allarme di un’auto (nel ristorante, immaginate che casino…). Il gioco consisteva nello scoprire come disabilitare il sistema prima che la sirena incominciasse a suonare. I comandi, per i quali mi ero ispirato al film Predator, erano tutti touch e avevano forme che non ti facevano intuire subito di essere dei controlli del dispositivo (altirmenti sarebbe bastato premerli tutti per avvicinarsi alla soluzione rapidamente). Si trattava di una stupidaggine, sicuramente, ma era pieno di dettagli tecnici curati debitamente: i cablaggi, la sicurezza elettrica, la sicurezza termica, la sicurezza acustica per interrompere quel frastuono in caso di imprevisti. Tante piccole cose che provenivano da esperienze e giochi iniziati da bambino…

Quando scoprivo come si costruiva una parte di una casa portavo i miei amici a vedere l’interno dei cantieri accompagnato da costruttori che all’epoca erano orgogliosi che ai bambini piacesse. Alle scuole medie la professoressa di Educazione Tecnica ci diede un compito sui materiali impiegati in edilizia; il compito era basato sulle informazioni che avevamo nel libro di testo e su quello che era stato spiegato in classe. Quando portai una intera tesina scritta da me con tanto di illustrazioni fotografiche (rullini da 36 pose, 200 ISO e foto “appiccicate” con il biadesivo in spazi liberi che avevo appositamente lasciato tra un testo e l’altro, non avendo ancora strumenti di impaginazione e di editing) la Professoressa non credette che potessi averla realizzata io e pensò fosse opera dei miei genitori.

Oggi lo comprendo, ci rido su, ma all’epoca, ogni volta che mi capitava, ci rimanevo malissimo. Mi chiedevo che cosa ci andassi a fare a scuola a perdere tempo; dal mio punto di vista non si imparava nulla e non c’era spazio per nulla che la fertilità mentale volesse far germogliare. Ora penso l’esatto opposto, tutte le esperienze problematiche a scuola, una volta sormontate, mi hanno portato brillantemente ai migliori anni dell’Istituto Tecnico Industriale e poi alla stupenda esperienza universitaria. Sarebbe stato un terribile errore sottovalutare l’importanza della scuola, delle delusioni offerte dalla scuola, dei contrasti con quegli insegnanti che non mi comprendevano. Oggi adotto, anche senza accorgermene subito, moltissime delle perle apprese soprattutto negli anni difficili. Mai darsi per vinti, mai cedere. Se è difficile c’è un motivo, se è difficile da qualche parte ti sta portando.

Da bambino vedevo l’età adulta, osservavo gli adulti, li guardavo quando guardavano le cose per capire che reazioni avessero nelle diverse situazioni. Ero convinto che gli adulti sapessero tutto e per questo avevo un rispetto forse eccessivo. Li guardavo mentre facevano un acquisto, li guardavo mentre sceglievano qualcosa, mentre parlavano del più e del meno o di qualcosa che li premeva molto. Li guardavo quando si occupavano di qualcosa che gli piaceva, come ad esempio una motoretta d’epoca, una barca per pescare, un attrezzo particolare. Gradualmente mi sembravano sempre più dei bambini con la barba e con il recapito delle bollette. Per un periodo non capii la differenza tra adulti e bambini. Mi interrogai molto su questo e solo crescendo, e passandoci, mi resi conto. Ma mi ero già predisposto a voler capire, a lasciare ampi spazi al dubbio, a cambiare ottica.

Cercavo le persone che sapevano fare qualcosa, quelle più a portata di incontro, quindi artigiani, professionisti, piccoli imprenditori locali. Alcuni mi prendevano in simpatia quando li andavo a trovare, altri, li capisco, mi vedevano come una rottura di scatole non da poco. Giustamente.

A dieci anni mi giravo da solo tutta l’intera Fiera Campionaria, i padiglioni, gli stands, andavo a trovare tutti, ogni giorno, per una settimana intera. I miei genitori avevano un bello stand, ne ero felice. Mi scaricavo dalla mattina alle nove fino a crollare contento ad orario di chiusura verso mezzanotte. Conoscevo tutti gli operatori, tutti i responsabili, tutti gli standisti, tutte le ragazze ed i ragazzi del bar, dell’intrattenimento, le modelle che portavano la bellezza e l’eleganza a quell’atmosfera all’epoca ricca e fiorente, le hostess che invitavano alla prova dei prodotti, il personale di sicurezza, il personale di servizio, tutti… Non esisteva timidezza, non esisteva imbarazzo, mi sembrava di conoscere bene gli adulti e persino di riuscire a metterli in difficoltà qualche volta con domande filosofiche; quindi qual era il problema nel confrontarsi con loro? Potevamo dialogare. Di lì a poco sarei potuto entrare tranquillamente nel mondo degli adulti, fare la gavetta per lavori specializzati, proiettarmi nel mio futuro.

Da bambino vedevo l’età adulta e studiavo e ristudiavo come avrei fatto ogni cosa nel modo migliore possibile. Non so perché ma ascoltavo anche gli anziani. Gli altri bambini e ragazzini sbadigliavano quando parlavano gli anziani. Io invece li andavo persino a trovare; era il mio viaggio nel tempo. Parlavo con persone che avevano 50 o 60 anni più di me e ascoltavo l’epilogo di scelte corrette, di scelte sbagliate, di scelte personali. Ora mi sembra di aver vissuto il doppio, il triplo, in ogni caso non meno di 80 anni. Vedo già in profondità la fine della mia vita. Non ho nemmeno un secondo da sprecare. Se anche campassi 100 anni non mi basterebbe il tempo per tutto quello che ho in mente. Vedo oltre, sono già scomparso… se non mando a quel paese tutte le zavorre per fare solo ciò per cui sono nato.

A quelle persone che cercano costantemente di fermarmi barando: basta. Non sono più tanto buono, adesso infliggo anche dolore. Sono stato costretto ad imparare, per spirito di sopravvivenza. Un dolore elaborato, sofisticato perché porta danno pur osservando i miei due requisiti fondamentali: rispettare le persone, rispettare le leggi (vedi, tra i link correlati, Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma). Perché io la mattina non mi alzo per danneggiare la vita altrui e non comprendo perché le persone descritte all’inizio di questo saggio, invece, usino gli strumenti più scorretti per danneggiare la mia. Al di là del mero interesse, nemmeno la semplice invidia è una giustificazione tollerabile, perché stanno perdendo tempo per qualcosa di molto stupido. Riesco e riuscirò anche impiegando più tempo, mentre loro avranno sprecato le loro vite soffrendo come animali sbranati dalle loro stesse insipide azioni.

Ora sto realizzando un complesso progetto industriale. Ci sto lavorando da circa due anni. Ne ho, dal principio, calcolato i dettagli arrivando fino alla più semplice vite. Lo guardo e vedo qualcosa di straordinario. Non capisco come lo abbia concepito e messo in piedi, tra l’altro senza ausilio alcuno di banche. Zero. Non ho più fiducia. Non ho tempo da dedicare a sondare seconde occasioni. In principio doveva essere un solo capannone e poi… chissà? Per ora non vi dico nulla 🙂 In questi ultimi quattro anni le cose sono cambiate moltissimo. Ho attraversato difficoltà talmente snervanti che sono stato costretto a studiare soluzioni proporzionali. Mai avrei pianificato un progetto così grande, così affascinante, così tecnologico se la direttrice non avesse commesso tutte quelle illegalità.

Una realtà che la direttrice della banca mi voleva impedire di realizzare ora sta diventando qualcosa di talmente più vasto del progetto iniziale che chi ne è a conoscenza, e ha visto come ho fatto e come sto facendo, mi ha detto, cito testualmente: “Perché non ci scrivi un libro!” 🙂 Non mancherò, anche secondo me potrebbe essere un buon libro, per tutte le fasce di età a partire dai ragazzi fino ai veterani. Probabilmente integrerò questa esperienza tra quelle raccontante nel mio libro (progetto ancora aperto) “Ci sono le saponette in bagno. Esperienze costruttive di giovane impresa” (vedi la pagina Literature di questo Blog) in cui spiegherò solo al suo interno il suggestivo perché di questo titolo.

Sto lavorando ad una delle mie personali sale operatorie della tecnologia avanzata, con tutti i laboratori necessari, studi, officine, hangar, spazi attrezzati, impianti sofisticati, innovazioni… dove risiedono strumenti, macchinari e tecnologie che tanto mi si voleva impedire di realizzare. Per quale motivo poi? Perché da me si volevano solo le idee per passarle a chi ha avuto papà e nonni virtuosi capaci di grandi cose, grandi progetti, grandi sacrifici nel dopoguerra, ma figli e nipoti in decadimento che hanno agganci con il credito, o residue disponibilità economiche di un tramonto inevitabile, legato a poche virtù. Cresciuti nelle eccessive facilitazioni, nell’altrui scherno, nell’imbrattamento delle vite di innocenti perché non comprendono che, per un breve segmento temporale:

“È solo un caso che siano cadute le mie regole e non le sue”. Cit. Vincenzo Salemme, Lo strano caso di Felice C., Vincenzo Salemme, Italia, 1996

Ma quel segmento temporale era la forgia. L’alta temperatura, lo stampo che improvvisamente ti colpisce, tu che non sai cosa sta succedendo. E poi ti ritrovi forte e formato.

Cara figlia degli intrallazzi, troppo devi tribolare…

La vita è destabilizzante per sua natura. Cercare le sicurezze e la stabilità, copiare il compito, vincere sempre, mandare l’acqua “all’insù” facendo perno su associazioni trasversali… fa di una persona, una persona debole, storta, ricurva, che un giorno urlerà nella più totale solitudine contro una parete di grigio smaltata reclamando la restituzione di quell’occasione di vita, quella persa, volutamente persa, quando scelse il complicato gusto dell’artifizio in luogo di tutto ciò che di grande e buono era naturale e sobrio coltivare.

Raffaele

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Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
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Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Essendo stato precoce ho conosciuto specialisti, professionisti e imprenditori di tutte le “taglie”. Non sono mai voluto andare a lavorare per loro (lavori sicuri) perché volevo realizzare i miei personali sogni, meno sicuri ma più gustosi, nel mio personale modo. Ho imparato la specializzazione, l’approfondimento, la dimostrazione di quanto sostenuto, ho imparato a quantificare, a valutare il rischio, a strutturare. Ho imparato un’infinità di cose di cui nemmeno mi rendo più conto perché ormai mi vengono naturali. Spesso sono i miei clienti a farmele notare.

Nell’immagine c’è chi ci vede le sezioni di un aereo Airbus A220, io ci vedo… molto di più.

Image’s Copyright:  Airbus

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Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove

Questa è folle, gustatevela seduti comodi mentre fuori piove. Come per il capitolo sul furto di identità devo esporre necessariamente una premessa: sebbene sia possibile risalire agli autori di questo tentativo di hacking, non sono ancora in possesso dell’informazione che conferma o meno se sia stato identificato l’autore dell’attacco. Chi sta eseguendo le verifiche ha il suo modo di operare e sa bene quello che sta facendo. Non interferisco. Quindi perché mi pronuncio in merito se ogni giorno vengono effettuati milioni di attacchi informatici nel Mondo? La probabilità che sia stato un attacco da parte di chiunque dall’estero è molto alta! E invece no.

Un mattino mio padre trova nella casella di posta elettronica qualcosa di strano. Il messaggio ha caratteristiche differenti dalle solite dalle quali ci proteggiamo. Anche io confermo lo scetticismo di mio padre operando alcuni controlli. La lettera viene resa inerte. La situazione sembra stabile. Passa qualche giorno e mentre mi trovo fuori città mi arriva una telefonata…

L’interlocutore è italiano e parla con un idioma della nostra zona. E’ di qui. Mi chiede letteralmente perché non ho aperto il contenuto che lui sperava aprissi. Per rafforzare la propria richiesta si inventa una storia costruita con uno schema che codifico. E’ lo stesso schema del furto di identità. I due costrutti sono molto compatibili. Quando capisce perché non ho aperto gli allegati, chiude subito la telefonata.

Non solo la telefonata è stata fatta dalla mia zona per la mia zona, ma l’hacker o, meglio, il cracker, si è praticamente presentato palesando cosa stesse tentando di fare. Lo scopo in pratica era inviare un keylogger che registrasse le credenziali di accesso alla posta elettronica al fine di cancellare un anno di email della direttrice, intestate, con diverse delle prove al loro interno… altro che “chiacchierata!”.

La struttura edificata dalla direttrice, secondo una mia ipotesi di fantasia deduttiva, è: circondarsi di persone con delle specializzazioni che le forniscano quello che le serve quando le serve, probabilmente, in cambio di precedenze / agevolazioni sul credito. Alla luce di quanto esposto dal Prologo a qui è ragionevole effettuare almeno una ipotesi di questo tipo considerandola razionale? Direi di sì, con i dovuti se e con i dovuti ma in qualità di congiunzioni indispensabili.

Ma la puzza è molto forte. Questa singolarità si è verificata poco dopo l’invio della lettera dell’avvocato. Ma guarda un po’… sono tutte coincidenze! Grande… Giove! Davvero stupefacente!

Continua…

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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
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Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
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Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
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Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
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Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
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Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!
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Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
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Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”

La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!” sostiene lei. La banca le crede, o decide che le conviene credere alla sua versione. Le risposte fornite al nostro avvocato saranno talmente testimonianza di profondo disinteresse, verso quanto di irregolare accaduto ad un loro cliente, che deciderò di pianificare una sofisticata azione legale di cui il mio avvocato non è al corrente.

Se un cliente ti fa scrivere dall’avvocato che si sono verificati fatti incresciosi di gravità iperbolica ma mostra, nononstante tutto, la volontà di mantenere toni pacifici per raggiungere un accordo bonario e porre fine ai conflitti, a maggior ragione ascolta il cliente per conoscere anche la sua versione (specie se non ti nasconde di possedere un assortito catalogo prove) ed evitare che il medesimo problema possa ripresentarsi (magari con conseguenze anche peggiori per altri clienti e per l’istituto stesso).

Un caso di questo tipo, per la strada che ha intrapreso, può diventare un caso rilevante di particolare interesse tecnico e rischiare di avere ripercussioni perfettamente evitabili. Per questo motivo, e per uno ancora più grave che andrò ad esporre nella prossima pillola, ho dovuto depositare le prove in multicopia praticamente ovunque in ogni collegamento tra i cittadini e le istituzioni. Questo deposito parallelo evita che le prove possano subire un imprevisto di qualsivoglia natura.

Mi sarei aspettato più comunicazione da una banca che sostiene di investire sui giovani, di investire sul territorio, di investire in innovazione. Soprattutto considerato che, da quando sono partito dopo il diploma, ad ogni step di impresa, ho realizzato salti notevoli con risultati incoraggianti al punto da stimolare l’attenzione di grandi gruppi dal mondo dell’industria a quello del motorsport, passando per l’automotive, l’edilizia e oltre. Sono molte le collaborazioni più professionali che avrò l’occasione di intraprendere presto. Ma con delle strutture migliori posso presentare altrettanto meglio le mie passioni.

Purtroppo, vengo a sapere da fonti attendibili che le banche, commettendo molti errori, e non avendo realmente la situazione sotto controllo circa i loro funzionari, protocollano di rispondere picche a chiunque ed in qualunque caso. E’ quasi un automatismo. Questo perché (diversi lo stanno già immaginando) sono moltissime le persone che, vedendo la mancanza di collaborazione da parte della banca, rinunciano subito ai lori diritti e subiscono la violenza tra le mura dell’incomunicabilità.

Io propendo più per la perseveranza quando sussitono in te valori che ti sei sudato con dolore fino a comprenderne le viscere.

L’ignorare le lettere inviate mette me con la coscienza a posto perché la via bonaria l’ho tentata diverse volte e come evolverà la situazione sarà diretta conseguenza di scelte precise e democratiche operate in piena volontà al chiaro della luce del sole. Nessuno potrà dire che sono stato troppo severo e che ho messo in moto legalmente qualcosa di cui non c’era bisogno.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

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Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti (seguita dal suo collega)

Addolorato, ma combattivo, aggiorno i miei genitori su quanto è accaduto. Fortemente increduli, nonché inquieti, ci proponiamo assieme di andare a far visita alla direttrice per ricevere spiegazioni complete circa l’ennesima delibera promessa e non mantenuta (nonostante fossero state rispettate tutte le sue estenuanti condizioni) e per informarla della perdita definitiva del capannone. Le chiediamo inoltre la sua copia della documentazione per recarci presso l’ispettorato della banca a muovere il primo passo di denuncia interna per via bonaria.

La direttrice si spaventa e, come una borseggiatrice che fugge alla cattura, corre in ufficio con il suo braccio destro. Non è un modo di dire, sentendo parlare di ispettorato, la vediamo proprio girarsi di colpo e rapidamente fuggire, nel senso letterale del termine, verso l’ufficio assieme al suo collega. Si chiudono dentro e distruggono tutta la documentazione. Escono riconsegnandoci unicamente le mie dichiarazioni dei redditi dichiarando di avere solo quelle (?!?). Di quelle, ovviamente, ne ha copia l’Agenzia delle Entrate e non si sa bene a cosa sarebbe servito farle sparire.

I miei genitori sono sbigottiti. Hanno visto tutti la scena, mia madre, mio padre, i clienti presenti in quel momento in filiale, i dipendenti della filiale ed io. Solo a questo punto singolare sia mia madre che mio padre capiscono che sta accadendo qualcosa di molto grave che non ha precedenti.

Io mi giro verso il braccio destro della direttrice e gli dico:

“Avevi fatto sparire la Perizia e ora anche tutto il resto della documentazione? Non sei corretto! Restituiscimi il fascicolo con tutta la documentazione!!”.

Non trovo nulla da nascondere e non ho nessuna difficoltà nell’ammettere che ho usato un tono irritato e tutt’altro che piacevole (ma senza violenza e senza parolacce né diffamazioni di sorta) ma lui… lui mi viene a ridosso, petto a petto, con un gesto per intimarmi, con un’azione di forza come a dire “Ti devo mettere le mani addosso?”.

Al suo irrispettoso e prepotente gesto ho risposto con parole definite:

“Fai pure quello che devi ma sappi che poi io mi difenderò, ti concedo la prima mossa!”.

Ma mia madre si è gettata tra di noi disperata, piangendo, temendo che qualcosa di brutto potesse succedere. Invece io non avevo alcuna intenzione di trascendere, volevo solo non essere soggetto passivo di una simile violenza. Vedere mia madre, vittima di tutto questo, piangere preoccupata che finissimo male, mi ha turbato ed ho dimenticato istantaneamente quell’uomo per tranquillizzarla e portarla via con me fuori dalla sede.

Mio padre resta in filiale perseverando nel chiedere spiegazioni di quei comportamenti ma la direttrice evita qualunque risposta. Invita mio padre al silenzio dicendo che non vuole che i clienti sentano e sappiano cosa è successo… Mio padre, senza minaccia fisica o prepotenza alcuna, comunica chiaramente:

“Non finisce qui! Adesso andremo all’Ispettorato a comunicare quanto accaduto!”.

La direttrice è terrorizzata, non vuole che andiamo all’ispettorato. Forse ha bisogno di nascondere e cancellare molte altre cose. Sembra le occorra tempo. Così risponde spaventata:

“E’ inutile che andiate adesso, non c’è nessuno a quest’ora, non vi riceveranno!”.

Ma ovviamente non era vero. Mio padre replica:

“Comunque ispettorato o non ispettorato, sarai chiamata a rispondere di quello che hai fatto davanti alla Giustizia!”.

In quel momento io rientro in filiale dopo aver rassicurato mia madre. Trovo la direttrice e mio padre faccia a faccia e tranquillizzo mio padre dicendogli:

“Babbo stai tranquillo, la direttrice ha toppato perché non ha pensato che ho le copie di tutta la documentazione, quindi è inutile che l’abbia distrutta”.

La direttrice rammenta che io fotocopiavo tutto e duplicavo in molteplici copie ogni documento per evitare che mancasse qualcosa per una distrazione. Capisce quindi che è vero e, fortemente stizzita, come una bambina capricciosa (comportamento in lei ricorrente), solleva un gruppo di carte dal bancone della filiale e, con un gesto di stizza, lo sbatte addosso a mio padre dicendo:

“Adesso mi volete rovinare?!?”.

E io replico:

“Tranquilla, lo so che a volte vincono le banche anche quando compiono comportamenti non regolari, in ogni caso ci pensa il Karma ad ognuno di noi!”.

E lei con l’acidità di una batteria al piombo sovraccarica:

“Tanto la paghi anche tu!”

Io a quel punto, con una schiettezza priva di filtri, replico :

“Per cosa? Perché non sono uscito con tua figlia che tra l’altro nemmeno conosco e non ho mai visto in vita mia?? E mi dici quale reato sarebbe?!?”.

Mi giro e me ne vado portando mio padre con me invitandolo con la mia mano sulla sua spalla. Mi ero accorto che i miei genitori erano profondamente turbati e in quel momento avevo dimenticato il capannone, la banca e tutto il resto. Volevo solo portare via i miei genitori da un luogo così antibiotico*. Mia madre era sotto shock, tremava, mio padre era sconvolto. Mi dicono che se non avessero visto con i loro occhi non mi avrebbero mai creduto. Dicono che è impossibile quanto accaduto eppure è successo.

*Dal greco anti (“contro”) e bios (“vita”)

Non vado subito all’ispettorato. Credo che il rispetto ed il benessere siano prioritari nei confronti dei propri genitori. Erano sconvolti così, per loro sorpresa, li porto al mare a fare una passeggiata per distendersi. Cerco di fargli capire che posso progettare di nuovo, idee nuove e nel migliore dei modi grazie alle cose che ho imparato. So che non capiscono a cosa mi riferisco ma questo li rincuora.

L’indomani in sede centrale mi riceve una consulente. Non riesco ad accedere all’ufficio di un responsabile dell’ispettorato e la consulente, nonostante stesse sentendo quanto di grave era accaduto in tutti questi mesi, cercava di sminuire avviando solo una richiesta di cambio filiale per il mio conto. Richiesta che successivamente sarà bloccata in quanto, mi faranno sapere, se non abbandono l’azione legale loro non collaboreranno nell’offrire i servizi richiesti.

Torno più volte ma… nulla. Non riesco a parlare con nessuno, solo con questa consulente la cui posizione non è idonea per gestire disagi di questo tipo. Un cassiere della sede centrale mi dice:

“Ma cosa è successo?”

Glie lo spiego e lui, allibito, mi risponde:

“Ma di quale filiale si tratta? Chi è la direttrice?”

Gli rispondo e lui mostra una reazione stucchevole, replicando prontamente:

“Senti a me, falle causa! E’ ora che qualcuno fa causa a quella!”.

Aveva l’aria di uno che non ne poteva più di quella direttrice. Mi informerò meglio e diversi altri colleghi si toglieranno sassolini dalle scarpe confermando e parlandone molto negativamente (anche quelli andati in pensione).

Sta lontano da una donna del genere, combina solo danni!”.

Nella mia sciocca diplomazia continuo a cercare accordi bonari con il supporto di una serie di specialisti ed inviando tramite legali opportune lettere che trovano risposta sempre ai limiti temporali definiti dalla legge (60 giorni).

Si rivela una perdita di tempo. Non viene mostrata intelligenza, non viene mostrata alcuna capacità di dialogo, di sanare la situazione in modo costruttivo. Ogni mio principio è vano e ciò che ottengo sono solo estese perdite di tempo. Però sono con la coscienza a posto, nessuno potrà mai dirmi che ho avviato un’azione troppo severa senza aver prima dato modo all’altra parte di spiegare o provare a risolvere il danno.

L’impossibilità di trovare accordi bonari mi obbliga a prendere la situazione ancora più sul serio e su questo tengo il massimo riserbo per questioni strategiche. Ma state pur certi che quando la vicenda volgerà al termine e saranno pubblicati gli atti del tribunale (cessazione del segreto istruttorio), non mancherò nel fornirvi aggiornamenti con gli ulteriori saggi di questa collana e gli appositi complementi.

Continua…

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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Illustrazione realizzata con Artguru

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Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…

Siamo ormai a Primavera inoltrata del 2023, un caro amico mi vede realmente intenzionato a vendere casa e, mentre sono preso dal mettere ordine, mi viene a trovare per rivederla dopo un lungo periodo in cui non ci eravamo più visti. Da un anno stavo affrontando l’Odissea del capannone che mi aveva totalmente assorbito. Quando realizzo un progetto, qualsiasi progetto, gli dedico il 100% con accorgimenti che assomigliano ad un protocollo da agenzia spaziale. Le amiche che hanno studiato psicologia mi suggeriscono di oziare di tanto in tanto perché, sostengono, fa bene. Sono d’accordo con loro, però questo concetto è tanto più valido tanto meno ci piace il lavoro che stiamo facendo. In più, ozieresti se fossi appeso ad una corda che si sta sfilacciando? Ci sono momenti in cui proprio non puoi fermarti e solo la tua forza di volontà sa come farti avanzare. Tu ce l’hai e magari non la comprendi. Senti la spinta, non senti stanchezza e vai come un trattore. Poi quando riesci nei tuoi propositi magari dormi quasi venti ore di seguito, ma almeno… sai che è fatta.

Dopo averla vista ne è entusiasta, sa che è un ottimo affare perché il proprietario sono sempre stato io, la casa non ha difetti, è in regola, non ha abusi edilizi, non ci sono anomalie, è stata vissuta poco, è tutta nuova, che gli vuoi dire? Sì magari puoi preferire un altro tipo di rivestimenti e finiture, certamente, ci mancherebbe. Ma il prodotto in sé è valido ed è evidente.

Il mio caro amico è una splendida persona, un vero signore. Dopo aver visto casa mi offre di più di quanto chiedo. Lui conosce il valore dell’immobile, comprende l’importanza della sua specifica posizione rispetto alle altre abitazioni, la sua indipendenza, gli esterni nuovi perfetti, la struttura perfetta. Inoltre la casa si trova a pochi chilometri dalla residenza dei suoi genitori e ad altrettanto pochi chilometri da casa di suo fratello, nel mezzo. Sembra un acquisto ideale.

Rispondo alla serietà del mio amico dicendo che l’offerta più alta che lui mi ha fatto non la accetto. Basta meno… Con i potenziali acquirenti con cui sto in trattativa sono sceso allo stesso prezzo che ho proposto a lui e a me va bene così. Lui insiste per offrire un po’ di più e mi chiede di mettere a punto due cosette confermando di essere molto, molto interessato. Inizio i lavori per soddisfare le sue richieste con lui che ribadisce che praticamente è fatta. Non gli chiedo di firmare nulla perché siamo amici da molti anni ed ho sempre apprezzato la sua serietà ed onestà.

Chiacchierando mi dice che anche lui ha il conto proprio nella filiale di questa direttrice (?!?), così replico con naturalezza “Ma dimmi te! E pensi di prendere un mutuo prima casa?”, e lui “Sì”, così replico “Capirai, sarà tutta contenta perché lei cerca proprio acquirenti con questa prerogativa per poter portare a compimento l’operazione del capannone”, proseguo ancora “Poi quando avremo tempo per vederci con calma, magari una sera, ti racconto che cosa mi ha combinato…”. Ma non ci vedemmo mai più.

Alcuni giorni dopo vado a trovare la direttrice dicendole di buon umore:

“La finiamo con questo capannone? C’è un mio amico che vuole comprare casa e gli va bene di chiederti il mutuo, come volevi tu, perché ha già il conto qui da te…”.

La risposta della direttrice che si infrange sulla scrivania esanime in uno stato di evidente sconforto (forse interrogando sé stessa, la sua vita, la situazione) e non ritenendo possibile quel che ha appena sentito, è, testuali parole:

“Eh però… Raffaele… ma tu sei troppo caparbio, non molli mai!!”

Stravolta, sconsolata, ricurva come vittima di una improvvisa depressione, gli occhi persi nell’abisso di qualunque cosa stesse immaginando con lo sguardo perso in quel momento verso il pavimento, con un tono realmente drammatico di profondo sconforto che mi porta a dirle:

“Scusa ma non era quello che volevi tu? Qual è il problema adesso? Mi sembra persino incredibile, è pure tuo cliente, che cosa vuoi di più? E’ capitato anche al momento giusto! Deliberi ora per il capannone?”

Non dimostrava di poter reggere ulteriormente la conversazione. La lasciai ai suoi impegni e mi congedai. Tra le valutazioni fatte con altri istituti di credito il problema risultante era sempre il medesimo, interessi eccessivamente alti rispetto alla banca della direttrice delle misfatte e tempi di rientro da due a quattro volte più brevi. Non vi era razionalità di sorta. Per riuscire avrei dovuto lavorare come un mulo rinunciando ai miei studi, ai miei approfondimenti, ai miei test e questo avrebbe voluto dire perdere il lato innovativo della mia azienda e quindi avviare la stessa verso uno schiavismo impietoso.

Non aver venduto i negozi quando potevo, quando ero protetto dai termini della Proposta di Acquisto con margine di mesi, non aver spostato l’asse aziendale solo sui reparti professionali, mi era costato caro, carissimo.

Attendo risposta da parte della direttrice sulla delibera dell’agognato mutuo ma, ovviamente, come chiunque ormai si aspetterebbe, non mi ero fatto illusioni di sorta ed avevo fatto bene.

Pochi giorni dopo mi contatta il mio amico, a lavori già iniziati per dargli quanto mi aveva chiesto, il quale mi fa sapere che ha cambiato idea (?!?). Era come se me lo aspettassi anche se non me lo aspettavo. Lui non è una persona di quelle che dice una cosa se non la fa davvero, non si sbilancia mai in conclusioni rapide e se si esprime su qualcosa lo fa solo con cognizione di causa quando ne è realmente certo. Quindi, se ti dice che la casa la vuole e che è, parole sue, “seriamente interessato”, significa che lo è davvero. Non l’ho mai sentito una volta parlare a sproposito o senza misura o campato per aria. Molto razionale, efficace, con i piedi per terra e di parola. La perfetta persona affidabile su cui puoi contare, da sempre.

Eppure quando mi disse all’improvviso di annullare tutto perché aveva scelto un’altra casa, io non replicai, non gli dissi nulla di male, non chiesi motivazioni e non cercai di sapere se la direttrice lo aveva convinto in qualche modo a compiere altre scelte. Ad oggi ancora non gli ho chiesto nulla. Preferisco avere con me i ricordi belli e vorrei evitare di aggiungere ai ricordi il momento in cui non gli crederei.

Quattro settimane dopo mi trovavo a passare, come di consueto, davanti a questo capannone e ci trovai dentro delle persone. Solitamente si trattava dei giardinieri che la parte venditrice chiamava per tenere in ordine la proprietà. Mi fermai per parlarci, così potevo anche dare un’occhiata per sincerarmi che fosse tutto a posto. Non erano dei giardinieri, avevano tute simili in quel momento ma non erano giardinieri. Il capannone era stato venduto ad una persona del posto la quale mi disse che non ne aveva bisogno, mi disse che lo aveva preso solo come investimento e che voleva dividerlo in negozi e uffici per affittarlo e, se volevo, c’era uno spazzietto anche per me.

(…)

Ci sono tante cose che non posso scrivere al momento per questioni di procedimento. Ciononostante, su tutto quanto è stato scritto dal Prologo fino a qui, vi aggiornerò a tempo debito. State sereni, abbiate fiducia e buon cuore. Attraverso i rovi ci sono passato e, uscendo dalla foresta, ho visto il mare che ha disinfettato le mie ferite mentre il sole mi accarezzava donandomi conforto e vigore.

Continua…

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Questo saggio, dal Prologo fino alle estensioni, espone gli accadimenti che ho navigato a cavallo tra il 2022 e il 2024. Mi auguro che vi affascini conoscere le dinamiche anomale e gli sviluppi che vi gravitano attorno. Spero questi capitoli vi evitino di affrontare inermi situazioni simili. Più siete preparati e più opportunità avete di combattere nel modo che vi rende più forti e più saggi.

Vi informo che prossimamente tratterò, in un nuovo saggio, il secondo di questa collana, cosa invece ho studiato, progettato e realizzato tra il 2025 ed il 2026. Vedrete come, cose apparentemente impossibili, sono possibili : )

Più avanti ancora, quando cesserà il segreto istruttorio e gli atti del tribunale saranno pubblicabili, descriverò, con un ulteriore lavoro di scrittura, come la Giustizia avrà fatto il suo corso in questi anni… Ci vorrà pazienza : )

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia

Rubrica: Può succedere anche a te

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Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia (ovvero l’acquisto aggressivo di casa – soluzione coercitiva)

Premessa

Non posso sapere che conoscenza abbia il lettore circa l’acquisto e la vendita di immobili, personalmente ho un’esperienza non trascurabile sul campo avendo effettuato più operazioni, anche precocemente, fin da molto giovane, in diverse modalità e situazioni, con molti appuntamenti, curiosità, difficoltà, problemi risolti, sorprese… e con esiti di tutto rispetto che vedevano entrambe le parti palesemente felici. Condizione che per me è sempre stata necessaria perché non credo nella forzatura delle vendite, in nessun campo. Inoltre detesto che un prodotto venga presentato con artifizi per indurre una scelta anziché un’altra. Così come, d’altra parte, detesto venga presentato in modo superficiale perché non se ne conoscono le reali peculiarità e si guarda solo quello che guardano le masse. Ma le masse, non essendo preparate in materia, tendono a volgere lo sguardo solo dove vien indicato loro di volgerlo (e questo genera concatenamenti di problemi che si ripercuotono sull’intero tessuto sociale).

Se vedi che un prodotto non va bene per una persona, non pensare al denaro, pensa a non venderglielo e vedrai che, se sei intonato, troverai l’accordo giusto, al tempo giusto, con la persona giusta che risuona nel modo giusto.

Non è detto che questo sia un metodo funzionale per chiunque. E nemmeno pretendo lo sia. Sostengo solo funzioni bene per me che provo piacere nel vedere la gente felice che si gode quello che, per loro, ho fatto. E’ una mia questione personale. Certamente così si vende meno e qualcuno ci vede della follia, ma tutto funziona poi nel modo che personalmente preferisco, quando si fanno le cose per bene.

Le migliori vendite le ho condotte in completa autonomia senza ausilio di agenzie dedicate. Tranne in un caso, devo essere sincero. Una folle volta fu fondamentale il supporto di un’equipe di specialisti perché l’acquirente aveva continui ripensamenti in stile: “Dai sì! Dai allora no! Dai di nuovo sì! Dai di nuovo no!”. Ragione per cui non mi occupo mai di un prodotto di qualsivoglia tipologia per qualcuno che mi accorgo non lo vuole veramente, oppure non sa affatto quello che vuole o, ancora, non ha compreso cosa sta comprando. Mi riferisco anche ad un semplice appendiabiti da vendere usato su un marketplace.

“Mi scusi signore, leggo che l’appendiabiti dell’annuncio è in vero legno di ciliegio, vero? Per caso sa se ci posso appendere anche accappatoi bagnati? Con l’umidità il legno si rovina vero? Ci devo dare un impregnante sopra? Se si, poi si consuma e glie lo devo ridare? Mi conviene trovare un appendiabiti in simil legno di plastica? Però inquinano vero? Ma la plastica inquina più o meno del prodotto impregnante?”.

Se ho inserito un semplice annuncio su un marketplace e questo annuncio descrive espressamente le caratteristiche del prodotto, ma dei soggetti mi pongono simili domande, nel caso decidessi di rispondere, cadrei vittima delle loro tempeste interiori. Nell’affondare, loro tirerebbero giù anche me. Nello specifio caso di un appendiabiti usato semplicemente: facendomi perdere molto tempo che potevo impiegare in modo migliore, facendomi diventare vittima delle loro insicurezze e trasformandomi in bersaglio su cui sfogare la loro frustrazione se poi quell’acquisto non dovesse soddisfare aspettative prive di fondamenti.

Qualora la persona interessata fosse invece un falegname (o un appassionato di falegnameria) che non vede da molto tempo particolari appendiabiti in legno messello di quella fattura, noterei che, pur ponendo una sola domanda, sarebbe già felice del gradito acquisto. Sa ciò che vuole e come è fatto. Il mio compito inizia e termina con l’essere onesto. Prendete un esempio così semplice e ingranditelo alle trattative di una casa colonica, o all’acquisto di una flotta di bilici, o ad una commessa navale e vedrete in che guai vi andrete a cacciare se l’acquirente non sarà stato prima compreso.

I fenomeni tradizionali (di rito)

Questo preambolo per dire che, solitamente, appena compare un nuovo annuncio per la vendita di un immobile, digitale o cartaceo, si genera un fenomeno di curiosità locale per cui i primi a far visita sono quasi sempre persone (passeggiatrici) della zona unicamente curiose di vedere come sia dentro la casa. Gli altri primi contatti arriveranno da agenzie immobiliari che (frase di rito) sosterranno di avere già un (fantomatico) cliente interessato (che cercava “proprio” quella casa) e pertanto vorrebbero proporci la loro esclusiva (se i lettori lo gradiranno, a tempo debito racconterò anni di tutto questo in un apposito speciale dettagliato).

Iniziamo con la vendita

Scremata la prima ondata di perditempo e di speculatori della Domenica, mi trovo davanti all’ennesimo episodio ad opera della direttrice (ammesso da lei stessa, quindi non parliamo di illazioni) da far accapponare la pelle. Ho divagato un po’ per alleggerirvi, non volevo farvi posare le palpebre con una cadenza costante di fenomeni critici operati dalla direttrice che, in questo saggio, ora diventa il boss di “casa” nostra.

Digressione

Un momento. State pensando a chi siano gli speculatori delle Domenica? Va bene, ve lo dico senza indugio, almeno dopo mi date tutta la vostra attenzione.

Gli speculatori della Domenica sono quelli che, ad esempio, pur sapendo che la casa in vendita non hai il giardino, e l’annuncio è chiarissimo su questo, fanno la scenetta di esser delusi perché a loro occorreva proprio tanto quell’orizzonte condominiale di libertà selvaggia millesimale e ora hanno bisogno di un tuo piccolo sconto del 35% per sentirsi meglio (ahahah). Esistono, esistono… I casi sono due, o li avete già incontrati, oppure li incontrerete alla prima vendita alla quale tenete in particolar modo.

Il loro scopo è quello di generare in voi un senso di colpa atto a rendervi più disponibili alla trattativa. Chi punta alla percentuale sulla vendita fingerà di non vedere; voi che siete i proprietari, se non formati correttamente o se privi di esperienze pregresse, vi troverete a disagio. Vi spiego il tecnicismo “tipo” da esprimere in diretta se siete delle persone stravaganti, a me diverte molto usarlo, ecco: inizio a cantare il ritornello di “Volevo un gatto nero”, Piccolo Coro dell’Anoniano, 1969. Genera una fase di interdizione che a me diverte molto : )

Fine digressione : )

Torniamo a noi. Scremata la prima ondata di perditempo e di speculatori della Domenica, mi trovo davanti all’ennesimo episodio ad opera della direttrice (ammesso da lei stessa, quindi non parliamo di illazioni) da far accapponare la pelle. Forse una tisana calda può accompagnare bene questa parte della lettura.

Con una sobrietà disarmante vado in ufficio dalla direttrice come se nulla fosse accaduto e le comunico che sto vendendo casa e lei dovrà presto presenziare dal mio notaio per la chiusura del mutuo. Riceverà quindi l’assegno di importo pari al residuo mentre la differenza la indirizzerò su un altro conto. Comunico quindi che non farò saldare l’intero importo in un’unica soluzione ma lei riceverà la sua parte ed io la mia.

La direttrice è di nuovo scocciata. Ha da ridire anche sul prezzo di vendita della casa. Sostiene che il mercato immobiliare è in crisi quindi io come faccio a vendere casa a di più di quanto l’ho pagata? Non le sta bene nemmeno questo, dopo tutto quello che lei ha fatto di illegale si permette anche di obiettare i comportamenti regolari di terzi.

E’ presto detto come faccio. La direttrice purtroppo è molto ignorante, non ha capacità tecniche idonee per ricoprire il suo impiego e chi l’ha messa in quella posizione doveva saperlo. Quelli che la conoscono non mi hanno parlato affatto bene di lei. Alcuni colleghi andati in pensione mi hanno riferito “Così non la vedo più!!” soddisfatti e allo stesso tempo sfiniti. La direttrice parla, parla pure troppo, ma non sa quello che dice.

Come faccio a produrre un ritorno maggiore dell’estinzione del mutuo?

La casa che avevo comprato apparteneva a dei miei carissimi parenti per il 67%, mentre per il 33% era già mia. Anni prima l’avevamo acquista insieme. Quando chiesi alla banca il mutuo tutti, tranne la direttrice, hanno capito che il tale mutuo era per acquistare il residuo 67%.

Quando poi sono stato io a mettere in vendita la casa questa era mia al 100% e potevo garantirmi il ritorno anche di quello che avevo pagato anni prima senza alcun mutuo. Se consideriamo poi che qualche anno di mutuo prima casa l’avevo sostenuto ecco che, a prezzo di mercato, addirittura con un piccolo sconto atto a velocizzare l’operazione, io recuperavo una certa liquidità.

Ma ormai è palese che questa direttrice è una persona priva di qualsivoglia equilibrio e vede rosso ogni volta che mi si prospetta una buona entrata.

Siamo d’accordo? Vendo casa? Sì come hai intuito sto provando a prendere comunque il capannone. La direttrice sembra molto stanca, vedo che fa una gran fatica a starmi dietro. Si aspettava la mia fine ed io invece sembro provarci del gusto a risolvere le complicazioni che innesca mentre lei appare sfinita, acida e in astinenza di idee malvage. Ma dura poco. Non si smentirà e continuerà ad essere l’autrice delle prevaricazioni analizzate in questo saggio.

Tentano l’acquisto aggressivo di casa mia

Pochi giorni dopo si presenta ad una visita di routine un signore che sostiene di essere interessato all’acquisto di casa mia. Gli mostro l’abitazione, sembra gradire, Dice che farà una proposta ed io gli rispondo che il prezzo di cui abbiamo parlato è già quello ed è inutile che faccia altre proposte al ribasso perché non scenderò sotto la cifra di cui abbiamo parlato di persona. Lui insiste, dice che farà comunque una proposta più bassa e io replico che così perdiamo tempo entrambi. Dalla mia parte considero la visita conclusa. Per me l’importante ora è che questo signore esca da casa mia perché inizia ad essere lamentoso e petulante.

Vedendomi così sereno e deciso, riferendosi al mio ripetuto diniego circa la sua offerta al ribasso (diverse decine di migliaia d’Euro meno senza alcun motivo, per una casa trovata in perfetto stato, nuova, senza difetti), esclama all’improvviso:

“Ma dai! Accettala! Così fai il capannone no?!?”

Mi si blocca il cuore. E lui che ne sa del capannone?!? Che ne sa di cosa è successo?? Perché sta cercando di speculare su casa mia?? Faccio uscire tutti di casa (c’erano delle persone ad accompagnarlo, persone che scoprirò poi non essere suoi familiari, quindi non so chi è entrato dentro casa mia né perché) e mi precipito dalla direttrice. Entro nel suo ufficio e le dico:

“Mah… mi mandi gli speculatori a casa!”

E lei, come se nulla fosse:

“Eh, ma tu avevi detto che eri disposto a venderla sottocosto per vendere subito e provare a prendere il capannone!”

Ed io:

“No, io avevo detto che per velocizzare la cosa potevo fare un piccolo sconto, non venderla a metà prezzo! E comunque non hai risposto alla mia domanda, perché mi mandi queste persone?!?”

La direttrice voleva recuperare gli interessi che avrebbe perso per la mia chiusura oltremodo anticipata del mutuo prima casa. Se chiudete un mutuo quando avete versato una piccola parte della quota interessi la banca incassa meno ma rientra anche del credito molti anni prima, non gli state sottraendo nulla. Non fatevi aberrare. Tuttavia la chiusura, oltremodo anticipata, del mutuo prima casa era stata causata da lei, non da me. Io non ci pensavo proprio ed ero ben fiero di pagare sia gli interessi sul mutuo prima casa che quelli sul piccolo mutuo aziendale. La direttrice continua a comportarsi in modo non regolare come se nulla fosse, come se nessuno potesse toccarla, come se fosse invincibile, al di sopra della Giustizia, al di sopra di tutto, investita da una ignorante nonchalance che ti fa pensare “Ma davvero parlo e perdo tempo con questa persona?”.

La direttrice mi fa capire che se vendo casa le interessa di nuovo parlare del mutuo del capannone. Ora vuole in un colpo solo tutto l’ammontare degli interessi del mutuo prima casa che chiuderei anticipatamente (in un pomeriggio) accettando la vendita sottocosto; in più gli interessi alle stelle del mutuo del capannone. Così sì, così sì che le interessa, mi fa capire…

Io invece le faccio capire cosa farò. Venderò casa al prezzo onesto, chiuderò il mutuo regolarmente e proverò a prendere il capannone studiando qualcosa che abbia più senso delle sue proposte.

Lei replica proponendo un accordo:

“Va bene, vendi casa al prezzo che ti pare ma alla persona a cui la vendi indichi di venire a prendere il mutuo qui da me…”

Io le rispondo:

“Non posso obbligare le persone a prendere il mutuo qui da te, però posso dirgli che questa banca offre condizioni sui tassi che effettivamente sono buone”.

Acquisto aggressivo: soluzione coercitiva

Coercitivo significa che ha la forza o il potere di costringere, obbligare o limitare la libera volontà altrui, usando minacce, forza fisica, pressione psicologica o finanziaria per indurre qualcuno a fare qualcosa contro la sua volontà. Si riferisce a metodi o misure che tolgono libertà, come in “misure coercitive” o “controllo coercitivo”, ed è sinonimo di costrittivo, coattivo, opprimente. Nel mio caso sono state utilizzate pressione psicologica e pressione finanziaria.

I meccanismi che fanno illudere la direttrice di essere nel giusto

Lo sapete che meccanismo si innesca nelle persone che usano le leve per produrre un vantaggio, ma usando altrui fulcri, come questa direttrice? Che si abituano. Si abituano, giorno dopo giorno, gradualmente. Le mani visibilmente impastate. Una piccola venialità, poi una piccola scorrettezza, poi un cliente abbozza perché magari ha rimesso meno di quanto gli costa l’avvocato, poi uno strafalcione salvato in extremis con qualche aiuto, poi prende confidenza con i limiti, a volte ci si riavvicina, altre volte poi li valica, impara dei trucchetti, quella carta la scriviamo in quel modo così può significare questo ma anche quest’altro, quell’altra carta non la inseriamo così se cambiamo idea la facciamo sparire… stando a contatto con la direttrice ho capito come agisce. La delinquenza diventa normalità tramite piccoli incrementi quotidiani. Ad un pizzico alla volta, come le Polpette di Bavaria di Fantozzi. Tu sei accorto e controlli se queste polpette stanno sparendo ma è solo quando la direttrice esagera e palesa la sua fame che sai con chi hai veramente a che fare*.

*Non me ne voglia il grande Paolo Villaggio, ovunque egli si trovi ora. Mi sono permesso di riferirmi alla sua iconica scena della dieta, non per definire una persona con il suo personaggio ma, unicamente, per trarne una analogia con la fame vista da quell’angolazione.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Fantozzi contro tutti, Neri Parenti, Paolo Villaggio, Italia, 1980

Nella scena, a destra, il Professor Birkermaier ben rappresenta il sadismo della direttrice che ti fa annusare opportunità che non ti dà. A sinistra, l’appetito furtivo di Fantozzi (e solo l’appettito furtivo) rappresenta egregiamente come la direttrice sottrae, a piccoli passi, tutto quello che può e con l’obiettivo finale di vuotare tutto quello che c’è sul piatto.

Quindi, non volendo, una scena epica del nostro cinema, che parla d’altro, una dietra straziante, è in grado di sintetizzare meglio di infinite parole aspetti estremi che si possono vivere e che preferiremmo non vivere.

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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto

Un lume, la razionalità, la ragione, l’esperienza, un sostegno etereo, mettetela come preferite ma non solo ho modo di rendermi conto che contare fino a dieci non sarà sufficiente, decido persino di agire in una maniera che si propone agli antipodi dei nostri costumi sociali: la calma più totale. Se dò libero sfogo al mio dispiacere, alle mie frustrazioni, alle mie arrabbiature rischio solo di non avere più nessuna possibilità di recuperare la caparra (anche se legalmente già non ce l’ho) e di perdere il capannone che ora sono deciso ad acquistare tentando altre strade.

Primo passo

Mi reco dalla parte venditrice mostrandogli le prove che dimostrano che la direttrice ha agito in modo scorretto di proposito. La parte venditrice si sente presa in giro ed io me ne rendo conto benissimo. Non nascondono del rancore anche verso di me, sono molto delusi. Io sono mortificato. Faccio osservare loro i dettagli di alcune delle prove e comprendono che non mi sto inventando nulla. Sono stupefatti. Pur mantenendo delle contenute riserve, perché increduli, decidono, con l’amaro in bocca, di rendermi la caparra senza che io insista minimamente, solo per serietà. Evviva l’onestà e le persone di buona tempra! Io ci ho solo provato, non è stato merito mio questo recupero. Senza delibera ero destinato a perdere* la caparra ma la parte venditrice ha capito. Ha capito e non ha voluto sapere oltre.

*In realtà il Codice Civile ed il Codice Penale sostengono tutt’altro, quindi sì, in presenza di prove, con ulteriori sforzi, potete essere risarciti per la mancata delibera (positiva o negativa) e chi deve essere condannato lo sarà senza meno. Ma si tratta di un procedimento laborioso che può comportare delle lungaggini altamente lesive per un piano d’impresa in corso.

Spiego che non ho affatto ripensamenti sull’acquisto del capannone e confermo di essere ancora molto interessato. La parte venditrice ovviamente restringe le condizioni e, ora, si ritiene libera di poter vendere al primo che capita. Sintetizza inoltre la possibilità di concludere la compravendita unicamente con un appuntamento, questa volta dal mio Notaio, per il saldo dell’importo totale senza caparre (non sono più ammesse proposte di acquisto e trattamenti intermedi). Comprensibile.

Le prove mostrate alla parte venditrice, più tutte le altre, sono state depositate e sono oggetto di una argomentazione molto delicata, che tratteremo nei prossimi capitoli di questo saggio, perché associate a fatti di gravità inaudita dato che “qualcuno” tenterà di distruggerle con degli attacchi…

Secondo passo

Ora che non posso più avere accordi vincolanti con la parte venditrice, “grazie alla serietà della direttrice”, vendere i miei due locali è molto pericoloso. Rischio di restare senza sede in un momento in cui sono sovraccarico di lavoro. La mancanza del capannone si sta facendo sentire e si stanno creando code di clienti che attendevano l’apertura della nuova struttura per i lavori tecnici e tecnologici più professionali su imbarcazioni, fuoristrada, camion, camper, veicoli speciali, verso i quali ormai ci stavamo quasi totalmente immergendo essendo orientati, organizzati e pronti a partire.

Penso così di vendere casa mia. L’idea sembra molto fattibile; in effetti casa mia è praticamente nuova, è tenuta benissimo, di costruzione recente, vissuta poco, non richiede nessun grande intervento, posso liberarla rapidamente e, cosa fondamentale, ha una dimensione molto commerciabile ed un prezzo molto alla portata. Inoltre si trova in un’ottima posizione affacciata sul parco dove giocano i bambini e potrebbe essere l’ideale per delle coppie fresche di maternità.

Mi libererei anche del mutuo prima casa stipulato (non me ne vogliate) con la medesima direttrice pochi anni prima, quando sembrava semplicemente una persona inadatta per quell’impiego la quale però operava in una buona banca con delle condizioni decisamente migliori delle altre.

Vendendo casa mia potrei chiedere alle altre banche con cui lavoro un mutuo più ridotto contenendo il volume degli interessi. Sì, è decisamente una strada percorribile e, se sono abbastanza rapido, posso ancora farcela con questo straordinario progetto che mi sta aprendo le porte dell’impossibile.

Terzo passo

Rimane una questione semplicissima. Dove vado a vivere? Casa mia è piena di libri, cataste di libri, carrelli di libri. Sono solito utilizzare i carrelli da utensileria per dividere i miei libri in categorie. Lo trovo un modo ordinato e pulito oltre che bello per la mia vista. Ingegneria, Motorismo, Meccanica, Matematica, Storia della fisica, della matematica e della chimica, Strutture, Geometria, Biologia Molecolare, Filosofia, Neuroscienze, Psicologia, Economia, Architettura, Materiali, Robotica, Elettronica, Edilizia, Tecnologie, Scienze… Sono troppo belli e mi piace** molto vedere i loro colori suddivisi sui ripiani dei miei carrelli rossi lucidi fiammanti, perché mai chiuderli dentro un mobile? : )

**Ad ognuno le sue manie… : )

Il mio comune di residenza mi dà una buona, se non ottima, notizia. Con quella che in gergo chiamano “Legge del custode” posso andare a vivere al piano di sopra del capannone modificandone la destinazione d’uso a patto di esserne il proprietario nonché titolare d’azienda. Rispettando ogni condizione il comune mi conferma che si può fare tranquillamente.

Bene! Vendiamo casa allora! 🙂

Continua…

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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
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Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
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Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

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Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
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Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
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Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
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La tipologia di appartamento che andavo a vendere.
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